Percorsi di ‘ordinaria follia’

“Grazie per l’attenzione che ci date!”. Erano emozionati e commossi ad ogni intervista gli atleti delle ultime Paralimpiadi di Rio. Dodici giorni di sport, di competizione ma anche di comunicazione sulle condizioni della disabilità, sia con immagini che musica. “Il nostro simbolo è il calabrone – ha spiegato in quei giorni il presidente del Comitato Italiano Paralimpico, Luca Pancalli – Come nella frase di Albert Einstein (“La struttura alare del calabrone, in relazione al suo peso, non è adatta al volo, ma lui non lo sa e vola lo stesso”, ndr), anche i nostri atleti superano i loro ostacoli fisici”.
Quella finestra mediatica, temporanea ma potente nelle sue immagini, ha dimostrato come le barriere architettoniche si possano superare bypassando le barriere mentali. Quelle di una presunta normalità, che di fronte alle differenze diventa silenzio e indifferenza. In quest’ottica, lo sport diventa superamento delle differenze e dei pregiudizi.

Ed è la prova che dando diritti e opportunità a chi è disabile si realizza la vera inclusione di queste persone, tanto per la disabilità fisica che mentale. Come dimostra anche la sfida, che ormai dura da un decennio, di Psicoradio. Un progetto che coinvolge disabili mentali, e che affida alle loro voci e non solo il compito di avvicinare e integrare i ‘diversi’ nella società.
Le Paralimpiadi sono finite ma per i disabili la gara continua ogni giorno: slalom da strada tra le macchine, corsa ad ostacoli tra burocrazia e leggi. Tutto spesso a riflettori spenti.
Vi invito allora alla lettura di un articolo di diversi anni fa ma purtroppo sempre attuale, specie nel riferimento alla legge 517/77 mai pienamente attuata.
Una realtà da (ri)leggere …

Un trentennio è trascorso da una legge, la n. 517/77 sull’integrazione scolastica degli alunni con disabilità. Ma in tanti anni non si è trovato il tempo per racimolare le risorse necessarie per renderla operativa. Come fatto notare dagli addetti ai lavori, la questione è creare un sistema scolastico in grado di puntare sull’istruzione dei disabili ponendo l’attenzione sugli insegnanti di sostegno. Un rapporto in tal senso, indicato dall’Anffas, l’ente che sostiene e aiuta le famiglie con persone affette da disabilità intellettiva, calcola siano 1 ogni 138 alunni. Una classe di centinaia di bambini e ragazzi, che avrebbero bisogno di singola e specifica attenzione e che vengono lasciati soli. Spesso la cronaca diventa la cartina al tornasole di un allontanamento forzato. Come il caso di un anno fa verificatosi a Ragusa, protagonista un tredicenne con disabilità accusato di aver aggredito compagni e professori. Dopo uno “sciopero bianco” proclamato dai genitori degli altri alunni, la vicenda si è conclusa nel modo meno proficuo, con una richiesta di affidamento ad una struttura specializzata per il ragazzino “folle” ed una madre sempre più sola nella cura del proprio figlio.
La disabilità intellettiva diventa condizione di doppia debolezza. Anche nell’accesso ai diritti basilari, come l’assegnazione del grado di invalidità. E può capitare che un familiare, come reso noto da Anffas, si debba sostituire al disabile persino di fronte ai medici della commissione competente per decidere del futuro del giovane con una affezione mentale.

Tra mancanze e lacune amministrative, un aiuto ai ragazzi e alle famiglie arriva da internet. Sul web sono tanti i siti che, con un botta e risposta preconfezionato, danno qualche indicazione e sciolgono tanti dubbi, rassicurando le famiglie e indicando virtualmente come muoversi per comprendere meglio la condizione e le potenzialità di questi bambini e giovani.
A volte basta scoprire una passione o una tendenza naturale, e il gioco è fatto.
Un’iniziale aggressività, come per tutti, può essere controllata con l’allenamento e la pratica dello sport. Lo sanno bene gli organizzatori e partecipanti ai giochi dello Special Olympics, che nell’ultima edizione di Biella ha visto la presenza di 3000 atleti disabili. Di fronte all’impegno e alla tenacia necessari nello sport e nell’agonismo, le diversità si normalizzano e questi caparbi sportivi possono ottenere il lascia passare per essere finalmente cittadini accettati e apprezzati.
Una filosofia simile è quella che sorregge l’ambizioso progetto di Psicoradio. Un’emittente radiofonica con una redazione volutamente fuori dal comune, in cui lavorano pazienti psichiatrici in veste di redattori e speaker. L’idea, nata e sviluppata su incarico del Dipartimento di Salute Mentale di Bologna e della onlus Arte e Salute, punta sul prezioso strumento della radio. Non solo per giungere meglio dentro le case degli ascoltatori, nella loro quotidianità, e sfatare tutti i tabù che si sono fissati nel tempo, ma anche per offrire un’occasione di lavoro e mutuo aiuto a tanti pazienti. Cercando, con questo volontariato di nicchia, di diminuire l’elevato tasso di disoccupazione che grava sulle fasce più deboli tra i disabili, naturalmente giovani e donne.
La disabilità trasmessa via onde di frequenza, su Radio Città del Capo di Bologna e su scala nazionale con Popolare Network, è un ponte perfetto con la società, fatto di voci, racconti e umanità che arriva dritto al punto spogliato dalle sovrastrutture.
Senza timori, né per il presente né per il passato. E come in una sfida, la sede della redazione è l’ex manicomio Roncati.

Da Socialnews.it del settembre 2008

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11 Pensieri su &Idquo;Percorsi di ‘ordinaria follia’

  1. Il problema fondamentale è che i disabili vengono visti come “un problema” quando sono delle persone che necessitano solo di essere trattate come tali.

  2. Purtroppo la società italiana fa fatica ad essere “inclusiva” e non solo per colpa dei governanti, e non solo nei confronti degli immigrati. Siamo un paese di paesani arricchiti, con gravi carenze culturali che non dipendono da carenza di pezzi di carta, come lauree e diplomi, ma da gravi insufficienze di pensiero ed etica. Le gravi carenze della scuola e la scarsa considerazione per le persone istruite non vengono considerate nella loro importanza, con pesanti ripercussioni sulla società italiana.

    • La scuola ha infatti un’importante ruolo nell’educare al rispetto degli altri, normalmente diversi. Ma dopo tanto parlare di buona scuola ancora si arranca, e anche il diritto allo studio per un disabile diventa nella migliore delle ipotesi un privilegio nella peggiore ipotesi un inferno da cui fuggire. E così all’inclusione neanche le nuove generazioni vengono educate. Grazie del contributo, Daniele.

  3. Mah……!!! Mi riempie l’ anima d’ infinita tristezza leggere questo
    ottimo articolo, fatto con puntuale incisività e precisione.
    Il domani sarà diverso ?
    Lo spero.!
    Ma , la realtà odierna, non lascia speranze.
    Non facciamo niente , perchè questa realtà , fortunatamente, non
    ci tocca e quindi egoisticamente non ci riguarda.
    Gli ALTRI i DIVERSI , semmai , sono solo oggetto di beffeggiamento
    quando non si arriva a considerarli un prodotto DIFETTOSO della
    natura e come tali ucciderli , come fecero i nazisti con le loro leggi
    razziali.
    Quindi, se riflettiamo almeno un po’, oggi TUTTi possiamo ritenerci
    tali.!!!
    Ma la nostra IPOCRISIA nascosta da un PERBENISMO imperante
    ci fa proseguire su questa strada !.
    Quante occasioni mancate, quanto spreco di risorse umane !!! In questa nostra (in ) Civiltà Odierna !.
    E se fosse capitato a noi !!????!!…… Forse , allora capiremmo!!!.
    e Agiremmo in maniera profondamente DIVERSA .

    • Condivido la tua riflessione, Cesare: che escludendo alcune persone dalla società si perdono occasioni e opportunità di crescita e sviluppo. Per tutti. Fortunatamente abbiamo però più anticorpi degli anni dei lagher nazisti. Grazie della riflessione.

  4. la disabilità è per lo stato un costo, anziché essere considerata una risorsa, perché integrare la disabilità nella normalità significa recuperare risorse umane. Però questo non è nei piani dei nostri politici, che si ricordano di loro solo in occasione delle elezioni

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