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Block Notes

Stralci di dichiarazioni, appunti e una selezione di dati ufficiali raccolti direttamente dai Rapporti annuali dei principali enti e associazioni.
Come sempre per guardare la realtà attraverso La Lente, e rifletterci per vaccinarsi dall’indifferenza.

Buona lettura!

Pira, Castellammare di Stabia (Fonte: Repubblica.it)

9 dicembre 2018

Testimone di Giustizia, Camorra – Dopo il messaggio apparso ieri a Castellammare di Stabia durante i festeggiamenti per l’Immacolata sulla pira di minaccia contro i pentiti, la lettera del testimone di giustizia Gennaro Ciliberto al presidente dell’anticamorra in Campania Mocerino: “Le chiedo una condanna forte. Vorrei organizzare con lei una marcia contro la camorra.”

“Al Presidente della Anticamorra
Regione Campania
Dott. Carmine Mocerino

Lo scrivente Ciliberto Gennaro già testimone di giustizia e denunciante di soggetti già condannati per reati di camorra appartenenti al Clan D’Alessandro clan di camorra egemone in Castellammare di Stabia e radicato con attività illecite su tutto il territorio nazionale.
Chiede al Presidente Mocerino una condanna forte per ciò che è accaduto in Castellammare di Stabia in occasione della festa della Immacolata.
Non è concepibile che una mentalità criminale possa lanciare messaggi di morte.
Anche se i testimoni di giustizia sono diversi dai collaboratori per la camorra siamo tutti pentiti o infami.
Ora che i giornali hanno pubblicato questa notizia che è un chiaro messaggio di morte a tutti quelli che hanno collaborato con la giustizia facendo condannare camorristi e gregari.
Vorrei organizzare con Lei una marcia contro la camorra e la mentalità Camorristica a Castellammare di Stabia dove lo Stato deve far sentire che è più forte e che mai e poi mai nessun cittadino deve avere paura di denunciare.

Ciliberto Gennaro Testimone di giustizia”

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Manifestazione anticamorra (Immagine di repertorio. Fonte: web)

Manifestazione anticamorra (Immagine di repertorio. Fonte: web)

15 novembre 2018

Testimoni di giustizia e denunce. In una lettera al Ministro delle infrastrutture Toninelli, Gennaro Ciliberto testimone di giustizia campano che il prossimo 6 dicembre testimonierà nuovamente contro la camorra e gli appalti truccati chiede di incotrare il ministro. “Se si puniscono uomini come il sottoscritto e i condannati fanno carriera allora il messaggio è devastante”.
“Al Ministro delle infrastrutture
On. Toninelli
Pregiatissimo Ministro On. Toninelli, il 6 di Dicembre 2018 inizia il processo per le anomalie costruttive e corruzione in ambito lavori autostradali.
Dopo 7 anni inizia, unico denunciante e testimone di giustizia è lo scrivente, in questi anni non ho mai mollato e mai avrei voluto vedere altri crolli.
Purtroppo sono stato abbandonato dallo Stato e mi ritrovo a lottare contro un modus operandi criminale che mi ha reso un fantasma.
L’ aver denunciato un sistema di corruzione e anomalie mi ha non solo reso vittima delle minacce della Camorra ma sono stato escluso a vita dal mondo del lavoro, la mia unica colpa aver denunciato.
Ho molta fiducia nella sua persona che oggi è Ministro delle infrastrutture, ma anche Lei nonostante le mie richieste di incontro con la S.V. non ha dato la disponibilità.
Vede Ministro un cambiamento può avvenire ma se si puniscono uomini come il sottoscritto e i condannati fanno carriera allora il messaggio è devastante.
Il testimone Ciliberto dal 2010 fà il proprio dovere di cittadino, ma c’è una parte dello Stato che ha umiliato questo mio percorso opponendosi alla verità.
In fede
Ciliberto Gennaro”
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Lettera/risposta Sottosegretario agli Interni Gaetti

Lettera/risposta Sottosegretario agli Interni Gaetti

6 novembre 2018

Testimoni di giustizia e lavoro. Le mancate promesse sull’assunzione dei testimoni di giustizia nella Pubblica Amministrazione e il nò alla capitalizzazione per alcuni testimoni di giustizia. Luigi Coppola, testimone di giustizia campano e presidente del Movimento per la lotta alla criminalità organizzata, denuncia in una nota queste scelte: “E’ stato dato il colpo finale alle famiglie dei testimoni di giustizia rimasti senza lavoro”.

“Una banda di burocrati hanno tolto la possibilità di essere assunti nella Pubblica Amministrazione ai testimoni di giustizia, ai quali una legge già esistente ne dava il diritto. E poi il sottosegretario Gaetti va ancora in giro a predicare favolette.
La commissione centrale ex art. dieci ha definitivamente dato il colpo finale alle tante famiglie dei testimoni di giustizia rimasti senza lavoro dopo la denuncia contro la criminalità organizzata.
Gaetti sarà contento, era a questo che lui mirava?”, si legge nella nota di Luigi Coppola.

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Luigi Coppola - Logo Movimento

Luigi Coppola – Logo Movimento

3 ottobre 2018

Testimoni di Giustizia, parla il tdg campano Luigi Coppola presidente del Movimento per la lotta alla criminalità organizzata. “Gireremo tutta Italia e grideremo la nostra verità, quelle che è stata ad oggi oppressa e contorta”.

“È giunta l’ora di rivendicare i nostri diritti sempre più calpestati da servizio centrale di protezione e commissione centrale ex art dieci.
Ora dobbiamo agire un po come faceva Peppino Impastato.
In camper per tutta Roma e a seguire tutta Italia.
Gireremo e grideremo la nostra verità quella verità che ad oggi è stata oppressa e contorta da politici Ministri e sottosegretari che si sono avvicendati al ministero dell’interno.
Organizziamo la nostra verità.
Info al 3396657609
Luigi Coppola testimone di giustizia.
Presidente Associazione Movimento per la lotta alla criminalità organizzata”.

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Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia

Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia

5 settembre 2018

Testimoni di giustizia, la denuncia. Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia di Somma Vesuviana dopo numerose denunce lanciate anche attraverso i social network sulla presenza di piscine interrate su cui ha chiesto verifiche, invia una lettera al Ministro dell’Ambiente Sergio Costa: “Chiedo un’ispezione anche su eventuali pozzi abusivi che metterebbero a rischio la falda acquifera.”

“Al Ministro dell’Ambiente
Dott. Costa
Già Gen.le Carabinieri Forestale
Lo scrivente Ciliberto Gennaro già testimone di giustizia, porta a conoscenza del Ministro Dott. Sergio Costa quanto segue.
Sul territorio di Somma Vesuviana territorio interessato da vincoli di natura paesaggistica, ricadente nella c.d. zona rossa e interessato anche da siti archeologici, vi è da segnalare alla S.V. una quantità massiccia di piscine interrate costruite in varie zone del territorio.
Il sottoscritto da un precedente esposto, in merito ad un capannone costruito sottostante un viadotto ss 268 e da un allegato di una planimetria Google, ho notato la presenza di queste strutture interrate adibite a piscine.
Da una più attenta ricerca facilmente eseguita su Google ho notato ad oggi più di trenta strutture interrate.
Avendo già proceduto a esposto denuncia chiedo un intervento ispettivo agli uffici preposti del Ministero dell’Ambiente per accertare se oltre ad eventuali abusi non ci sia anche la realizzazione di pozzi abusivi che sarebbero, oltre che illegali se venisse accertata la presenza di tali, ma metterebbero a rischio la falda acquifera.
In fede,
Ciliberto Gennaro”

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Somma Vesuviana, Municipio

Somma Vesuviana, Municipio

23 agosto 2018

Sicurezza e legalità. Testimone di giustizia scrive una lettera al sindaco di Somma Vesuviana, in provincia di Napoli, Di Sarno sulla regolarità di un capannone sito sotto la ss 268. “In caso di incidenti sarà lo stesso responsabile.” A seguire la lettera.

“Lo scrivente Ciliberto Gennaro ha esposto a questo organo e al Sindaco la questione del capannone sito sotto il cavalcavia ss 268 ricadente in via del Cenacolo.
Infatti anche l’ente che gestisce il cavalcavia Anas ha ricevuto giusta comunicazione inerente alla questione ed ha inoltrato accertamenti sullo stato dell’arte.
Nonostante i vari e rassicuranti post sul social Facebook da parte del Sindaco Di Sarno ad oggi non è dato sapere se tale manufatto sia regolare, infatti all’interno dello stesso ci sarebbero ubicate anche due attività una di deposito automezzi e l’altra di produzione alimentare settore ristorazione collettiva.
Devo dare atto che in primis il consigliere Adele Aliperta ha comunicato allo scrivente che tale manufatto è in regola ed è stato oggetto in passato da parte dei carabinieri della locale stazione, cosa che però non è stata dimostrata con atti della stessa.
Ma tale dichiarazione è in netta contrapposizione con altro esponente politico facente parte della maggioranza, il quale mi ha notiziato che in riferimento al mio esposto vi sono stati accertamenti e che vi è un’ordinanza in atto.
A tal punto chiedo al primo cittadino Dott. Di Sarno di rispondere alla presente e chiarire se tale manufatto è in regola con le norme urbanistiche nonchè le attività che lo occupano abbiano tutte le regolari autorizzazioni.
Visto che in caso di incidenti sarà lo stesso responsabile per non aver dato corso ad un’eventuale delibera per il ripristino della regolarità dei luoghi.
In attesa di una risposta in merito, porgo cordiali saluti.
Gennaro Ciliberto.”

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Luigi Coppola - Logo Movimento

Luigi Coppola – Logo Movimento

6 agosto 2018

Testimoni di giustizia e assunzioni nella PA. Dopo l’approvazione della legge sui testimoni di giustizia, resta l’attesa sulle previste assunzioni nella pubblica amministrazione. Luigi Coppola, presidente del Movimento per la lotta alla criminalità organizzata: “Mai più favoritismi. Primo incontro sarà l’8 agosto a Roma.”

“Il governo con la legge 3500 sui testimoni di giustizia, votata il 21 dicembre 2017, ha permesso alla commissione centrale ex art dieci del ministero dell’interno di togliere la possibilità di un lavoro (dignità) e di tutto quello che ne consegue per il sostegno della famiglia, ai TESTIMONI DI Giustizia che non sono più sottoposti al programma di protezione – afferma in un comunicato Luigi Coppola, testimone di giustizia campano e presidente del Movimento per la lotta alla criminalità organizzata – L’attuale governo giallo verde in barba a tutte le promesse di Luigi Di Maio(quando era all’opposizione) sta continuando il lavoro sporco. A seguito della delibera datata 23/05/2018 a firma dell’ex sottosegretario Manzione, l’attuale ma sempre vecchia commissione centrale ex art dieci con nuovo presidente dott. Gaetti Luigi (movimento cinqestelle) difficilmente cambieranno la rotta di quella delibera a cui seguiranno, a detta di un funzionario del Viminale, una serie di decreti attuativi ma non cambieranno ciò che fu deliberato(abolendo ciò che prevedeva la precedente legge la n 125 Assunzioni anche per i fuoriusciti). Altro che miglioria.”
E aggiunge: “Io non ho alcuna intenzione di starmene a guardare e farò tutto ciò che sarà possibile per non farmi negare il sacrosanto diritto al lavoro.
Come seguirò passo passo ciò che il Viminale e il servizio centrale di protezione hanno fatto e faranno per le assunzioni nella Pubblica Amministrazione.
Mai più ci dovranno essere favoritismi nè testimoni di serie A e testimoni di serie B.”
“Intanto il primo mio incontro ci sarà il giorno otto agosto a Roma.
Ho appena cominciato e sarà dura ma non mollo”, conclude Coppola.

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Luigi Coppola - Matteo Salvini

Luigi Coppola – Matteo Salvini

4 agosto 2018

Testimoni di giustizia, Dal Movimento per la lotta alla criminalità organizzata nuova richiesta di incontro al Ministro Matteo Salvini. Luigi Coppola, presidente del Movimento: “Abbiamo chiesto un incontro al Ministro dell’interno Salvini, ma lui resta per ora in silenzio. Anzi una deputata ci addita di essere battitori di cassa.”

“Come associazione antiracket Movimento per la lotta alla criminalità organizzata stiamo chiedendo al Partito Democratico di chiamare a riferire in Parlamento il Ministro dell’interno Salvini – dice in una nota Luigi Coppola, testimone di giustizia e presidente del Movimento per la lotta alla criminalità organizzata – Il Ministro dovrà chiarire cosa intende fare con i testimoni di giustizia che sono sempre più abbandonati. Noi abbiamo chiesto un incontro al Ministro dell’interno ma lui resta per ora in silenzio, anzi una deputata del Governo ci addita addirittura come battitori di cassa.”
“Salvini ancora deve capire che non siamo immigrati ma persone che si sono ooposte alla criminalità e le arroganze non ci fanno paura – commenta infine Coppola.”

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Luigi Gaetti, Ignazio Cutrò

Luigi Gaetti, Ignazio Cutrò

15 giugno 2018

Testimoni di Giustizia e tutele. Ignazio Cutrò, presidente dell’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia sulle dichiarazioni del viceministro degli Interni Luigi Gaetti in favore dei testimoni: “Oggi siamo una priorità. Non sentivamo parole di questo tenore da molto tempo.” E sulla deputata 5 stelle Piera Aiello, che ha svelato il suo volto da testimone di giustizia: “Mai più una vita vissuta nell’ombra, vite fantasma. Le istituzioni tutte facciano la loro parte”.
A seguire il comunicato dell’associazione.

“L’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia esprime vivo apprezzamento per le parole del viceministro degli interni Gaetti sui testimoni di giustizia: ‘I testimoni di giustizia sono insieme ai beni confiscati una priorità’. Con queste parole il sottosegretario agli interni Luigi Gaetti intervistato dal quotidiano La Gazzetta di Mantova ha affermato che porterà avanti quello che ha caratterizzato il suo lavoro in commissione parlamentare antimafia: testimoni di giustizia e beni confiscati. Una bella intervista, dichiara Ignazio Cutrò Presidente della Associazione, che lascia ben sperare sulla fine dell’isolamento e dell’indifferenza attorno a questi temi. Dunque oggi ‘siamo una priorità’. Non sentivamo parole di questo tenore da tanto tempo. Forse non le abbiamo mai sentite. Il vento del cambiamento aveva già cominciato a soffiare in commissione antimafia quando le forze politiche avevano proposto un disegno di legge di riforma dell’attuale programma di protezione poi trasformato in legge dello Stato. Un vento che porta con sè la parola Speranza. Doveroso ringraziare l’allora Presidente Rosy Bindi e il coordinatore del comitato di inchiesta sui testimoni Davide Mattiello. C’è ancora molto da fare: ‘Le norme sono importanti, ma non meno dei regolamenti e delle prassi applicative, cioè delle abitudini che si creano negli apparati dello Stato ai quali spetta il dovere di proteggere e rispettare pienamente la dignità dei testimoni di giustizia’. Ieri la testimone e deputata Piera Aiello ha chiuso un capitolo buio della sua vita mostrando il suo volto nascosto per anni, troppi anni. Un gesto che assume anche un significato simbolico per tutti i testimoni di giustizia. Mai più una vita vissuta nell’ombra, vite fantasma. Non siamo più delle trepide ombre ma uomini e donne che hanno offerto la propria vita e quella dei propri familiari per il bene dello Stato. Le Istituzioni tutte, conclude Ignazio Cutrò, facciano la loro parte, valorizzino i testimoni di giustizia e restituisca loro quelle che le mafie ed un malcelato senso dello Stato gli hanno ingiustamente tolto.”

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testimone

6 aprile 2018

Testimoni di giustizia e Tutele. Lettera aperta di un testimone di giustizia a Piera Aiello, testimone di giustizia neo eletta con il Movimento 5 Stelle alle recenti elezioni politiche. “Necessario obiettivo la riforma del Servizio Centrale di Protezione. Bisogna capire come e perché ci siano delle falle nel sistema di protezione che hanno messo in serio pericolo l’incolumità di molti testimoni di giustizia e familiari.”

“Lettera alla testimone di giustizia, On. Piera Aiello.
Uno dei primi obiettivi della politica è quello di riformare il Servizio Centrale di Protezione .
In questi anni abbiamo assistito ad un accanimento sui testimoni di giustizia e familiari, troppo spesso le leggi non sono state applicate.
Non è tollerabile che al SCP non ci sia una rotazione del personale, infatti i c.d. referenti che fanno parte di un gruppo interforze formato da carabinieri, polizia e guardia di finanza sono gli stessi di venti anni fa.
Molti pregiudizi e una prassi applicativa segreta hanno negli anni fatto soffrire decine di testimoni, poi come sempre ci sono stati gli infedeli e non sono mancati o casi dove è dovuta intervenire la magistratura per accertare fughe di notizie e furti di denaro.
Noi, appena insediato il ministro dell’Interno e il sotto segretario all’Interno nonché futuro presidente della commissione centrale ex art 10, avanzeremo una proposta per poter farsi che il SCP possa essere un aiuto concreto ai testimoni di giustizia e non un apparato solo burocratico .
Inoltre bisogna capire come e perché ci siano delle falle nel sistema di protezione che hanno messo in serio pericolo l’incolumità di molti testimoni di giustizia e familiari.
Ad oggi il SCP ha un nuovo direttore ma nulla sembra essere cambiato e torna sempre in mente quella frase che regna in via dell’ arte …..’Capita tutto a voi, siete sfortunati chi ve lo ha fatto fare’.
Gennaro Ciliberto, Testimone di Giustizia esiliato in località segreta”

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Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia

Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia

20 marzo 2018

Testimone di Giustizia, Somma Vesuviana (Napoli). Il Sindaco del comune di Somma Vesuviana, Salvatore di Sarno, dopo l’invito alle commemorazione previste per la giornata del 21 marza in ricordo delle vittime delle mafie invita il testimone sommese Gennaro Ciliberto. Nel comunicato il suo nome non è citato, Ciliberto in una lettera al sindaco e all’assessore Giuseppe Castiello sospetta: “La mia presenza, credo, non è gradita”.

“Dopo le mie missive rivolte alle SS.VV in merito alla giornata del ricordo delle vittime di mafie che vede la sua celebrazione nel 21 marzo.
Sono felice che questa Amministrazione abbia rimediato in tempo a questo ricordo delle vittime di mafia.
Porto a Vostra conoscenza che il DDL 3500 oggi legge dello Stato equipara i testimoni di giustizia alle vittime di mafie.
Tristemente, nonostante il Sindaco è a conoscenza del mio status e percorso di testimone di giustizia, visto anche una stretta amicizia che poco prima che lo stesso venisse eletto a primo cittadino era sincera.
Oggi non voglio polemizzare ma il mio nome non viene minimamente citato nella comunicazione stampa del SINDACO.
Chiedo il perché?
Comunque credo che la mia presenza da parte del Sindaco e dell’amministrazione non sia cosa gradita.
Un Testimone di giustizia dovrebbe essere accolto dal proprio Sindaco come un uomo che ha fatto il proprio dovere, come esempio e non certo messo in un angolo o addirittura dimenticato.
Nel ringraziare chi domani sarà presente con il vero spirito, non solo di commemorazione ma anche di iniziativa alla lotta contro le mafie.
Porgo distinti Saluti
Gennaro Ciliberto, testimone di Giustizia”.

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Voto di scambio (Fonte: web)

Voto di scambio (Fonte: web)

24 febbraio 2018

Camorra e voto di scambio. Ultimi giorni di campagna elettorale tra promesse e corruzione. Il testimone di giustizia campano Gennaro Ciliberto: “Il prezzo di un voto va dai 30 ai 50 euro. Il business delle elezioni è in mano alla camorra, l’ennesima prepotenza del potere camorristico.”

“Per chi voterà la camorra? – si chiede in una nota Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia campano che otto anni fa ha denunciato infiltrazioni della camorra in appalti pubblici – Il prezzo di un voto va dai 30 ai 50 euro. Ma c’è chi promette buoni benzina. Spese al supermercato. E persino biglietti per le partite del Napoli.”
“Al Sud tra impresentabili imputati e condannati c’è da scegliere un mercimonio elettorale prosegue Ciliberto – Quando un popolo perde la libertà del voto non c’è più speranza di riscatto. Cattivi esempi poca moralità e arroganza, con un mix di violenza verbale e non, sono le regole di questa politica.
Come non ricordare i pulmini che sfrecceranno tra le case popolari pieni di votanti. Oppure quelle presenze di pregiudicati fuori dai seggi elettorali che tra le mani hanno i c.d. santini.”
“Questo business che si ripete ad ogni votazione è in mano alla camorra e ora vedremo le quotazioni salire al chiudersi delle urne e il consumarsi dell’ennesima prepotenza del potere camorristico”, conclude nella nota Gennaro Ciliberto.

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Racket e pizzo camorra (Fonte: web)

Racket e pizzo camorra (Fonte: web)

20 febbraio 2018

Camorra e pizzo. L’ultima relazione semestrale Dia 2017 spiega come in alcuni territori del napoletano i clan condividono la gestione delle estorsioni, “tanto che le vittime sarebbero costrette a pagare tangenti ad entrambi i gruppi.” Interviene Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia sommese: “Se si preferisce pagare il pizzo due volte allora si è collusi. Resto in attesa di una reazione dei commercianti: Denunciate e non siate schiavi della camorra”.

“ ‘Camorra tra Somma e il Nolano: arriva il clan Mazzarella, commercianti pagano il pizzo due volte’. Un titolo (Fonte: ilfattovesuviano.it) che racchiude la grave situazione a Somma Vesuviana e la provincia vesuviana.
L’omertà regna e non c’è collaborazione con le forze di polizia e questo è un triste primato negativo. Se si preferisce pagare il pizzo due volte allora si è collusi oppure si fa affari con la camorra.
Sono rammaricato che il primo cittadino, Dott. Di Sarno, nel leggere questo titolo taccia lui che è in primis un uomo delle istituzioni, come anche l’illustre cittadino On. Mocerino il quale oltre ad essere un politico ed il presidente dell’Assemblea Anticamorra Regionale, in primis è un affermato imprenditore.
Non si può tollerare questa presenza criminale sul territorio. Questa cappa criminale altera un’intera economia locale. Chi lo scrive è la Dia nella relazione semestrale e certo il silenzio della politica locale è allucinante, nessun consigliere né assessore sprona il commerciante alla denuncia.
Una volta almeno c’era una giornalista che scriveva del malaffare e della camorra ma ora non scrive più su questi argomenti e mi chiedo il perché?
Resto in attesa di una reazione da parte dei commercianti di una loro smentita ed il mio appello a tutti loro “Denunciate e fidatevi dei Carabinieri” non dovete essere schiavi della camorra, nessuno ha il diritto di annullare le vostre vite la vostra dignità.
Come Vice presidente dell’ Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia noi saremo vicino ad ogni cittadino che deciderà di denunciare.
Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia”

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Contro la camorra (Fonte: web)

Contro la camorra (Fonte: web)

10 febbraio 2018

Camorra, Relazione Dia primo semestre 2017. Le donne, mogli dei boss, in primo piano nella gestione del territorio. Il Testimone di giustizia campano, Gennaro Ciliberto, interviene in una lettera: “Queste donne sono il collegamento anche tra camorra e corrotti.”

“Quando i boss sono in carcere comandano le mogli in terra di camorra.
I camorristi di Castellammare di Stabia sono quasi tutti detenuti, ma le redini le tirano le donne dei boss.
Mentre i figli della camorra crescono, le donne dei boss svolgono una funzione di controllo, restano loro sul territorio a dettare gli ordini.
Le stesse donne che assicurano un alto tenore di vita alla famiglia e quella presenza che fa la differenza. I loro colloqui sono spesso in codice e basta un solo cenno tra il camorista e la moglie per dare un ordine di morte o un’indicazione criminale.
Queste donne che vivono nel  loro credo mafioso sono i collegamenti anche tra la camorra e i corrotti.
Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia”

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Bimbo travestito da carnevale, Gomorra

Bimbo travestito da carnevale, Gomorra

7 febbraio 2018

Napoli, Sul video del bimbo travestito da boss di Gomorra interviene il testimone di giustizia campano Gennaro Ciliberto: “Dietro c’è una drammatica realtà criminale.”

“Non poteva mancare questa ennesima emulazione. Anche se per molti sarà un travestimento carnevalesco, dietro a tutto ciò c’è una cultura mafiosa.
Un bimbo travestito da Genny Savastano personaggio principale di Gomorra non é un buon esempio. Se poi aggiungiamo che questo bambino di soli cinque anni interpreta anche frasi di violenza impugnando un mitra giocattolo …allora tutto questo non é un gioco.
Questo ennesimo inno alla camorra ci dovrebbe far riflettere di come anche il “principe azzurro” è stato spazzato via da Gomorra.
Come si può restare inermi dinanzi a tutto ciò? Come può un padre, una madre indirizzare un bimbo a questi atti di spavalderia criminale?
No, non è solo un travestimento di carnevale, dietro a tutto questo c’è una drammatica realtà criminale, intrinseca nel dna.
Ora mi aspetterei un plotone di bambini vestiti travestiti da carabinieri, da poliziotti …ma mi basterebbe anche poter vedere quel bimbo travestito da principe azzurro”, commenta in una nota Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia e vice presidente dell’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia.


Testimoni di giustizia, diritti e tutele

Testimoni di giustizia, diritti e tutele

20 gennaio 2018

Testimoni di Giustizia e istituzioni. Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia e vice presidente dell’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia, chiede che la nuova legge sui testimoni 3500 venga resa operativa. Il silenzio delle istituzioni e del Prefetto di Napoli. “Il Prefetto di Napoli è ‘sordo’, non risponde”.

“Sono un testimone di giustizia, uno di quelli che per giorni, al freddo, ha stazionato fuori al Senato della Repubblica per sensibilizzare l’approvazione del DDL 3500, oggi legge. Nell’entusiasmo forse abbiamo dimenticato i tanti anni di sofferenza che noi testimoni di giustizia e familiari abbiamo subito da parte di chi dovrebbe tutelare le nostre vite ma sempre più si accanisce su di noi, quasi fossimo il problema. Tante volte mi sono chiesto perché dopo aver denunciato e testimoniato facendo andare in galera criminali e corrotti mi trovi a lottare contro la burocrazia o contro chi volutamente non applica la legge. – afferma Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia di Somma Vesuviana, in una nota – Quel modus operandi che ha distrutto le nostre vite continua anche oggi. Non sono bastate le relazioni della Commissione antimafia, le tante giuste proteste dei testimoni di giustizia a far cambiare atteggiamento a quella parte di Stato che gestisce i tdg.
Anzi posso dire con fermezza che c’è stato un vero e proprio accanimento nei confronti di chi ha fatto valere i propri diritti e ha denunciato le anomalie e i soprusi del sistema protezione. Dal forse ti buttiamo fuori alle diffide per poi finire alla mancanza totale di protezione, questi metodi trovano come obiettivo zittire il testimone di giustizia.”
“In un momento dove i politici promettono, dove l’uno contro l’altro si rinfacciano responsabilità su come questo nostro Paese Italia sia al baratro. Noi testimoni di giustizia siamo in balia delle onde – chiosa Ciliberto – Un presidente di Commissione centrale che non riceve nessuno. Il Servizio Centrale di Protezione senza il direttore. Un Ministro dell’ Interno che mai ha voluto ascoltare la voce di un testimone di giustizia. Questa è la realtà.”
“Poco serve una legge se poi non applicata. Poco serve un sistema di protezione se poi si abbandona il testimone di giustizia alle grinfie della criminalità organizzata. A poco serve commemorare le vittime di mafia se poi si portano alla morte i vivi. Poco, a molto poco, serve urlare ‘abbiamo vinto la Legge sui tdg c’è ’, se poi questa legge resta solo uno spot elettorale”, prosegue la nota.

Continua intanto il silenzio da parte della prefettura di Napoli, dopo numerose richieste inviate dallo stesso Gennaro Ciliberto al suo rientro in città. Il Prefetto, Carmela Pagano, non ha ancora risposto al testimone di giustizia anche dopo la sua protesta dello scorso dicembre davanti alla prefettura partenopea.
“Dopo svariate email e comunicazioni inviate alla sua attenzione tramite il suo vicario il Prefetto non risponde. – afferma Gennaro Ciliberto – Come può un cittadino avere fiducia nelle istituzioni quando chi Le rappresenta usa il metodo di Ponzio Pilato? Come può un testimone di giustizia essere trattato in tal modo dal capo dell’ ufficio territoriale del Governo? Un Prefetto che parla di legalità e presenzia i convegni per poi chiudersi nel silenzio.” E aggiunge: “Ebbene, Eccellenza, a questo punto i testimoni di giustizia verranno sotto la Prefettura per dimostrare tutto il nostro disappunto per il trattamento che Lei ci sta riservando. Sappia Prefetto che Lei ha il dovere di dare risposte a chi come noi ha il diritto di sapere come e quando Lei deciderà di risponderci. Noi, Eccellenza, siamo cittadini italiani e certo non meritiamo il silenzio delle istituzioni.”

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Prefettura Napoli, Testimone di giustizia

Prefettura Napoli, Testimone di giustizia

5 gennaio 2017

Sicurezza e diritti, Testimone di Giustizia rientra nella sua città, Somma Vesuviana (Napoli), dopo sette anni sotto programma di protezione. Chiesta sicurezza al Prefetto di Napoli, Carmela Pagano, che non risponde. In un appello alle istituzioni: “Perché un testimone di giustizia non deve poter vivere in sicurezza?”

“Da 7 anni non dormo la notte, ma negli ultimi tempi stavo recuperando una vita quasi normale.- scrive nella lettera al ministero dell’Interno e alla Commissione parlamentare Antimafia, Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia campano – La mia discesa a Napoli autorizzata dalla DDA e dal SCP si è trasformata in un vero incubo. Oltre al malessere fisico e psicologico si è aggiunto lo scontro di pensiero con la mia compagna, donna eccezionale, che per 7 anni ha sofferto con me e che mi chiede il perché lo Stato ci tratta così!”
E prosegue: “Ho provato in tutti i modi a sollecitare le istituzioni preposte a far sì che la legge 45/2001 venisse applicata. Mi sono battuto per i diritti dei testimoni di giustizia e di chi come me ha denunciato. Ho lottato e denunciato il marcio nel Servizio Centrale di Protezione, che ha dato il via per le indagini per il furto di ben 600 mila euro dalle casse del scp. Ho tenuto sempre un comportamento idoneo alle regole del programma di protezione pagando il prezzo dell’esilio e del vivere da fantasma ma ho obbedito. Ho volontariamente richiesto la fuoriuscita perché non credo in un programma di protezione che fa acqua da tutte le parti e che sradica il denunciante dalla propria terra.
Non ho chiesto soldi e ho intrapreso a lavorare, ma la sicurezza, quella sicurezza che mi è sempre stata promessa sulla carta, ora dov’è?
Avevo un terzo livello rafforzato sino al 4 dicembre 2017 poi svanito nel nulla, ma allo scrivente mai nulla è stato notificato. Sono dovuto giungere all’estremo gesto di incatenarmi dinnanzi alla Prefettura di Napoli conclusosi con tante promesse e nulla di certo.”
“Oggi il messaggio che giunge è netto e chiaro. – aggiunge nella lettera Ciliberto – Tu, testimone di giustizia Ciliberto Gennaro, non hai diritto a vivere nella tua terra ad essere protetto. Oggi che il Prefetto Pagano continua sulla linea del silenzio e devo dire grazie solo all’Arma dei carabinieri. Oggi che in molti scelgono l’indifferenza. Io Testimone di Giustizia grido la vergogna di uno Stato che abbandona chi denuncia e fa arrestare corrotti e camorristi.”
“Qui troppo spesso si piangono i morti per abbandonare i vivi.
Forse in molti non mi vorrebbero al processo ‘romano’ dove gli imputati sanno bene che senza la conferma delle mie dichiarazioni tutto salta. Forse costoro sono nella sala di regia … ma certo la verità è sotto gli occhi di tutti …lo Stato mi ha usato e buttato in pasto alla camorra. Guardate che ciò che state commettendo volontariamente è l’ennesima violazione della libertà umana.
Perché un testimone di giustizia non deve poter vivere in sicurezza?”, conclude
Gennaro Ciliberto.

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23 dicembre 2017

Legge 3500, Testimoni di giustizia. A poche ore dall’approvazione in Senato della legge 3500 sui testimoni di giustizia, ad un testimone di giustizia viene tolta la protezione. In attesa di risposte dal Governo sulla sicurszza sua e della sua famiglia, oggi Gennaro Ciliberto manifesterà davanti alla Prefettura di Napoli. ” Vi sto chiedendo aiuto.”

“Io Testimone di Giustizia mandato al macello. Nonostante il mio percorso da testimone di giustizia e i futuri impegni giudiziari in qualità di denunciante e testimone, il prefetto di Napoli ha deciso di non proteggere me ed i miei figli. Questa parte di Stato mette la firma su ciò che la camorra mi farà.
Sto scrivendo a tutti gli organi preposti anche il mio legale ha notiziato le autorità. Sembra un film già visto …..dopo la mia morte tutti diranno che si poteva….e che ha sbagliato il tizio ….. Ora basta, dopo l’approvazione della 3500 Bindi i testimoni di giustizia vengono ugualmenti abbandonati. Ho scritto anche al Ministro Orlando e all’ On. Bindi all’On. Mattiello ed il Sen. Lumia. Vi sto chiedendo aiuto”, fa sapere in una lettera Gennaro Ciliberto.

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17 dicembre 2017

Senato, legge 3500 sui testimoni di giustizia. Ultimo giorno per l’approvazione martedì 19 dicembre. Appello al presidente del Senato Pietro Grasso: “Saremo nuovamente a Roma, questa è la nostra ultima possibilità.”

“I testimoni di giustizia saranno nuovamente a Roma il 19 mattina per assistere al passaggio del DDL 3500. Non abbiamo più tempo questa è l’ultima nostra possibilità. Staremo ad assistere all’interno del Senato con i nostri amici fuori a sostenerci. Vogliamo ricordare a tutti i politici che questa legge che attendiamo da ben venti anni urge per dare dignità e sicurezza ai testimoni e familiari. Il nostro appello al Presidente del Sentato Grasso questa é la nostra ultima possibilità”, fa sapere in un comunicato Gennaro Ciliberto testimone di giustizia e vice presidente Associazione Nazionale TDG.

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15 dicembre 2017

Testimoni di giustizia, Fuga di notizie su località di un testimone di giustizia sotto speciale programma di protezione. Richiesta al ministro Marco Minniti di fare chiarezza.

“Nella giornata di ieri lo scrivente testimone di giustizia e neo vice presidente dell’Associazione Nazionale Testimoni Di Giustizia è dovuto intervenire notiziando la commissione centrale ex art.10 inerente ad una situazione di una gravità assoluta. Infatti già da tempo giravano voci che un testimone di giustizia attualmente sotto programna di protezione lavorasse presso la sede del Viminale. Se questo era di dominio pubblico il servizio centrale di protezione come tutela i testimoni di giustizia? Già in passato abbiamo assistito a fuge di notizie che hanno messo in serio pericolo la vita dei testimoni di giustizia. A tutela di questo testimone di giustizia abbiamo informato il Presidente della Commissione centrale ex art.10 dott. Manzione e ci auguriamo che lo stesso faccia piena luce sull’accaduto”, ha dichiarato Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia.

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Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia

Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia

1 dicembre 2017

Nuova legge sui testimoni di giustizia ferma al Senato da mesi. Il testimone di giustizia Gennaro Ciliberto lancia un appello: “Chi odia e ostacola i testimoni di giustizia é dalla parte delle mafie”. Manifestazione in programma il prossimo 5 dicembre.

“Ci troviamo ad assistere all’ennesima tortura per i testimoni di giustizia.
La legge 45/2001 sempre mal applicata e la 3500 che non viene approvata.
Una politica distante anni luce dalle promesse, dai proclami.
Una lotta alle mafie che sulla carta è alla perfezione ma che nell’applicazione trova lacune che anno dopo anno aumentano”, commenta Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia campano.
“Non si può più subire né restare silenti. Noi testimoni di giustizia saremo in piazza per dire la verità di come lo Stato ci ha trattato, porteremo le prove di come vi è un accanimento sui testimoni di giustizia da parte di chi dovrebbe tutelarci. Faremo sapere al popolo perché chi denuncia viene distrutto da un sistema oramai allo sfascio – prosegue Ciliberto – Milioni di euro troppo spesso sperperati o addirittura rubati.”
“La verità é una questione di giustizia e noi abbiamo scelto di denunciare per dignità e senso civico”, conclude Gennaro Ciliberto.

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Assemblea nazionale SpiCgil Fonte: Rassegna.it

Assemblea nazionale SpiCgil Fonte: Rassegna.it

20 novembre 2017

Testimoni di giustizia, Proposta di legge 3500 Bindi-Gaetti. Lettera al Presidente del Senato Piero Grasso di numerosi gruppi e associazioni per chiedere l’approvazione della legge a tutela dei testimoni di giustizia.

“E’ una legge che può cambiare totalmente la vita dei testimoni di giustizia, dà un dignità e offre la possibilità di rifarsi una vita.” A dirlo è una testimone di giustizia, intervenuta all’assemblea nazionale Spi-Cgil Restiamo in Campo, in merito alla proposta di legge 3500 sui testimoni di giustizia. A chiudere i lavori della giornata numerosi gruppi (Arci, Acli, Avviso Pubblico, Centro Pio La Torre, Cgil, Cisl, Uil, LegaCoop, Legambiente, Libera, Sos Impresa) hanno firmato e inviato una lettera al Presidente del Senato Pietro Grasso sollecitando l’approvazione di una legge da tempo ferma, dopo il nullaosta della Camera.
“In questa fase finale di legislatura sono diversi i provvedimenti di cui viene richiesta l’approvazione. Tra questi, tuttavia, non possiamo non sottoporre alla vostra attenzione quello che a nostro giudizio è uno dei più importanti ovvero la proposta di legge di riforma della normativa in materia di testimoni di giustizia (PDL 3500, Bindi-Gaetti). Un tema sul quale anche la Commissione parlamentare antimafia ha redatto e approvato una specifica relazione, sulla quale l’Assemblea di Camera e Senato hanno da tempo espresso pieno consenso attraverso l’approvazione di appositi atti di indirizzo”, si legge nella lettera inviata al Presidente Grasso.
“L’approvazione della proposta di legge non è solo uno dei punti che noi scriventi abbiamo inserito in un appello pubblico che abbiamo rivolto, a gennaio di quest’anno, al Governo e al Parlamento ma è, soprattutto, un provvedimento atteso da tempo dai testimoni di giustizia, ovvero da cittadini onesti, con un alto senso dello Stato, che hanno avuto il coraggio di denunciare dei gravi reati alle autorità competenti, contribuendo a bonificare l’Italia dall’invasività delle mafie, della corruzione e del malaffare – proseguono i gruppi che hanno sottoscritto la lettera – Per questi motivi, siamo unanimemente a chiedervi di calendarizzare il provvedimento in occasione della prossima Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari e, successivamente, di discuterlo e approvarlo in Aula. Chi ha messo in gioco la propria vita e quella dei propri famigliari, dovendo vivere sotto scorta, cambiando spesso identità e luogo di residenza e di lavoro per evitare di essere intimidito e assassinato, ha il diritto di sentire forte e chiaro che le istituzioni sono schierate chiaramente dalla sua parte.”

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15 novembre 2017

Testimoni di giustizia al Viminale, Nessuna rsiposta dal Ministro degli Interni Marco Minniti. Movimento lotta alla criminalità organizzata: “Cosa assurda che Minniti non accolga un’associazione contro la criminalità organizzata”.

“L’antiracket  non viene preso in considerazione dal capo del Viminale e l’associazione Movimento per la lotta alla criminalità organizzata è costretta a manifestare sotto Palazzo Chigi e sotto il Viminale – fa sapere in una nota Luigi Coppola, testimone di giustizia e presidente del Movimento per la lotta alla criminalità organizzata – Una cosa assurda che Minniti non accolga un’associazione contro la criminalità organizzata. Un solo fatto giustifica il tutto ovvero che a presiedere l’associazione ci sia un testimone di giustizia.”

“Se ciò riscontrasse al vero sarebbe di una gravità enorme. Mi auguro di sbagliare almeno una volta nella vita. Altrimenti la mia tesi e confermata il testimone di giustizia è un rompiscatole  per lo Stato”, chiosa Luigi Coppola.

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Scheda sul Sistema Odevaine    Fonte: Vittorio Martone, 2017Scheda sul Sistema Odevaine Fonte: Vittorio Martone, 2017

14 novembre 2017

Mafia Capitale nell’Operazione Mondo di Mezzo. Alcuni dati raccolti da Vittorio Martone, autore del libro ‘Mafie di mezzo. Mercati e reti criminali a Roma e nel Lazio’.

“L’Operazione Mondo di Mezzo è ‘la teoria del mondo di mezzo compà, ci stanno, come si dice, i vivi sopra e i morti sotto e noi stiamo nel mezzo’ (Dai documenti del Tribunale di Roma del 2014, p. 432)”.
Le due realtà venute a galla, il mondo di sotto, versante nero in cui “l’autorità di Massimo Carminati risiede nelle sue origini nei movimenti eversivi neofascisti confluiti  nella Banda della Magliana, impersonata da Massimo Carminati con contatti tra criminali di strada, i trafficanti e le altre mafie del Sud.”
E il mondo di sopra, versante rosso “dove ci sono politici, imprenditori e pezzi delle istituzioni: è l’ ‘area grigia’ di Massimo Carminati, suo punto di forza; qui opera Salvatore Buzzi, anima rossa del clan, con una costellazione di cooperative (rifiuti, verde, alloggi, rom, rifugiati …)”.
Gli affari ruotano attorno al “network dei servizi sociali”.
“Su 1850 procedure negoziate (10% totale) nel 2012-2014 vi è ricorso generalizzato ed indiscriminato a procedure prive di evidenza pubblica, in difformità e in elusione alla normativa di settore, con conseguente incremento di possibili fenomeni discorsivi che agevolano il radicarsi di prassi corruttive” (ANAC 2015)

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18 settembre 2017

Egregio sign Ministro dell’interno MarcoMinniti.Chi le scrive è uno che la pensa come lei ovvero che si deve lottare contro ogni forma di devianza criminale.

Ma poi si pone la lecita domanda :ma perché chi dovrebbe essere al mio fianco non ce e sembra quasi il mio nemico.

Ce poco da intuire il nemico di coloro che denunciano il malaffare criminale diventa lo stato ed in maniera incisiva il Viminale che lei ad oggi dirige.

Lei sign Ministro dell’interno si è sempre distinto per la sua vicinanza ai testimoni di giustizia soprattutto quando ricoprì il ruolo di sottosegretario e presidente della commissione centrale ex art 10.

Fu lei nel 2007 a farmi ritornare nel mio luogo di origine a Pompei proprio per dimostrare che lo stato non doveva permettere a chi denuncia di scappare via ed io vi apprezzai tanto.

Ma oggi che lei si ritrova al capo del Viminale sembra non accorgersi che la situazione dei testimoni di giustizia è assai peggiore di quella di dieci anni fa.

Personalmente le ho più volte scritto per un incontro e quando dico incontro non intendo il manifestare davanti al Viminale ma mai vi è stata una risposta.

A questo punto mi perdoni la franchezza sign Ministro ci vediamo costretti a pensare di dover manifestare e non credo che lei possa ordinare di far allontanare a

manganellate  i pilastri portanti della già esile legalità di questo paese.

Cord saluti

Luigi Coppola testimone di giustizia e presidente del movimento per la lotta alla criminalità organizzata

Carmine Mocerino - Gennaro Ciliberto

Carmine Mocerino – Gennaro Ciliberto

8 settembre 2017

Testimone di Giustizia campano: “Il presidente anticamorra Mocerino non mi riceve da tre anni.” Lettera aperta per chiedere un incontro. “Sto lottando per tornare nella mia città e ci riuscirò”.

“All’ On. Carmine Mocerino
Presidente Anticamorra e Beni Sequestrati
Regione Campania

Oramai sono due anni che attendo un incontro con Lei …
Certo che se potessi vivere a Somma Vesuviana la potrei incontrare al bar o per strada. Ma vede io, testimone di giustizia, non posso vivere a Somma perché per lo Stato sono in imminente pericolo di vita.
Per lungo tempo ho atteso la sua disponibilità ad un incontro, ma vedo che non le interessa.
Mi congratulo con Lei per aver partecipato al ricordo di un uomo onesto che ha dato la vita per un atto di coraggio e di legalità. Ma io da vivo vengo dimenticato da Lei.
La camorra, i beni confiscati a cui Lei presiede dovrebbero essere motivo di scambio tra lei uomo delle istituzioni ed io testimone di giustizia cittadino Sommese.
Sa, Presidente, in Italia siamo solo 79 testimoni di giustizia e una città come Somma, per anni ostaggio di famiglie criminali, dovrebbe ricordare un suo cittadino.
Forse per Lei non merito la sua disponibilità. E pensare che prima di essere testimone di giustizia se la cercavo mi riceveva senza alcun problema.
Presidente Mocerino, io sto lottando per tornare nella mia città e mi creda ci riuscirò anche se attualmente sembra che non faccia piacere a tanti.

Gennaro Ciliberto, Testimone di giustizia.”

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Contro la camorra (Fonte: web)

Contro la camorra (Fonte: web)

1 settembre 2017

In fase di partenza un progetto di recupero di giovani dalla criminalità.
Testimone di giustizia chiede a Salvatore di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana, di essere al suo fianco in questo progetto. “Appello alla cittadinanza, di essere protagonista di questo rinnovamento culturale.”

“Il PRL (Progetto Recupero Legalità) nasce da un’idea di un testimone di giustizia e una professionista del settore già impegnata da anni in analisi della criminologia.
Anni di esperienza che oggi saranno a breve messi in campo in un territorio dove per anni la camorra ha allevato i suoi soldati – dice in un comunicato Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia campano promotore dell’iniziativa – Non retorica o spot ma una vera è propria iniziativa puntata al recupero di quei soggetti che sono individuati dalla criminalità. Giovani, ragazzi e ragazze, che dal bullismo passano a reati di micro criminalità per poi essere soldati di camorra.”
“Questo progetto sarà sicuramente una prima iniziativa, puntare al recupero di questa fascia che mette in serio pericolo l’incolumità degli stessi e di un’intera popolazione. – prosegue Ciliberto – L’apertura sociale a questo fenomeno non deve essere preclusa ai solo operatori ma deve coinvolgere la società civile, le forze dell’ordine e la politica. Quella politica che deve saper dimostrare che il vero cambiamento giunge anche da quell’esempio che ogni uomo delle istituzioni deve saper affermare in ogni propria azione.”
“Oggi un Sindaco amico, il quale da anni ha condiviso la vera parola Legalità, sarà nostro alleato nell’attuazione del PRL.
Presto illustreremo le fasi del progetto e rinnoviamo l’appello a tutta la cittadinanza che deve essere protagonista attiva di questo rinnovamento culturale” conclude Gennaro Ciliberto.

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Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia

Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia

24 agosto 2017

Testimoni di giustizia, la vita dopo la denuncia – Lettera di un testimone di giustizia sul prezzo dell’onestà. “Chi denuncia viene additato come colui che mette a rischio migliaia di posti di lavoro.”

“Quella parola onestà che tanto fa paura e quei milioni di euro che hanno vinto sulla giustizia…
A 38 anni ero un manager affermato, uno di quei giovani che ci mettevano l’anima nel loro lavoro. Un uomo affermato che puntava a raggiungere livelli alti nel mondo delle grandi opere.
Ho partecipato a riunioni dove l’importo dei lavori stanziati era a 9 zeri. Ho stretto mani importanti che oggi sono ai vertici di aziende internazionali. Ma ho anche visto e denunciato il modus operandi della corruzione e di come la camorra dei d’Alessandro per anni si infiltrava nei lavori pubblici autostradali.
Accadeva da anni ed in soli due anni ho rendicontato tutto il marcio. Ho denunciato da solo e spontaneamente nel massimo dell’onestà.
L’ho fatto perché molte vite umane erano in pericolo, l’ho fatto perché non mi sono venduto ai soldi ed al potere, quel potere che mi faceva vivere attorniato da tante persone che poi si sono rivelate degli opportunisti.
Ho pagato solo io questa mia onestà.
Molti degli indagati hanno fatto carriera e gli altri sono scomparsi per essere collocati in posti di comando con la sola regola del silenzio.
Chi denuncia è additato come un infame, un traditore, come colui che mette a rischio migliaia di posti di lavoro.
Tutti si accaniscono su di te e in molti cercano di capire perché hai denunciato.
Ad oggi ho perso la famiglia, la salute, il mio agiato tenore di vita, le amicizie, il futuro.
Questo è cosa ad oggi ho pagato per aver denunciato quel sistema criminale di camorra spa.
Mai nessuno si è chiesto come io possa vivere oggi… Mai nessuno mi ha dato l’opportunità di riprendere la mia attività…
Oggi ho solo una certezza che l’onestà fa paura, ma non solo alla camorra.
Gennaro Ciliberto, un testimone di giustizia.”

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Clemente Mastella, vitalizi. Testimoni di giustizia

Clemente Mastella, vitalizi. Testimoni di giustizia

7 agosto 2017

Vitalizi e diritti. Dopo la polemica del neo sindaco di Benevento, Clemente Mastella, che ha dichiarato di non voler rinunciare al vitalizio e che ha aggiunto altrimenti “vado alla Caritas”, la reazione di un testimone di giustizia. “Ennesima offesa a chi vive con meno di mille euro.”

“Noi testimoni di giustizia ridotti alla fame dopo aver denunciato le mafie e a chiedere aiuto alla Caritas si sentiamo offesi dalle affermazioni di Mastella – commenta Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia campano – Vivere con 10mila euro mensili forse per Mastella e famiglia è un grosso sacrificio se pensiamo che con tre figli e sei nipoti è dura. Questa ennesima offesa a chi vive con meno di 1000 euro ha il sapore dell’arroganza di un potere che vuole affermare dei privilegi a discapito del popolo.”
“Se vuole, il Dott. Mastella, lo accompagno io alla Caritas. Basta farsi la tessera”. chiosa infine Ciliberto.

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29 luglio 2017

Testimoni di giustizia, lettera aperta di untestimone di giustizia sulla vicenda di Luigi Leonardi.

“Lettera al Sig.Leonardi e al Dott.Sgarbi
Le scrivo per la terza volta ma Lei non risponde.
Il perché del suo silenzio? Forse Lei o è troppo importante oppure altro …
Tanto per puntualizzare Lei ha rifiutato il programma speciale testimoni di giustizia poiché tale programma da Lei richiesto e ribadisco da Lei richiesto alla DDA partenopea si è trasformato come da delibera della commissione centrale ex art.10 da testimone a collaboratore ovvero c.d. PENTITO.
Non entro nel merito delle decisioni della commissione centrale ma come Lei saprà bene tale commissione chiede pareri alla DNA.
Se poi Lei come sua facoltà è ricorso prima al Tar e poi in Consiglio di Stato e ci risulta che entrambi non Le hanno dato ragione .
La commissione centrale in una ultima delibera Le ha comunicato che Lei per ragioni di sicurezza debba essere trasferito in località segreta, ma con la qualifica di collaboratore.
Le rinnovo il mio appello dica la verità la verità ….
Se poi è stato capace di diventare un collaboratore di serie A ben venga ma non esistono testimoni di serie A o di serie B ma esistono testimoni di giustizia e collaboratori di giustizia figura ben definita dalla legge 45/2001.
Gennaro Ciliberto, Un Testimone di Giustizia”

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Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia

Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia

27 luglio 2017

Testimoni di giustizia, Avviato progetto a sostegno delle vittime della camorra. “Ci aspettiamo una forte risposta da parte del popolo onesto”

“Un gruppo di testimoni di giustizia campani uniti in un progetto di solidarietà a supporto di tutte le vittime di camorra. ‘Mai più SOLO’ questo è il progetto che unisce chi ha sofferto e soffre da vittima di camorra.” Così presenta il progetto a sostegno delle vittime della camorra in un comunicato Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia campano che otto anni fa denunciò l’infiltrazione della camorra inun appalto pubblico.
“Testimoni di giustizia che hanno vissuto sulla propria pelle l’aver denunciato la camorra ed essere stati troppo spesso usati per poi essere abbandonati. Un’esperienza che verrà messa a disposizione di chiunque chieda un aiuto, quell’aiuto concreto e non fatto di spot e passerelle”, prosegue il comunicato.
“Oltre ai testimoni di giustizia ci saranno avvocati, psicologi e commercialisti. La materia in questione è molto delicata e non sempre le richieste a chi spettano le decisioni in termini di tutela e risarcimento sono formulate correttamente.
Questo gruppo, che è in fase di organizzazione, sarà presente al fianco di chiunque abbia denunciato la camorra. – spiega Ciliberto – Il progetto vuole distinguersi dalle precedenti iniziative che tristemente ad oggi non hanno avuto il giusto riscontro. Sempre di più leggiamo i messaggi che ci giungono da chi è vittima della camorra. Questi uomini e donne oltre al danno pagano la beffa dell’assenza di umanità, oltre a quelle promesse sempre disattese. Non si può dire ad un uomo nel deserto che deve attendere l’acqua, come non si può promettere la luna nel pozzo.
Ci attendiamo una forte risposta da parte del popolo onesto e apprezzeremo chi vorrà dare il suo sapere a questa causa.”
“Le vittime di camorra da oggi possono contare su un aiuto concreto perché non si può essere lasciati soli dopo aver denunciato e aver dato quel supporto decisivo al contrasto alla camorra. Il bene comune è difendere ogni persona che ha subito la violenza della camorra” conclude il comunicato.

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I Don't Mafia, manifesto evento

I Don’t Mafia, manifesto evento

1 luglio 2017

Mafie e periferie. Fonte Nuova (RM) 2 luglio, dibattiti e spazi di incontro con l’associazione Metamorfosi per dire ‘I Don’t Mafia’.

Nomi e voci che rappresentano impegno e lotta alle mafie nell’hinterland romano, con la giornalista Federica Angeli, Amnesty International, l’associazione Libera contro le Mafie, Radio Impegno e tanti altri. “A Fonte Nuova rompiamo il silenzio. Per la prima volta dalla nascita del nostro giovane comune, parliamo apertamente di mafie, insieme. Il 2 luglio 2017 “I DONT’ MAFIA” in piazza Padre Pio dalle 16 alle 24 per capire come la mafia sia radicata nel nostro territorio”, spiega in un comunicato l’associazione Metamorfosi, organizzatrice dell’evento. Parte da un piccolo comune alle porte di Roma l’impegno civile di parlare di mafie, rivolgendosi a tutta la cittadinanza e non solo. “A Fonte Nuova era Felice Maniero, l’ex boss della mala del Brenta, cosiddetto Faccia D’Angelo, che intratteneva rapporti con l’amministrazione locale, appaltando casette dell’acqua poi rivelatesi addirittura dannose”, prosegue nel comunicato l’associazione. Tra dibattiti, proiezioni e uno spettacolo teatrale la giovane associazione Metamorfosi mette una prima pietra a questo progetto di legalità, anche con l’inaugurazione alle 17.30 del cartello stradale della nuova via intitolata a Giuseppe Impastato (Peppino) iniziativa anch’essa promossa dall’associazione. Da Cinisi a Fonte Nuova, dalla Sicilia a Roma e non solo, per parlare di mafie anche e soprattutto nelle comunità più giovani dove la criminalità è già approdata. L’impegno di lotta alla mafie di Peppino Impastato che parte dall’abbattere il muro di omertà e indifferenza del suo paese e far riscoprire la bellezza, si attualizza con il nome e il motto di questa giornata, che è un progetto, ‘I Don’t Mafia’.

I Don't Mafia, programma evento

I Don’t Mafia, programma evento

“I DON’T MAFIA è il primo e più importante progetto culturale del 2017 per METAMORFOSI – si legge nella nota dell’associazione – L’idea è promuovere la lotta contro le mafie e l’informazione in merito, in tutte le forme possibili, a Fonte Nuova. Come possiamo ben sapere, poche sono le iniziative ogni anno che vengono promosse per la cittadinanza in materia di mafie, bensì di trasparenza e buona amministrazione.”
“La piazza è paragonabile a una scatola contenente tutte le informazioni, all’interno della quale il nostro impegno è creare il percorso giusto affinché tutti i target d’età e conoscenza possano apprenderne il più possibile. Il tutto accompagnato da un punto gastronomico dedicato al Food Truck, grazie al quale si può condividere il pasto giornaliero e restare per l’intero evento. Le diverse attività gastronomiche saranno unite da un angolo relax, che favorirà l’inclusione e la convivialità.
Partecipare è già lottare”, conclude l’associazione.

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logoMovimento

Logo Movimento per la lotta alla criminalità organizzata

9 giugno 2017

Testimoni di giustizia e assunzioni. Luigi Coppola, Movimento per la lotta alla criminalità organizzata: “Chiediamo di sapere chi sono i meritevoli che hanno ottenuto l’assunzione”. Di seguito il comunicato.

“Dopo che lo stesso Viminale asserisce che vi sono state tre assunzioni in più di due anni mi viene da dire che questa legge sulle assunzioni dei testimoni di giustizia è una vera farsa.
A noi del Movimento per la lotta alla criminalità organizzata ci preme sapere il perché di sole tre assunzioni a livello nazionale contro le ventisei della sola Sicilia.
Più volte ci è stato detto che le Regioni erano disponibili ad assumere, tra queste spiccava la Campania ma dove stanno quindi questi posti vacanti da coprire con i testimoni?” chiede in un comunicato Luigi Coppola, testimone di giustizia di Pompei e presidente del Movimento per la lotta alla criminalità organizzata.
“E chi sono questi meritevoli tre che si sono aggiudicati il posto fisso. Vogliamo capire su quali basi oppure si è tirato a sorte ?
Non ci stupiremmo se ad essere assunti siano stati coloro che percepiscono un contributo mensile e a seguito dell’assunzione la commissione centrale ex art 10 ha valutato un certo risparmio.
Ciò sarebbe iniquo per chi già fuoriuscito da anni è stato tagliato fuori sia da imprenditore che da ogni possibile reddito.
Lo chiederemo al ministro Minniti il quale stranamente non sembra disponibile né al dialogo con un incontro né al rispondere alle nostre missive.” prosegue Coppola, che alle prossime elezioni amministrative di Pompei è candidato al consiglio comunale.
“Lo faremo nei prossimi giorni con una permanente e massiccia presenza di tdg davanti il Viminale.
Noi saremo lì civilmente e capiremo se il ministro dell’Interno Marco Minniti persona sensibile con chi denuncia la criminalità organizzata sia rimasto tale oppure ci volterà le spalle come tanti fanno.” conclude Luigi Coppola testimone di giustizia e presidente del Movimento per la lotta alla criminalità organizzata.

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15 maggio 2017

Elezioni amministrative. A Somma Vesuviana ritirate i candidati di Pd e liste di centro ritirano le candidature segnalando infiltrazioni camorristiche. Lettera al senatore Filippo Bubbico: “Non possiamo non scoprire un interesse della camorra alla politica. Somma Vesuviana non può essere abbandonata.”

“Erg. ViceMinistro Sen. Bubbico, Le scrivo come cittadino Sommese nonché testimone di giustizia, nella mia amata città.

L’undici di giugno 2017 dovrebbero svolgersi le elezioni comunali, uso il dovrebbe poiché in questi ultimi giorni la democrazia ha subito un vero e proprio attacco. Più di una lista ha dato la resa, una resa però alla luce degli ultimi eventi non politica ma costretta.

Organi di stampa hanno riportato le dichiarazioni dell’On. Mocerino già presidente della commissione anticamorra in Regione Campania, nelle dichiarazioni si parlava di clima ostile e intimidazioni. Intimidazioni che hanno addirittura portato alla resa il candidato Pd dott. Bianco e la ritirata del simbolo e della lista Pd” afferma Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia campano, rivolgendosi al viceministro Bubbico dopo le recenti vicende che hanno agitato le imminenti elezioni comunali a Somma Vesuviana.

“Egregio Sen. Bubbico tali circostanze ora al vaglio dei carabinieri portano un’intera popolazione a porsi una domanda.

La risposta la deve dare lo Stato, la prego vivamente di interessarsi alla vicenda nel suo ruolo istituzionale, non possiamo permetterci di lasciare dubbi sull’espressione democratica del voto. Non possiamo non scoprire ove ci fosse un interesse della camorra ad entrare nella vita politica. Non si può accettare che un partito come il Pd si astenga.

Lei sa bene la stima che ho nei suoi confronti, Somma Vesuviana non può essere abbandonata. Il popolo di Somma non merita questo.

Con eterna gratitudine”, conclude Ciliberto nel suo comunicato.

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2 maggio  2017
Testimoni di giustizia, la nuova legge bloccata al Senato. Gennaro Ciliberto, tdg: “Questa legge non rimanga una promessa elettorale o beffa”.

“Giungono notizie che la legge 3500 sui testimoni di giustizia già licenziata al parlamento è ferma al Senato. Questa legge firmata all’unanimità da tutti i gruppi politici non sarà legge finché non sarà approvata al Senato. I testimoni di giustizia stanno vivendo l ‘ennesimo dramma amplificato da questa incertezza sulla durata del Governo. – dice Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia – Se dovesse a breve aprirsi una crisi di Governo tutto l’impegno di chi ha voluto questa legge sarà  vanificato in un nulla, in particolare l’on. Mattiello presidente del V comitato per i testimoni di giustizia presso la commissione antimafia che tanto ha lavorato per le relazioni.”

“Dopo 20 anni dalla entrata in vigore della legge 45/2001 che tanto ha danneggiato la figura del testimone di giustizia spesso confuso con la figura del ‘pentito’. – prosegue Ciliberto – La legge 45/2001 ha troppo spesso fallito, distruggendo il futuro di chi da persona libera è stata esiliata lontano dalla propria terra nativa vedendo distrutto presente e futuro.”

“Oggi i testimoni di giustizia ammessi a programma di protezione sono una ottantina e vivono un disagio quotidiano anche perché ci sono determinate condizioni dove l’attuale legge pone dei limiti. Un Governo che dice di lottare contro ogni mafia non deve maltrattare questi uomini e donne che hanno dato la loro vita per la giustizia facendo condannare mafiosi e rompendo il muro di omertà. Questa legge non può restare una promessa elettorale o l’ennesima beffa per chi da anni chiede diritti” conclude Gennaro Ciliberto.

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Fonte: web

Fonte: web

30 marzo 2017

I professionisti dell’antimafia. Testimone di giustizia denuncia: “Condizioni precarie di protezione, ma pochi denunciano il sistema”.

“C’è una strana situazione che giorno dopo giorno sta crescendo. Un sistema nato per proteggere e garantire l’integrità psicologica dei testimoni si sta da tempo trasformando in una tortura – spiega Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia che vive sotto protezione – Sono 78 i testimoni ma solo in pochi hanno la forza ed il coraggio di narrare come si viene trattati durante la protezione. Forse quei pochi sono degli impostori? O forse dicono bugie?
No, il problema si traduce in frase “vai avanti Tu che io poi vengo”. Il lamentarsi oppure l’innescare polveroni inutili non serve a nulla”.
“I Big così autodefinitisi sono solo un fenomeno da carrozzone circense.
I presidenti i vice i super applauditi sono solo povere vittime che prima di esserlo sono stati carnefici, vendendo la sofferenza dei propri simili per un pugno di denaro o una promessa di un futuro posto in pool nel sistema – prosegue Ciliberto – Forse adesso i lupi travestiti di agnelli leggendo si uniranno nella costruzione della risposta, la bugia, avallata da chi a tutto l’interesse di frammentare.
Dalla Sicilia al Trentino ognuno asserisce di passare l’inferno ma nella reazione civile ed unita si innescano i personalismi le lobby, “Io sono Io tu sei nessuno, ma hai capito io di chi sono amico?”. E con tanto di telefonate calunniatorie si intenta la conquista da leader.
Se poi ci mettiamo che vi è una regia nel far trapelare notizie riservate, allora tutto diventa una organizzazione”.
“Leggete lupi ed apprestatevi alla battaglia anche se siete abituati a lanciare pietre da dietro ai cespugli perché? Perché siete vigliacchi …e infangate il vostro essere paladini della legalità.
A te uomo …..anche se uomo è tanto … non bastano le lacrime di coccodrillo, la favola dei sette nani o altro, il tempo darà ragione alla verità e resterai solo, come colui che ha tradito un suo fratello lasciandolo morire e bevendo vino.
Gennaro Ciliberto, Testimone di giustizia contro la cricca”.

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Stadio San Paolo, Napoli Fonte: Filckr

Stadio San Paolo, Napoli          Fonte: Web

6 marzo 2017

Testimone di Giustizia, no andare allo stadio. L’appello, anche al Napoli: “Io ho denunciato la camorra e ora non vivo più”

“Anche questa volta si ripete il No, un No che mi esclude dalla vita normale per la seconda volta. Anche questa volta qualcuno dal Servizio di protezione a Roma ha deciso che io debba non vivere una gioia, un’emozione: poter tifare la mia squadra del cuore. – dice Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia napoletano – Alla partita saranno presenti politici e magistrati e personalità che vivono sotto scorta e tutti lo hanno annunciato sui mezzi di stampa ci sarà anche il Dott. Cantone.
Ma io non sono nessuno?”
“Sono solo un napoletano testimone di giustizia che vive da anni in esilio per aver denunciato la camorra e la corruzione nelle grandi opere.
Vorrei che il mio grido di dolore arrivasse al presidente De Laurentis e ai giocatori del Napoli “Io ho denunciato la camorra e ora non vivo più”. Che esempio diamo al popolo Napoletano che chi denuncia deve vivere da fantasma per il resto della vita?” conclude Ciliberto.

Approfondimento, qui.

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testimone

Testimoni di giustizia, titoli

12 gennaio 2017

Legalità e antimafia dei fatti. Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia: “L’antimafia ipocrita che approfitta di noi si faccia da parte”.

“Tanti, forse in troppi, parlano di lotta alle mafie ma poi quando è il momento di esserci c’è l’alibi ‘non potevo’, ‘ero impegnato’, ‘sarà per la prossima volta’, ‘ti sono vicino’.
Questi finti perbenisti che della loro vigliaccheria ne hanno fatto ragion di vita, che nella massa si eleggono a paladini dell’antimafia, che come sanguisughe vivono sulla pelle di chi è morto per mano delle mafie e chi è bersaglio delle mafie. Questa finta e ipocrita antimafia è una macchina che produce denaro e che non fa altro che trasformare il dolore altrui in storie romanzate da portare in giro per l’Italia. Un’Italia malata, fatta da mazzette e raccomandazioni, di lobby e massoneria, che non lascia spazio ad una società civile troppo spesso assuefatta e rassegnata.
Arrendersi? No. …Ma se il dolore è il nostro! Se il sangue versato è dei nostri figli, padri e madri, fratelli… ! Se nelle aule di tribunale a puntare il dito siamo stati noi!
A voi dell’antimafia parolaia dico smettete di fare teatro, di approfittare delle nostre tragedie e fatevi da parte. Adesso tocca a noi!

Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia.”

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Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia

Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia

28 novembre 2016

Testimone di giustizia: “Inizio sciopero della fame. Io, ignorato dallo Stato”

“Con enorme dolore devo annunciare che sabato 3 dicembre sarò dinanzi a Palazzo Chigi per iniziare lo sciopero della fame, in protesta per la mancata attuazione del programma di protezione e il non rispetto della legge 45/2001.
Questa è l’ultima mia possibilità, nonostante sia invalido e ammalato sono costretto a questo ultimo gesto di umiliazione.
Mi sono sempre attenuto alle regole comportamentali del programma di protezione, mi sono ricostruito da solo una vita una nuova identità un lavoro … tutto da solo, ma non mi sarei mai aspettato che dallo Stato ci fosse quel silenzio che ti uccide e ti rende vittima a vita.
Sono un testimone di giustizia attualmente a programma speciale di protezione per imminente pericolo di vita, e venire a Roma a scioperare mi espone a rischio ma non ho altra possibilità.
Dopo aver inoltrato tante istanze, dopo due anni solo silenzio. Quindi da una parte lo Stato mi difende dalla camorra e dall’altra parte mi isola e ignora. Mesi e mesi per ricevere una risposta dalla commissione centrale ex articolo 10 dal presidente Bubbico …ma nulla!
Un sistema che ti reputa un peso, un rompipalle.
Basta, il 3 dicembre io sarò lì a dire al popolo onesto e a chi non mi ha mai abbandonato che lo Stato siamo noi e che un testimone di giustizia pretende rispetto e che il governo deve rispettare la legge.
Sappiate che un testimone di giustizia per poter votare deve recarsi da solo, percorrere migliaia di chilometri e anticipare centinaia di euro, e non tutti i testimoni potranno permettersi di votare.
Ho dalla mia 45mila persone che mi seguono, a loro chiedo di essermi vicino.

Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia contro la Camorra Spa.”

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Scheda, le iniziative contro la corruzione in Sanità. (Fonte: Report 'Curiamo la corruzione')

Scheda, le iniziative contro la corruzione in Sanità. (Fonte: Report ‘Curiamo la corruzione’)

15 novembre 2016

La percezione della corruzione in Sanità – Report ‘Curiamo la corruzione’ di Trasparency International Italia, 2016.

“La corruzione è percepita dall’87,2% dei dirigenti sanitari intervistati come un problema che rimane grave e che necessita di una pluralità di interventi. Addirittura, il 98,7% degli intervistati ritiene che si tratti di uno dei maggiori problemi che in questo momento affliggono il Paese.
La corruzione è percepita come una questione che interessa trasversalmente tanto il settore pubblico quanto quello privato, che non è circoscritta a qualche ambito particolare, anche se risulta particolarmente diffusa nel comparto Sanità.
L’ambito più a rischio viene individuato nelle gare d’appalto, allorquando le strutture sanitarie si trovano ad avere a che fare con committenti esterni per l’affidamento di contratti relativi all’acquisto di beni e servizi o per la realizzazione di opere. (…)
All’indagine hanno partecipato 151 strutture sanitarie, pari al 45,3% del totale delle strutture contattate. (…) Su tutte le risposte aleggia la certezza che la corruzione sia resa possibile e agevolata dal mal funzionamento della Pubblica Amministrazione, che crea pericolosi interstizi all’interno dei quali possono insinuarsi le attività illecite, e che non siano sufficienti leggi e attività di controllo per arginare e, soprattutto, per prevenire il fenomeno, ma che sia invece necessario procedere ad un’azione di semplificazione e informatizzazione delle procedure che limitino al massimo gli spazi di intervento. Gli intervistati sembrano convinti che quella della corruzione sia una questione che va aggredita su più fronti, assicurandosi in primo luogo dell’indipendenza e dell’integrità di chi occupa le posizioni apicali, e garantendo, attraverso la rotazione degli incarichi, che non si creino le condizioni perché sia possibile acquisire rendite di posizione che consentano di abusare del proprio potere per coltivare interessi di tipo personale. C’è inoltre la convinzione che gli interventi di carattere normativo e organizzativo vadano accompagnati ‘dal basso’, con azioni minute di sensibilizzazione e di informazione di tutto il personale per far comprendere quale sia il peso socio-economico delle pratiche corruttive, facilitare l’individuazione delle stesse, introdurre alla pratica del whistleblowing (procedure per la segnalazione di casi di corruzione e azioni a tutela dei dipendenti che effettuano le segnalazioni di illecito).”

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Minori e sfruttamento del lavoro (Fonte: Ansa)

Minori e sfruttamento del lavoro (Fonte: Ansa)

20 ottobre 2016

Legge sul caporalato. Coldiretti: “Ora tutele anche per i minori sfruttati nei campi”

“Con la legge sul caporalato l’Italia si pone all’avanguardia nella tutela del lavoro nei campi che va estesa anche ai prodotti importati che sono ottenuti anche dallo sfruttamento del lavoro minorile che riguarda 100 milioni di bambini secondo l’Organizzazione Internazionale del lavoro (ILO). Occorre ora garantire che dietro tutti gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con una equa distribuzione del valore. Se i prodotti agroalimentari italiani sono ora garantiti (…) sono molti i prodotti importati sui quali – sottolinea in un comunicato la Coldiretti – pesa addirittura l’ombra dello sfruttamento minorile.”
“Un fenomeno diffuso nel tempo della globalizzazione dei mercati che – continua la Coldiretti – si fa paradossalmente finta di non vedere solo perché avviene in Paesi lontani e che viene spesso addirittura incentivato da accordi europei agevolati per l’importazione di prodotti alimentari, dal riso del Myanmar all’olio dalla Tunisia fino alle trattative in corso, anche per i prodotti frutticoli, con i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay) dove non ci sono le stesse norme di tutela dei lavoro vigenti in Italia.”
“Alla globalizzazione dei mercati deve far seguito quella delle regole a sostegno di un commercio equo e solidale che valorizzi i prodotti di quei territori che si impegnano a tutelare il lavoro, ma anche a rispettare l’ambiente e la salute” ha concluso il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo nel sottolineare che ci vuole “una responsabilizzazione della filiera ed un impegno concreto delle Istituzioni”.

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Testimoni di giustizia, diritti e tutele

Testimoni di giustizia, diritti e tutele

12 ottobre 2016

Anci, “Bloccate le assunzioni”. E i testimoni di giustizia aspettano ancora.

“La legge per l’assunzione nella pubblica amministrazione dei testimoni di giustizia varata più di due anni fa è ferma al palo, e resta un miraggio il lavoro. Esponenti dell’Anci oggi riuniti a Bari hanno dichiarato che i comuni hanno le mani legate per le assunzioni, poiché il governo centrale ha bloccato le assunzioni per far fronte ai tagli dei costi nella pubblica amministrazione. I testimoni di giustizia hanno come ultima speranza questa opportunità, come unico reinserimento sociale. La legge c’è, ma il lavoro?
Un appello al premier Renzi, che sino ad ora ha taciuto su questa questione forse troppo impegnato in altro. Questo non è un buon messaggio per chi ha servito lo Stato mettendo a rischio la propria vita e quella dei propri familiari” dichiara Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia.

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Dati sul divario occupazionale tra uomini e donne

Dati sul divario occupazionale tra uomini e donne

12 ottobre 2016

Il Pay Gap Gender nel 2016. Italia tra le più diseguali.

“A livello dell’UE, il divario retributivo di genere è definito come la differenza relativa delle retribuzioni orarie lorde medie delle donne e degli uomini all’interno dell’economia nel suo complesso. Nel 2012, la media UE è stimata a 16,4%. Il divario di genere qui analizzato è definito come la differenza tra i tassi di occupazione degli uomini e delle donne in età lavorativa (15-64 anni). In tutta l’UE, il divario occupazionale di genere è stato del 10,5 punti nel 2014, il che significa che la percentuale di uomini in età lavorativa nel mondo del lavoro ha superato quella delle donne da 10,5 punti.
Il divario occupazionale di genere varia notevolmente tra gli Stati membri. Nel 2014, il divario più basso è stato segnalato in Finlandia (1,5 punti percentuali), seguita dalla Lituania (1,6 pp), Svezia (3,4 pp) e Lettonia (4,1 pp). Questi quattro erano gli unici Stati membri dell’UE, con un divario occupazionale di genere non superiore a 5 pp All’altra estremità della scala, cinque Stati membri hanno registrato un gap sopra 15 pp, ossia la Romania (15,4 pp) Repubblica Ceca (16,3 pp), Grecia (16,9 pp), l’Italia (17,9 pp) e Malta (25,4 pp). Ciò è dovuto alla minore partecipazione delle donne nel mercato del lavoro in questi paesi.
Per la popolazione nel suo complesso, il tasso di occupazione delle persone di età compresa tra 15-64 nel 2014 variava dal 49,4% al 74,9%. Tra i paesi con i maggiori divari occupazionali di genere, sopra 15 pp, il tasso di occupazione in Grecia (49,4%), l’Italia (55,7%), la Romania (61,0%) e Malta (62,4%) è inferiore alla media dell’UE, mentre era superiore nella Repubblica Ceca (69,0%).
Oltre il divario retributivo di genere, sulla base di guadagni orari, la differenza tra il reddito medio annuo di donne rispetto agli uomini è influenzato anche dalla maggiore percentuale di dipendenti part-time tra le donne. Ciò è dimostrato dal ‘ore Gender Gap’, che rappresenta la differenza tra il numero medio di ore mensili corrisposti a uomini e donne, espressi in percentuale di ore medie pagate agli uomini. Nell’ottobre 2010, in tutta l’UE, le donne sono state pagate in media il 14% in meno di ore rispetto agli uomini al mese. Il numero di ore retribuite per gli uomini è molto simile in tutti i paesi dell’Unione Europea, mentre le modalità part-time per le donne differiscono in modo sostanziale. Per i Paesi Bassi, il divario di genere si distingue ore, al 29%, il che significa che i dipendenti di sesso femminile di lavoro sono pagati in media il 29% in meno di ore al mese rispetto agli uomini. All’altra estremità della scala, la Bulgaria e l’Ungheria hanno registrato un divario di genere che era vicino allo zero.
Nel dicembre 2015, la Commissione europea ha adottato il ‘Coinvolgimento strategico per la parità di genere 2016-2019’. In questo programma di lavoro, la Commissione ha ribadito il suo impegno a continuare il suo lavoro per promuovere la parità tra uomini e donne. Ciò significa mantenere al centro della politica di parità di genere sulle cinque aree tematiche prioritarie esistenti:
• aumentare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e la pari indipendenza economica delle donne e degli uomini,
• riducendo la retribuzione tra i generi, i guadagni e le lacune previdenziali e combattere la povertà tra le donne in tal modo,
• promuovere la parità tra donne e uomini nel processo decisionale,
• la lotta contro la violenza di genere e la protezione e il sostegno alle vittime,
• promuovere la parità di genere e dei diritti delle donne in tutto il mondo.
Nel 2014, la maggior parte dei paesi dell’Unione europea ha registrato un differenziale retributivo di genere più elevato nel settore privato che nel settore pubblico. Questo potrebbe essere dovuto al fatto che nel settore pubblico, nella maggior parte dei paesi, i dipendenti sono protetti da un contratto collettivo e gli altri contratti simili che istituiscono paga.”
Dal Rapporto Eurostat Pay Gap Gennder 2016.

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Logo Movimento per la lotta alla criminalità organizzata

3 ottobre 2016

Luigi Coppola: “Chiediamo un incontro con il Procuratore Roberti in difesa dei testimoni di giustizia”

“Come testimone di giustizia e come presidente di un Movimento nato per lottare la criminalità organizzata promuovendo la denuncia mi ritrovo sempre più disarmato. E non certo per una deficienza mia o del movimento, ma per l’incapacità o la non volontà istituzionale nel voler risolvere i problemi dei testimoni di giustizia e di coloro che denunciando le mafie finiscono per pentirsene. – afferma in un comunicato Luigi Coppola testimone di giustizia e presidente del Movimento per la lotta alla criminalità organizzata – I problemi sono tanti e sarebbe troppo lungo elencarli. Ma vale la pena citarne alcuni, ovvero la poca o per niente sicurezza garantita a chi esce dal programma di protezione maggiormente per chi rientra in località di origine o per chi decide di non entrare a programma.”
“Come Movimento per la lotta alla criminalità organizzata posso confermare che le denunce non arrivano e ciò é riconducibile alla sfiducia nei confronti dello Stato che abbandona, come da copione di un film, chiunque abbia fatto l’atto quasi eroico di denunciare. – aggiunge Coppola, che ha deciso di candidarsi il prossimo maggio, 2017, a sindaco di Pompei – E se poi passiamo al capitolo assunzioni c’è poco da dire se non che è stata ed è la più ignobile presa per i fondelli che poteva esserci.”
“A questo punto, considerato che la politica è sorda, e preciso nessuno escluso, questo Movimento si vede costretto a chiedere l’autorevole intervento del Procuratore nazionale antimafia Franco Roberti al quale chiediamo da subito un incontro per chiedere un serio intervento in difesa dei soprusi e angherie a cui siamo sottoposti. Ci auguriamo che almeno Roberti sia rimasto quel garante di legalità e vicinanza per chi ha denunciato la criminalità organizzata.
Noi della politica siamo nauseati.” conclude Luigi Coppola nel comunicato.

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I quadri di Van Gogh recuperati dalla Guardia di Finanza

I quadri di Van Gogh recuperati dalla Guardia di Finanza

2 ottobre 2016

Affari della camorra. Van Gogh in cambio della droga.

“La camorra custodisce le opere d’arte per usarle come scambio. Infatti il grande valore delle opere permette di acquisire grandi partite di droga. – spiega Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia campano – Non manca la complicità di professionisti dell’arte che oltre a segnalare le opere da rubare, trovano l’acquirente.” Aggiunge Ciliberto: “La camorra si evolve: non più solo estorsioni ma grandi furti di opere d’arte e rapine a porta valori, tutto realizzabile con alleanze con altre mafie. Non è un caso che l’ultimo rinvenimento dei Van Gogh sia avvenuto a Castellammare di Stabia dove il clan D’Alessandro ha ramificazioni in tutta Italia.”

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Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia

Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia

29 settembre 2016

“Umiliato da un No che è prassi.”
Lettera aperta di un Testimone di giustizia, a cui ieri è stata negata la possibilità di recarsi allo stadio San Paolo a Napoli. E adesso si chiede perchè certe autorizzazioni avvengono a singhiozzo, senza una linearità di decisioni.

“Carissimi Italiani onesti,
Vi scrivo perché mai mi sarei aspettato questa ennesima umiliazione. Alle ore 11 del 27 settembre tutto era organizzato per poter assistere all’evento calcistico al San Paolo in Napoli, c’era stata anche una conferma verbale dal SCP (Servizio Centrale di Protezione, ndr), un Maggiore dei carabinieri disse: “Al 99% non ci dovrebbero essere problemi per la partita”. Inoltre la grande disponibilità dei carabinieri del gruppo di Castello di Cisterna dal Comandante, il Maggiore cc Dott. D’Agosto, avevano reso quel mio desiderio realizzabile e cosa dire del personale di scorta, uomini eccezionali.
Addirittura per tutelare la mia persona si erano aggiunti altri due operatori, passando dai tre con auto blindata a cinque.
Con una telefonata giunta alle ore 12 del 28 settembre, solo otto ore prima dell’evento, dal SCP giunge il No, un No che non solo mi ha turbato e distrutto sia nell’anima che psicologicamente ma che mai mi sarei aspettato. Cosa diversa se la forza territoriale avesse espresso parere negativo essendo loro responsabili della mia sicurezza.
Con un biglietto già acquistato in tribuna Posillipo e la gioia di poter gridare forza Napoli dopo dieci anni e rivivere attimi di normalità, quel No mi ha fatto capire che non solo non c’è rispetto per l’uomo Gennaro ma che dei testimoni nessuno se ne frega.
Credetemi, Italiani, come può un uomo dopo che ha perso tutto, famiglia, lavoro e ricchezza, dovendo forzatamente abbandonare i propri affetti la propria terra essere privato anche della libertà che è un diritto. Come può un testimone resistere per anni a questo calvario senza poi portare i danni per tutta la vita.
Mi ritengo un testimone fortunato, ho sempre rispettato le regole, attenendomi sempre alle direttive impartite dal SCP, ma non è facile capire perché non ci sia una linearità nelle decisioni.
A volte viaggi con una scorta di 3° livello e a volte ti fanno viaggiare da solo in treno.
A volte ti autorizzano a portarti da solo con mezzi propri in una località “x” e a volte nella stessa località ti scortano.
Dov’è l’umanità e la sensibilità di chi gestisce i testimoni?
Come questi uomini di legge considerano le nostre figure?
Perché veniamo sempre considerati dei problemi chiusi in delle cartelline di cartone con una matricola?
Ogni testimone è una matricola: da uomini e donne diveniamo un numero preceduto da una lettera, in un sistema che da anni ed anni non cambia c’è il ‘perseverare’.
Relazioni e commissioni ad oggi non hanno portato a nulla e la linea è sempre la stessa…scarsa considerazione del testimone.
Il testimone non ha diritti quindi?
Mi sento vuoto e sconfortato, e penso a chi non ha nemmeno la forza di contrapporsi a questo sistema a chi non ha più voce poiché stanco e distrutto da anni di isolamento.
Da ieri sono lontano dalla mia città (Napoli) e con me ho portato l’ennesima umiliazione che segna le ferite di noi uomini e donne per bene. A fianco a noi ci sono le nostre famiglie che soffrono quotidianamente, questo dolore fa parte di noi che troppo spesso ci chiediamo il perché non siamo solo vittime di mafia.

Ciliberto Gennaro, testimone di giustizia”.

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Luigi Coppola, testimone di giustizia

Luigi Coppola, testimone di giustizia

22 settembre 2016

Luigi Coppola, testimone di giustizia: “Vittima prima delle mafie, poi dello Stato”

“Prima le mafie a darci fastidio con le loro richieste di denaro, che a loro dire garantivano sicurezza alle nostre attività e alla famiglia. Questo i testimoni di giustizia imprenditori non lo hanno accettato e sono ricorsi alle autorità preposte, sia per punire gli estorsori e sia per garantire la nostra sicurezza e le nostre attività.” spiega Luigi Coppola, testimone di giustizia campano.
“Ma c’è qualcosa che non torna in tutto ciò. Le mafie prendevano un po’ di soldi e ti facevano lavorare e custodivano l’attività. Ma siccome non è previsto pagare per lavorare l’imprenditore si ribella. – prosegue Coppola – E poi che succede? Succede che lo Stato, non avendo alcun interesse né per la tua impresa né per la tua vita, comincia a farti lo sgambetto: ti porta via dal tuo paese, ti esilia, e ti fa vivere una non vita.
Poi all’improvviso ti molla del tutto e ti chiude le porte in faccia. Mentre se rimani al tuo paese o ci ritorni, come feci io allora, la cattiveria aumenta: sì perché ci sono i costi della scorta per vigilare la tua attività. E allora cominciano le provocazioni seguìte da qualche denuncia anzi nel mio caso, con atti scritti che detengo, a scopo di minaccia mi imponevano di lasciare Pompei pena la revoca della scorta e di quant’altro, e così fu. Ma io non mi sono piegato alla camorra figurati con chi si è comportato quasi peggio.”
“Ora, l’amico Cutrò è rimasto scosso dal trattamento ricevuto a Napoli e ciò mi dispiace, ma dico a Cutrò che ho subito di peggio perché lo Stato sa essere peggiore delle mafie. Bisogna resistere ma dire le cose come stanno. E non in modo solitario, che non serve a nessuno anzi dà modo di essere additato come un rompiscatole.
Denunciate le mafie, ma unitevi e fatevi rispettare dalle istituzioni.” conclude Luigi Coppola.

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Sprechi Sanità, Asl cancellerie (Fonte: curiamolacorruzione.it)

Sprechi Sanità, Asl cancellerie (Fonte: curiamolacorruzione.it)

21 settembre 2016

“Circa 1 Miliardo di euro di potenziali risparmi nelle Asl per voci di spesa non sono collegate all’efficacia delle cure. Dal 2009 lo spreco ingiustificato è diminuito in media del 4,4% annuo ma in proporzione alla spesa complessiva è rimasto pressoché costante. Fino al 30% della spesa per Pulizia, Lavanderia e Mensa potrebbe essere reso più efficiente e permettere di liberare risorse per una più efficace assistenza sanitaria.
Per comprendere la natura delle inefficienze e potervi intervenire senza ricorrere ai cosiddetti ‘tagli lineari’, occorre passare attraverso l’analisi dei sistemi gestionali dai quali hanno origine e ricercare tali voci nelle articolazioni tra i livelli di governo territoriali.
La variabilità della distribuzione di alcune specifiche voci di costo in relazione a parametri strutturali quali la popolazione residente (per le Asl) e il numero dei dimessi pesato per l’indice di case mix (ICM), (per le AO), ha lo scopo di evidenziare la presenza di anomalie non giustificate all’interno di ciascuna Regione e di quantificarne un potenziale bacino complessivo a livello nazionale.” dal Progetto ‘Curiamo la Corruzione’, di aprile/maggio 2016.

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Logo Movimento per la lotta alla criminalità organizzata

14 settembre 2016

Camorra, politica e cittadini attenti.

“Che Renzi sia di facili promesse è un dato di fatto, d’altronde quale politico non lo è. Ma Napoli e i napoletani così sbagliano. – scrive in un comunicato Luigi Coppola, testimone di giustizia e presidente del Movimento per la lotta criminalità organizzata – Bisogna scendere nelle piazze ma per proteste mirate contro la camorra, che ha rubato e sta rubando il futuro la dignità e tante vite umane ad un popolo per bene quale sono i napoletani.”
“Vedere lo Stato combattere contro la stessa gente con cui dovrebbe allearsi, contro l’antistato-camorra è veramente disgustoso. – prosegue Coppola – Ma questo i napoletani non lo capiscono e magari si fanno strumentalizzare proprio dalla criminalità che vuole lo scontro con le istituzioni.”
“Se dovete fare una rivoluzione fatela contro chi vi insanguina le strade, le piazze, chi vi vende la droga nelle scuole e chi vi ha rovinato per sempre le meravigliose campagne da coltivare.
Lasciate perdere il politico di turno e siate intelligenti, perché cacciando via la camorra danneggerete anche chi fa politica sporca e collusa.
Lasciate perdere la polizia che è solamente anch’essa vittima insieme a voi!” conclude nel comunicato Luigi Coppola.

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Manifestazione anticamorra (Immagine di repertorio. Fonte: web)

Manifestazione anticamorra (Immagine di repertorio. Fonte: web)

14 settembre 2016

“Non serve la marcia, se poi i politici non sono presenti contro la camorra”. Lettera aperta al comune di Napoli di un testimone di giustizia.

“Al sindaco De Magistris.
All’assessore Clemente.

Napoli ha bisogno di esempi e di una vera cultura della legalità. Non serve una marcia o uno spot contro la camorra. Il male camorristico si deve combattere con i fatti non con le chiacchiere. Ma se il comune di Napoli e il sindaco De Magistris, o gli stessi assessori alla legalità, non danno voce ai testimoni di giustizia napoletani, allora di che legalità parliamo?
Noi testimoni siamo uomini e donne esempi di lotta alla camorra, ma la politica napoletana ci ignora. A Napoli c’è bisogno di esempi concreti non di comparse o fiction.
Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia.”

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Testimoni di giustizia, diritti e tutele

Testimoni di giustizia, diritti e tutele

5 settembre 2016

La politica in chiaroscuro sui testimoni di giustizia.

“Un miracolo oppure non c’è più alcun problema che attanaglia la vita dei testimoni di giustizia? Tranquillamente posso affermare che i miracoli non avvengono e che i problemi ci sono ancora. Piuttosto si tratta della solita tregua dettata dal forte egoismo che contraddistingue la maggior parte dei testimoni di giustizia e specialmente di quelli borderline, ovvero studiati a tavolino – dichiara in un comunicato Luigi Coppola, testimone di giustizia campano – Sì perché è evidente che ce ne sono tanti, altrimenti non si spiegano alcune cose.”
“Ad esempio gli interessamenti di alcuni politici per alcuni testimoni di giustizia e il totale silenzio per la maggior parte degli altri testimoni di giustizia, magari meritevoli di attenzione (la legge è uguale per tutti è non va nè stravolta nè utilizzata a campione). E in questo spesso anche la Commissione parlamentare Antimafia si è prestata al gioco e, pur non volendo, non si è resa conto di calpestare diritti e dignità di chi non era ben rappresentato politicamente ma che era ed è meritevole di ogni appoggio dallo Stato.” commenta Coppola.
“Qualcuno si chiederà il perché di queste mie considerazioni. A taluni, sia politici che testimoni di giustizia, sono pronto a rispondere subito ma devono avere il coraggio di accettare un confronto pubblico, dove mettere sulla bilancia della trasparenza tante cose.
Io sono pronto, chi vuole si faccia avanti!” conclude nel comunicato Luigi Coppola.

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Luigi Coppola, testimone di giustizia

Luigi Coppola, testimone di giustizia

20 agosto 2016

Testimoni di giustizia, “Legalità sotto scorta?”.

“Denunciare è un atto civile, specialmente se si tratta di criminalità organizzata.” scrive in un comunicato il testimone di giustizia campano Luigi Coppola. “Quello però che sorprende allo scrivente, Testimone di giustizia e presidente del Movimento per la lotta alla criminalità organizzata, è l’accanimento quasi morboso alla scorta, come se fosse una vera fonte di vita (per carità a volte lo è) ma che non deve diventare un’ unica prova dell’essere meritevole di attenzione da parte dello Stato, anch’esso spesso assente. Oppure non è possibile che ci si senta Testimone di giustizia o antimafie solo se si gira con scorte, ecc.”
“Stiamo dimenticando chi eravamo prima di denunciare, ovvero uomini liberi e imprenditori. Ora sembra che senza l’auto di Stato ci si senta incapaci e falliti (no non va bene) – commenta Coppola – Indignamoci per ben altro: per un’impresa che più non abbiamo e per ciò che non riusciamo più a dare alla famiglia. Incazziamoci per le assunzioni che fantomaticamente dovevamo esserci proprio per chi non si era reinserito lavorativamente. Mandiamo a quel paese questo o quel politico che cavalca l’onda dei drammi, ostentando un interesse nel proporre leggi che mai vedranno la luce e pur sapendolo ancora illudono, e nel frattempo migliaia di euro al mese li portano a casa loro.”
“Mentre il Testimone di giustizia aspetta e spera, e magari scende al loro livello per una semplice promessa ricevuta. No la legalità non è questa e non può essere generatrice di una guerra tra poveri quali i Testimoni di giustizia – prosegue Luigi Coppola nel suo comunicato –
“Io da Testimone di giustizia non mi sono opposto quando dal livello 2 di scorta passai d’incanto al livello zero. A che serviva, se non a farmi vedere debole agli occhi della camorra (io vivo a Pompei dove ho fatto condannare tantissimi pezzi di merda per associazione mafiosa). Ormai si sa lo Stato non ha nè forza nè volontà di tutelare chi denuncia, ma non per questo ci si deve arrendere. Dove invece dobbiamo pretendere e mai tacere è sul lavoro, quello sì che ti fa sentire uomo. Ma noto che ciò non dà fastidio quanto la revoca di un’autista e una vecchia tesis. Mentre le mafie godono!
Questa la mia opinione.” conclude Luigi Coppola Testimone di giustizia di Pompei.

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Testimoni di giustizia, diritti e tutele

Testimoni di giustizia, diritti e tutele

28 luglio 2016

Testimoni di giustizia. Lavoro e la legge inapplicata.

“Avevamo alcune proposte per rendere fattibili veloci ma soprattutto reali le assunzioni dei testimoni di giustizia, ma nessuno sembra avere voglia di ascoltare e dare reale seguito ad una legge ormai datata. – fa sapere in un comunicato Luigi Coppola, presidente del Movimento per la lotta alla criminalità organizzata – A sostegno poi di questo menefreghismo sia politico sia governativo c’è una sorta di adagiatezza degli stessi testimoni di giustizia che sembrano essersi rassegnati e in alcuni casi imbambolati davanti a facili promesse di nuove leggi o isole felici sulle quali mai si giungerà.”
“Il problema c’è e non si risolverà se non con una progressiva estinzione di coloro che denunciano le mafie. C’è troppa differenza tra i vantaggi di chi si pente, per convenienza, e chi denuncia per amore di legalità e rispetto delle regole.” conclude  Luigi Coppola, presidente del Movimento per la lotta alla criminalità organizzata.

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Fonte: Rapporto Ecomafie 2016 Legambiente

5 luglio 2016

Dal Rapporto Ecomafie 2016 di Legambiente.

“In calo il business delle ecomafie che nel 2015 è stato di 19,1 miliardi, quasi tre miliardi in meno rispetto all’anno precedente (22 miliardi). Un calo dovuto principalmente alla netta contrazione degli investimenti a rischio nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, che hanno visto nell’ultimo anno prosciugare la spesa per opere pubbliche e per la gestione dei rifiuti urbani sotto la soglia dei 7 miliardi (a fronte dei 13 dell’anno precedente). (…) Per contrastare le ecomafie c’è ancora da fare, dato che la criminalità organizzata la fa ancora da padrone (sono 326 i clan censiti) e la corruzione rimane un fenomeno dilagante, è il volto moderno delle ecomafie che colpisce ormai anche il nord Italia. (…)
In espansione il fenomeno del caporalato: sono circa 80 i distretti agricoli, indistintamente da nord a sud, nel quale sono stati registrati fenomeni di caporalato. Nel 2015 le ispezioni sono cresciute del 59% ma con esiti davvero negativi, in pratica più del 56% dei lavoratori trovati nelle aziende ispezionate sono parzialmente o totalmente irregolari, con 713 fenomeni di caporalato registrati dalle autorità ispettive.”

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logoMovimento

Logo Movimento per la lotta alla criminalità organizzata

26 giugno 2016

Testimoni di giustizia, da sedotti ad abbandonati.

“I Testimoni di giustizia che ci contattano sono disperati, noi del Movimento per la lotta alla criminalità organizzata faremmo di tutto per alleviare le pene di coloro che ci contattano ma ci troviamo di fronte ad un muro di gomma.” afferma in un comunicato Luigi Coppola, presidente del Movimento per la lotta alla criminalità organizzata.
“Abbiamo chiesto sia ad Alfano che alla Bindi un incontro, ma ci duole dirlo questi signori che guadagnano migliaia di euro al mese e che dovrebbero ascoltare e alleviare i drammi talvolta causati proprio dallo Stato a persone oneste come i Tdg sembra che nulla gli interessi di loro. Purtroppo e la reale amara realtà.” prosegue Coppola.
“Anzi sulle assunzioni nella PA è calato il silenzio del dimenticatoio.
Noi del Movimento per la lotta alla criminalità organizzata ci siamo e certamente non molleremo, ma i miracoli non possiamo farli!” conclude Luigi Coppola.

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madridefCarceri

Madri in carcere (Fonte: Associazione Antigone)

22 giugno 2016

Donne e madri detenute. Ovvero il futuro dei bimbi in carcere. – Dal XII Rapporto Antigone 2016 sulle condizioni di detenzione –

Terminati gli Stati Generali dell’esecuzione penale (18 e 19 aprile scorso), alcune proposte sono rimaste sul tavolo tra cui quelle relative alle donne e alle madri detenute.
Tra queste proposte, “1. la costituzione presso il DAP di un Ufficio Detenute di pari grado e rilievo dell’Ufficio Detenuti; 2. maggiore applicazione dell’art. 21 bis dell’ordinamento Penitenziario; 3. incremento di corsi professionali qualificanti e non solo stereo tipicamente ‘femminili’; 4. prevedere normativamente la partecipazione delle donne detenute in sezioni di carceri a prevalenza maschile alle attività educative, ricreative, sportive ecc. disposte per i maschi; 5. attenzione alla medicina di genere e convenzioni con consultori di zona e case antiviolenza.”
E, in particolar modo, per le detenute madri e i loro bambini l’attenzione deve andare al rapporto mamma/bimbo e alla crescita sana dei più piccoli secondo quanto previsto nelle proposte fatte in sede di Stati Generali: “1. previsione di standard minimi di ogni reparto nido ICAM; 2. la non esistenza di un domicilio ritenuto ‘sicuro’ non deve impedire la detenzione domiciliare delle detenute madri. E’ obbligo dell’istituzione pubblica reperirla. Non si deve escludere la possibilità di domiciliazione presso i campi Rom; 3. Esplicita previsione normativa di diritto di accompagnamento dei figli non solo in casi medici urgenti ma anche per visite mediche di routine.”

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HOTSPOT Lampedusa

Hotspot Lampedusa

17 giugno 2016

Testimonianze dall’hotspot di Lampedusa.

“Lampedusa come una prigione a cielo aperto. I migranti trattenuti illegittimamente ed in condizioni degradanti protestano ed iniziano scioperi della fame e della sete. – riferisce Borderline Sicilia Onlus – Sono determinati nel non accettare le continue violazioni dei loro diritti, le imposizioni immorali di uno Stato che si dice democratico e scelgono di non essere pedine all’interno di un sistema disegnato in base agli interessi economici, politici e militari della Fortezza Europa. Le loro ragioni in un comunicato stampa rivolto a tutti noi.”
“La protesta continua ad essere sostenuta anche da chi è in condizioni sanitarie precarie e nonostante le continue pressioni da parte delle forze dell’ordine. All’interno dell’hotspot proseguono intanto le azioni punitive e i primi trasferimenti di cittadini nordafricani che passano dallo stato di detenzione illegittima ad un rimpatrio forzato verso il loro paese di origine. – prosegue il comunicato del gruppo – Anche il sostegno e la solidarietà forniti dalle associazioni antirazziste e da parte della popolazione lampedusana viene criminalizzato dalle istituzioni. Borderline Sicilia esprime forte preoccupazione per tali atteggiamenti ed invita al rispetto nei confronti di chi sostiene atti di disobbedienza civile e protesta pacificamente dinanzi al totale fallimento delle politiche europee e nel mancato rispetto dei diritti fondamentali.”
“Dopo una lunga settimana di protesta si arriva all’identificazione di quasi tutti i migranti presenti sull’isola ed al loro rientro nell’hotspot, dove continuano violazioni dei diritti e trattamenti disumani. Intanto, in un isola sempre più militarizzata, il minimo dissenso viene neutralizzato da chi è preoccupato di difendere i propri interessi.” conclude la nota di Borderline Sicilia.

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Guadagno dei caporali (Fonte: Rapporto Flai Cgil)

Guadagno dei caporali (Fonte: Rapporto Flai Cgil)

15 giugno 2016

Schiavitù e caporalato, tutto il nero di una delle holding della criminalità organizzata nel Rapporto 2016 su Agromafie e Caporalato di Flai Cgil.

La gestione del mercato del lavoro rappresenta un “vero e proprio terreno di conquista per la criminalità mafiosa e non” riferisce il Rapporto. “In alcuni casi lo sfruttamento in agricoltura viaggia di pari passo con il fenomeno della tratta degli esseri umani.”
Fenomeno in crescita: circa 80 i distretti agricoli nei quali è possibile registrare grave sfruttamento e caporalato. Le vittime (circa 430.000)sono “circa 30/50.000 in più rispetto a quanto stimato nel rapporto precedente, con più di 100.000 lavoratori in condizione di grave sfruttamento e vulnerabilità alloggiativa”. “Le pratiche di sfruttamento dei caporali nei confronti dei lavoratori rimangono più o meno le stesse: mancata applicazione dei contratti, un salario tra i 22 e i 30 euro al giorno, inferiore del 50% di quanto previsto dai CCNL e CPL, orari tra le 8 e le 12 ore di lavoro, lavoro a cottimo – si legge nel Rapporto Flai Cgil – Più del 56% dei lavoratori trovati nelle aziende agricole sono parzialmente o totalmente irregolari, con 713 fenomeni di caporalato registrati dalle autorità ispettive”.
Condizioni di lavoro precarie e indecenti: lo sfruttamento e la messa in schiavitù dei lavoratori si realizza anche con “imprese intermediatrici, alcune hanno la caratteristica di essere ‘Cooperative senza terra’, vale a dire che non svolgono un’attività agricola. Le imprese ‘senza terra’ sono utilizzate anche per la costituzione di rapporti fittizi di lavoro agricolo o di elusione contrattuale”.
Disegno di legge (Ddl 2217) per disciplinare forme di contrasto al caporalato: “A fianco di misure innovative, non si è voluto introdurre il principio della piena corresponsabilità penale tra il caporale e l’imprenditore che lo ingaggia per reclutare manodopera da occupare nella sua impresa. Infatti, tra l’imprenditore e il caporale vige un rapporto stretto, poiché il secondo senza il primo non svolgerebbe nessun reclutamento di manodopera”.

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TdG-Convegno (2) copia

9 giugno 2016

Testimoni di giustizia, ‘Basta indifferenza dallo Stato’. Il presidente del Movimento per la lotta alla criminalità organizzata, Luigi Coppola, annuncia una nuova protesta davanti al Viminale. Di seguito il comunicato del Movimento.

” ‘I testimoni di giustizia aiutano lo Stato e lo Stato deve aiutare loro’, ma nulla di quanto affermò Alfano è risultato vero.
I testimoni di giustizia trattati come nullità, paragonati ad accattoni sia dal servizio centrale di protezione sia dal viceministro Bubbico, il quale asseconda senza alzare un dito le vigliaccherie che la commissione centrale del Viminale commette ai danni dei testimoni di giustizia.
Io da testimone di giustizia e presidente del Movimento per la lotta alla criminalità organizzata dico basta. Basta con questa mattanza ai danni di uomini e donne che ancora si distinguono in quest’Italia corrotta e violentata da una politica che usa le istituzioni come base operativa per i propri comodi. E basta anche a quei politici che senza scrupoli cavalcano le storie tragiche dei Testimoni d giustizia e di chiunque, denunciando la criminalità organizzata, si imbatte nel tritacarne del ministero dell’Interno.
A breve i Tdg si presenteranno da Alfano al Viminale per chiedergli conto delle sue bugie, usate ai nostri danni, per fare passerella. Come pure le tante blasonate associazioni antimafia a scopo di lucro che usano chi denuncia come vetrina oppure come madonne da processione.
Noi siamo diversi perché noi abbiamo vissuto i drammi sia criminali e poi istituzionali per cui non taceremo.
Il presidente del Movimento per la lotta alla criminalità organizzata,  Luigi Coppola.”

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Testimoni di giustizia, diritti e tutele

Testimoni di giustizia, diritti e tutele

9 giugno 2016

‘Chi denuncia non resta solo’, questa la promessa partita dal Viminale diversi mesi fa. Dopo mesi di mancati interventi, lo sfogo di un testimone di giustizia sulla condizione di abbandono di chi denuncia.

“Da anni si discute come aiutare chi ha denunciato le mafie, commissioni di esperti analizzano e propongono ma poi resta il nulla, solo parole. – afferma Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia campano – Non c’è un solo testimone di giustizia che abbia resistito al colpo finale, quello dello Stato, della burocrazia, dei poteri forti che alla fine presentano il conto.”
“In Italia tutti vogliono che i testimoni di giustizia siano eroi, ma poi restano emarginati e nell’indifferenza totale di un Ministro dell’Interno Alfano che a parole elogia la funzione dei testimoni ma che poi non li riceve, né tanto meno si procede a calendarizzare la nuova legge.” puntualizza Ciliberto.
“Lo sforzo della commissione antimafia e dell’On. Mattiello sembrano cadere nel buio e i mesi passano, la legge sull’assunzione è un miraggio per i tanti testimoni che come unica colpa hanno il non essere nati in Sicilia.
Un ministro che non trova mai tempo e soluzioni per ridare dignità a questi uomini e donne onesti è un Ministro latitante.
Ora è toccato a Luigi Gallo subire il colpo finale ma chi lo ha preceduto non si è salvato, molti testimoni vivono alla fame e senza protezione e lo Stato dal canto suo lancia spot ‘chi denuncia non resta solo’.” commenta Gennaro Ciliberto.
“Noi non diremo mai di non denunciare ma non possiamo mentire su cosa il dopo ci ha riservato. Se questi testimoni hanno nei loro processi vinto le mafie, vinto contro la corruzione ed il crimine, mandando in galera mandanti ed esecutori, oggi questi uomini e donne sono distrutti e alla fine del percorso tutti ricevono il ‘colpo di grazia’ e l’eterna sofferenza da uno Stato ingrato e volutamente indifferente. Forse ci sarà un perché accade tutto ciò.” conclude Gennaro Ciliberto.

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Luigi Coppola, testimone di giustizia

Luigi Coppola, testimone di giustizia

7 giugno 2016

“Un intero governo contro coloro che denunciano le mafie”.  Nuova richiesta di incontro con i ministri Filippo Bubbico e Angelino Alfano di Luigi Coppola, testimone di giustizia e presidente del Movimento per la lotta alla criminalità organizzata. “Caro Alfano e caro Bubbico ora basta, o rispettate coloro che in Italia fanno la vera antimafia oppure e meglio che andate a casa.” afferma Coppola.
Una richiesta ufficiale, contenuta in una lettera inviata al ministro Alfano, dove si ribadisce la drammatica situazione di chi operando per la legalità viene abbandonato dallo Stato. Senza alcuna tutela, economica e morale.

“Gentile signor Ministro dell’Interno Angelino Alfano,
con la presente lo scrivente le chiede un celere incontro.
Ricorderà signor Ministro che vi fu già chiesto un incontro  a mezzo stampa attraverso il Fatto Quotidiano nel dicembre 2015, ma venni contattato dal viceministro Bubbico che promise interessamento per quanto riguarda la mia vicenda personale. E non solo anche per il lavoro che per legge spetta ai testimoni di giustizia.
Ma purtroppo non è cambiato nulla, anzi ciò è servito a dimostrarmi un ingiustificato accanimento della commissione centrale nei miei confronti. Del resto la commissione centrale è ormai abituata a distruggere le vite di coloro che si oppongono alle mafie.
Si faccia spiegare da Bubbico il motivo e le condizioni a lui note in cui vive Coppola e famiglia, anche il Dott. Cariddi del SCP sa tutto.
Ma come noterà dagli atti già in possesso al Viminale  Coppola è uno attivo nell’antimafia invogliando alla denuncia.
Senza più alcuna scorta e continuamente intimidito e senza una misera entrata per vivere.
Tutto ciò va a smentire ciò che la SV dichiarò il 28 ottobre scorso quando Bubbico presentò la carta dei diritti dei Testimoni di giustizia,  ovvero lei asserì che i testimoni  di giustizia andavano aiutati poiché avevano aiutato lo Stato.
Me lo dimostri signor Ministro, lo dimostri a partire dal convocarmi. Evitiamo stillicidi e proteste ad oltranza davanti al Viminale.
Signor Ministro, lo scrivente che ha già atteso e sofferto troppo attenderà ancora un’altra settimana per avere un esito all’incontro richiestovi.
Dopo purtroppo dovrò mio malgrado rispettare quanto per statuto abbiamo previsto nell’associazione, da me fondata e rappresentata, ovvero evitare l’emarginazione dei testimoni di giustizia, attivando azioni pacifiche ma ad oltranza di dissensi in merito alla grave situazione in cui versano la maggior parte dei Tdg.
E mi creda che mi è difficile attivarmi in questo modo visto che invoglio a denunciare e a porre fiducia nelle istituzioni, ma se ciò accade è proprio colpa delle stesse ed in particolare degli organi ministeriali di cui lei da Ministro è a capo.

Luigi Coppola, Testimone di giustizia e Presidente del movimento per la lotta alla criminalità organizzata.”

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#Ecogiustiziaèfatta dalla relazione di Legambiente

#Ecogiustiziaèfatta dalla relazione di Legambiente

Classifica regionale ecoreati

Classifica regionale ecoreati

1 giugno 2016

Ad un anno dalla legge n° 68 del 2015 sugli ecoreati, e a 21 anni di distanza dal primo Rapporto sugli Ecoreati, Legambiente fa il punto sulla nuova legge. “La nuova legge è una svolta epocale”, sottolinea l’associazione, in quanto prevede come ecoreati: disastro ambientale, inquinamento ambientale, traffico e abbandono di materiale radioattivo, impedimento del controllo e omessa bonifica. A questo si aggiunge la previsione dell’aggravante in caso di lesione, morte ed ecomafie, la confisca dei beni, la bonifica a carico del colpevole, il ravvedimento operoso per chi bonifica e collabora.
In questo primo anno è il Lazio che ha il primato di infrazioni accertate (134), seguito dalla Campania (95) e dalla Toscana (73). La prima regione per numero di denunce fatte è la Campania (137) che precede il Lazio (121). La regione con il più alto numero di sequestri è la Calabria, con 25 ordinanze emesse nel solo primo anno. Valle D’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia le regioni più sane e virtuose.
“Per completare una già straordinaria riforma è necessario sviluppare alcune iniziative specifiche e approvare ancora qualche altro strumento normativo – aggiungono nella relazione da Legambiente – Innanzitutto, mettere in campo un’attività di formazione sulla nuova legge per tutti gli attori del sistema di repressione dei reati ambientali. Definire linee guida nazionali per garantire una uniforme applicazione in tutto il Paese della parte Sesta bis del Codice ambientale. Istituire un Fondo nazionale presso il ministero dell’Ambiente in cui far confluire tutte le sanzioni pecuniarie previste per i reati minori da utilizzare solo per bonificare i siti orfani. Potenziare le attività d’indagine contro gli ecoreati attraverso la costituzione di un corpo di polizia ambientale specializzato e strutturato sul territorio. Approvare definitivamente il progetto di legge sul sistema delle Agenzie regionali protezione ambiente. Approvare una legge efficace per lo stop al consumo di suolo e definire nuove regole per procedere in modo più spedito all’abbattimento degli ecomostri e delle costruzioni abusive. Calendarizzare in tempi brevi la discussione del provvedimento sulle agromafie. E infine, lavorare per la definizione dei delitti contro gli animali”.

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Migranti, Sicilia (Fonte: Reuters)

Migranti, Sicilia (Fonte: Reuters)

30 maggio 2016

Migranti, testimonianze dallo sbarco di  Palermo

“Il pianto straziante dei bambini, lo sguardo perso nel vuoto di un ragazzo additato come presunto scafista, la paura della donna che non ha resistito all’ennesima fila, il procedere incerto delle centinaia che scendono la scaletta della Dattilo in attesa della successiva, interminabile, fila verso l’ignoto. A questo e a tanto altro abbiamo assistito nel porto di Palermo, nei giorni scorsi, dove 1.052 persone sono state sbarcate dopo essere state salvate in 8 diversi eventi SAR” racconta Alberto Biondo di Borderline Sicilia onlus.
“Al porto come al solito tutti gli attori istituzionali e non presenti si prodigano per la buona riuscita delle operazioni. Ma come al solito la buona volontà non è sufficiente ed è inevitabile che i nodi di un sistema che non funziona vengono sempre al pettine. I ragazzi in fila mostrano le loro difficoltà. Basta osservare come si dispongono quando la polizia chiede loro di aspettare: si mettono a terra e la posizione è come dentro la barca, uno dietro l’altro, segno di paura e di stress psicologico. Le torture e le violenze le portano addosso e restano indelebili nella loro memoria. – prosegue nel comunicato Alberto Biondo – Dopo tre giorni passati sulla nave, le escoriazioni sulla pelle sono evidenti e passare un’intera giornata sotto il sole cocente di Palermo non è una passeggiata. Per molti il viaggio non appena sbarcati sono stati messi sopra i pullman e trasferiti in Lombardia, Veneto, Toscana, Campania e Piemonte. Per altri, anche minorenni, prima di arrivare a destinazione nei centri emergenziali la notte è stata trascorsa all’aperto, in questura, fino a notte fonda per le il rilascio delle impronte digitali. Ed ancora per circa 85 adulti, dichiaratisi minori, il destino ha giocato un altro scherzo: notte trascorsa al porto all’interno dei pullman, per transitare dalla questura di Palermo alle prime ore dell’alba ed infine mettersi in viaggio, verso le nove di mattina dell’indomani: destinazione CAS delle Marche.
E ai neoarrivati minorenni, per lo più provenienti da Gambia, Nigeria, Guinea, Costa D’Avorio e Senegal, rimasti in Sicilia, toccherà pagare il conto salato di un sistema al collasso. Non essendoci posti liberi nelle comunità per minori, saranno costretti a trascorrere un tempo infinito e illegale in un hotspot (come è avvenuto fino ad oggi a Lampedusa e Pozzallo) oppure, come a Palermo, collocati in strutture di emergenza gestite da volontari (come quelle messe a disposizione dalla Caritas) o ancora stipati nei centri esistenti, teatro di proteste quotidiane(uno per tutti il caso del centro Asante, di via Monfenera, a Palermo) o peggio collocati in comunità dedicate, in deficit economico, che si liberano dei neo diciottenni mettendoli alla porta di punto in bianco, annientandone speranze ed aspettative (ultimo il caso di un ragazzino nigeriano ex ospite della comunità alloggio “Dumbo” di Licata).”
“Non poteva mancare, ovviamente, l’individuazione dei presunti scafisti, 16(due per imbarcazione soccorsa), capro espiatorio da sbattere in prima pagina, e 27 potenziali testimoni di giustizia.
Quel che resta, dopo uno sbarco così numeroso, sono sacchetti di plastica sul molo e il ricordo indelebile dello sguardo dei migranti. In questo sistema fallimentare non basta la buona volontà degli operatori delle organizzazioni non governative che, per quel possono, cercano di rendere meno pesante l’arrivo e più agevole la permanenza delle persone. Ma certamente è sufficiente a far gridare ancora una volta che siamo in piena emergenza, per far filare con più scioltezza i piani di chi gestisce e di chi guadagna in questo gioco al massacro.” conclude il comunicato di Borderline Sicilia.

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Elezioni amministrative 2016 (Fonte: web)

Elezioni amministrative 2016 (Fonte: web)

27 maggio 2016

Con l’approssimarsi delle elezioni amministrative si intensifica l’attività anche della criminalità organizzata. Di seguito la lettera di un testimone di giustizia campano, indirizzata al Prefetto di Napoli, in cui riferisce i metodi e le minacce sugli elettori degli uomini della camorra chiedendo un intervento.

“Al Prefetto di Napoli
S.E. Dott.ssa Pantalone

Oggetto: Elezioni comunali Napoli 2016 fenomeno criminale di compra vendita voti

Eccellenza Prefetto, lo scrivente Ciliberto Gennaro testimone di Giustizia porta alla sua attenzione tale situazione: tra pochi giorni il popolo napoletano sarà chiamato alle urne, tristemente la cronaca ci racconta che durante questo periodo elettorale gruppi di criminalità organizzata si dedicano ad una attività criminale, quella di procurare voti facendosi pagare. Questi delinquenti operano in zone ad alta densità popolare, gli stessi condizionano la libera espressione di voto, infatti molti di loro durante il giorno delle elezioni stazionano dinnanzi ai seggi, tenendosi ben distanti dall’ingresso del seggio, ma in modo da osservare e farsi ben vedere. Questi gruppi sono di circa tre persone, tale ‘presidio’ ha il compito di verificare se coloro che sono stati avvicinati in precedenza vadano a votare. Infatti gli stessi portano una sorta di contabilità del voto, spesso la somma di denaro che quantificata in poche decine di euro(dai 20 ai 40€) viene elargita in due tranche, un acconto prima e il saldo a spoglio avvenuto.
In più questa presenza criminale serve ad intimidire anche la persona per bene, che si vede avvicinare ed è intimorita dalla frase ‘ti raccomando fai il tuo dovere’ frase che va interpretata e ha valore intimidatorio poiché viene pronunciata da persona conosciuta nel quartiere perché camorrista.
Risultato la gente per bene alla fine cede o addirittura non va proprio a votare per evitare il contatto con taluni personaggi, poiché essendo personaggi criminali del posto potrebbero poi vendicarsi o fare un’azione di vedetta o dare dimostrazione della loro potenza criminale. Si stima che il giro di questa attività criminale è di svariate centinaia di migliaia di euro e che prende piede ancora più incisivamente nelle elezioni comunali poiché il voto è nominativo. Fatto allarmante che non vi sono denunce, né mai nell’immediatezza viene richiesto un intervento delle forze di polizia, verrebbe da chiedersi il perché.
Tale fenomeno spesso è stato evidenziato dai rappresentanti lista che non hanno fatto poi la denuncia poiché minacciati.
Inoltre vi è il fenomeno dell’accompagnamento delle persone anziane e di coloro che hanno difficoltà a deambulare: anche in tal caso tali personaggi criminali organizzano una sorta di ‘servizio navetta’. Di solito tale procedura avviene nelle ore di bassa affluenza al voto oppure nelle ultime fasi, prima che il seggio chiuda. Dato allarmante è che le tessere elettorali sono già detenute giorni prima da questi criminali.
A tal proposito lo scrivente chiede alla S.V. di voler intensificare i controlli fuori dai seggi da parte del personale di Polizia, infatti taluni soggetti criminali nella maggior parte dei casi hanno il divieto di aggregazione con altri pregiudicati e un costante presidio di forze di Polizia nelle zone limitrofe ai seggi costituirebbe un’azione di contrasto a questo fenomeno criminale. In più si potrebbe verificare nell’immediatezza il reato ed acquisire notizie utili alle successive indagini.
Nell’auspicio che il popolo napoletano sappia dare una risposta forte a questi criminali, che compromettono non solo il risultato elettorale ma minano la democrazia.
Porgo distinti saluti.
Ciliberto Gennaro, Testimone di Giustizia”.

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Scheda Beni Confiscati. (Fonte: Transcrime)

Scheda Beni Confiscati. (Fonte: Transcrime)

26 maggio 2016

Come e dove le mafie investono i loro ricavi. (Dati 2013)

“Nelle regioni del Sud (fa eccezione la Puglia), c’è una maggiore propensione all’investimento in immobili.
Gli investimenti in imprese si fanno con srl (46,6% dei casi). Tra gli investimenti in imprese,le società a responsabilità limitata sono quelle di gran lunga preferite (46,6%), seguite a distanza dalle imprese individuali (25,8%), dalle società in accomandita semplice (14,5%) e dalle società in nome collettivo (8,8%). Al contrario le società per azioni sono presenti in misura ridotta (2%). La preferenza per la forma delle srl è spiegata soprattutto dalla facilità di costituzione (si richiede un capitale sociale di 10.000 €) e dal vantaggio dettato dalla limitazione delle responsabilità patrimoniali.
L’investimento immobiliare delle mafie è a fine speculativo? Prevalentemente no.
La motivazione economica appare un fattore secondario nel guidare gli investimenti delle mafie in immobili, mentre sembra avere una maggiore importanza per l’acquisizione di immobili ad uso personale. Questo è probabilmente legato più a motivazioni simboliche e di status dei singoli membri delle organizzazioni criminali o ad una questione di opportunità che a logiche di tipo economico.
I beni immobili, sia per uso personale che per investimento, tendono ad essere
concentrati in aree dove le mafie hanno un maggiore radicamento territoriale. Questo sembra evidenziare come la possibilità di controllare e garantire il proprio investimento sia centrale per guidare le scelte delle organizzazioni mafiose nell’acquisizione di immobili.” dal Rapporto Transcrime – Università Cattolica Sacro Cuore di Milano – dati del prof. Ernesto Savona.

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Contro la camorra (Fonte: web)

Contro la camorra (Fonte: web)

23 maggio 2016

L’invito a tutti i candidati a prendere le distanze dai voti della camorra.

“La campagna elettorale alle elezioni comunali a Napoli entra nel vivo, anche se da mesi manifesti 6×3 spopolano su via Marina e nelle strade centrali. Ogni manifesto affisso di quella grandezza ha un costo di circa 250€ per una settimana, questo sarebbe il prezzo di mercato. A voi spetta fare due conti di quante risorse economiche vengono messe in campo. Perché non giustificare queste somme di denaro, la  loro provenienza?
Molti sono i candidati, ed è a loro che io voglio lanciare questo messaggio, rivolgendomi ad ogni schieramento politico: che ognuno di Voi prendesse pubblicamente le distanze dai voti della camorra, da quei voti che si vendono per poco più di 30 euro, all’estorsione delle affissioni, delle sentinelle fuori ai seggi. A voi tutti aspiranti consiglieri basta scrivere sul vostro profilo social ‘I VOTI DELLA CAMORRA FANNO SCHIFO’. Ora vedremo chi pubblicamente prenderà le distanze da coloro che inquinano la democrazia e compromettono la libertà di un popolo.
Testimone di Giustizia, Ciliberto Gennaro”

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Roma, Piazza Bologna - Scultura e stele commemorativa 'Meridiana'

Roma, Piazza Bologna – Scultura e stele commemorativa ‘Meridiana’

23 maggio 2016

“Che ci rimanevo a fare? Per fare polemiche ogni giorno? Per subire umiliazioni? Per non lavorare? O soltanto fornire un alibi? No, meglio Roma. Qui al ministero c’è tantissimo da fare. E alla mafia, anche qui, si può dare molto fastidio. “ Queste le parole di Giovanni Falcone in merito alla decisione di lasciare il suo posto di procuratore aggiunto di Palermo. Su questo e sull’isolamento all’interno della Procura di Palermo il magistrato ne scrisse su un diario personale, di cui aveva parlato ad alcuni colleghi. Il diario non è mai stato trovato: dai computer del giudice siciliano, manomessi, sono sparite le memorie esterne.
La verità e la memoria sono l’impegno sono l’impegno del giorno dopo la strage di Capaci. Ancora, in parte, incompiuto anche nel 24° anniversario del giorno che cambiò la storia.

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Voto di scambio e diritto al voto

Voto di scambio e diritto al voto

21 maggio 2016

Ombre sulle candidature alle elezioni.  Diritto di voto negato a testimone di giustizia napoletano.

“Il Vice Ministro Bubbico mi ha negato un mio diritto ed ora la camorra fa tabula rasa.
Nel leggere, tramite un articolo di Repubblica, che persone parenti di boss della Camorra partecipano alle elezioni comunali di Napoli sia alla municipalità che al Comune mi viene da dire solo ‘vergognatevi’.
Allo scrivente, persona incensurata, è stato negato il diritto di esercizio di voto attivo e passivo: avevo accettato la candidatura nelle liste di Fratelli D’Italia grazie a Marcello Taglialatela, membro della Commissione antimafia, ma dal Ministero dell’Interno e dal Vice Ministro Bubbico solo promesse e nulla di fatto. Hanno fatto scadere i termini senza rispondere e addirittura mi è stato negato il certificato elettorale.
Cosa importa se sei figlio di camorrista?
Cosa importa se sei un pregiudicato?
Cosa importa se hai dei processi in corso?
L’importante è vincere!
No preferisco rimanere un uomo per bene.
Da testimone di giustizia napoletano dico solo al popolo onesto di reagire e denunciare qualsiasi manovra da parte della camorra di infiltrazioni nella campagna elettorale.

Ciliberto Gennaro
Testimone contro la camorra spa”

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Giovanni Falcone (18 maggio 1939 – 23 maggio 1992)

Giovanni Falcone (18 maggio 1939 – 23 maggio 1992)

18 maggio 2016

Fare memoria con l’arte, con la poesia. Quella di Alda Merini, che ricordava così Giovanni Falcone. Riproposta oggi, giorno in cui il magistrato avrebbe compiuto 77 anni.

“Per Giovanni Falcone

La mafia sbanda,
la mafia scolora
la mafia scommette,
la mafia giura
che l’esistenza non esiste,
che la cultura non c’è,
che l’uomo non è amico dell’uomo.
La mafia è il cavallo nero
dell’apocalisse che porta in sella
un relitto mortale,
la mafia accusa i suoi morti.
La mafia li commemora
con ciclopici funerali:
così è stato per te, Giovanni,
trasportato a braccia da quelli
che ti avevano ucciso.”

da ‘Ipotenusa d’amore, La Vita Felice’ (1994) di Alda Merini.

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17 maggio 2016

Immigrati e aziende in Italia

Immigrati e aziende in Italia

Immigrati e integrazione. Le aziende di immigrati in Italia (il 21% è donna)
“E’ cresciuto anche negli anni della crisi il numero di immigrati che hanno aperto un’impresa in Italia: nei dodici mesi dello scorso anno, le imprese individuali aperte da cittadini nati fuori dell’Unione Europea sono aumentate di quasi 23mila unità, portando il totale di queste realtà a superare quota
350mila, il 10,9% di tutte le imprese individuali operanti nel nostro Paese. Cinque anni fa, a fine 2010, erano 100.000 in meno. Il dato assume ancora maggior significato considerando che il saldo complessivo delle imprese individuali lo scorso anno è stato pari a -0,1%.
La presenza di piccoli imprenditori extra-UE si rivela particolarmente significativa nelle attività artigiane: oggi sono oltre 120mila, un terzo di tutte le micro-aziende di immigrati, con forti specializzazioni in settori economici quali i servizi alle imprese (dove il 23% è extra-UE), il commercio (16,4%) e le costruzioni (15,2%).
La mappa della loro presenza sul territorio vede ai primi posti Toscana, Lombardia, Liguria e Lazio (tutte con una rappresentanza di micro-imprese di immigrati superiore al 15% del totale delle imprese individuali regionali), con Prato che, dall’alto del 40,9% di imprese individuali con passaporto extra-UE, si conferma la capitale virtuale dell’imprenditoria immigrata in Italia.
‘Per gli stranieri giunti in Italia aprire un’impresa è certamente un modo per integrarsi nel nostro sistema economico e sociale’ – commenta il Presidente di Unioncamere, Ivan Lo Bello. ‘Gli imponenti flussi migratori con i quali ci confrontiamo richiedono sicuramente politiche di accoglienza mirate. A queste, però, si possono affiancare strumenti e politiche di integrazione a basso costo quali quelle di supporto all’avvio dell’attività imprenditoriale. E’ questo un ambito nel quale le Camere di Commercio giocano un ruolo importante’. ” – dal Rapporto 2016 di UnionCamere sui dati del Registro delle imprese delle Camere di Commercio italiane –

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12 maggio 2016

Immigrati. Fonte: La Stampa

Immigrati. Fonte: La Stampa

Testimonianze  dagli hotspot di Lampedusa

“Le ultime notizie da Lampedusa non sono confortanti dato che i manifestanti, circa sessanta, che da 4 giorni non si muovono dal piazzale antistante la parrocchia di San Gerlando, dormono all’addiaccio, senza che nessuno intervenga. Le forze dell’ordine continuano a presidiare la piazza del paese, in paziente attesa di un cedimento da parte dei migranti. I manifestanti sono sostenuti dai Lampedusani che ogni giorno offrono loro viveri e solidarietà e da alcuni attivisti che hanno fornito coperte termiche e altri beni di conforto per aiutarli a passare la notte sentendosi meno abbandonati – riferisce Alberto Biondo, in un comunicato dell’Osservatorio Borderline Sicilia – Fra le persone scese in piazza a manifestare il proprio dolore e la propria determinazione a voler rimanere cittadini liberi ci sono uomini, minori e donne (una anche in stato di gravidanza) contro un sistema miope e sordo alle grida di morte e dolore. Fra loro ci sono migranti che hanno parenti in altri stati europei che sognano di raggiungere Lampedusa per incontrare, abbracciare il proprio congiunto scampato alla morte in mare. Alcuni di loro sono sull’isola da 4 mesi. Tutti lamentano di non aver ricevuto alcuna informativa sul sistema di asilo italiano, né tantomeno sulla loro condizione, all’interno dell’hotspot dell’isola ma di essere stati sollecitati in ogni modo a rilasciare le proprie impronte digitali ed è stato detto loro che dovranno necessariamente fare domanda di asilo in Italia.”
“La promessa che sarebbero stati trasferiti nella giornata di ieri, ricevuta nei giorni scorsi, non è stata mantenuta. Eppure sono state trasferite circa 150 persone, riducendo il numero di presenze all’interno dell’hotspot di Lampedusa a 450. E a quanto pare nei prossimi due giorni le navi traghetto non partiranno per la Sicilia a causa delle condizioni meteo avverse. Si prospetta così una situazione immutabile per le prossime 48 ore nelle quali i migranti dovranno decidere se continuare a manifestare o rientrare al centro.
Intanto dall’interno dell’hotspot ci arrivano notizie agghiaccianti: il trattamento riservato a chi si rifiuta di fornire le impronte digitali, non appena arrivato sull’isola, sarebbe quello di essere costretto a dormire nel cortile del centro, all’aperto. Una forma di intimidazione bella e buona che (secondo una testimonianza indiretta) poche sere fa avrebbe anche coinvolto una ragazza in avanzato stato di gravidanza. Se la notizia fosse vera, saremmo di fronte all’ennesima violenza, e Lampedusa si confermerebbe teatro di gravissime violazioni di diritti umani.” conclude il comunicato del gruppo.

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Felicia Impastato, mamma di Peppino ucciso dalla mafia a Cinisi (PA)

Felicia Impastato, mamma di Peppino ucciso dalla mafia a Cinisi (PA)

9 maggio 2016

“Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!”. Peppino Impastato (Cinisi, 5 gennaio 1948 – Cinisi, 9 maggio 1978).

Le parole di una madre coraggiosa, Felicia Impastato, che parla di suo figlio che gli è stato strappato da quella mafia che è “una montagna di merda”. Un ricordo di Peppino attraverso le parole di sua madre.

La Matri di Peppinu

“Chistu unn’è me figghiu.

Chisti unn’ su li so manu.

Chista unn’è la so facci.

Sti quattro pizzudda di carni un li fici iu.

Me figghiu era la vuci chi grirava ‘nta chiazza

era lu rasolu ammulatu di li so paroli

era la rabbia

era l’amuri

chi vulia nasciri

chi vulia crisciri.

Chistu era me figghiu quannu era vivu,

quannu luttava cu tutti:

mafiusi,fascisti,omini di panza

ca un vannu mancu un suordu

patri senza figghi

lupi senza pietà.

Parru cu iddu vivu

un sacciu parrari cu li morti.

L’aspettu iornu e notti,

ora si grapi la morta,

trasi,m’abbrazza,

lu chiamu, è nna so stanza chi sturia,

ora nesci,ora torna,

la facci niura comu la notti,

ma si riri è lu suli chi spunta pi la prima vota,

lu suli picciriddu.

Chistu unn’è me figghiu,

stu tabbutu chinu di pizzudda di carni

unn’è Pippinu.

Cca rintra ci sunnu tutti li figghi

chi un puottiru naciri di n’autra Sicilia.” Felicia Impastato

Traduzione:

“Questo non è mio figlio. Queste non sono le sue mani, questo non è il suo volto, questi brandelli di carne non li ho fatti io. Mio figlio era la voce che gridava nella piazza, era il rasoio affilato dalle sue parole, era la rabbia, era l’amore che voleva nascere, che voleva crescere. Questo era mio figlio quando era vivo, quando lottava contro tutti, mafiosi fascisti, uomini d’onore, che non valgono neppure un soldo, padri senza figli, lupi senza pietà. Parlo con lui da vivo, non sò parlare con i morti. L’aspetto giorno e notte, ora si apre la porta, entra, mi abbraccia, lo chiamo, è nella sua stanza a studiare, ora esce, ora torna, il viso nero come la notte, ma se ride è il sole che spunta per la prima volta, il sole bambino. Questo non è mio figlio, questa bara piena di brandelli di carne non è Peppino: qui dentro ci sono tutti i figli non nati di un’altra Sicilia.”

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Puntata de Le Iene - Baby boss

Puntata de Le Iene – Baby boss

5 maggio 2016

Le mafie in tv. Il servizio/spot sui baby boss nel programma de ‘Le Iene’. L’esposto di un cittadino e testimone di giustizia campano.

“Al Sig. Questore di Napoli  Dottor Marino

Esposto: trasmissione le iene del 1/05/2016 servizio a cura di Giulio Golia denominato baby boss
Lo scrivente Ciliberto Gennaro,  attualmente testimone di giustizia domiciliato in località nota al servizio centrale di protezione  Roma,  chiede alla S.V. di esaminare la puntata delle Iene servizio di Giulio Golia di cui allego il link . Infatti durante il servizio persone travisate da passamontagna nero si sono definite appartenenti ad una cosiddetta ‘paranza’ che ha in aggregazione circa 15 soggetti, inoltre uno dei soggetti travisati in particolare ha dichiarato di aver già sparato e di possedere un arma.
Chiedo a questa autorità giudiziaria di esaminare il contenuto dell’intervista e di valutare se vi siano gli estremi di reati punibili a norma di legge e di identificare i componenti presenti durante l’intervista, nonché di procedere nei confronti di colui che ha dichiarato di possedere un arma. Inoltre, ritengo che tale intervista possa ledere l’immagine di Napoli e svolgere un effetto emulazione su un tessuto criminale attualmente incandescente e fortemente motivato a mettersi in mostra.
In fede.
Ciliberto Gennaro”

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Tabella su Indice di Organizzazione Criminale (IOC) nelle province Fonte: Eurispes

Tabella su Indice di Organizzazione Criminale (IOC) nelle province Fonte: Eurispes

4 maggio 2016

“Il business delle Agromafie ha superato i 16 miliardi di euro nel 2015. Con i classici strumenti dell’estorsione e dell’intimidazione impongono la vendita di determinate marche e determinati prodotti agli esercizi commerciali, che a volte, approfittando della crisi economica, arrivano a rilevare direttamente. Non solo si appropriano di vasti comparti dell’agroalimentare e dei guadagni che ne derivano, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta, ma compromettono in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti.
L’intensità dell’associazionismo criminale è elevata nel Mezzogiorno, ma emerge con chiarezza come nel Centro dell’Italia il grado di penetrazione sia forte e stabile. E’ quanto emerge dell’Indice di Organizzazione Criminale (IOC) elaborato dall’Eurispes nell’ambito del quarto Rapporto Agromafie che si fonda su 29 indicatori specifici e rappresenta la diffusione e l’intensità, in una data provincia, del fenomeno dell’associazione criminale, in considerazione delle caratteristiche intrinseche alla provincia stessa e di conseguenza sia di eventi criminali denunciati sia di fattori economici e sociali.
(…)
Il valore totale dei sequestri nel 2015 è stato di 436 milioni di euro. con il 24% nella ristorazione, il 18% nel settore della carne e salumi, l’11% in quello delle farine, del pane e della pasta, ma settori sensibili sono, a seguire, quelli del vino, del latte e formaggi e dei grassi e oli come quello di oliva. Il settore agroalimentare è diventato ancor più appetibile sul piano dell’investimento. La capacità di attrazione dei capitali legali da parte della malavita è ben evidenziata dall’attività della Guardia di Finanza che fa notare come le mafie non limitano la loro attività solo all’accaparramento dei terreni agricoli, ma spaziano in tutto l’indotto, arrivando a operare direttamente nelle attività di trasporto e di stoccaggio della merce, nell’intermediazione commerciale e nella determinazione dei prezzi. Supera i 402,5 milioni di euro il valore dei sequestri, effettuati dallo SCICO della GdF, comminati alle organizzazioni criminali nel comparto agroalimentare tra maggio 2014 e febbraio 2015.” – dal quarto Rapporto 2016 sui crimini agroalimentari in Italia elaborato da Eurispes, Coldiretti e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare –

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Bambini e figli della camorra

Bambini e figli della camorra

3 maggio 2016

I bambini e figli della camorra. La richiesta di intervento di un testimone di giustizia.

“Al Ministro Della Giustizia On. Orlando
Al Ministro dell’Interno On. Alfano
Al Ministro delle Politiche Sociali On. Poletti

Il Testimone di Giustizia Gennaro Ciliberto chiede agli Onorevoli Ministri di adoperarsi ad un decreto legge che intervenga sulle famiglie ove i genitori sono personaggi legali alla criminalità organizzata e dove i figli vivono nel degrado e hanno come esempi di vita la cultura della violenza e dell’illegalità. Troppo spesso i figli di questi criminali emulano le azioni dei genitori e, vivendo in contesti criminali, il loro vivere si trasforma in un campo di addestramento che quotidianamente aumenta in questi ultimi il desiderio di diventare Boss di camorra. A questo punto l’unica speranza di salvezza di questi ragazzi è farli vivere in un contesto di legalità dove le regole del buon vivere non sono una eccezione e dove il puzzo criminale è lontano. Bisogna quindi intervenire con una legge specifica che non solo tolga la patria podestà al genitore colpevole di crimini mafiosi, ma che intervenga tempestivamente nella fase dell’età giovane del fanciullo. Purtroppo a 14 anni chi vive in area di camorra è già un soldato del male, quindi il recupero è una fase postuma al reato che spesso fallisce. Noi vogliamo che tutto ciò non avvenga e che un ragazzo di 4 anni possa vivere in un ambiente sano, vivendo la sua fanciullezza lontano dal sangue e dalla violenza criminale. In tal modo toglieremo soldati alla camorra e faremo capire alle madri che se si dissociano potranno vedere crescere i loro figli e non piangerli su una tomba di marmo.
Ciliberto Gennaro, testimone di giustizia contro la camorra Spa”

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Migranti a Lesvos. (Fonte Save the Children)

Migranti a Lesvos. (Fonte Save the Children)

27 aprile 2016

“Ancora oggi nel mondo 58 milioni di bambini non vanno a scuola, senza possibilità di costruirsi un futuro. Un bambino sfollato o rifugiato su due non frequenta la scuola primaria e un bambino su 10 vive in un Paese colpito da un conflitto.
‘I bambini più vulnerabili sono gli invisibili e i dimenticati. Quelli che nascono e vivono in Paesi in guerra o semplicemente nelle regioni più remote o svantaggiate. Sono i più poveri tra i poveri; le bambine, i migranti e i rifugiati, i disabili o quelli appartenenti a minoranze etniche e religiose. Quelli che non hanno le cose che ogni bambino dovrebbe avere: cibo adeguato, acqua, un dottore, medicine, la scuola’, spiega Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia.
All’origine delle accresciute disuguaglianze ci sono anche i numerosi conflitti in corso, che hanno generato un numero di rifugiati senza precedenti e la conseguente crisi migratoria. Il 2014 ha visto il numero più alto di sfollati mai registrato: quasi 60 milioni di persone hanno dovuto abbandonare le loro case, la metà dei quali sono bambini. Secondo i dati diffusi da Save the Children, oggi sono più di 145 milioni i bambini rifugiati nel mondo; solo uno su due di loro frequenta la scuola primaria e il tasso scende a uno su quattro per la scuola secondaria. Questi bambini affrontano ostacoli enormi nell’accesso alle cure sanitarie e al cibo di cui hanno bisogno, sono esposti a maggiori rischi di contrarre malattie infettive e trasmissibili e hanno livelli nutrizionali inferiori alla norma.
Una delle sfide principali per combattere il fenomeno dell’esclusione rimane la mancanza di dati disaggregati sui gruppi esclusi. I bambini ‘invisibili’ sono ad esempio quelli che vengono rinchiusi in casa o negli istituti perché disabili, che vivono in strada o sono in fuga dalle guerre, oppure quelli che, non avendo documenti, rimangono impercettibili alle amministrazioni e non hanno accesso ai servizi di base come scuola e sanità.
‘Molti Paesi evitano deliberatamente di raccogliere dati sulla condizione di questi bambini e ciò rende più difficile avere un quadro completo dei loro bisogni. Eppure la nostra esperienza in 120 Paesi del mondo parla chiaro: la discriminazione è in crescita e costituisce la principale minaccia per i bambini in povertà’, spiega Neri.”
Rapporto 2016 ‘Every last child. The children the world decided to forget’ di
Save the Children.

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Ricavi delle mafie (Fonte: Transcrime 2013)

Ricavi delle mafie (Fonte: Transcrime 2013)

22 aprile 2016

Investimenti delle mafie (dati 2013)

“Le principali attività illegali sono le droghe, le estorsioni, lo sfruttamento sessuale e la contraffazione. Ad eccezione delle estorsioni, le stime di queste attività hanno individuato valori minimi e massimi che fanno registrare variazioni anche molto rilevanti.

Le organizzazioni mafiose non hanno il monopolio delle attività illegali. I ricavi delle mafie sono una frazione dei ricavi illegali complessivi (tra gli 8,3 e i 13 miliardi di euro). Solo una quota delle attività illegali finisce alle organizzazioni mafiose (tra il 32% e il 51%). In linea con i risultati della letteratura scientifica, solo una parte delle attività illegali analizzate è stata considerata controllata dalle organizzazioni mafiose (ad eccezione delle estorsioni, in quanto tipiche delle organizzazioni mafiose). I risultati hanno rivelato che i ricavi annuali delle mafie variano tra un minimo 8,3 e un massimo di 13 mld€, pari al 32% e 51% dei ricavi illegali totali.”

dal Rapporto ‘Gli investimenti delle mafie’ del 2013 a cura di Ernesto Savona, Transcrime – Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

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Bilancio dell'amministrazione penitenziaria (Fonte: Rapporto Antigone 2015)

Bilancio dell’amministrazione penitenziaria (Fonte: Rapporto Antigone 2015)

19 aprile 2016

“I detenuti alla data del 31 marzo 2016 erano 53.495. Il tasso di sovraffollamento (numero di detenuti rispetto al numero di posti letto regolamentari) è del 108% secondo l’amministrazione penitenziaria che però non tiene conto delle sezioni provvisoriamente chiuse. (…) I posti letto sono, secondo i dati dell’amministrazione penitenziaria, 49.545, non sempre però tutti realmente disponibili. Almeno 3.950 persone sono prive al momento di posto letto regolamentare.
La spesa per le carceri è andata aumentando fino al 2013, quando abbiamo speso oltre 3 miliardi di euro. Da allora è scesa, ed il bilancio preventivo per il 2015 era di 2,7 miliardi. Resta invariato il fatto che oltre l’80% del bilancio del DAP è assorbito dalle spese di personale, mentre le spese per i detenuti assorbono meno dell’8%.”
Dal XII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione.

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usura

18 aprile 2016

“127 utenti registrati e 317 contatti. 5,44 milioni di euro di elargizioni dal fondo di solidarietà per le vittime del racket e dell’usura.” Dati registrati dal 2013 dallo Sportello di Solidarietà (con sede a Palermo, in via Scrofani, con un’utenza telefonica attiva 24 ore su 24 al 342.7105826 e un sito internet http://www.sportellosolidarietà.it) presentati lo scorso 15 aprile a Palermo.
“Non è vero che c’è omertà al Sud e non al Nord. Al Sud è la mafia che va dall’imprenditore, al Nord è lo stesso imprenditore che cerca il mafioso per ottenere dei servizi e quindi è più difficile rompere questo rapporto” spiega il commissario straordinario antiracket Santi Giuffrè. “Oggi è più facile denunciare la mafia che sottrarsi ai meccanismi corruttivi – prosegue il commissario – C’è’ una norma del codice degli appalti che, nel caso in cui un imprenditore risulti acquiescente con la mafia, lo sospende per un anno dall’albo delle imprese legittimate a partecipare agli appalti. L’imprenditore non viene indagato ma cancellato dall’albo. Noi proponiamo di estendere questa norma anche alle imprese che vengono coinvolte in fatti di corruzione. L’impresa corrotta che resta sul mercato è un veleno per tutte le altre imprese, avvelena il mercato”.

VIDEO

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Napoli, elezioni comunali 2016

Napoli, elezioni comunali 2016

13 aprile 2016

Napoli, la camorra e lo scambio di voti.

“Sicuramente la camorra avrà qualcuno a cui portare il proprio contributo elettorale, per non parlare poi di ciò che si riesce ad ottenere con soli 20 oppure 30 euro a voto. Una vera e propria elemosina o meglio dire accattonaggio. – commenta Luigi Coppola, testimone di giustizia campano e fondatore del Movimento per la Lotta alla criminalità organizzata – Noi  del Movimento per la Lotta alla criminalità organizzata abbiamo anche chiesto un tavolo d’incontro con la commissione anticamorra regionale, sia per l’emergere criminale ed incontrollabile dei baby boss sia per sottolineare altri problemi tra cui le probabilità di scambi di voti, o meglio dire elemosinerie a cittadini bisognosi. Una sorta di aiuto una tantum, ma solo per un voto”.
“Abbiamo scritto al diretto responsabile, ovvero il Presidente della Commissione Anticamorra regionale Mocerino Carmine, il quale sembra non avere né il tempo o meglio dire la volontà di incontrare dei veri anticamorra” fa sapere Coppola attraverso un comunicato stampa del movimento. E aggiunge: “Apprendiamo da un nostro membro del Movimento contro la criminalità, Ciliberto Gennaro, testimone di giustizia per aver denunciato la corruzione negli appalti, che anche lui si è visto ripetutamente non rispondere dalla Valente, candidata a sindaco.”
“Sembra che, in questi periodi elettorali, è meglio evitare di avere a che fare con chi la camorra l’ha portata nei tribunali e l’ha mandata (e ancora la manda) dietro le sbarre e meglio, non facendo nemmeno un minimo accenno a loro, ovvero i testimoni contro la camorra.” conclude Luigi Coppola.

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Bambini migranti al confine della Macedonia

Bambini migranti al confine della Macedonia

12 aprile 2016

Idomeni: sparati proiettili di gomma ad altezza bambino. Feriti tre bambini.

“Abbiamo amato l’Odissea, Moby Dick, Robinson Crusoe,
i viaggi di Sindbad e di Conrad,
siamo stati dalla parte dei corsari e dei rivoluzionari.
Cosa ci fa difetto per non stare con gli acrobati di oggi,
saltatori di fili spinati e di deserti,
accatastati in viaggio nelle camere a gas delle stive,
in celle frigorifere, in container, legati ai semiassi di autocarri?
Cosa ci manca per un applauso in cuore,
per un caffè corretto al portatore di suo padre in spalla
e di suo figlio in braccio
portato via dalle città di Troia, svuotate dalle fiamme?
Benedetto il viaggio che vi porta,
il Mare Rosso che vi lascia uscire,
l’onore che ci fate bussando alla finestra.”
(“Acrobati di oggi”, Erri De Luca)

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Prima Pagina 'Il Centro'

Prima Pagina ‘Il Centro’

6 aprile 2016

“Beati gli altri italiani: almeno a loro il 6 aprile viene ricordato solo una volta l’anno”. Liliana Farello, ragazza aquilana.

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Luigi Coppola, testimone di giustizia

Luigi Coppola, testimone di giustizia

5 aprile 2016

I baby boss della camorra, made in Torre Annunziata.
“La città deve reagire, basta fare da spettatori!” dichiara Luigi Coppola, testimone di giustizia campano e fondatore del Movimento contro la criminalità organizzata.
“Sembra un film, ma è un’amara realtà – prosegue Coppola – Quello che sta accadendo a Torre Annunziata non lascia alcun dubbio: i baby boss si ispirano alla serie Gomorra. Altro che serie televisiva a fini quasi educativi o quantomeno in grado di fare capire che il delinquere porta solo morte e soprattutto a loro, a questi signori detti camorristi.”
“Ragazzi minorenni o poco più che sparano senza timore e senza una regola, ma solamente per farsi vedere sentire e temere- precisa Luigi Coppola – Una gioventù bruciata, che si è alimentata culturalmente seguendo le orme dei vecchi e detenuti camorristi, ma a differenza di questi ultimi i baby boss adottano e fanno loro un copione cinematografico sfidando tutto e tutti, forze dell’ordine comprese.” “Noi gente onesta non possiamo assistere come spettatori a tutto ciò, e in primis la città di Torre Annunziata deve reagire. Noi del movimento contro la criminalità faremo la nostra parte, ma c’è bisogno di appoggio, quello sociale: bisogna collaborare con le forze dell’ordine, e non tacere!
Questo non è un film. Questa è gente senza un minimo di cervello né di coscienza, questi vanno fermati ora e a fermarli siamo chiamati tutti indistintamente. Smontiamo questo set di terrore e di offesa per i cittadini perbene. Una città non può restare inerme nella morsa di 4 balordi.” conclude Luigi Coppola.

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Giovanna Vaccaro - Borderline Sicilia

Giovanna Vaccaro – Borderline Sicilia

25 febbraio 2016

Storie di minori immigrati approdati in Sicilia.
– Messina, ottobre 2015 –
“60 minori erano ospitati in una palestra di Gravitelli. Al piano di sotto i ragazzi italiani giocavano a basket. Sopra, vivevano dei minori in brandine sistemate sugli spalti.
Ha fatto seguito una denuncia per capire dove andavano trasferiti.
Dopo pochi giorni la palestra si è allagata, e anche grazie a questo i minori sono stati trasferiti. Alcuni in un centro disabili mentali di Taormina, dove sono stati accolti da una protesta di un gruppo di ‘Noi con Salvini’, e l’accoglienza è stata revocata. Gli altri sono stati ospitati in un centro per anziani e disabili, dove si trovano da ottobre.
Ancora nessuno di loro ha potuto formalizzare la domanda di accoglienza.” Giovanna Vaccaro di Borderline Sicilia ONLUS

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Conferenza presentazione Rapporto immigrazione di LasciateciEntrare

Conferenza presentazione Rapporto immigrazione di LasciateciEntrare

25 febbraio 2016

“Abbiamo visitato l’hot spot di Lampedusa, una delle fabbriche della clandestinità. Qui abbiamo trovato 83 minorenni non accompagnati tra cui neonati (ma sicuramente sono molti di più) che vivono con tre toilette e 4 docce. Ricordo anche che l’anno scorso 6135 minori non accompagnati sono scomparsi.” Alessandra Ballerini durante la presentazione del Rapporto su accoglienza, detenzione amministrativa e rimpatri forzati di LasciateciEntrare.

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Rapporto 2015 UnionCamere

Rapporto 2015 UnionCamere

16 febbraio 2016

“Eurispes, Coldiretti e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare stimano in 15,4 miliardi di euro il volume di affari complessivo dell’agromafia nel 2014 e in almeno 5mila il numero dei locali di ristorazione nelle mani della criminalità organizzata nel nostro Paese, spesso efficienti coperture per il riciclaggio e il lavaggio di capitali frutto di attività illecite. (…)
Il controllo mafioso del territorio si estende ovviamente all’abiente, con un’azione “ecocriminale” che invade il ciclo del cemento e quello dei rifiuti, danneggia la fauna, gli ecosistemi e le bellezze artistiche e naturalistiche del Paese. (…)
Uno strumento di trasparenza nel settore della tutela ambientale e dei controlli è rappresentato anche dall’Albo nazionale dei Gestori Ambientali, punto di riferimento per le imprese che producono rifiuti, per le amministrazioni pubbliche e per i cittadini, nonchè come importante anello del sistema di contabilità dei rifiuti. L’Albo è deputato al riconoscimento del possesso di particolari requisiti tecnici, morali e di capacità finanziaria in capo ai soggetti che intendono svolgere l’attività di trasporto rifiuti, bonifica siti inquinati e/o contenenti aminato, commercio ed intermediazione rifiuti senza detenzione degli stessi”.
Dal Rapporto 2015 “Percorsi di Legalità” di Unioncamere.

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Rosy Bindi, Davide Mattiello, Annamaria Torre, Marcello Ravveduto

Rosy Bindi, Davide Mattiello, Annamaria Torre, Marcello Ravveduto

4 febbraio 2016
“Non si arriva a fare la lotta alla camorra se prima non si fanno altre battaglie. Come la buona amministrazione.
Torre fu capace di capire che con il terremoto la camorra fa affari. E chi non è abituato a fare buona amministrazione politica non è in grado di capire questo in tempo, perché di solito serve il morto”.
Rosy Bindi, presidente commissione antimafia, durante la presentazione del libro ‘Il sindaco gentile’.

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Testimoni di giustizia, diritti e tutele

Testimoni di giustizia, diritti e tutele

25 gennaio 2016
“L’ultimo fatto di sangue avvenuto a Napoli (Ponticelli) ai danni di un appartenente alle cosche locali, ma ex pentito, fa capire come la camorra porti a termine le proprie sentenze e senza sconti.
Figuriamoci quelle nei confronti dei testimoni di giustizia abbandonati.
Ed è questo che a me testimone di giustizia, contro la camorra, fa paura: è il fatto che tanti di noi testimoni di giustizia siamo liberi bersagli di vendette camorristiche.
Lo Stato, le procure, le prefetture e le forze di polizia usualmente ci lasciano soli puntualmente al termine dei processi.
Il Ministero dell’ Interno, attraverso sterili parole su un pezzo di carta, delibera la cessazione del pericolo. Così ci lasciano soli in attesa che la camorra porti a termine la sentenza di morte, anche dopo svariati anni, perché il tribunale camorristico non dimentica. Mentre lo Stato si…”.
Luigi Coppola, testimone di giustizia.

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Beppe Alfano

Beppe Alfano

8 gennaio 2016
A 23 anni di distanza dall’uccisione di Beppe Alfano manca ancora la verità sul suo omicidio. E sulla sua fine si spendono poche parole.
“Non è più tollerabile che Barcellona debba sottostare alla legge del terrore imposta da esseri socialmente pericolosi. Il tutto mentre le istituzioni politiche di peso stanno a guardare; alcuni partiti sono più latitanti che mai (…). Quali iniziative “forti” i due politici di razza barcellonese hanno intrapreso negli ultimi anni presso il ministro degli Interni affinché una volta per tutte anche i barcellonesi possano finalmente iniziare a vivere tranquilli?” (da La Sicilia, 1991)
Beppe Alfano, 4 novembre 1945 – 8 gennaio 1993

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Luigi Coppola, testimone di giustizia

Luigi Coppola, testimone di giustizia

19 dicembre 2015
Nuova legge sui testimoni di giustizia.
“La proposta di legge sui testimoni di giustizia è frutto del lavoro collettivo della commissione Antimafia e riteniamo sia un buon lavoro”, a dirlo il vicepresidente della Commissione, Luigi Gaetti M5S primo firmatario del testo al Senato.
“E’ una vera mattanza quella che questo governo sta portando avanti contro i testimoni di giustizia. E’ ora di finirla!” commenta Luigi Coppola, del coordinamento gruppo testimoni di giustizia campani. “La politica tutta la deve smettere di cavalcare l’onda mediatica sulle disgraziate condizioni dei Testimoni di giustizia. Questi signori non sanno minimamente ciò che passa chi veramente si oppone alla criminalità organizzata che, a differenza del Governo italiano, non dimentica e prima o poi inesorabilmente si vendica. Quanto alle osannate leggi, delle quali i politici senza esclusione alcuna propagandano, ancora siamo fermi al palo ad esempio le assunzioni obbligatorie nella PA per le quali io e il mio gruppo di testimoni ci stiamo battendo. Sembrano fontanine d’acqua in un deserto. Anche il buon De Luca, al quale da campano ho più volte esposto il problema, ad oggi non sente e non vede.
Ribadisco che la Legalità è orfana di colori politici, ma da quando la politica ci ha messo le mani sopra anche attraverso le connivenze con le mafie ha solamente svuotato di ogni contenuto la parola Legalità.
Noi testimoni andremo avanti senza se e senza ma. Adesso attendiamo di essere ricevuti dal Ministro Alfano per ricordargli ciò che lui e il Ministro Madia firmarono 12 mesi fa (il decreto attuativo per le assunzioni) che ad oggi ha un risultato pari a zero.
Purtroppo noi, vere Antimafie, non siamo ben accetti nella PA anche perchè, oltre ad attirare il pericolo, potremmo dare fastidio a certi equilibri illegali che maggiormente sono usuali nei comuni campani” conclude Coppola.

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Rapporto 2015 detenzione carceri, Associazione Antigone

Rapporto 2015 detenzione carceri, Associazione Antigone

15 dicembre 2015
“Quello dei suicidi in carcere rimane una delle principali patologie del sistema penitenziario italiano, legata all’incapacità del sistema di intercettare le singole storie di disperazione e la scarsa attivazione di programmi di prevenzione del rischio, che dovrebbero porre particolare attenzione ai soggetti alla prima carcerazione e nei primi giorni di detenzione. (…)
La media di suicidi ogni 10mila detenuti è pari al 7,7%. Una percentuale superiore alla media europea che è invece del 5,4%. Ma ben inferiore al 14,4% della Francia, alle percentuali superiori al 10% di Svezia e Norvegia, all’8,2% della Germania. (…)
In Italia accade che fuori dalle carceri la regione con il più alto tasso di suicidi in percentuale sia il Friuli e il più basso la Campania. Gli ultimi dati ci dicono che in Italia la media di suicidi fuori dalle carceri è dello 0,67% ogni 10mila abitanti. Quindi in carcere ci si ammazza in una percentuale ben 12 volte superiore.”
XI Rapporto nazionale sulle condizioni di Detenzione 2015 – Oltre i tre metri quadri – di Antigone Associazione

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Ecomafia2015_agromafia

Ecomafia2015_agromafia

8 dicembre 2015
“Le organizzazioni criminali non hanno mai trascurato il settore agricolo e agroalimentare, anche per le forti potenzialità di guadagno che si amplificano nei tanti passaggi ‘dal produttore al consumatore’: le cosiddette ‘agromafie’ improntano la loro attività al controllo delle terre (oltre il 20% degli immobili confiscati alla criminalità sono terreni con destinazione agricola), dei lavoratori e delle filiere, si dedicano a produzione, distribuzione e vendita, rilevano attraverso prestanome e intermediari compiacenti imprese, alberghi, pubblici esercizi, attività commerciali, investono nelle catene commerciali della grande distribuzione, nella ristorazione e nella logistica dei trasporti, esercitando il potere criminale in forme raffinate attraverso la finanza, gli incroci e gli intrecci societari, la conquista di marchi prestigiosi, il condizionamento del mercato.” – Rapporto 2015 ‘Percorsi della Legalità’ di UNIONCAMERE –

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don Giacomo Panizza

don Giacomo Panizza

10 ottobre 2015
“Beati voi che avete fame e sete di giustizia
e non di furbizia:
vi state godendo un affascinante miracolo!
Beati voi trattati da scarto,
vittime di discriminazioni e pregiudizi
eppure donne e uomini desiderosi di accendere felicità
anche nei cuori degli aguzzini e dei menefreghisti.
Beati voi che protestate consapevoli di trasgredire
per ribaltare le regole scritte e non scritte
dell’ingiustizia sociale.”
Le Beatitudini di Don Giacomo Panizza, prete che con la sua “paura sporca di coraggio” combatte ogni giorno per la legalità

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Rapporto UNIONCAMERE 2015

Rapporto UNIONCAMERE 2015

18 agosto 2015
“Spesso è proprio l’impossibilità per gli istituti bancari di alimentare il credito legale a favorire le condizioni per avviare l’infiltrazione mafiosa nel tessuto economico e sociale. (…) Arginare il fenomeno dell’indebitamento patologico e quindi del mercato illegale del credito significa anche tutelare l’intero tessuto economico nazionale dalle infiltrazioni della criminalità organizzata. Il ricorso all’usura, infatti, apre un circuito di progressiva perdita di risorse da parte dell’imprenditore, spesso spogliato dall’azienda stessa, che quindi lascia ai clan campo libero nell’attività di impresa, di solito tramite prestanome. La presenza delle mafie nelle maglie dell’usura è crescente: è un’attività redditizia per organizzazioni criminali che, disponendo di un’enorme liquidità, possono entrare facilmente nel circuito del credito e riciclare denaro sporco, anche in territori tradizionalmente ‘vergini’ dal punto di vista dell’aggressione mafiosa. Il metodo operativo che si riscontra nelle vicende ordinarie di usura, con l’appropriazione dei beni della vittima insolvente da parte dell’usuraio, si inserisce però in una dinamica più ampia che vede l’organizzazione mafiosa arricchirsi e penetrare l’economia legale attraverso l’appropriazione dei beni, anche aziendali, che fa parte di una vera e propria strategia economica del clan. Chi tra le vittime decide con coraggio di uscire dal silenzio, dà spesso l’avvio con la propria denuncia ad operazioni delle forze dell’ordine che possono portare le ramificazioni dell’usura sul territorio. L’usura gode infatti del ‘privilegio’ del silenzio, della difficoltà di denuncia per paura, per vergogna, solitudine e isolamento, o per disperazione. Nel primo semestre 2014, secondo i dati della DIA sono oltre 2.500 le denunce per il reato di estorsione e circa 150 quelle per il reato di usura.” – Rapporto “Percorsi della Legalità” 2015 di UNIONCAMERE –

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Bene confiscato, slogan

Bene confiscato, slogan

8 agosto 2015
” ‘A Boscoreale (NA) mi sono occupato di una piazza di spaccio che produceva introiti che variavano tra i 17mila e i 20mila euro al giorno e che raggiungeva punte di 25mila euro al giorno nei fine settimana. Esisteva, ed esiste ancora in molte zone del napoletano, la via della camorra al lavoro. La gente oggi fa la fila davanti ai capo clan dei gruppi camorristici più importanti per fare assumere i propri figli nel sistema, per fargli fare il guardiano, per fargli confezionare la droga, per fargli tenere i conti degli incassi della giornata. Tutto questo ci porta a capire quello che poi succede nelle nuove generazioni, perché queste famiglie che prestano il loro consenso alla camorra poi hanno dei figli che nei loro temi di scuola media scrivono cose come questa a soli 10 anni: ‘Il mio quartiere è grande, c’è la camorra ma c’è anche l’immondizia. La camorra ci difende, c’è la gente che odia la camorra, ma io invece no, non la odio la camorra. Anzi, a volte penso che senza la camorra non potremmo stare perché la camorra ci protegge tutti. Il fatto che tutti pagano il pizzo non è giusto, ma chi paga resta protetto, forse è meglio così’ ‘
Queste sono le parole di Rosario Cantelmo, Procuratore della Repubblica di Avellino agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado nel corso della ‘Scuola di Legalità. Lezioni su mafia e antimafia’, iniziativa nata ad Avellino dalla partnership tra Camera di Commercio e Libera. Prendendo spunto dalla parole del Procuratore Cantelmo si può dire che in questi luoghi la rassegnazione è diventata speranza, l’indifferenza partecipazione, la tolleranza riappropriazione, l’accondiscendenza caparbietà e il consenso impegno per la legalità.” – Rapporto ‘Percorsi della Legalità 2015″ di UNIONCAMERE –

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Pietro Grasso & Don Ciotti

Pietro Grasso & Don Ciotti

1 agosto 2015
“C’è una forma di condizionamento dalla quale è difficile difendersi, che passa attraverso le logiche del profitto che comandano ormai il mondo dell’informazione. Abbiamo conosciuto giornalisti pagati pochissimo, che evitano di trattare temi in contrasto con le idee dell’editore per non perdere quel poco a loro necessario. Non sono liberi, perché l’amico gli ha detto ‘se vuoi lavorare, lo fai alle mie condizioni’.
Allora, è responsabile una certa informazione che ha strizzato l’occhio a certi poteri e che è andata a braccetto con certa politica, cadendo in forme di autocensura. (…)
A Trapani, due mesi fa, eravamo oltre mille duecento persone a ricordare il prefetto Sodano. Lui a Trapani si era messo di traverso perché voleva che i beni confiscati arrivassero nella direzione giusta. E’ stato cacciato via perché faceva il proprio mestiere e lo faceva bene. Milleduecento persone si sono date appuntamento per ricordare un prefetto generoso, ma non è uscita una riga sui giornali del posto! Perché sono sempre quei signori, quelle lobby che impediscono tutto questo. (…)
Non c’è una strage in Italia di cui si conosca la verità, e non dimenticate che il 75% dei familiari delle vittime innocenti di mafia non conosce la verità.
C’è tanta strada da fare per la libertà d’informazione, e per essere vicini a quanti la cercano fino in fondo.”
Don Luigi Ciotti, presidente di Libera – conferenza ‘Proteggere i giornalisti per conoscere scomode verità’

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Immigrati, lavoro nei campi

Immigrati, lavoro nei campi

25 luglio 2015
In memoria di Mohamede Konate, morto di schiavismo raccogliendo pomodori per 2 euro l’ora.
” (…) Tricolore d’Africa
nel profondo sud:
il verde delle foglie
l’arancione dei mandarini
il nero della mano che li coglie. (…)”
da ‘Arance e Avorio’, di Pina Piccolo

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Ecomafia2015_Corruzione ambientale

Ecomafia2015_Corruzione ambientale

11 luglio 2015
“La corruzione in campo ambientale è senza dubbio la vera cifra di un agire criminale che si muove in maniera felpata ma decisa tra uffici pubblici e sedi di società private, addomesticando le leggi, e, se serve, violandole apertamente per raggiungere i propri interessi. La corruzione moltiplica le occasioni per l’esercito degli ecocriminali, apre altri spazi, altre frontiere. Lo schema è sempre lo stesso, anche se cambia il campo d’azione: se le leggi a tutela dell’ambiente frenano progetti troppo ambiziosi o pratiche dichiaratamente fuori legge, l’ingresso della corruzione serve a ovviare a questi intoppi, dando libero sfogo alle logiche criminali. L’ingranaggio da oliare è la grande macchina burocratica pubblica, quella che per definizione dovrebbe sovrintendere agli interessi collettivi.
Gli appalti pubblici, infatti, con le ingenti risorse pubbliche messe a disposizione, sono i campi d’azione prediletti dove si scatenano gli appetiti. Soprattutto per le grandi opere infrastrutturali, dove il meccanismo tracciato dalla tristemente nota “Legge obiettivo” ha aperto ancora di più le maglie della corruzione, creando una pericolosissima commistione tra controllore e controllato, oltre a chiudere la bocca alle comunità locali, sistematicamente bypassate dagli inderogabili e prioritari interessi nazionali.
In ballo c’è una spesa pubblica che solo nel 2011 (fonte Presidenza Consiglio dei Ministri) ha raggiunto la quota di 106 miliardi di euro, più o meno l’8% del Pil. Al Nord come al Sud, passando dal Centro, il lavoro investigativo mostra questi meccanismi corruttivi con impietosa chiarezza. Sull’onda di uno scandalo dietro l’altro, la gravità che la corruzione ha raggiunto nel nostro Paese è diventata un fatto acclarato in ogni settore, tanto da spingere Parlamento e Governo a urgenti provvedimenti legislativi.”
Rapporto Ecomafie 2015 di Legambiente Onlus

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Don Ciotti, ossigeno per l'informazione

Don Ciotti, Ossigeno per l’Informazione

2 luglio 2015
“L’etica comporta un certo approccio alla notizia.
Spesso, venuta meno l’attenzione generale, il fatto sparisce ma non le cause che l’hanno generato.
Ultimamente si è diffusa un’informazione usa e getta. L’informazione deve essere offerta di contenuti, di analisi. L’informazione deve alimentare una coscienza critica”
Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, durante la conferenza ‘Proteggere i giornalisti per conoscere scomode verità’

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Conferenza 'Corruzione ed Etica'

Conferenza ‘Corruzione ed Etica’

20 giugno 2015
Cittadini, corruzione ed etica.
“Ho denunciato, ma nessuno mi ha preso in considerazione.
Ho deciso di dimettermi da cittadino italiano, inviando una lettera all’ex Presidente della Repubblica. (…)
Io non ho più paura della camorra, ma dello Stato”.
Ernesto Russo, cittadino e piccolo imprenditore di Volla (NA), da anni in lotta con le istituzioni per una complicata vicenda di concessioni edilizie – dal convegno “Corruzione ed Etica”, 18 giugno organizzato dalla Fondazione”Angelo Vassallo”

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Forum PA e legalità, beni confiscati

Forum PA e legalità, beni confiscati

29 maggio 2015
Beni sequestrati alle mafie: cosa accade prima della confisca?
Le difficoltà di salvare un’azienda strappata alle mafie dal fallimento post-sequestro. I numeri dimostrano che il tasso di mortalità delle imprese sotto sequestro è molto alto. Le esperienze di chi gestisce questi beni sequestrati, gli amministratori giudiziari.
“Va bene la prudenza nella fase di sequestro, ma non deve mai essere troppa. E’ importante agire subito e intraprendere azioni che non facciano morire l’azienda. Nei primi 3/4 mesi c’è peraltro un calo fisiologico del 30% della produttività. La sfida, soprattutto in presenza di tanti dipendenti, è riuscire a gestire l’azienda in maniera dinamica”. Ersilia Bartolomucci, amministratore giudiziario del Grand Hotel Gianicolo a Roma – bene sequestrato a novembre 2013 ad affiliati della ‘ndrangheta.
“I primi mesi dal sequestro servono a implementare la produttività dell’impresa sequestrata. Una delle criticità però è il controllo massiccio, che avviene anche nei primi mesi del sequestro. Servirebbe una moratoria che consentisse a chi interviene di essere aiutato, magari dall’Agenzia delle Entrate (…) Invece è probabile che il giorno dopo arrivi una cartella esattoriale, come eredità di un indebitamento. Il punto di forza è trovare un personale motivato, che non ha paura di un’ipotesi di autogestione dell’azienda”. Giovanni Mottura, amministratore giudiziario del Hotel Villa Vecchia – bene confiscato alle ‘ndrine nel dicembre 2009 durante l’operazione Maestro.

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Prima Pagina, strage Capaci

Prima Pagina, strage Capaci

23 maggio 2015
23 anni di memoria e qualche riflessione.
“Certo, la spinta alla rassegnazione e alla rimozione è forte, e mi chiedo in quanti di noi – dico noi perché mi ritengo italiano prima che siciliano – è nato l’inconfessabile desiderio di lasciare la Sicilia ai siciliani. (…) Senza dire che in Sicilia, e a Palermo in particolare, non esiste un osservatorio sulla mafia, non esiste un centro di studi che si occupi del fenomeno.
Ricordo una stupefatta osservazione del console americano a Palermo: ‘Ma voi affrontate la criminalità organizzata in modo disorganizzato!’ E purtroppo toccava nel segno.” – Giovanni Falcone –

“Ci sono molti pezzi mancanti sulla strage di Capaci, non possiamo accontentarci degli importanti pezzi di verità che ci sono stati dati.” – Piergiorgio Morosini, giudice per le indagini preliminari di Palermo, che ha rinviato a giudizio gli imputati del processo sulla trattativa Stato-Cosa Nostra –

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Giuseppe Pignatone, Procuratore della Repubblica di Roma

22 maggio 2015
“Quando parliamo di corruzione, che è un fenomeno vasto, dobbiamo capire cosa avviene in quella romana di cui dobbiamo parlare e che io in certi casi definisco ‘spicciola’. In questi anni abbiamo arrestato decine di persone, di tutte le categorie: per spostare la pratica da un tavolino a quello accanto bisognava pagare. (…)
Non c’è il do ut des di tangentopoli, dove i partiti in cambio della promessa di fare avere a grandi aziende appalti importanti reclamavano somme di denaro anche ingenti. Qua il sistema è diventato molto più complicato. Qui c’è un network, un sistema, una rete delle corruzione. La corruzione programmaticamente utilizzata da gruppi affaristici come strumento di potere.
Per realizzare questi scambi illeciti si ricorre alla nomina di consulenti, alla scelta dei componenti delle varie commissioni, a incarichi professionali. E a finanziamenti, formalmente dichiarati, alle fondazioni. Questa è una corruzione di tipo sistemico, che è quella che abbiamo visto crescere in questi anni.
E poi si arriva alla connessione tra corruzione e associazione di tipo mafioso. Si ricorre sempre meno alla violenza, sempre più alla corruzione.
Se noi partiamo dal codice penale (art. 416-bis) abbiamo che a Roma ci sono alcune organizzazioni mafiose, nessuna delle quali controlla la città. Abbiamo organizzazioni mafiose ad Ostia, con caratteri più tradizionali. Abbiamo organizzazioni mafiose su cui ci sono state misure cautelari, a carico di tal Pagnozzi di provenienza campana. E poi abbiamo Mafia Capitale con il mondo di mezzo di Carminati.
Diventa indispensabile in tema di corruzione l’uso di intercettazioni. (…) Ma decisivi sono i sì e i no che ognuno dice.”
Giuseppe Pignatone, Procuratore della Repubblica di Roma – ‘Tour, Legalità una svolta per tutte’ 19 febbraio 2015

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Rapporto Ecomafia 2014

Rapporto Ecomafia 2014

21 maggio 2015
Italia e …non solo.
Se in Italia il Sud resta il maggiore ostaggio dell’ecomafia, il know how del traffico di rifiuti viene esportato e fa affari fino in Asia e Africa.
“Emerge con chiarezza l’esistenza di strutture ben organizzate ed efficienti di trafficanti di rifiuti, capaci di muoversi sia sul mercato illegale dei servizi di mero smaltimento sia del riciclo in nero. Molto spesso compaiono ditte e imprenditori più o meno espressione di clan mafiosi. Ecco perché il mercato illegale dei traffici di rifiuti è florido e non mancano mai né la domanda né l’offerta. Intercettare partite di rifiuti significa entrare in possesso di preziose materie prime seconde, che valgono sul mercato globale circa 90 miliardi di dollari.
(…) Sempre più spesso i flussi criminali si proiettano sui circuiti mondiali (…). Una bella fetta delle materie prime usate dalle fabbriche a ciclo continuo dei Paesi asiatici o africani è costituita proprio dai nostri scarti, assicurano gli investigatori. Come precisano dall’ufficio centrale intelligence delle Dogane, ‘il Sud Est asiatico si conferma come destinazione principale sia dei flussi regolari in esportazione sia delle spedizioni illecite’.
Insieme ai carichi di rifiuti gira anche tanta grana, non moneta cash ma flussi finanziari che non sempre seguono la destinazione dei carichi. I rifiuti servono a far girare l’economia criminale, mentre i più grossi movimenti finanziari rischiano di scomparire dai radar dell’autorità di controllo (…) perché si celano all’interno dei flussi della globalizzazione dello scambio di merci e materie prime.”
Rapporto Ecomafia 2014 di Legambiente onlus

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Tour della Legalità – (Da sx) Fabiani, Pecoraro, Pignatone, Sabella

7 maggio 2015
” ‘A Roma c’è posto per tutti’. (…) Dobbiamo poi capire come si arriva alla corruzione. Il più delle volte il corrotto è un funzionario della Pubblica Amministrazione. Dobbiamo chiederci perché un funzionario diventa corrotto. Per farlo, ricordiamoci che il pubblico dipendente risponde a tre principi – formazione, professionalità, selezione – e se uno di questi principi viene meno abbiamo un pubblico dipendente che certamente non è all’altezza.
Domandiamoci anche come vengono stabiliti gli incarichi dirigenziali, e forse ci diamo anche una spiegazione della corruzione.
Qui bisogna lavorare su una prevenzione, soprattutto strutturale.
(…) Inoltre da 20 anni a questa parte i controlli non ci sono più”
Giuseppe Pecoraro, ex Prefetto di Roma, durante ‘Legalità, una svolta per tutte’ – 19 febbraio 2015 –

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don Peppe Diana

don Peppe Diana

19 marzo 2015
“Le nostre Chiese hanno urgente bisogno di indicazioni articolate per impostare coraggiosi piani pastorali, aderenti alla nuova realtà (…) Ai preti nostri pastori e confratelli chiediamo di parlare chiaro nelle omelie e in tutte quelle occasioni in cui si richiede una testimonianza coraggiosa (…).
Dove c’è mancanza di regole, di diritto si affermano il non diritto e la sopraffazione. Bisogna risalire alle cause della camorra per sanarne la radice che è marcia. Una Chiesa diversamente impegnata su questo fronte potrebbe fare molto. (…) Come pastori ci sentiamo le sentinelle del gregge e, se non sempre siamo stati vigili e attenti, stavolta il coraggio della profezia e la coscienza profonda di essere ‘lievito nella pasta’ ci impongono di non tacere.”
Don Peppe Diana (4 luglio 1958 – 19 marzo 1994) –

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Rapporto Antigone sulle carceri

Rapporto Antigone sulle carceri

18 marzo 2015
“L’Italia è tra i Paesi che spendono di più (per il sistema penitenziario, ndr). Nel 2014 il nostro Paese ha speso più di 150 € al giorno per detenuto, più degli altri Paesi considerati, e in molti casi enormemente di più.
(…) Le spese del personale da noi sono una fetta enorme. L’82,9% di quello che spendiamo per le nostre carceri lo spendiamo in stipendi per il personale. Su altre voci spendiamo assai meno, e questo forse aiuta a capire la ragione dell’attuale disastro.
Nel 2014 a fronte di una spesa totale per detenuto di 150,40 €, il mantenimento (assistenza, rieducazione, trasporto detenuti, ndr) è precipitato a 11,5 € al giorno”. – XI Rapporto Nazionale sulle condizioni di detenzione di Associazione Antigone –

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Legalità, Tour Cgil 2015 – Camusso & Bindi

21 febbraio 2015
“Ogni lavoratore è un presidio di legalità. (…) Segnalateci (i sindacati, ndr) le aziende dove non riuscite ad entrare, perché l’assenza di sindacato è un indice di mafiosità”.
Rosy Bindi, presidente Commissione parlamentare Antimafia – Tour Cgil ‘Legalità una svolta per tutte’ –

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Casa del Jazz, Tour della legalità – Rosy Bindi

20 febbraio 2015
“La riemersione di un’azienda confiscata da un regime illegale mafioso alla legalità ha dei costi, ha bisogno di qualche investimento. (…)
Mi fanno ridere quelli che dicono ‘La si vende’. Ma chi se la compra un’azienda mafiosa? Con il personale a nero, con i fornitori mafiosi, i clienti legati ad un sistema inquinato. Le togliamo dalle mani della mafia? Bene, ci dobbiamo investire. Si parla di un patrimonio di decine di miliardi, con cui si può fare un pezzo di economia in questo Paese”. – Rosy Bindi, presidente Commissione Antimafia – Tour ‘Legalità una svolta per tutte’ –

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10 febbraio 2015
“In Italia spendiamo più del 15% del PIL in appalti pubblici. (…)
La cattiva gestione degli appalti alimenta il fenomeno della corruzione, che in Italia porta ad una diminuzione degli investimenti esteri e fa lievitare il costo complessivo degli appalti. (…) Una criticità riguarda le procedure di deroga, attraverso le quali spesso si aggirano e vengono annullate più normative, causando la degenerazione del sistema degli appalti e alimentando, di fatto, i livelli di corruzione nella PA, favorendo di fatto le infiltrazioni delle organizzazioni mafiose. (…) Per questo proponiamo che le deroghe al Codice degli appalti abbiano una natura selettiva, che siano mirate e codificate e rispondano ad un criterio oggettivo di pubblica utilità, in relazione ad aspetti calamitosi e nell’impellenza di un pericolo urgente e contingente da rimuovere.”
Luigi Sbarra, segretario confederale Cisl – Relazione introduttiva al seminario –

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Don Ciotti – Festival Beni confiscati a Milano

30 gennaio 2015
“Noi glielo abbiamo permesso alle mafie di vivere. Complice un’antimafia conformata. (…) La prima vera grande riforma è quella di noi stessi, delle nostre coscienze. Non celebriamoci, ma ascoltiamoci, e poi dobbiamo darci e dare una scossa.”
Don Luigi Ciotti, presidente di Libera – Stati Generali dell’Antimafia, Contromafie 2014
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Ass. Vittime del Dovere – Festival Beni confiscati a Milano

21 gennaio 2015
“Non abbandoniamo la Terra dei Fuochi. Come è stato a Cernobyl. Non permettiamo alla mafia di decidere”.
Monika Dobrowolska, vedova di Roberto Mancini sostituto commissario di Polizia a Roma morto il 30 aprile scorso per una “malattia professionale”. Mancini si è occupato per anni di ecomafie e traffici illegali di veleni nella Terra dei Fuochi. Un’attività che lo ha esposto costantemente a materiali tossici e scorie radioattive. Per il suo linfoma lo Stato gli ha “concesso” 5mila euro.
“Ora chiediamo al Ministero dell’interno che Roberto sia riconosciuto come vittima del dovere e che la Camera dei deputati stabilisca il dovuto risarcimento per chi ha perso la vita per il lavoro svolto in nome del Parlamento italiano”. – Rapporto Ecomafia 2014 di Legambiente onlus –

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Don Luigi Ciotti – Festival Beni confiscati a Milano

19 dicembre 2014
“Una persona istruita sarà una spina nel fianco alle organizzazioni criminali. E’ importante quindi l’educazione nelle scuole, l’università (…) Perché è la cultura che dà una sveglia alle coscienze, e senza cultura non c’è speranza”.
Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, Stati Generali dell’Antimafia – Contromafie 2014 –

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Rosy Bindi

18 dicembre 2014
“Ci sono partiti politici che non si decidono a partecipare, ad essere presenti nella Commissione Parlamentare Antimafia. Abbiamo chiesto all’Europa di essere più forte con le mafie e di avere un codice etico per le candidature a tutte le competizioni elettorali: deve bastare un indizio di colpevolezza ad un partito per impedire l’avanzamento di una candidatura.”
Rosy Bindi, presidente della Commissione parlamentare Antimafia, durante gli Stati generali dell’Antimafia – Contromafie 2014

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