Testimoni di giustizia, uomini e donne che hanno sfidato le mafie – Libri per la Legalità

Dei testimoni di giustizia, sulle pagine di questo blog, avete letto storie di costante ingiustizia, di continue mortificazioni subìte nel vedersi privati di ogni diritto e di come, nonostante tutto, questi uomini e donne rimangano esempi di onestà per tutti. Storie di coraggio e di invisibilità che riguardano un’ottantina di cittadini italiani, storie una diversa dall’altra che meritano di essere conosciute una ad una.
Un utile e dettagliato compendio che raccoglie dieci storie, in altrettanti capitoli, di denuncia e legalità lo ha scritto il giornalista Paolo De Chiara con il suo libro ‘Testimoni di giustizia, uomini e donne che hanno sfidato le mafie’, edito da Giulio Perrone nel 2014. “E’ fondamentale parlare di questi cittadini che non hanno commesso alcun reato – aveva spiegato Paolo De Chiara, nel corso della conferenza di presentazione del libro nel 2014 – I testimoni di giustizia sono persone normali, cittadini onesti.”

Dieci storie, dieci vite segnate da un momento decisivo, quello di scegliere tra silenzio e denuncia. L’autore raccoglie, per ognuno di loro, dati, intercettazioni rese pubbliche e testimonianze dirette dei testimoni di giustizia e ripercorre la loro personale vicenda. Alcuni sono imprenditori e vittime del racket, altri semplici cittadini che si trovano loro malgrado ad assistere ad un omicidio. Come accaduto a Carmelina Prisco, che Raffaele Cantone presidente dell’Anac ha definito un “fiore nel deserto, una rarità”. “Carmelina Prisco si trova una sera, il 14 agosto 2003, davanti a un bar a Mondragone (CE) – racconta De Chiara – Mentre sta parlando con gli amici per mettersi d’accordo per il 15 agosto, vede un soggetto, tal Cefariello di 23 anni, che da uno scooter spara ad un altro soggetto. Una faida interna. Carmelina Prisco non ci pensa due volte, e il giorno dopo va in caserma e denuncia tutto. Farà arrestare e condannare all’ergastolo Cefariello.”
Donne coraggiose, disposte a spezzare la catena dell’omertà anche a costo della vita. Come fece Lea Garofalo, una delle quattro storie di testimoni di giustizia uccisi dalle mafie raccontate nel libro. “Lea Garofalo rappresenta ancora oggi lo spartiacque – spiega l’autore, che per primo ha scritto un libro inchiesta su questa ‘fimmina’ coraggiosa, ‘Il coraggio di dire no’ Falco editore – Una donna che ha sentito il puzzo dell’organizzazione criminale della ‘ndrangheta sin dalla culla. Figlia di un boss ucciso, sorella di un uomo ucciso, e per questo fatta rientrare tra i collaboratori di giustizia.”

Coraggio-di-dire-no Lea Garofalo

Copertina libro ‘Il coraggio di dire no’

Storie che, nel libro di De Chiara come anche nella realtà, non sono quasi mai capitoli chiusi. Restano ferite aperte per una mancata piena giustizia o per essere diventati doppiamente vittime, delle mafie e dello Stato. Tra queste storie di mala giustizia rientra quella di Luigi Coppola, testimone di giustizia di Pompei che da anni dopo la denuncia porta avanti l’impegno nella lotta alla camorra. “Ero rivenditore di autoveicoli e negli anni 2000 vengo avvicinato da personaggi di quel territorio – raccontava nel 2014 Coppola, durante la conferenza stampa – All’inizio facevo finta di non aver capito, poi però mi sono ribellato. Fu così che una notte, nel 1998, rubarono 100milioni di lire di auto. Per riaverle mi chiesero 30milioni, poi come ‘trattamento di favore’ passarono a chiederne 14milioni. Le macchine erano pronte ad essere incendiate, nel caso non avessi acconsentito. Dopo aver ritrovato le vetture e aver pagato questi soldi ad un clan, si presenta il clan del territorio dove stavo io che mi fece capire che se avevo pagato gli altri dovevo pagare anche loro.” Di clan in clan, di minaccia in minaccia, Luigi Coppola decide di dire basta e di denunciare. Inizia da qui a testimoniare e a rendere possibili i primi arresti. E con i primi arresti arrivano le intimidazioni e minacce.
“Il boss del clan avvicina Coppola e gli spiega come deve comportarsi – prosegue Paolo De Chiara nel racconto di Luigi Coppola, dal suo libro – E gli dice: ‘Se voi decidete di andare avanti, per la strada della legge, vi farete sempre più magro. A vostra madre qualche macchina la può buttare sotto, a vostro fratello si può incendiare l’officina e voi, caro Gigino, andate sotto il terreno. Questi si faranno la galera, sono abituati, hanno anche le risorse. Voi non siete abituato, non avete le risorse. E siete un morto che cammina’.”

Questi uomini e donne, considerati dalle mafie ‘morti che camminano’ e dallo Stato persone scomode e da tenere a bada, sono in realtà da considerare “servitori dello Stato” come ha precisato lo stesso Coppola. Lo Stato in realtà li abbandona a sé stessi, costringendoli in molti casi ad una vita di stenti e di carità. “Penso che allo Stato ho dato tanto, e ora lo Stato permette che io e la mia famiglia viviamo in un capanno – diceva Coppola durante la conferenza stampa – La cosa più grave è che vivo di carità, di persone che ci fanno la carità e degli aiuti della Caritas per mangiare.”
Dalle pagine del libro e dal racconto puntuale di questi uomini e donne emerge anche come tanti di loro, in particolare chi vive sotto protezione, si vedano privati di importanti tutele nel momento in cui passano sotto l’ala della Commissione Centrale. “ Al testimone di giustizia nel momento in cui diventa tale, il comitato centrale che lo ha designato tale di fatto gli fa sottoscrivere un foglio e lì non c’è tutto quello che subentra successivamente, anche a livello psicologico”, spiega Angela Napoli, che nel 2008 ha coordinato il comitato sui testimoni di giustizia e collaboratori di giustizia nella Commissione parlamentare Antimafia.

Conferenza stampa, 2014. Con l'autore Paolo De Chiara, Luigi Coppola e Angela Napoli

Conferenza stampa, 2014. Con l’autore Paolo De Chiara, Luigi Coppola e Angela Napoli

Storie drammatiche ma di incrollabile coraggio, nonostante vengano “mortificate da un mancato supporto dello Stato” come chiosa Angela Napoli. E che ci riguardano, perché “siamo tutti testimoni di giustizia” come affermato dallo stesso De Chiara.

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4 Pensieri su &Idquo;Testimoni di giustizia, uomini e donne che hanno sfidato le mafie – Libri per la Legalità

  1. Grazie per l’informazione, sempre puntuale e precisa, e per la bela recensione. Forse non una lettura adatta per una spiaggia, ma non desidero essere critico, ma solo sottolineare che una lettura impegnata richiede maggiore attenzione e tempo da dedicare. Spero comunque di essere smentito, perché anche in ambienti meno formali richiami l’attenzione delle persone su questi temi.

  2. Come al solito, sei molto attenta a quanto succede nel mondo dei “Testimoni di giustizia” e questa tua “Recensione” ne è una ulteriore dimostrazione. Complimenti per il tuo impegno sempre costante con il quale ci informi su un argomento di scottante attualità

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