Elisabetta Tripodi, da avvocato a sindaco anti-‘ndrangheta

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Donne e giovani, nelle terre derubate e sfregiate dalle mafie, rappresentano in molti casi la carta vincente nella quotidiana lotta alla criminalità organizzata. Sono loro, soprattutto al Sud, i cittadini con meno opportunità di lavoro e crescita. Nonostante ciò, i giovani e le donne hanno prima di altri il coraggio di non restare indifferenti. Me lo ha precisato la sindaca di Rosarno, parlando delle difficoltà nell’impegno per la legalità al femminile. Un’altra storia di legalità da (ri)leggere…

 

La normalità come antidoto all’illegalità e al virus della ‘ndrangheta.

La normalità di chi, dopo essere andato via dalla Calabria, decide di tornare e restare anche se ha trovato una realtà peggiorata rispetto al passato. La normalità di chi diventa sindaco e non scende a patti. La normalità di chi è sotto il tiro della ‘ndrangheta, ma resta fedele all’impegno preso. È fatta anche di questo la quotidianità di Elisabetta Tripodi, sindaco di Rosarno e tra le 20 donne prime cittadine della Calabria impegnate contro la criminalità.

Una sindaco rimasta cittadina, che da due anni vive sotto scorta.

Come cambia la vita di una donna, sindaco, impegnata per la legalità?

“Svolgere un impegno del genere a favore della collettività ha cambiato la mia vita personale, e non poteva essere altrimenti. Soprattutto da questa mia situazione amministrativa sono scaturite una serie di vicende che hanno cambiato la mia vita, peggiorandola: dopo circa otto mesi che facevo il sindaco mi è stata affidata una scorta, e questo ha contribuito a rendere difficile non tanto la mia attività amministrativa quanto la mia vita personale. Rompere il mio equilibrio personale, familiare e professionale a favore degli altri è sicuramente una scelta di coscienza: poter pensare così che ci può essere un futuro migliore per questa terra, per noi che siamo rimasti. Soprattutto per i nostri giovani, i nostri ragazzi, e per i miei figli”.

Tre anni fa, dopo le rivolte degli extracomunitari, si diceva ‘Mai più un’altra Rosarno’. Cosa è cambiato da allora?

“È cambiato tutto e niente. Io credo che quello sia stato un evento traumatico, anche per noi cittadini. Una guerra tra poveri, per il lavoro occasionale e anche lavoro nero, purtroppo. Tuttavia una volta spenti i riflettori sulla vicenda, la situazione non è migliorata e le istituzioni sovraordinate non si sono interessate a quello che sarebbe stato il dopo. Io sono stata eletta undici mesi dopo e la situazione era immutata. Il comune si è messo in campo, ma è chiaro che un problema di questo tipo non può essere affrontato solo dal comune. Noi abbiamo cominciato a dare supporto a iniziative per migliorare l’accoglienza  e abbiamo cercato di sollecitare un po’ tutti: in alcune stagioni abbiamo avuto risposte, in altre come quella passata no, per esempio dalla Regione”.

Come sta adesso la città di Rosarno?

“La città vive una condizione migliorata dal punto di vista della delinquenza comune. Il 2012 inoltre si è concluso senza nessun omicidio, e così sta andando il 2013, perché ci sono state grandi operazioni di polizia contro le cosche del paese. Rosarno vive invece una realtà economica peggiorata, paradossalmente anche per queste operazioni di polizia: sono stati confiscati beni, imprese gestite dalla criminalità che oggi risultano chiuse. Questo perché in maniera indiretta davano lavoro a parte della popolazione. Nonostante ciò non si riesce a creare una filiera che faccia in modo che l’impresa mafiosa possa essere restituita alla collettività”.

Alcune settimane fa l’incontro con la presidente Boldrini. Con quali prospettive si è concluso?

“Abbiamo chiesto attenzione per la Calabria e il Sud in genere. Ma anche per la problematica del lavoro: se non c’è lavoro, non possiamo distogliere le persone dal fascino che esercitano le organizzazioni criminali. Attenzione anche alla questione del porto di Gioia Tauro, dell’agricoltura, risorse del nostro territorio, e della scuola pubblica, importante in un paese che ha problemi di devianza giovanile”.

Programmi per il futuro, anche politico?

“Per il mio futuro politico no: non ci ho mai pensato alla carriera politica (sorride, ndr). La visibilità è arrivata da sé per le situazioni, per l’attenzione mediatica su Rosarno e il fatto che questa esperienza femminile sia condivisa con altre donne calabresi. Se questo porterà un nuovo impegno futuro che ben venga, se no sarà uguale. Non mi cambierà assolutamente nulla!”.

 

da “La Discussione.com” – 27 luglio 2013

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