Casa di Alice, una sartoria per ricucire legalità e immigrazione

In una villetta, con un ampio giardino e un orto, posta all’interno di un parco privato a circa 600 metri dal mare di Castel Volturno (CE) “i sogni diventano realtà”, come recita il motto della sartoria sociale Casa di Alice. Donne di diverse etnie, donne strappate alla tratta, creano e cuciono abiti intessuti di legalità e lotta alla discriminazione. Continua a leggere

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Migranti, malati (e morti) di solitudine

Di immigrazione si muore, e questa in parte è una realtà nota. Si parla spesso di chi muore di stenti durante un durissimo e lungo calvario attraverso le rotte del Mediterraneo. Si discute e si commemora chi muore annegato in mare, sempre durante quelle traversate, cadendo o spinto giù da barconi malandati e sovraccarichi di passeggeri ridotti a merce umana. Continua a leggere

‘Missing’, i migranti senza traccia

Numeri al posto dei nomi. Questa è la sorte degli immigrati morti e non ancora riconosciuti a cui è stata data sepoltura in varie località italiane. Uomini, donne, bambini inghiottiti dall’invisibilità e da politiche europee ferme all’idea che i flussi migratori siano un’emergenza. Mentre i numeri fanno i conti con l’attualità e la storia di tutti i giorni.
Più di 6600 persone morte, tra il 2015 e la prima metà del 2016, nel tentativo di attraversare il Mediterraneo, senza contare i decessi non registrati. “La maggior parte di questi cadaveri sono sepolti senza identificazione, (…) e migliaia di famiglie dei Paesi d’origine dei migranti sono ignare della sorte dei loro cari”. Continua a leggere

Gli sciacalli del terrorismo – La Lente in pillole

Tornano le ore del dolore inspiegabile, di una guerra che si avverte sta accadendo solo dopo ogni bollettino di morte, di una guerra che colpisce volutamente gli innocenti, inermi. La follia meditata che abbatte a colpi di pistola o kalashnikov la normalità, che sembra essere il vero obiettivo da eliminare e straziare ad ogni atto terroristico. Una guerra distante dai nostri canoni, con due blocchi che si contrappongono – Isis contro il mondo. A tratti una guerra civile, che cova le sue cellule malate in città lontane dai nascondigli nei deserti del Medio Oriente e che si insinua tra le pieghe fragili e spesso solitarie della società plagiando, reclutando e inneggiando alla morte come valore. Cellule “impazzite” che ancora non si è grado di scandagliare e prevenirne le mosse. Continua a leggere

Caporalato, tutto il nero della holding criminale

“Lo sfruttamento non c’è. Se c’è riguarda poche decine di lavoratori stranieri su un totale di 1.000/1.200 ed anche 1.500 occupati a stagione. Un numero irrisorio. E non ci sono neanche i caporali, e tantomeno i caporali collusi con la delinquenza locale”. Questo sostiene un imprenditore di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza, che gestisce un’impresa locale di dimensioni medio piccole in cui la produzione di pomodoro rientra tra le ‘mission’ aziendali. Dichiarazioni contraddette dalla confessione di un ex caporale, Francis, le cui parole sono raccolte nell’ultimo Rapporto sul caporalato di Flai Cgil. Continua a leggere

Il Capodanno del ‘Primo Marzo 2010’

Sono passati sei anni da quando è stata inaugurata la prima giornata dedicata agli immigrati. Il Primo Marzo del 2010 rappresentò un manifesto dello sciopero meticcio che voleva sconfiggere il razzismo ai danni degli immigrati, uomini e donne inseriti spesso nel tessuto sociale italiano come lavoratori nei campi da Nord a Sud o come badanti, capaci di sanare i buchi del Welfare italiano. Ma anche bambini e ragazzi, figli di immigrati, seconde generazioni di nuovi italiani a caccia di integrazione. Italia, Francia, Spagna e Grecia furono i Paesi coinvolti nell’iniziativa. Gli stessi che oggi sono alle prese con la principale emergenza europea: l’approdo sempre più consistente di immigrati in fuga da terre lacerate dalla guerra.

In questi anni molto è cambiato sia nel modo di guardare alla ‘questione migranti’, italiana ed europea, sia per la nuova dimensione che ha assunto questa realtà. Si è rivestita di dolore, per i morti e per la sorte di migliaia di persone lontane solo geograficamente da noi. Stiamo, che ci piaccia o meno, imparando a capire che l’immigrazione è una condizione storica che non possiamo gestire sempre e solo come un’emergenza.
Con enorme fatica si sta iniziando a guardare ai migranti non come invasori ma come vittime di un sistema che li vede ancora schiavi. Schiavi della guerra e della povertà, schiavi del bisogno di fuggire anche a costo della vita, schiavi della censura nel loro Paese e spesso anche nelle terre di approdo, nella ‘libera’ Europa. In questi anni gli immigrati, anche quelli inghiottiti dalla criminalità e dal mar Mediterraneo, sono diventati un pezzo della nostra storia, e noi della loro.
Vi propongo allora un articolo di qualche anno fa sulle manifestazioni organizzate per il Primo Marzo.
Una realtà da comprendere, tutt’ora, e da (ri)leggere … Continua a leggere

Bambini

Sono solo Bambini

Immigrati e rifugiati. Soldati armati, e poi corpi senza vita sulle strade di città distrutte dalla guerra. Corrieri della droga. Detenuti in carcere. Stranieri e italiani.

Così, con status e ruoli con cui vengono mascherati e descritti dai “grandi”, si parla dei bambini e dei minori negli ultimi anni e mesi, soprattutto. Loro che allungano la lista dei nuovi poveri, e che dalla povertà non hanno strumenti per difendersi. Loro che non conoscono la differenza tra “bianchi, neri e gialli” se non per il colore delle magliette, e che vengono allontanati dalle periferie italiane e dai loro nuovi amici coetanei perché immigrati e “fonte di degrado”. Loro che rappresentano la speranza di un futuro migliore, e che vengono allenati all’illegalità e alla morte dalle mafie, spesso dalle loro stesse madri. Loro che sono figli della modernità, viziati a volte dalle nuove tecnologie, ma che si confrontano presto con la solitudine a cui la vita frenetica degli adulti li condanna. Loro, e tutti gli altri, sono semplicemente bambini e ragazzi. Continua a leggere

Degrado Settecamini

Il degrado (s)comodo

Parlare di periferie e di degrado, dopo decenni di silenzio, si può. Accade su Tv7 dove ieri sera finalmente si è parlato delle periferie romane degradate, come Settecamini e Torre Angela che ho imparato a conoscere direttamente, mostrando ai romani e agli italiani cosa è il vero degrado. Quello ad esempio di una scuola elementare, da mesi parzialmente chiusa per lavori e dichiarata pericolosa, dove negli spazi ancora accessibili (mai messi in sicurezza) continuano a vivere i piccoli studenti e i docenti. Quella di “aree verdi” ridotte a giungle dalla negligenza delle amministrazioni comunali, e spesso “salvate” e in parte ripulite dalla costruzione dell’ennesima cattedrale nel deserto: palazzine spesso rimaste vuote. E anche il degrado dei parchi per bambini, circondati da sporcizia e spesso distrutti dall’incuria. Qui dove solo la natura, che prende il sopravvento, nasconde le brutture e il degrado. Dove i cittadini da anni si rimboccano le maniche sostituendosi di fatto a servizi pubblici mai forniti, anche se anticipatamente pagati. Qui dove tutto parla di interessi economici neanche tanto mistificati. Continua a leggere

“L’immigrazione? Una realtà, non un’emergenza”

ImmagineAlcuni lo chiamano “l’arcivescovo di Lampedusa”. E in effetti monsignor Francesco Montenegro si fa spesso ambasciatore in Europa, come presidente della Fondazione Migrantes e della commissione episcopale per le migrazioni, della condizione che vive quest’isola che ha imparato a proprie spese a confrontarsi e convivere con migliaia di stranieri in cerca di una nuova cittadinanza.

Un impegno quotidiano, quello dell’accoglienza, che l’arcivescovo di Agrigento Montenegro ha trasformato, come tanti suoi concittadini, in una missione. Continua a leggere

Razzismo periferico (perché si sappia)

Nella periferia nordest di Roma si festeggia con pasticcini, spumante e balli improvvisati in una piazza di quartiere. Non è per una festa patronale, ma per la revoca dell’apertura di un centro di accoglienza per immigrati. Negli ultimi mesi, chi manifestava giustificava il rifiuto del centro dicendo che avrebbe portato “degrado ulteriore al quartiere” e rifiutava qualunque appellativo di razzista. Premesso che associare il termine degrado ad un essere umano – magari perché ne(G)ro, arrivato su un barcone e “rifugiato politico” – non credo sia segno di grande rispetto verso gli altri. Premesso ciò, aggiungo che il vero degrado lo creano le situazioni di sovraffollamento che tanti centri di accoglienza vivono, dove anziché vivere 100 persone se ne ospitano 500. Spesso anche per mancanza di altre strutture, che nessuno vuole sotto casa. Ma la disumanità, di far vivere uomini, donne e bambini spesso molto piccoli stipati in spazi angusti, è questa una vera fonte di degrado.
Menomale che la richiesta di revoca, e il suo accoglimento, è coincisa con quest’ultima campagna elettorale. Facendo scomodare persino l’antirazzista Borghezio a partecipare alle proteste, nella periferia già dimenticata della Capitale. Bravi!, perché è questo che volete sentirvi dire.
Ora fate un altro piccolo sforzo, e da ora in poi almeno abbiate la coerenza di lasciarvi associare anche voi, come quegli immigrati fonte di degrado, ad un termine che vi è poco gradito: Razzismo.