“Caro figlio mio, papà è un testimone di giustizia”

Essere padri, ed essere testimoni di giustizia. Le scelte di chi denuncia, diventando testimone di giustizia, coinvolgono non solo la persona ma anche tutto il nucleo famigliare. Bambini inclusi, a volte dalla nascita.

Vi invito a leggere questa lettera di un testimone di giustizia campano rivolta al figlio, nel suo primo giorno di scuola. Un’occasione per fare luce sulle vite silenziose, e silenziate, di decine di famiglie italiane. Uomini e donne, famiglie comprese che in alcuni casi vivono in località protetta, che continuano a testimoniare la loro scelta e a denunciare in solitarie aule di tribunale. Persone vittime ancora di troppa indifferenza, e di impegni istituzionali rimasti promesse, che in alcuni casi li isolano e troppo spesso li privano anche della dignità.

Una lettera aperta, e umana, per riflettere. E non spegnere la voce di questi cittadini. Continua a leggere

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Da bene confiscato ad alloggio per padri separati in difficoltà – Viaggio tra i beni confiscati #5

Da appartamento frutto di proventi della criminalità organizzata a casa alloggio per papà separati. A Fonte Nuova, comune dell’hinterland est di Roma, il progetto ConTesto Papà prevede di offrire una soluzione abitativa a quei padri, residenti a Roma o nell’Area della Città Metropolitana, che dopo la separazione vivono situazioni di disagio economico e che, in mancanza di una sistemazione adeguata, vedono compromesso il loro rapporto con i figli. Un progetto, ideato dalla cooperativa sociale onlus La Lanterna di Diogene, che ha vinto il bando lanciato dalla Regione Lazio nell’ottobre 2017 “per l’assegnazione in concessione d’uso, a titolo gratuito, di beni immobili confiscati alla criminalità organizzata”. Un appartamento di circa 100 metri quadrati dove alloggeranno due nuclei monogenitoriali, due papà, che potranno anche ospitare i propri figli per dodici mesi prorogabili per altri sei mesi. Continua a leggere

Giuseppe Antoci, l’uomo che non si piegò a Cosa Nostra — L’intervista —

Quando lo raggiungiamo telefonicamente, Giuseppe Antoci ci dice che è in macchina con la sua scorta. In questi giorni di presentazione del libro ‘La mafia dei pascoli’, scritto con il giornalista Nuccio Anselmo, Antoci sta portando in tutta Italia un pezzo di storia della mafia che ha fatto affari milionari sulle terre del Parco dei Nebrodi in Sicilia. Una vicenda che, nel libro e nella realtà, negli ultimi anni si è intrecciata con la vita dello stesso Antoci, ex presidente del Parco dei Nebrodi. Lui, ideatore del Protocollo Antoci della legalità, non si sente un eroe né vuole esserlo. Semmai considera gli uomini della sua scorta “eroi fino in fondo”, da quando la notte tra il 16 e il 17 maggio 2016 proprio loro con il vice questore, Daniele Manganaro, gli hanno salvato la vita impedendo che l’attentato di mafia a lui destinato andasse in porto. Continua a leggere

La mafia dei pascoli – Libri per la Legalità

Ottantaseimila ettari di area naturale protetta, con una biodiversità che la rende unica al mondo: è anche questo il Parco naturale dei Nebrodi in Sicilia. E qui, per decenni, migliaia di ettari di terreno hanno foraggiato una mafia antica e spietata che ha monopolizzato, nel silenzio generale, i bandi comunali per l’affitto dei terreni arricchendosi con i fondi europei, destinati a rilanciare il territorio e a sostenere i giovani a fare impresa nella propria terra. A scoperchiare questa rete di affari, che vedeva coinvolti nomi importanti della mafia locale e di tutta la Sicilia, è Giuseppe Antoci nominato nel 2013 presidente del Parco dei Nebrodi. La sua storia, umana e professionale, il suo impegno divenuto un Protocollo che porta il suo nome, esteso poi a tutto il territorio nazionale, e l’attentato mafioso nel maggio 2016 sventato dagli uomini della scorta, queste vicende sono descritte e portate alla luce nel libro ‘La mafia dei pascoli’, edito da Rubbettino Editore e scritto a quattro mani dallo stesso Giuseppe Antoci e dal giornalista messinese Nuccio Anselmo. Continua a leggere

Dall’omertà ai social – Libri per la Legalità

Le parole sono importanti. Ma anche il linguaggio, spesso silenzioso di gesti e azioni, serve a comprendere realtà che nei secoli hanno saputo cambiare pelle, come la mafia, la ‘ndrangheta e la camorra adattandosi ai cambiamenti della società. Dal silenzio dell’omertà, tipica di una parte dei mafiosi già nell’ottocento, alla esposizione mediatica dei nostri giorni sui social network, la mafia non ha smesso di insinuarsi nel tessuto sociale. Una mafia mutevole e spesso invisibile, sempre a caccia di consensi e relazioni. A raccontare questo aspetto poco conosciuto del fenomeno mafioso è il professore Enzo Ciconte nel suo libro ‘Dall’omertà ai social. Come cambia la comunicazione della mafia’, edito da Edizioni Santa Caterina.

Il libro, in un viaggio che parte nell’ottocento per approdare nel presente, fa chiarezza su alcuni luoghi comuni ed equivoci storici che in certi casi hanno influito sulla diffusione della cultura mafiosa o ne hanno rafforzato il consenso e il potere. Continua a leggere

Le sfida alla povertà dei bambini di Catania. Con musica e legalità

Ragazzini che portano di nascosto il coltello in tasca e bambini che già a otto anni vengono assoldati per fare le sentinelle a 10 euro l’ora. Tra Adrano, in provincia di Catania, e i quartieri catanesi di Librino e San Cristoforo le famiglie convivono con la povertà che troppo spesso alimenta la criminalità organizzata. Un binomio che vede protagonisti innocenti i bambini e ragazzi di queste periferie, che rischiano di essere destinati alla povertà per tutta la vita.

“Manca la promozione umana per questi ragazzi e le loro famiglie. Ci sono questioni di pari opportunità e di meritocrazia che vengono totalmente abbandonate da questo sistema che dovrebbe tutelarli”, a dirlo è Alfia Milazzo, formatrice diprofessione e presidente della Fondazione La città invisibile, ente no profitche dal 2009 si impegna per il recupero dei bambini e minori a rischio nelle zone ad alto tasso di povertà e criminalità nel catanese. Continua a leggere

Beni confiscati, un tesoro inestimabile di legalità da conquistare e difendere

In Calabria, a Lamezia Terme, c’è un palazzo confiscato al clan dei Torcasio dove adesso si fa attività di inclusione per persone emarginate. A Cassino, nei locali confiscati al centro della città alla criminalità organizzata, c’è da alcuni anni un ristorante che mette in tavola piatti realizzati con prodotti legali, raccolti nelle terre confiscate al boss Raffaele Cutolo. A Coazze, in provincia di Torino, lo scorso luglio è stato assegnato al Comune un appartamento confiscato alla camorra, e lì saranno ospitate persone in difficoltà e donne vittime di violenza.

Da Nord a Sud sono migliaia i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Una mappa italiana del patrimonio delle mafie che, grazie all’intervento della legge Rognoni-La Torre nel 1982, può essere sottratto dallo Stato ai clan e restituito alla comunità attraverso il “riutilizzo sociale del bene”. Continua a leggere

Questione di rispetto – Libri per la legalità

“La dignità non si compra, si conquista e si difende”. Sono le parole di un imprenditore calabrese che sta denunciando in un’aula di tribunale i suoi aguzzini, uomini della ‘ndrangheta reggina che lo minacciavano ed estorcevano. E questo è anche uno dei passaggi del libro ‘Questione di rispetto’, Rubbettino Editore, in cui l’autore il giornalista Giuseppe Baldessarro racconta la storia di Gaetano Saffioti, imprenditore di Palmi e testimone di giustizia dal 2002.

E’ la storia umana e giudiziaria di un uomo che, di fronte alla prepotenza della ‘ndrangheta che lo aveva privato della sua vita e del suo lavoro, denuncia i suoi aguzzini che lo stritolavano con pizzo e minacce. Continua a leggere

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Memoria e impegno. Legalità On/Off – La Lente in pillole

Abbiamo bisogno di ricordare.
Lo dimostrano le tante, troppe forse, parole citazioni flash della memoria che ogni anno, ogni 19 luglio o 23 maggio, si pronunciano. Una processione di commemorazioni che dura al massimo fino alla mezzanotte, trasformando poco dopo questi profondi ideali nella consueta opaca routine fatta di indifferenza e della difesa ad ogni costo del proprio orticello. Una ritualità che indubbiamente allena la memoria, a volte nello sforzo di tenere in vita chi ha dedicato la sua vita a rari valori umani. Continua a leggere

Diritti sotto scorta

“Saranno le istituzioni competenti a valutare se corra qualche rischio, anche perché mi pare che passi molto tempo all’estero (…) Saviano è l’ultimo dei miei problemi. Gli mando un bacione se in questo momento ci sta guardando. È una persona che mi provoca tanta tenerezza e tanto affetto. Ma è giusto valutare come gli italiani spendono i loro soldi.” Con queste parole il neo ministro dell’Interno Matteo Salvini, nel salotto televisivo di Agorà su Rai Tre, ieri mattina ha fatto sapere a Roberto Saviano e agli italiani che avrebbe valutato se la scorta allo scrittore è necessaria. Come se fosse un privilegio, un premio, che il ministro assegna ai suoi simpatizzanti o toglie, come un capriccio, a chi non condivide le sue decisioni. Continua a leggere