Volontari Baobab Experience, Piazzale Maslax Roma

Baobab, l’accoglienza ‘resistente’ dei migranti

E’ stato ribattezzato piazzale Maslax, dedicando quel luogo al giovane somalo richiedente asilo di soli diciannove anni impiccatosi lo scorso marzo a Pomezia. E con la grinta dei volontari e attivisti del gruppo Baobab Experience quel luogo è diventato nelle ultime settimane il rifugio per circa 130 migranti in transito a Roma. Uno spazio dove si sono alternate associazioni che danno assistenza legale, medica e psicologica ai transitanti, e che li aiutano ad ottenere dalla Questura i documenti necessari per ripartire. “Abbiamo preso in carico oltre 50 persone che, dopo essere sbarcate in Sicilia e mandate a Roma, andavano in Questura continuamente senza potere accedere alla procedura – spiega una delle volontarie – Siamo riusciti ad attivare la procedura per 45 persone nel giro di tre settimane. E il 16 giugno due ragazzi conquisteranno il loro foglio e partiranno per la Finlandia.” Obiettivi che ogni giorno diventano possibili tra le tende e i gazebo del presidio nel piazzale Maslax.
Uno spiazzo, lontano dalle strade frequentate dagli abitanti dei quartieri limitrofi e dai pendolari e viaggiatori della stazione Tiburtina, dove “i fantasmi diventano persone in carne e ossa”. E forse è proprio questo che turba l’amministrazione locale e alcuni anonimi cittadini, che continuano a fare esposti alle forze dell’ordine per ‘riportare legalità e decoro’. Due anni di presidi e due anni di sgomberi, l’ultimo dei quali, il diciottesimo, risale allo scorso 6 giugno.
Dei gazebo, delle tende, delle sedie, e soprattutto degli effetti personali dei migranti non è rimasto nulla. I blindati, le macchine della polizia municipale e i camion dell’Ama di Roma hanno portato via tutto. “Inizialmente avevano assicurato che non si trattava di uno sgombero ma di un sequestro, ma l’autista dell’Ama ci ha detto che le cose portate via venivano triturate” precisa Valerio Bevacqua, uno dei volontari del Baobab. Uno sgombero che segue di poche settimane il precedente, il 19 maggio scorso sempre nel piazzale Maslax. “Quello sgombero fu sospeso perché avevamo chiesto l’aiuto di due parlamentari, Stefano Fassina e Massimo Cervellini, che erano venuti al campo e avevano trattato con la polizia. Ci avevano dato 48 ore di tregua che poi si sono prolungate fino alla scorsa mattina – spiega Valerio Bevacqua – Sappiamo, ogni giorno, che non siamo graditi. E quindi mettiamo in conto questa possibilità”.

“Abbiamo imparato a rialzarci sempre più in fretta.” Quella sera, alcune ore dopo lo sgombero, il piazzale Maslax svuotato è tornato a rianimarsi. I volontari danno la cena ai migranti tornati dopo le identificazioni fatte dalla polizia, e quell’ospitalità piano piano sembra fare allontanare la paura di un nuovo sgombero. Lentamente arriva il buio, e con le temperature di una tiepida sera di primavera ci si prepara a dormire sui tappetini appena arrivati. Nonostante gli atti di ‘resistenza’ dei volontari, i balli improvvisati prima di andare a dormire e i sorrisi che riportano un po’ di normalità, il futuro del centro Baobab non vuole essere in quel contestato piazzale Maslax.


“La soluzione dove ci troviamo adesso non è che a noi stia bene – chiarisce successivamente Valerio Bevacqua – A noi una soluzione che sta bene, e che è da due anni che cerchiamo di ottenere, è quella di una struttura stabile e con un tetto. Certo qui lo spazio è ampio e non diamo fastidio a nessuno, ma non ci piace stare su un piazzale con le tende. E di soluzioni adeguate per noi ce ne sono un miliardo, è solo una questione di volontà politica.” Impegno politico che si è arenato a delle promesse, come quella dell’assessore al Sociale del comune capitolino Laura Baldassarre che in un tavolo con i volontari del Baobab lo scorso dicembre prese l’impegno di assegnargli il Ferrhotel, un ex albergo per ferrotramvieri vicino alla stazione Tiburtina, garantendo anche sul finanziamento per la ristrutturazione dell’edificio con fondi del Ministero dell’Interno. Un’iniziativa già lanciata dalla precedente giunta Marino, precisamente dall’assessore Francesca Danese che nel maggio 2015 aveva proposto di assegnare al gruppo di volontari proprio il Ferrhotel.

Un impegno raccolto dall’assessore Baldassarre che doveva vedere la luce a giugno, e che nel frattempo è stato prorogato a dicembre. Una struttura che in questi mesi è rimasta chiusa e in cui ancora non sono iniziati i lavori. Chiusa e inutilizzata, come il fabbricato di Via Cupa che dopo lo sgombero è stato restituito al proprietario e non più utilizzato. Chiusa e inutilizzata, come l’ex stabilimento Ittiogenico di Roma, occupato mesi fa per poche ore dagli attivisti del presidio Baobab e su cui negli ultimi giorni si è appreso che la Regione l’ha trasferito in un fondo immobiliare del Ministero dell’Economia, creato per “cogliere le opportunità derivanti dal generale processo di valorizzazione e dismissione del patrimonio immobiliare pubblico”.
Impegni mancati, o rinviati, a cui non fanno seguito proposte temporanee e alternative di accoglienza. “L’assessore sembra non aver capito che il problema è giornaliero, non solo strutturale: ‘stasera dove dormiamo?’Questo è il problema – sottolinea Valerio Bevacqua, volontario del Baobab – E l’alternativa per loro non è neanche farci stare per strada, perché ci sgomberano. L’alternativa è, per noi, restatevene a casa. E ai migranti del presidio di lasciarli in mezzo alla strada a vagabondare, magari commettendo piccoli crimini.”

La società civile ha già dato tante positive risposte all’impegno degli attivisti del Baobab impegnati per un’accoglienza umana. Chi non lo ha fatto può andare di persona nel piazzale Maslax, raccogliendo così i numerosi inviti del gruppo a partecipare a questa comunità in movimento. Anche solo per vedere chi sono gli immigrati che arrivano in Italia, senza filtri e indotti pregiudizi.

 

Qui il reportage completo.

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11 Pensieri su &Idquo;Baobab, l’accoglienza ‘resistente’ dei migranti

  1. Sinceramente non ci sono parole, se non si cerca di combattere realmente il traffcio di esseri umani, non penso esistano soluzioni perchè continuano gli arrivi e non ci sono sbocchi. Al momento non vedo prospettive positive, sarei lieto di essere smentito. Grazie della costante informazione sull’argomento.

    • La realtà di questo gruppo di volontari è uno spaccato perfetto di come viene gestita la realtà dei migranti in Italia, oltre che a Roma. Con facili promesse che nascondono il tentativo di creare sacche di vagabondi senza meta e senza tutele. Sono queste politiche che incoraggiano il razzismo più qualunquista.
      Grazie del tuo contributo, Daniele, e delle tue riflessioni.

  2. sembra un cane che si mangi la coda questo post dove si descrivano situazioni veramente pericolose. Invece di semplificare le cose affinché i migranti in transito possano raggiungere le destinazioni desiderate si fa tutto il contrario come se si volesse innescare il caso che fa deflagrare il tutto.

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