Senza lavoro e senza stipendio al tempo del Coronavirus – #4 Focus emergenza

“Se potessi parlare al governo e dimostrargli davvero la mia disperazione, se potessi guardare in faccia i sindacati e spiegargli perché li riempiamo di domande, se potessi far vedere il mio portafogli al capo dell’azienda che mi ha sospesa e non mi ha nemmeno anticipato la cassa integrazione. Se potessi dire alle banche e all’Inps di darci delle risposte, perché brancoliamo nel buio. Se potessi uscire, se potessi manifestare la mia rabbia di essere senza lavoro e senza reddito. Se potessi essere positiva riguardo al futuro, se potessi non sentirmi bloccata, inerme in un’Italia a volte ingiusta e piena di burocrazia. Se potessi far sentire il dolore allo stomaco quando ci danno notizie che ci fanno stare male, se potessi far vedere al mondo come piange un’esclusa dell’internalizzazione e se potessero tutti mettersi al posto di 4000 lavoratori disperati come me, allora potrei dire che finalmente qualcuno ha capito come ci sentiamo.”

A parlare è la signora Liana Feliciotti, una dei 4mila dipendenti di società cooperative che appaltano le pulizie nelle scuole pubbliche, rimasti dallo scorso 1° marzo senza lavoro e senza stipendio. 4mila lavoratori, di cui 1024 solo nel Lazio, rimasti esclusi dal processo di internalizzazione previsto nella legge di Bilancio 2019 che doveva portare all’assunzione e stabilizzazione di migliaia di lavoratori in qualità di collaboratori scolastici. Un’esclusione che lo scorso 3 marzo, prima della chiusura totale dovuta all’emergenza sanitaria da Covid-19, aveva portato in piazza questi lavoratori delle sigle sindacali Filcams CGIL Roma Lazio, Fisascat CISL Roma Capitale e Rieti e Uiltrasporti Roma e Lazio per chiedere garanzie sul futuro. 4mila lavoratori, dichiarati in esubero, che in questo momento non sono stati licenziati ma lasciati in stato di sospensione dal lavoro.

Roma, 3 marzo 2020 Protesta addetti pulizie scuole

Roma, 3 marzo 2020. Protesta addetti pulizie scuole a Montecitorio

Una condizione di limbo, aggravata dal momento attuale di fermo obbligatorio generale, che aumenta la preoccupazione di questi lavoratori e delle loro famiglie. Come spiega Tiziana, una delle 4mila addette alle pulizie, rimasta senza stipendio e in sospensione. “Il 2 marzo sono stati stabilizzati quelli che avevano maturato 10 anni di requisiti, mentre noi che abbiamo 2,3 o 4 anni di servizio non ci ha mai pensato nessuno. Siamo i più precari.

A noi ci hanno messo in sospeso, senza che lo sapessimo. Senza una lettera di licenziamento, senza niente. Ci hanno detto solo che dal 2 marzo non dovevamo rientrare a scuola. La lettera di sospensione è arrivata la settimana dopo, perché io ho telefonato e ho chiesto che dovevamo fare.” E aggiunge: “La sospensione ci fa stare nel limbo, perché forse potresti essere richiamata. Ma intanto non possiamo neanche licenziarci perché non ci spetterebbe nulla, neanche la NASpI (indennità di disoccupazione, nda).”

Una precarietà, aggravata dall’esclusione dai bandi di internalizzazione nelle scuole prima e dall’emergenza sanitaria dopo, che faceva i conti da prima con condizioni di lavoro difficili. Lavoratori assunti con contratti a 10 mesi, da settembre a giugno escluso il periodo di chiusura delle scuole, seppure a tempo indeterminato. Con mansioni e tempi di lavoro usuranti. E costretti spesso a lavorare senza il materiale necessario ad un’adeguata pulizia. “Fino all’ultimo giorno in cui ho lavorato, dovevo pulire un piano con otto aule, più la palestra, più le segreterie, più l’androne e le scale. Tutto in tre ore dal lunedì al venerdì, da sola – racconta Tiziana, che fino allo scorso 27 febbraio ha fatto le pulizie in una scuola elementare di Roma – Quando io sono andata via la ditta non aveva previsto di mandare qualcun’altro per sostituirmi. I bidelli a quel punto hanno ricominciato a pulire, loro che non lo facevano più da anni. Ma ora le scuole saranno scoperte. Noi abbiamo fatto un lavoro triplicato, siamo state strizzate al massimo e pagate poco: io prendevo 427 euro al mese, circa 6 euro l’ora. E poi siamo state anche trattate così.”

In questo periodo di fermo totale, qualunque tentativo di farsi sentire è vietato dall’obbligo di restare a casa salvo motivi di necessità. Così, quelle manifestazioni di protesta che erano partite lo scorso 3 marzo sono rimandate a data da destinarsi. E anche gli incontri tra sindacati e società cooperative coinvolte, l’ultima dello scorso 28 febbraio non ha portato a nessun accordo a tutela di questi lavoratori, si è solo spostata sulle Pec con un dialogo a distanza che al momento ha solo puntato a richiedere l’assegno ordinario previsto dal Decreto Legge n° 18/2020 che ha come causale l’ “emergenza Covid-19”. Nella speranza, per tutti, di avere i requisiti per ottenerla. Per i dipendenti senza lavoro e anche per le società coinvolte, tra cui I.F.M. Italiana Facility Management srl, la società cooperativa Formula Servizi e la società cooperativa I.B.M. Ideal Building Maintenance, che da sola conta 678 lavoratori messi in mobilità.

I vari lockdown anti-Covid intanto, pur silenziando le piazze e le voci dei lavoratori a cui sono stati negati i diritti, non devono togliere il diritto alla certezza del futuro. Soprattutto adesso che si continua a progettare la Fase 2 dell’emergenza, che pone al centro anche la tutela di tanti lavoratori.

“Non c’è stata più possibilità di fare presidi, perché ci hanno bloccato per questo virus. Ora siamo tutti disperati non avendo stipendio. Abbiamo tutti famiglia, figli. E adesso non possiamo trovare lavoro, non ci possiamo muovere. Non possiamo fare niente, perché restiamo tutti a casa – ribadisce Tiziana, con preoccupazione –  Intanto continuiamo a combattere per avere un sussidio, dopo ci rimetteremo a combattere per avere il posto dallo Stato.”

9 Pensieri su &Idquo;Senza lavoro e senza stipendio al tempo del Coronavirus – #4 Focus emergenza

  1. Sai che cosa ti dico da qualche giorno finita la tensione anche per la paura dell’ignoto io comincio e con me altri a pensare che siamo costretti a casa ben oltre il virus per l’incapacità di gestirlo di una massa di incompetenti sempre più numerosi è sempre più casinari Passami il termine che Dall’alto dei loro scanni muovono le fila di persone che sono concrete in carne e ossa e che vivono sulla loro pelle non è covid ma tutto il resto.

    Ora io mi domando se non fosse importante come hanno fatto le sardine organizzarsi e scendere in 6 mila in piazza che cosa potrebbe succedere!?

    Devono stare molto attenti Questi signori della guerra perché se una persona come me pacata ma soprattutto protetta riesce ad avere tanta indignazione in corpo per le ingiustizie le superficialità che vede e bene allora siamo su una polveriera.

    Sheramentrefuoripiove

    • Capisco la tua rabbia, anche perché sta montando inevitabilmente in molti. Ed io stessa a sentire certi racconti rabbrividisco.
      Hai detto bene “persone in carne e ossa”. Serve ricordarsi di questo, soprattutto adesso che il tema di ogni giorno è la salute pubblica. Ma sembra che nessuno se me ricorda, e le Persone finiscono in fondo alla lista delle priorità.
      Grazie del tuo contributo, Shera. E un abbraccio.

  2. Purtroppo in questo momento non ci sono certezze quasi per nessuno perché anche chi ha un lavoro dipendente, in questo momento ha paura che non gli venga pagato lo stipendio causa la crisi finanziaria generale. Sono d’accordo che in tutte le regioni a parte i proclami non si sono preoccupati di alcuna esigenza delle persone.

    • Sì, purtroppo è mancata un’attenzione alla prevenzione prima e agli interventi dopo. Si sarebbe dovuta creare una rete tra i ministeri, ma evidentemente non è andata così.
      Grazie delle riflessioni, Daniele.
      A rileggerci!

  3. leggendo questo vengono i brividi perché le persono sono trattate peggio di un pacco postale meso in depositi col rischio che se lo fimenticano.
    Stipendi da fame eppure visti come un dono dal cielo ma adesso non ci sono più.
    Questa epidemia sta facendo troppi danni e tutti cianciano a vuoto

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