Casa del jazz, Roma - Lapide nomi delle vittime della mafie

L’impegno di fare memoria contro le mafie

Ci sono lacrime asciutte. Asciugate lentamente dal tempo. Nascoste dietro sguardi carichi di dignità e determinazione nella ricerca della verità. Un dolore silenzioso, ma forte e coraggioso come quello di chi lotta ogni giorno per avere giustizia.
A portare avanti questo impegno, in certi casi per tutta la vita, sono i familiari delle vittime innocenti delle mafie. Uomini e donne che, dopo la morte ingiustificata e violenta di un figlio un fratello un genitore o del coniuge, dedicano ogni energia per non fare spegnere i riflettori su omicidi che spesso la giustizia ha archiviato senza colpevoli troppo in fretta. Così, dalle pagine di un giornale o, più di frequente, dalle bacheche dei social network, ogni giorno fanno memoria di quel figlio che non c’è più diventando essi stessi portatori di legalità. Continua a leggere

itavia-StrageUstica

Ustica, la strage delle verità

A 35 anni di distanza, la ferita della strage di Ustica continua a non rimarginarsi. E nella ricerca della verità, tra migliaia di documenti più o meno attendibili, restano solo le tracce storiche di tanti sciacalli.
E a dar voce a quella ricerca continua di verità e giustizia ci sono i parenti delle vittime e la loro associazione, che si batte instancabilmente da quel 27 giugno del 1980. E continua a fare i conti con carte mancanti e richieste di desecretazione rimaste sempre inattese.

“Dalla lettura delle carte depositate si riscontra uno stato della archiviazione veramente preoccupante e inaccettabile: si trovano innumerevoli segnalazioni di continui smarrimenti nel passaggio tra ufficio e ufficio vi sono i segni di una difficoltà di conservazione e trasmissione tra gli stessi uffici, notizie di carte smarrite, di carte trasmesse e non più ritornate, documenti passati a uffici che non sono più individuabili, documenti riordinati e trasportati a vaghe destinazioni” ha dichiarato recentemente Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione parenti delle vittime di Ustica. “E’ urgente censire le carte giudiziarie in relazione ai terrorismi, e digitalizzarle in modo da renderle fruibili, oltre che per salvaguardarle. (…) Le associazioni dei familiari delle vittime chiedono il riconoscimento di un ruolo centrale e propositivo nella discussione sulle varie problematiche connesse alla direttiva”.

Un articolo di qualche anno fa, ma purtroppo sempre attuale. Una realtà da non dimenticare, e un’altra storia da (ri)leggere… Continua a leggere

Terrorismo-vittime

Giorni di ordinaria indifferenza

La morte passa e ci lascia indifferenti. Ci urta, si mette a nudo. Anche troppo, più di quel che vorrebbe. Così capita che un altro giorno di ordinaria follia, meditata, si traduca a chilometri di distanza in un giorno di ordinaria indifferenza. E’ capitato nel giorno dell’attacco terroristico a Lione in Francia e sulla spiaggia di Sousse in Tunisia.

Succede di esorcizzare la vita, e la realtà. Ci si abitua a tutto. Alla stanchezza e alla demotivazione. Alla bruttezza, che silenziosamente prende il posto della bellezza. Ci si assuefà al silenzio, prolungato. All’indifferenza che divora le coscienze. Al dolore che ci sfiora, e alla violenza. Continua a leggere

Marica Roberto

Fata Morgana e le mafie (S)disonorate

Le femmine hanno risorse, e le mie figlie che restano e parlano, le mie sorelle, diventano cataratte di parole, fermano i morti, acchiappano la vita, parlano, riparlano. Fiumi in piena sono”. Così Marica Roberto, attrice e autrice siciliana del potente testo teatrale “La Fata Morgana, fantasia su un mito”, fa memoria delle donne “sdisonorate” (citando il titolo del dossier dell’associazione DaSud, da cui trae spunto la piece). Donne libere, e per questo uccise dalle mafie, a cui il teatro ha ridato la parola. E un volto, quello del mito femminile di Fata Morgana che, dalle acque dello stretto di Messina alle tavole di legno del palco del Teatro Lo Spazio a Roma, ha fatto rivivere le sue “sorelle” morte ammazzate. Continua a leggere

I bambini e ragazzi morti di guerra

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Di fronte a dei bambini e innocenti strappati alla vita non esistono bandiere. Né guerre che giustifichino la loro morte. Anche quando a contendersi da secoli dei diritti, e una terra su cui piantare quelle bandiere, sono Israele e Palestina.

La morte di tre ragazzi israeliani di 19 e 16 anni, la cui notizia è stata diffusa meno di 24 ore fa, ha colpito fortemente (come è normale che sia) lo Stato israeliano, che oltre a dichiarare lutto nazionale ha sancito che “Hamas è responsabile e la pagherà”. Ma lasciando sullo sfondo per stavolta la questione politica e storica che attanaglia da troppo tempo due popoli e due religioni, resta la tragedia di altri giovani o bambini strappati alla vita.

Nel caso dei tre ragazzi israeliani, la loro morte si è ridotta a strumento per l’ennesimo e preoccupante ultimatum. Contemporaneamente, in Palestina, continuano a morire di guerra migliaia di bambini anche di pochi anni massacrati senza una ragione. Continua a leggere