Casa di Alice, una sartoria per ricucire legalità e immigrazione

In una villetta, con un ampio giardino e un orto, posta all’interno di un parco privato a circa 600 metri dal mare di Castel Volturno (CE) “i sogni diventano realtà”, come recita il motto della sartoria sociale Casa di Alice. Donne di diverse etnie, donne strappate alla tratta, creano e cuciono abiti intessuti di legalità e lotta alla discriminazione.
Qui dove, fino alla metà degli anni ’90, la famiglia del boss di camorra Pasquale Simonetti soggiornava in estate con la propria famiglia. Qui dove il boss con la moglie Assunta Maresca detta ‘Pupetta’ si rintanavano tra vie di fuga e un bunker. Qui lo Stato nel 2010 ha portato a termine una confisca che, oltre a fare nascere la sartoria sociale Casa di Alice, ha permesso la creazione di un marchio che è anche un progetto, “MADEin CastelVoltruno – Vestiamo la libertà”. “Il nome nasce proprio da questo desiderio, cioè far capire ai cittadini come l’immigrazione è una risorsa multiculturale che contribuisce alla nostra economia, e che può servire a promuovere l’immagine della città e a favorire la crescita di un’economia sociale alternativa a quella criminale e di sfruttamento dei territori.”

A parlare è Renato Natale, presidente e fondatore dell’associazione Jerry Essan Masslo vincitrice nel 2013 del Premio Testimoni di Pace, e che all’epoca intervistai. Natale spiegò l’importanza di un progetto che coinvolge gli immigrati in un territorio, Castel Volturno, che “conta oltre 10mila presenze di immigrati” e in cui “sono stati numerosi i fenomeni di intolleranza e violenza”, anche ad opera della camorra. La sartoria, gestita dalla cooperativa Altri Orizzonti dell’associazione Masslo, lavora “tessuti che vengono dall’Africa”, mi raccontò Renato Natale, attualmente sindaco di Casal di Principe, “Così diamo l’occasione ad altre donne direttamente nei loro Paesi di poter avere un reddito. Con questi tessuti, ritagliati sulle nostre abitudini estetiche occidentali, vengono realizzati abiti dalle ragazze presenti nella sartoria.”

Alle donne impegnate a confezionare questi abiti multiculturali e di riscatto, in estate si affiancano i ragazzi e le ragazze volontari nei campi estivi organizzati dall’associazione Libera contro le mafie. Quest’anno Casa di Alice ha avuto un’ospite in più, una testimone di giustizia calabrese che ha partecipato alle attività nel bene confiscato e che ha raccontato ai volontari presenti la sua storia. “Avevo 17 anni quando decisi di denunciare il boss del mio paese dove si combatteva una faida che aveva provocato 80 morti ammazzati in pochi anni, e in cui morirono due dei miei fratelli. Molti giovani miei coetanei morirono uccisi. Gli omicidi avvenivano di giorno, sui marciapiedi del centro storico, vicino le scuole, lungo i viali popolati, sotto gli occhi indifferenti di tutti. Io non avevo paura di chi ammazzava ma continuo ad avere paura di chi sta zitto, di chi volta le spalle e si gira dall’altra parte.” A raccontarlo è Maria, una donna che da adolescente viveva in un paese della Calabria e un giorno fece una scelta coraggiosa e autentica, denunciare la ‘ndrangheta. Coraggiosa perché la costrinse ad allontanarsi dalla sua terra e da chi non appoggiava quella scelta di legalità, e autentica perché a distanza di anni da quella denuncia che le ha imposto una seconda vita continua a credere di aver fatto la scelta giusta, quel giorno di tanti anni fa. “Nel paese non puoi rimanere. Tutti sono contro di te. Pensano che la scelta di testimoniare sia stata inutile. Non è stata affatto inutile – dice Maria – Da un paese di letame sono nati fiori bellissimi, oggi. Perché nel mio paese non si spara più. I giovani, che si facevano la guerra a colpi di kalashnikov, oggi hanno scelto percorsi di legalità. I mafiosi sono stati arrestati grazie alle nostre denunce e i figli dei mafiosi non sono diventati mafiosi ma sono cittadini responsabili, hanno capito che la ‘ndrangheta semina violenza, morte. Ti priva della libertà, ti rende schiavo, ti fa vivere infelice. Questi sono i sogni più belli che ho realizzato. E’ stato emozionante raccontare ai ragazzi che i mafiosi non sono nulla, sono uomini deboli che l’omertà li rende forti e che se tutti ci ribelliamo loro sono finiti.”

Casa di Alice, Sfilata dei volontari del campo di Libera 2017

Casa di Alice, Post sfilata dei volontari del campo di Libera 2017

 

E a Castel Volturno, a Casa di Alice, Maria ci è voluta andare senza scorta. “La scorta ti isola, limita la libertà e la voglia di vivere. La gente ha paura, si allontana non ti parla – ha spiegato a La Lente Maria – Appena arrivata ho respirato freschezza nonostante il forte caldo di un agosto bollente. L’aria di libertà che deriva dalla consapevolezza che l’antimafia della società civile è attenta, è vigile. L’antimafia di questi giovani che arrivano da ogni parte d’Italia per ascoltare testimonianze di chi la lotta alla ‘ndrangheta l’ha vissuta sulla propria pelle, attraverso la denuncia in quei territori del sud a forte prevalenza criminale”. Prosegue nel racconto di quei giorni dicendo: “Oltre al messaggio di legalità, ho voluto ricordare a tutti la propria quota di responsabilità, perché se combattiamo tutti vinceremo senza perdite. Ho scelto di fare questa esperienza di sette giorni, anziché fermarmi solo per un’ora, per raccontare la mia testimonianza, per sentirmi come ‘una di loro’, una persona normale. Per spiegare anche che la lotta alle mafie la fanno i cittadini normali che un testimone di giustizia è una persona come tutte, che ha paura come tutti; che non vuole vivere isolata e senza amici, perché un giorno tutti possono in determinate circostanze denunciare un’ingiustizia e non rimanere indifferenti come spesso accade.”

Un messaggio di civiltà e responsabilità che i ragazzi e le ragazze presenti al campo hanno raccolto, e conservato come un seme prezioso da coltivare. “Sappi che sei diventata uno dei miei pilastri, una delle donne, vere donne, che mi guideranno nel cuore quando dovrò fare delle scelte nella mia vita. Penserò a Maria e alla sua presenza dolce, alla sua voglia di vivere e di abbracciare di nuovo la vera libertà, di essere onesti e vivi”, dice Francesca al termine del campo estivo. E Giulia aggiunge, da parte sua: “La tua scelta è davvero esemplare e mi ha aiutato a riflettere e guardarmi allo specchio. Pensarti poco più che una ragazza, a soli 17 anni, prendere una scelta così coraggiosa e radicale, mi ha fatto capire che tutti noi possiamo fare di più, e ora che ti ho conosciuto personalmente, apparecchiando insieme la tavola, giocando a pallavolo, scegliendo i vestiti per la sfilata, ridendo di nascosto quando ci capivamo con uno sguardo, non posso più ignorarlo. Hai acceso un fuoco nei nostri cuori che non potrà spegnersi!”.
L’impegno e la volontà di Maria di far capire a questi giovani volontari e volenterosi che denunciare “non è una scelta inutile, ma se condivisa da tutta la società può sconfiggere sul serio le mafie” ha portato una luce in più. Nei ragazzi/e che l’hanno conosciuta, in Maria stessa che ha ridato luce e nuova dignità alla condizione di testimone di giustizia, e su quell’angolo di Campania ripulito dalla camorra. In quella villetta confiscata in cui ogni giorno si dedica l’impegno per la legalità e contro le discriminazioni “a tutti coloro che vengono accusati ingiustamente dai pregiudizi”, come spiega il motto di Casa di Alice.

Aver calpestato quei terreni un tempo ottenuti con la prepotenza e la violenza dalla camorra, averli irrigati con l’impegno e la dedizione, e infine aver portato a casa le parole e lo sguardo intatto di chi ha detto no alle mafie, sono questi gli attrezzi con cui si può dire compiuta la confisca di un bene alla criminalità. La buona confisca prosegue anche dopo, anche lontano fisicamente da quei luoghi. I frutti della legalità maturano col tempo, alla luce della responsabilità e della coerenza.
Grazie a Maria, e a tutti i testimoni di giustizia come lei, e grazie ai ragazzi/e che custodiranno e diffonderanno questi frutti.

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18 Pensieri su &Idquo;Casa di Alice, una sartoria per ricucire legalità e immigrazione

  1. Leggendo il tuo post bellissimo mi ha fatto venire la pelle d’oca e riempito gli occhi di lacrime. Che bello poter leggere queste testimonianze, spero che non sia un episodio isolato . Grazie per il post .

  2. Sono molto felice finalmente che qualcosa funziona e va per il verso giusto. Rinnovo le congratulazioni per l’impegno profuso e la qualità delle informazioni, che conciliano con il piacere della lettura.

    • Grazie delle parole, Daniele. Le buone notizie esistono. A volte ci vuole solo volontà e coraggio (visto che sono un po’ fuori moda) di proporle. E speriamo servano anche da esempio. A rileggerci.

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