Migranti sans papier al tempo del Coronavirus – #2 Focus emergenza

In questi giorni di isolamento, e auto quarantene, dove a dominare la scena sociale e pubblica è la fondamentale difesa dal Coronavirus, tante vicende e condizioni umane precarie sono state accantonate. Realtà, come quella dei senza fissa dimora di cui vi ho parlato recentemente, che con grandi difficoltà coesistono con i divieti e il distanziamento sociale imposti nelle ultime settimane. E tra coloro che non possono #restareacasa ci sono anche tanti migranti che ancora un tetto sotto cui rifugiarsi non ce l’hanno, e che sono costretti a vivere per strada in spazi limitati.

E’ la condizione che vivono anche i circa 80 migranti accolti dai volontari di Baobab Experience a Roma, che al momento vivono a Piazzale Spadolini di fronte alla Stazione Tiburtina. Un presidio che, con tutte le difficoltà che l’emergenza comporta, continua ad andare avanti. “Abbiamo scritto due esposti, a distanza di una settimana l’uno dall’altro, per chiedere alle autorità competenti a quale soluzione pensavano per i senza fissa dimora e in particolare per i nostri ragazzi, ma ufficialmente non ci è arrivata risposta –  spiega Valerio Bevacqua, volontario del gruppo Baobab – Abbiamo fatto presente tutte le difficoltà nel continuare un’attività di volontariato in queste condizioni, sia per noi che per loro, visto che i ragazzi vivono in promiscuità e dormono a terra uno accanto all’altro. C’è la possibilità che requisiscono alberghi o pensino a delle tendopoli, ma non c’è nulla di ufficiale”.

Migranti a Piazzale Spadolini, Roma

Roma, Migranti a Piazzale Spadolini

Tutto fermo al momento, anche le richieste d’asilo. Continua però l’assistenza dei volontari, che ogni giorno portano i pasti e informano i migranti del Baobab sulle precauzioni da prendere contro il virus. “Gli abbiamo spiegato cosa è il Coronavirus, quali sono i sintomi, chi chiamare se stanno male. All’inizio si formava ancora la fila per i pasti, e noi provavamo a dirgli di stare distanti almeno un metro perché era pericoloso. Abbiamo messo anche dei cartelli, dove si trovano loro, in quattro lingue per spiegarlo – racconta Valerio al telefono – Loro non hanno gli strumenti per approfondire la cosa. Vedono però che intorno a loro non circola più gente, vedono noi volontari con mascherine e guanti e che ci arrabbiamo se stanno vicini l’uno all’altro. Quindi capiscono che c’è qualcosa di grave che sta accadendo. Adesso serviamo i pasti in porzioni monodose per questioni igienico-sanitarie, gli diciamo di mettersi uno distante dall’altro e che passiamo noi a portare la vaschetta”.

Indicazioni sanitarie per i migranti a Piazzale Spadolini, a Roma

Roma, Indicazioni sanitarie per i migranti a Piazzale Spadolini

A informare gli ottanti ragazzi del Baobab Experience sulle norme sanitarie da rispettare sono stati alcuni giorni fa anche i medici di MEDU, che hanno consegnato inoltre 150 mascherine per i migranti di piazzale Spadolini. La sensibilizzazione ha dato risultati, tanto che sono loro stessi che si rivolgono ai volontari e “chiedono di avere una mascherina e i guanti”, precisa poi Valerio. Ma per chi un luogo dove rifugiarsi non ce l’ha, pur chiedendolo, diventa complicato non solo l’isolamento ma anche la semplice possibilità di lavarsi le mani con frequenza “dovendosi comunque spostare per trovare la fontanella” e per la difficoltà di reperire disinfettanti.

La condizione si complica se uno dei migranti ha la tosse o la febbre, non avendo molti di loro accesso al Sistema Sanitario Nazionale né di conseguenza un medico di base a cui rivolgersi. E se nei casi più gravi, normalmente, un migrante sans-papier si può recare al Pronto Soccorso, in regime di emergenza sanitaria questa alternativa è esclusa dagli attuali protocolli sanitari. Un problema che gli operatori del progetto Meltin Pot Europa hanno rilanciato attraverso una raccolta firme, a cui è possibile aderire inviando una mail a sanatoriasubito@gmail.com . “Se stiamo davvero attraversando un’emergenza sanitaria, se davvero hanno un senso tutte le misure straordinarie fino a oggi adottate e che incidono così in profondità sulle vite di tutte e tutti – si legge nell’appello – allora deve essere sanatoria per tutte le persone migranti che non hanno un permesso di soggiorno, subito!”

Una sanatoria che tutelerebbe anche gli 80 ragazzi che vivono a Piazzale Spadolini, che ci sono e che potrebbero arrivare, e i volontari che infaticabili li aiutano. Una comunità in movimento che, in uno stato di emergenza globale che impone un maggiore senso civico di collettività, va regolarizzata. Da quel piazzale continuano di tanto in tanto degli arrivi, persone che rimangono ancora in un limbo. “C’è sempre un po’ di movimento, qualcuno che arriva nuovo c’è sempre – spiega Valerio, che terminato di lavorare continua il suo impegno come volontario al Baobab – La scorsa settimana, per esempio, è arrivata una famiglia nigeriana, padre madre e tre figli, da Malta. Di loro non si è fatto carico nessuno, perché la sala operativa in questi giorni non funziona. Quindi sono stati due notti a dormire per terra, con tre bambini sotto i 10 anni. Ora siamo riusciti a trovargli una sistemazione: gli stavamo pagando un bed & breakfast per una settimana, chiaramente a nostre spese, e ora c’è una struttura che li potrebbe accogliere”. Senza alcuna esitazione, Valerio poi aggiunge: “Anche in questo momento, nel nostro piccolo, con tutte le precauzioni del caso, continuiamo la battaglia”.

Ora più che mai, l’esercito dei volontari diventa un ponte indispensabile per la tutela dei più deboli, che abbiano o meno un documento valido di riconoscimento con sé. E le storie che portano e raccontano sono una delle preziose finestre sul mondo esterno che non dobbiamo chiudere, per continuare a restare uniti come comunità umana. Ora che le differenze sono annullate.

 

[Le foto interne all’articolo sono state gentilmente inviate da Valerio Bevacqua, di Baobab Experience]

13 Pensieri su &Idquo;Migranti sans papier al tempo del Coronavirus – #2 Focus emergenza

  1. Purtroppo sembrano tempi di guerra dove gli egoismi personali e anche il naturale istinto di sopravvivenza ha il sopravvento sulla solidarietà e genera persino una generale indifferenza a queste situazioni. Grazie per il tuo contributo, che ci sprona verso sentimenti più nobili, ma intorno a me non vedo un’adeguata organizzazione. Contraccambio i saluti e un abbraccio a distanza.

    • Temo che l’organizzazione vada ancora perfezionata in tante zone. Ricordarci dei più deboli e dei più fragili, in questo momento e da qui in avanti, è il miglior modo per prenderci cura di noi.
      Grazie del tuo contributo, Daniele. A rileggerci!

  2. sono questi diseredati le prime vittime di questa epidemia. Senza un tetto, senza qualcosa che li protegga sono destinati a finire male.
    Ottimo articolo che solleva casi reali in modo chiaro e consapevole.

  3. Mia cognata, medico anestesista pre pensionata è tra i medici del Baobab io continuo con le mio cara donne di telefono rosa. Ma nn basta con il Covid è come quando si scopa e si mette la polvere sotto i tappeti!
    Ti abbraccio 🍀🦋

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