La resilienza dei bambini al tempo del Coronavirus – #3 Focus emergenza

Ora d’aria, per chi? Questa è la domanda che, dopo giorni di dibattiti e polemiche, pediatri e professionisti dell’infanzia invitano i genitori a farsi.

Preoccupati della quarantena dei propri bambini, tante mamme e papà nei giorni scorsi hanno chiesto che anche i loro piccoli potessero uscire. Ma, escluse le situazioni di particolare vulnerabilità e disabilità, l’invito anche per i bambini rimane quello di restare a casa. Consapevoli del fatto che i più piccoli affrontano, comunque, questo particolare periodo di emergenza dentro casa in un modo che spesso non conosciamo.

“I bambini hanno bisogno non tanto di uscire all’aria aperta ma di stare con gli altri bambini, di condivisione. Quindi fare una passeggiata sotto casa con la mamma o rimanere a giocare a casa con la mamma per loro è la stessa cosa – spiega Alessandra Sozzi, psicoterapeuta dell’età evolutiva e dell’adolescenza – In realtà, siamo noi che soffriamo e introiettiamo le nostre sofferenze sui bambini. Chi ha veramente bisogno di uscire siamo noi”.

Il cambiamento di abitudini personali e lavorative, unito ad una nuova gestione della vita familiare e dei bambini in particolare ha reso tutti un po’ più vulnerabili. Ma con l’esempio e “dicendo la verità” buona parte delle difficoltà possono annullarsi. “I bambini in età scolare, dalla materna in poi, sono abituati a seguire le regole: la maggior parte sa a che ora si entra a scuola, che per un po’ si studia e poi c’è la merendina, poi si studia un altro po’ e poi c’è il pranzo. Loro chiedono solo delle spiegazioni, devono capire nel loro modo di capire cosa succede, e nel rispondergli è sufficiente spiegargli tutto in maniera tranquilla, senza ansia, ma dicendogli la verità”, prosegue la dottoressa Sozzi.

Nessuna emergenza psicologica, quindi, per i bambini costretti in casa in queste settimane. “Stanno vivendo un’esperienza forte, ma dipende dal modo in cui gli adulti passano il messaggio ai bambini. I bambini che assimilano le eventuali ansie dei genitori potrebbero un giorno sviluppare paure o aspetti traumatici. Altrimenti i più piccoli sanno adattarsi a tutto, riuscendo a sorprenderci”, puntualizza la psicoterapeuta. E mantenendo alcune abitudini, anche la didattica a distanza può diventare un appuntamento giornaliero meno caotico. “Il discorso dei compiti è legato a come il bambino gestisce la dipendenza dall’adulto. Il genitore deve riuscire a ridargli quella sensazione di ‘essere da solo in compagnia di un adulto’, nel senso che il genitore c’è ma è il bambino l’attore protagonista della scuola. Che in realtà è ciò che fanno ogni giorno gli insegnanti – chiarisce la dottoressa, che collabora con diverse scuole del territorio romano attraverso sportelli di ascolto per genitori e studenti – Se riusciamo a dargli questo da genitori, in questo momento, li aiutiamo tantissimo. E, inoltre, riusciamo a sottrarci a questo ciclone, al risucchio di tempo ed energie dentro casa”.

Tra il gioco, i compiti per la scuola e per chi può una videochiamata tra bambini, per sentirsi più vicini agli amici, i più piccoli riescono a superare anche la frustrazione di non poter uscire. E, se pazientemente aiutati dagli adulti, “loro non si preoccupano del Coronavirus” puntualizza Alessandra Sozzi.

“Questo periodo può avere degli aspetti positivi. Intanto il conoscerci meglio, anche all’interno della famiglia. Abbiamo il tempo di fermarci e riflettere sullo stile di vita avuto finora, e il tempo di valutare se rivedere qualcosa della nostra vita. E se guardiamo i bambini riusciremo ad imparare tanto, perché loro sono abituati all’autorità, alle regole. E ad adattarsi meglio di noi, perché hanno una marcia in più. Un adulto che è abituato ad andare in palestra, e ora non può, deve trovare il modo di scaricare l’adrenalina – spiega Alessandra Sozzi – Il bambino che ama ballare, ad esempio, e gli togli il ballo, se lo trova da solo un altro modo per scaricare l’adrenalina. Sono compensazioni, fatte in modo più semplice dell’adulto”.

Consapevoli che “questo è un momento critico, ma non cronico perché ha avuto un inizio ma avrà anche una fine”, come ricorda la psicoterapeuta, è importante aiutare i più piccoli a vivere questo tempo in casa senza ansia, imparando da loro qualche regola d’oro.

“Impariamo a lasciarci stupire dai bambini – dice la dottoressa – Non diamo per scontato che dato che sono i nostri figli sappiamo già tutto. Lasciamo la mente aperta alla possibilità di essere stupiti dai nostri figli, perché infondo non è che li conosciamo così bene!”

9 Pensieri su &Idquo;La resilienza dei bambini al tempo del Coronavirus – #3 Focus emergenza

  1. Bellissimo articolo che espone in modo esaustivo il punto di vista dei bambini, a mio parere un po’ trascurato dai media. Rimane il problema, come chiaramente spiegato dalla dottoressa Sozzi, del bisogno dei bambini di socializzare con i propri coetanei. Comprendo la tristezza di mia figlia che non può festeggiare il secondo compleanno di mia nipote in modo adeguato. Purtroppo due anni si compiono una volta soltanto nella vita. Grazie e tanti cari saluti.

    • Sicuramente non è facile, neanche per i piccolini che hanno pochi anni. Ma sapere che hanno risorse enormi aiuta noi, e loro.
      Grazie come sempre della riflessione, Daniele. A rileggerci!

  2. Cara Anna un articolo bello sul come non siamo e come ci piacerebbe.
    A me interesserebbe si valutassero ‘nel concreto ‘ i bambini e le loro famiglie disastrate. I quartieri dormitorio delle grandi città, i 5o m2 di pseudo famiglie numerose, dove il dramma delle bocche da sfamare non da adito a troppe elucubrazioni. Dove non arriva o non si hanno i soldi per internet.
    La scuola, la strada, il cortile molto spesso sono luoghi più sicuri della propria casa.
    Le donne maltrattate con cui mi rapporto sono un grande osservatorio.

    Un abbraccio.

    • I casi che hai citato esistono naturalmente, e non si risolvono con il tema dell’ora d’aria. Lì servono interventi mirati, che tutelino la vita oltre il virus. Urge affrontarle adesso però, come dici, perché è l’occasione per fare luce e trovare magari anche delle soluzioni.
      Un abbraccio intanto, e a rileggerci!

      • Dicevo cara Anna Tutto questo perché un’ora d’aria non serve proprio a niente a questi bambini e a Queste famiglie quale che sia la situazione uscire per mano a fare il giro del palazzo anzi penso che sia ancora più frustrante.
        Il virus è democratico perché prende nello stesso modo e senza preavviso a tutti Ma certamente è il come lo si vive che non è democratico…
        Buona giornata 🍀🦋

      • Certo, e sono d’accordo con te. Serve una rete di informazione e sociale più capillare, secondo me, per quanto possibile logicamente. E di questa rete può far parte chiunque, dall’amico al vicino di casa. Riscoprendo il senso di comunità, concretamente.
        Buona giornata anche a te 🌻

  3. credo che sia un articolo esaustivo sulle paure di noi adulti e sul dramma psicologico che noi abbiamo e che rischiamo di trasmettere ai nostri figli.
    Il passeggio coi figli e/o con i cani, il volere fare jogging o una passeggiata in bicicletta un bambino non lo capirà mai. Restare a casa da scuola, quello sì che lo capisce, perché è un modo diverso di affrontare il suo quotidiano.
    Noi adulti con la mania di proteggere senza spiegare, perché non ci sarebbe quasi sempre nulla da spiegare rende i nostri figli più fragili psicologicamente

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