Caregivers e il limbo della (dis)continuità assistenziale

Negli ultimi anni si è parlato sempre più di chi sono i caregivers, e anche questo blog si fa puntualmente portavoce delle loro richieste. Sono voci che troppo spesso restano inascoltate, incastrate tra cavilli burocratici e disposizioni inapplicate. Una condizione che dimostra la scarsa vicinanza delle istituzioni alla condizione di un familiare caregiver, fatta di assistenza quotidiana alla persona con disabilità ma anche di difficoltà economiche, essendo costretti a rinunciare al proprio lavoro. Come avviene anche per i genitori di bambini con disabilità grave, o gravissima, che spesso si trovano da soli a dover fronteggiare i costi dell’assistenza e della vita familiare, anche degli altri figli.

È quello che vive sulla propria pelle Stella, una mamma caregiver che assiste la sua bambina Uma con disabilità gravissima, che pur avendo diritto al contributo di continuità assistenziale, recentemente erogato dal Comune di Roma su deliberazione della Giunta regionale del Lazio per sostenere le famiglie nei costi dell’assistenza del familare con disabilità gravissima, non lo ha mai ricevuto.

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Donne e parità di genere ai tempi dell’Agenda 2030

Lavoro, reddito, competenze, tempo e potere. Ruota attorno a queste cinque priorità la parità di genere, e l’empowerment femminile. Una condizione su cui si procede normalmente a passi lenti, e che le crisi internazionali stanno facendo retrocedere.

In Italia tra il 2019 e il 2020 il tasso di occupazione femminile è sceso dal 53,8% al 52,7%, migliaia di posti di lavoro in meno occupati dalle donne. Una perdita pari all’ 1,1% rispetto al tasso di occupazione maschile dello stesso periodo, che ha visto la perdita dello 0,8% di posti di lavoro. Un livello di disoccupazione femminile superiore anche alla media dell’Unione Europea. Una soglia che, nel caso di donne con figli in età prescolare, aumenta ulteriormente.

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Migranti e l’accoglienza resistente dei volontari – La storia di Ali, dal Burkina Faso all’Italia [VIDEO]

Accoglienza e marginalità. Persone migranti che diventano fantasmi.

A Roma, città crocevia quotidiano dei viaggi di migranti e rifugiati, l’accoglienza – quella fattiva – la praticano ogni giorno volontari e attivisti dell’associazione Baobab Experience. Un’esperienza di accoglienza che dal 2015 è un punto di riferimento per le persone migranti, in transito nella Capitale. Un progetto che non si è mai fermato, arreso. Neanche di fronte ai tanti sgomberi dei presidi umanitari in vari punti della città.

L’ultimo lo scorso 14 luglio, il 41esimo sgombero. Quello, forse, definitivo. Che ha disperso migranti e rifugiati, in transito a Roma, rendendoli di fatto invisibili.

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Donne e sfide. La lotta per l’empowerment

99 anni e mezzo per colmare il divario mondiale tra uomini e donne. Ben 257 anni per cancellare il gap di genere che riguarda la “partecipazione economica” delle donne alle attività quotidiane. Il dato è stato calcolato dal World Economic Forum, che ha evidenziato anche come il divario nel mercato del lavoro e in termini di opportunità economiche sia per le donne del 42%.
Quando si parla di donne, e dei loro diritti, si ragiona prevalentemente con i numeri nel tentativo di dare forma, concretezza ad un gap prima di tutto culturale.

Il livello del dibattito, e della prassi quotidiana, su temi come l’accesso all’aborto, il ruolo delle donne nell’assistenza familiare, la criminalizzazione della libertà delle donne sul loro corpo – solo per citarne alcuni – sono all’origine del divario economico e lavorativo delle donne tanto in Italia quanto nel resto del mondo.

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“Caro figlio mio, papà è un testimone di giustizia”

Essere padri, ed essere testimoni di giustizia. Le scelte di chi denuncia, diventando testimone di giustizia, coinvolgono non solo la persona ma anche tutto il nucleo famigliare. Bambini inclusi, a volte dalla nascita.

Vi invito a leggere questa lettera di un testimone di giustizia campano rivolta al figlio, nel suo primo giorno di scuola. Un’occasione per fare luce sulle vite silenziose, e silenziate, di decine di famiglie italiane. Uomini e donne, famiglie comprese che in alcuni casi vivono in località protetta, che continuano a testimoniare la loro scelta e a denunciare in solitarie aule di tribunale. Persone vittime ancora di troppa indifferenza, e di impegni istituzionali rimasti promesse, che in alcuni casi li isolano e troppo spesso li privano anche della dignità.

Una lettera aperta, e umana, per riflettere. E non spegnere la voce di questi cittadini. Continua a leggere

Diritti sotto scorta

“Saranno le istituzioni competenti a valutare se corra qualche rischio, anche perché mi pare che passi molto tempo all’estero (…) Saviano è l’ultimo dei miei problemi. Gli mando un bacione se in questo momento ci sta guardando. È una persona che mi provoca tanta tenerezza e tanto affetto. Ma è giusto valutare come gli italiani spendono i loro soldi.” Con queste parole il neo ministro dell’Interno Matteo Salvini, nel salotto televisivo di Agorà su Rai Tre, ieri mattina ha fatto sapere a Roberto Saviano e agli italiani che avrebbe valutato se la scorta allo scrittore è necessaria. Come se fosse un privilegio, un premio, che il ministro assegna ai suoi simpatizzanti o toglie, come un capriccio, a chi non condivide le sue decisioni. Continua a leggere

Isolato dall’autismo e dallo Stato – La Lente in pillole

Di testimoni di giustizia e della loro vita si parla ancora poco. Di questa comunità di meno di ottanta persone si conoscono solo limitate vicende, e ad alcune questo blog ha cercato di dare voce. Eppure ci sono realtà che restano relegate a questioni private dei testimoni. Come nel caso dei familiari più vicini del testimone di giustizia, mogli o mariti e figli, che dal primo momento condividono cambiamenti, limitazioni e, in alcuni casi, continui trasferimenti da una località all’altra per ragioni di sicurezza. Questo fa sì che anche loro rientrino nello status di testimoni, anche se a volte con tutele ridotte. Continua a leggere

Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia

Vivere e nascere sotto protezione – La Lente in pillole

Vite non sempre sotto scorta, e spesso anche poco protette. Sono quelle di chi vive sotto programma speciale di protezione, dopo aver denunciato le mafie. Come vi racconto spesso sulle pagine di questo blog, per questi uomini e queste donne non si tratta di rinunciare ad una (seppure legittima) vacanza, all’acquisto di un bene di ‘lusso’ o usufruire di un qualunque privilegio. I rischi, questi cittadini e le loro famiglie, li incrociano nella loro quotidianità. Continua a leggere

Testimoni di giustizia, diritti e tutele

La vita oltre la denuncia – La Lente in pillole

Tutto tace, come fin troppo spesso succede sulla condizione di vita dei testimoni di giustizia. Da mesi la legge 3500, dedicata a questa ottantina di italiani invisibili, è ferma alla dogana del Senato. Dopo aver ottenuto l’approvazione della Camera, è finita in fondo alla lista di impegni dei senatori, come scialuppa elettorale in caso di naufragio del Governo. C’è chi intanto aspetta, chi sopravvive. Continua a leggere

La (in)giustizia che condanna gli onesti

“Avevo chiesto di andare a vedere una partita di calcio, ma anche questa volta è stato un No …senza un perché.” La ‘giustizia’ anche stavolta si è pronunciata, togliendo il diritto a una vita normale a un testimone di giustizia. E’ una ‘giustizia’che punisce chi ha difeso la giustizia, che tratta i cittadini più coraggiosi come bambini capricciosi negandogli anche il diritto ad una spiegazione. Stavolta il no ha riguardato la richiesta di assistere alla partita Napoli – Real Madrid, in programma il prossimo 7 marzo allo stadio San Paolo di Napoli. Continua a leggere