Scuola, la ripartenza a due velocità e il gap dei disabili

“La scuola è iniziata in condizioni tragiche, molto più dell’anno scorso!”. Stella non nasconde la rabbia nel sintetizzare l’inizio del nuovo anno scolastico, post pandemia. La sua Uma, una bambina con una gravissima disabilità, ha iniziato come altri alunni la scuola elementare a Roma lo scorso 14 settembre. Ma per lei le ore in classe saranno di meno dei suoi compagni. Uma infatti è una bambina non verbale, che per comunicare e apprendere ha bisogno della figura dell’assistente alla comunicazione, che affianca l’insegnante di sostegno. Un’assistenza a  tempo pieno che la Regione Lazio ha ridotto a poche ore settimanali.

“Mia figlia, che fa il tempo pieno, può comunicare per 2 ore. Le altre 6 ore al giorno le viene messo un bavaglio. Le viene impedito di comunicare, di apprendere correttamente. Questo è bullismo governativo!”

“A scuola di Uma abbiamo una carenza di organico allucinante. Quindi per adesso dobbiamo continuare con il tempo ridotto – spiega Stella Di Domenico, anche segretaria della FIRST Federazione italiana che tutela i diritti delle persone con disabilità – Uma è tra le fortunate perché ha l’insegnante di sostegno che è di ruolo, ma abbiamo il problema dell’assistente alla comunicazione. In base a quanto scritto nel PEI (Piano Educativo Individualizzato, ndr) mia figlia, che è non verbale e ha una disabilità gravissima, ha diritto all’assistente alla comunicazione per tutte le ore di permanenza in classe. Ma la Regione Lazio ha risposto con le solite 10 ore di assistenza settimanali. Quindi mia figlia, che fa il tempo pieno, può comunicare per 2 ore. Le altre 6 ore al giorno le viene messo un bavaglio. Le viene impedito di comunicare, di apprendere correttamente. Questo è bullismo governativo!”

Assistenti alla comunicazione (Foto: web)

Assistenti alla comunicazione (Foto: web)

Per chi, come la piccola Uma, è non verbale o sordo o cieco la presenza in aula dell’assistente alla comunicazione è indispensabile per una piena inclusione.
Un’assenza che è la conseguenza della precarietà che caratterizza questi lavoratori. Figure gestite da società cooperative, e che dipendono dagli accordi economici tra gli enti locali e le cooperative stesse. Un precariato che scontano anche i bambini e ragazzi disabili, e su cui da mesi si chiede un intervento che punta ad internalizzare queste figure includendole stabilmente nell’organico delle scuole. A luglio tra l’altro è stata presentata una proposta di legge in tal senso, rimasta però ancora ferma.

Un’altra figura di riferimento, spesso carente, in classe è anche l’assistente igienico personale. Un compito che attualmente è affidato al personale ATA. “Prima questo compito lo avevano figure specializzate, come gli ex AEC, adesso lo fanno gli ATA. Già ne abbiamo pochissimi e hanno altri compiti, non possono fare anche questo – spiega preoccupata Stella – Mia figlia la cambia una signora di 70 anni. Come può farcela? Mia figlia è su una sedia a rotelle e ad ogni movimento rischi di farle male, ma male seriamente. Neanche io ce la faccio a tirarla su, come può occuparsene la signora?”

“Mi tocca andare con mia figlia in tribunale, far vedere chi è mia figlia e di cosa ha bisogno. Andarmi a prendere con forza quello che è un diritto, che deve essere preteso.”

Stella, come altri genitori di bambini disabili, si trova ogni anno a lottare affinché sua figlia sia un’alunna con gli stessi diritti dei suoi compagni di classe. Una lotta spesso estenuante, fatta di ricorsi al Tar per garantire il diritto allo studio a questi bambini, che toglie tempo ed energie. “Noi genitori siamo stanchi, dobbiamo pensare a tutto. Ogni cosa non va e burocraticamente siamo impelagati. Dobbiamo diventare avvocati, infermieri. Sembra una frase fatta, ma è la realtà: non ce la facciamo! – si sfoga Stella al telefono, e intanto risponde anche alle richieste di attenzione dell’altro suo bambino – Sono molto arrabbiata, anche perché poi mi tocca andare con mia figlia in tribunale, far vedere chi è mia figlia e di cosa ha bisogno. Andarmi a prendere con forza quello che è un diritto, che deve essere preteso. E non è così, un diritto deve essere garantito!” E poi aggiunge: “Io adesso sto facendo ricorso, e mi prenderò tutte le ore con una spesa enorme che poi la Regione dovrà pagare. Ma si può andare avanti a ricorsi? Sono soldi che uno non ha, perché spesso siamo monoreddito. Sono difficoltà, che affrontiamo per i nostri figli”.

La scuola per gli alunni disabili (Foto: web)

La scuola per gli alunni disabili (Foto: web)

Tra norme esistenti da fare applicare e leggi da rinforzare, tante sono le carenze a cui dover fare fronte.
In questo inizio d’anno, già complicato dalle norme anti Covid e dalla preoccupazione di un ritorno all’emergenza sanitaria, si aggiunge per tante famiglie il fiato sospeso sulla presenza degli insegnanti di sostegno. Scade quest’anno infatti il vincolo quinquennale per la permanenza sul sostegno di molti insegnanti, assunti con la legge 107 del 2015. “A fronte di un aumento cronicizzato di alunni con disabilità, non è stato previsto un aumento di posti in organico su sostegno. E così si crea una vera emorragia, uno spostarsi dal posto sul sostegno al posto comune”, dice Stella Di Domenico che segue con la Federazione FIRST anche questa vicenda.

In un comunicato la FIRST fa il punto per il nuovo anno su questa situazione. “Per l’anno scolastico 2020/21 ci sono (secondo fonti sindacali di categoria) quindi 38.241 posti vacanti a cui vanno aggiunti 26.237 pensionamenti, che fanno arrivare a 64.478 i posti disponibili, utili per riorganizzare il personale attraverso i trasferimenti, da effettuare con precedenza nel rispetto della L. 470/94 ed effettuando sullo stesso numero di posti, ma dislocati in luoghi diversi, le assunzioni. Tutto ciò senza aver preso in considerazione lo strano fenomeno dei posti in deroga sul sostegno – si legge nel comunicato – Gli studenti disabili con certificazione 104/92 sono in costante aumento. Aumentano i posti in deroga, ma non di pari passo i posti in organico di diritto sul sostegno. Nel 2020 stimiamo che i posti in deroga possano arrivare oltre alle 80.000 unità in tutta Italia, 9000 solo in Sicilia (su un totale di 20.000) che è la regione con più posti in deroga insieme alla Lombardia che ne ha un numero altrettanto alto. Tantissimi per effetto dei decreti direttoriali degli USR, che a luglio di ogni anno sono costretti a rincorrere le sentenze in cui il MIUR viene condannato (da ormai 11 anni) dai TAR di tutta Italia per aumentare le ore di sostegno, che vengono concesse in difetto agli alunni disabili”.

Cosa succede se questi bambini tornano a dover studiare a distanza? Una condizione che, nella maggior parte dei casi di alunni con disabilità, ha significato esclusione dalla DAD la Didattica a distanza.

Tra tante incertezze generali, queste famiglie hanno una preoccupazione in più: cosa succede se i loro figli tornano a dover studiare a distanza? Una condizione che, nella maggior parte dei casi di alunni con disabilità, ha significato esclusione dalla DAD la Didattica a distanza. “Il Miur che cosa sta facendo nell’eventualità si dovesse ritornare alla DAD? Cosa ha previsto? Temo niente – commenta mamma Stella – Che facciamo torniamo come a marzo, che c’erano bambini che hanno avuto una regressione pazzesca? Non ce la fanno a stare ore  davanti ad un tablet, senza assistenza, senza nessun aiuto, solo con un genitore. Io non ho le competenze, e il Miur su questo tace. Secondo me, c’è la volontà di non investire più sulla scuola. Ed è deprimente questa decisione”.

Lo scorso 7 settembre in una nota il Miur ha fatto sapere che a proposito di “presunte discriminazioni in tema di diritti degli alunni con disabilità, a danno delle famiglie, il Ministero e le scuole stanno operando nell’interesse di queste studentesse e di questi studenti, forti di una normativa sull’inclusione, quella italiana, che è fra le più avanzate nel mondo”. Tra proposte di legge in sospeso, ricorsi e richieste di incontro da parte di organizzazioni a tutela dei disabili, e lavoratori del settore, in tanti aspettano un segnale forte e chiaro che acceleri questo lento inizio scolastico.

Covid, scuola e disabilità (Vignetta: Mauro Biani/L'Espresso)

Covid, scuola e disabilità (Vignetta: Mauro Biani/L’Espresso)

13 Pensieri su &Idquo;Scuola, la ripartenza a due velocità e il gap dei disabili

  1. Con rammarico ritorniamo a leggere riguardo alle carenze scolastiche e delle poca attenzione, per usare un eufemismo, per i meno fortunati. Una domanda sorge spontanea, ma di banchi, trasporto pubblico, concorsi pubblici per insegnanti, connessioni internet, non ci si poteva occupare prima visto che l’emergenza Covid è si è maniestata in Italia 10 mesi fa? Amara considerazione e ancora grazie per il tuo impegno.

    • I ritardi congeniti purtroppo restano una prerogativa della scuola, e del suo ministero di riferimento. Solo che quest’anno certi ritardi, come notavi, sono incomprensibili. E non giustificabili, proprio alla luce della COVID-19.
      Grazie delle riflessioni, Daniele. E come sempre a rileggerci!

  2. la chiusura di marzo non ha insegnato nulla. Abbiamo operso sei mesi passando il cerino di mano in mano, quando ci sarebbe stato tutto il tempo per correggere le molte disfunzioni della scuola, tra cui quelle degli studenti disabili. Con la tecnica del rinvio, adducendo le più fantasiose scuse, di insabbiare tutto sperando in qualcosa che non avverrà mai ci siamo riscoperti deboli e costringere i genitori a ricorrere al TAR per far applicare delle leggi farraginose.

    • È stata persa un’ottima occasione per dimostrare che la scuola, in tutti i suoi volti, è un argomento politicamente rilevante. Con i fatti. È soprattutto la scuola, come diritto, la vera ripartenza del Paese. Ma la chiusura, come hai detto, non è servita a molto.
      Grazie delle considerazioni, e a rileggerci!

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