Questione di rispetto – Libri per la legalità

“La dignità non si compra, si conquista e si difende”. Sono le parole di un imprenditore calabrese che sta denunciando in un’aula di tribunale i suoi aguzzini, uomini della ‘ndrangheta reggina che lo minacciavano ed estorcevano. E questo è anche uno dei passaggi del libro ‘Questione di rispetto’, Rubbettino Editore, in cui l’autore il giornalista Giuseppe Baldessarro racconta la storia di Gaetano Saffioti, imprenditore di Palmi e testimone di giustizia dal 2002.

E’ la storia umana e giudiziaria di un uomo che, di fronte alla prepotenza della ‘ndrangheta che lo aveva privato della sua vita e del suo lavoro, denuncia i suoi aguzzini che lo stritolavano con pizzo e minacce. Continua a leggere

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Casa di Alice, una sartoria per ricucire legalità e immigrazione

In una villetta, con un ampio giardino e un orto, posta all’interno di un parco privato a circa 600 metri dal mare di Castel Volturno (CE) “i sogni diventano realtà”, come recita il motto della sartoria sociale Casa di Alice. Donne di diverse etnie, donne strappate alla tratta, creano e cuciono abiti intessuti di legalità e lotta alla discriminazione. Continua a leggere

Casa del jazz, Roma - Lapide nomi delle vittime della mafie

L’impegno di fare memoria contro le mafie

Ci sono lacrime asciutte. Asciugate lentamente dal tempo. Nascoste dietro sguardi carichi di dignità e determinazione nella ricerca della verità. Un dolore silenzioso, ma forte e coraggioso come quello di chi lotta ogni giorno per avere giustizia.
A portare avanti questo impegno, in certi casi per tutta la vita, sono i familiari delle vittime innocenti delle mafie. Uomini e donne che, dopo la morte ingiustificata e violenta di un figlio un fratello un genitore o del coniuge, dedicano ogni energia per non fare spegnere i riflettori su omicidi che spesso la giustizia ha archiviato senza colpevoli troppo in fretta. Così, dalle pagine di un giornale o, più di frequente, dalle bacheche dei social network, ogni giorno fanno memoria di quel figlio che non c’è più diventando essi stessi portatori di legalità. Continua a leggere

Affari 'ndrangheta

‘Ndrangheta, un’azienda da 53 miliardi di euro

Patrimoni con cifre da capogiro, una rete di connivenze solidissima. Le mafie, in questo caso la ‘ndrangheta, sono aziende ben radicate sul territorio, parassiti che si nutrono del lavoro onesto di imprenditori e commercianti. Un tarlo che divora l’economia e convince tanti ad abbandonare quei territori inariditi.

Questo è quanto emerge da un saggio pubblicato nel 2013 sull’impero della ‘ndrangheta, di cui avevo riportato le dichiarazioni degli autori.

Una realtà da (ri)leggere… Continua a leggere

Mafia non esiste

Roma, un capitale per la mafia

Da qualche giorno a Roma, nella Capitale intoccabile, alcuni si sono resi conto loro malgrado che esistono le mafie. Una realtà che forse per molti, tra comuni cittadini e istituzioni, non era riconoscibile. Perché parla in dialetto romano, perché non è catalogabile sotto un unico nome (‘ndrangheta, camorra, mafia…), perché colmando i tanti spazi vuoti lasciati dalle amministrazioni locali – e non solo – in tanti la sfiorano, ci parlano, le chiedono favori quotidianamente.

E’ lì, pronta a creare posti di lavoro con una telefonata all'”amico” di turno. Pronta a fornire finanziamenti ad aziende del territorio, con la clausola di intascare almeno il 50% del finanziamento stesso pur non partecipando direttamente o apparentemente all’azienda. Tutto caratterizzato sempre da un fiuto per gli affari indiscutibile. Perché quei soldi, frutto di favori, vengono reinvestiti e alimentano numerose attività commerciali e professionali sparse per la Capitale. Continua a leggere

Marica Roberto

Fata Morgana e le mafie (S)disonorate

Le femmine hanno risorse, e le mie figlie che restano e parlano, le mie sorelle, diventano cataratte di parole, fermano i morti, acchiappano la vita, parlano, riparlano. Fiumi in piena sono”. Così Marica Roberto, attrice e autrice siciliana del potente testo teatrale “La Fata Morgana, fantasia su un mito”, fa memoria delle donne “sdisonorate” (citando il titolo del dossier dell’associazione DaSud, da cui trae spunto la piece). Donne libere, e per questo uccise dalle mafie, a cui il teatro ha ridato la parola. E un volto, quello del mito femminile di Fata Morgana che, dalle acque dello stretto di Messina alle tavole di legno del palco del Teatro Lo Spazio a Roma, ha fatto rivivere le sue “sorelle” morte ammazzate. Continua a leggere

Antonino Scopelliti, l’eredità del #giudicesolo

9 agosto 2014. E’ mezzogiorno, e il caldo è mitigato solo da brevi folate di vento. La stretta strada, che dal mare si inerpica verso la parte alta della piccola frazione di Piale (vicino Reggio Calabria), è chiusa al traffico.

Lì, tra i tornanti assolati, 23 anni fa il magistrato Antonino Scopelliti veniva ucciso dalle mafie mentre rientrava a casa. Lì ora sorge un ulivo in memoria di un giudice onesto, ma solo. Lì, ogni anno dal 2007, approdano in questa punta dimenticata e consumata dello Stivale le istituzioni. E la Calabria e i suoi cittadini onesti si sentono un po’ meno soli.

Come invece si sentiva quel giudice che, nel 1991, aveva iniziato da poco a lavorare alle carte del maxi processo a Cosa Nostra giunte in Cassazione. Ma su cui non ha avuto il tempo di pronunciarsi. Perché il magistrato Scopelliti onesto, che non si piega alla corruzione (con alle spalle processi tanto contro boss di mafia che su casi processuali storici e intricati, come il sequestro dell’Achille Lauro o il primo Processo Moro) è sì solo, ma fa paura. Fa paura alla mafia, che decide addirittura di creare un sodalizio con la ‘ndrangheta per toglierlo di mezzo. Continua a leggere

Elisabetta Tripodi, da avvocato a sindaco anti-‘ndrangheta

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Donne e giovani, nelle terre derubate e sfregiate dalle mafie, rappresentano in molti casi la carta vincente nella quotidiana lotta alla criminalità organizzata. Sono loro, soprattutto al Sud, i cittadini con meno opportunità di lavoro e crescita. Nonostante ciò, i giovani e le donne hanno prima di altri il coraggio di non restare indifferenti. Me lo ha precisato la sindaca di Rosarno, parlando delle difficoltà nell’impegno per la legalità al femminile. Un’altra storia di legalità da (ri)leggere…

 

La normalità come antidoto all’illegalità e al virus della ‘ndrangheta.

La normalità di chi, dopo essere andato via dalla Calabria, decide di tornare e restare anche se ha trovato una realtà peggiorata rispetto al passato. La normalità di chi diventa sindaco e non scende a patti. La normalità di chi è sotto il tiro della ‘ndrangheta, ma resta fedele all’impegno preso. È fatta anche di questo la quotidianità di Elisabetta Tripodi, sindaco di Rosarno e tra le 20 donne prime cittadine della Calabria impegnate contro la criminalità.

Una sindaco rimasta cittadina, che da due anni vive sotto scorta. Continua a leggere

Don Panizza vive sotto scorta

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I veri eroi sono le persone semplici, che con responsabilità fanno ogni giorno il proprio dovere. Per se stessi e per gli altri. Ho avuto a volte la possibilità di parlare con alcuni di questi uomini e donne ‘normali’. Uno di loro è Don Panizza, un coraggioso sacerdote che vive con i suoi ragazzi ‘speciali’ in un bene confiscato alla ‘ndrangheta. Una storia di legalità, che merita di essere conosciuta e (ri)letta…

 

Non chiamateli preti antimafia. Sono sacerdoti, uomini testimoni di una Chiesa capace di dire no alla prepotenza delle mafie.

Una criminalità combattuta con il Vangelo, e a volte anche stando immobili su una carrozzina. Con questi insoliti strumenti don Giacomo Panizza e la sua comunità per disabili affrontano da anni la ‘ndrangheta e le sue pressioni. Lui è un bresciano, da quasi 40 anni a fianco dei disabili ed emarginati dalla società, a cui è stato assegnato un bene confiscato alla ‘ndrangheta dei Torcasio per gestire la comunità ‘Progetto Sud’ a Lamezia Terme. Un impegno sociale, poco gradito al clan, che ha messo nel mirino l’attività del sacerdote. Continua a leggere