Denunce senza scorta e silenzi istituzionali

“Per anni mi sono nascosto, ho cambiato nove città e credevo di poter ricominciare a vivere”. Si è sfogato con queste parole Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia campano, dopo aver appreso della revoca della scorta che negli ultimi anni lo ha protetto. Una decisione che arriva proprio dopo la puntata del programma ‘Report’ dello scorso 9 dicembre, in cui Ciliberto rinnova le denunce di corruzione e infiltrazioni mafiose in appalti, pubblici e privati, per la realizzazione di tratti stradali e autostradali. Denunce che in nove anni non ha mai smesso di fare nelle aule dei tribunali, su richiesta della magistratura. Una scelta che ha portato lui e la sua famiglia in località protetta e che gli ha imposto una nuova identità, ma da cui non ha mai fatto passi indietro nonostante le minacce subìte negli anni. Continua a leggere

Diritti sotto scorta

“Saranno le istituzioni competenti a valutare se corra qualche rischio, anche perché mi pare che passi molto tempo all’estero (…) Saviano è l’ultimo dei miei problemi. Gli mando un bacione se in questo momento ci sta guardando. È una persona che mi provoca tanta tenerezza e tanto affetto. Ma è giusto valutare come gli italiani spendono i loro soldi.” Con queste parole il neo ministro dell’Interno Matteo Salvini, nel salotto televisivo di Agorà su Rai Tre, ieri mattina ha fatto sapere a Roberto Saviano e agli italiani che avrebbe valutato se la scorta allo scrittore è necessaria. Come se fosse un privilegio, un premio, che il ministro assegna ai suoi simpatizzanti o toglie, come un capriccio, a chi non condivide le sue decisioni. Continua a leggere

Legalità disorganizzata

3000 euro sprecati. Tremila euro. Questo è il prezzo di una legalità disorganizzata. Soldi provenienti dalle casse, già impoverite da perenni ammanchi, dell’amministrazione del servizio centrale di protezione, e quindi denaro pubblico, che si sono rivelati una spesa inutile.
A denunciarlo un testimone di giustizia, Gennaro Ciliberto, che da 8 anni vive in regime di speciale sistema di protezione e che dal 2014 partecipa a numerosi processi in veste di testimone per continuare a denunciare illeciti. Continua a leggere

Radio impegno, una notte per la Legalità – La Lente in pillole

“Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”. Queste parole sono del giudice Paolo Borsellino, di cui tra pochi mesi ricorre il 25° anniversario dell’omicidio per mano di Cosa Nostra.
Le prendo in prestito, umilmente, per proporvi l’ascolto di un programma radiofonico che stanotte dedicherà uno speciale al tema della legalità. E a cui parteciperà anche La Lente di una Cronista per parlare di testimoni di giustizia e beni confiscati. E anche dell’indifferenza che spesso diventa un ostacolo alla tutela della stessa legalità.
Potete seguire la diretta via streaming sul sito di Radio Impegno.it o in diretta Tunein sul canale Radioimpegno, e dall’una fino alle 7 di mattina per chi vive a Roma e nel Lazio in diretta FM su Radio Città Futura 97.7. Per chi non può seguire la diretta notturna, domani sempre dalla pagina della radio è possibile riascoltare e rivedere la puntata di stanotte. Continua a leggere

La (in)giustizia che condanna gli onesti

“Avevo chiesto di andare a vedere una partita di calcio, ma anche questa volta è stato un No …senza un perché.” La ‘giustizia’ anche stavolta si è pronunciata, togliendo il diritto a una vita normale a un testimone di giustizia. E’ una ‘giustizia’che punisce chi ha difeso la giustizia, che tratta i cittadini più coraggiosi come bambini capricciosi negandogli anche il diritto ad una spiegazione. Stavolta il no ha riguardato la richiesta di assistere alla partita Napoli – Real Madrid, in programma il prossimo 7 marzo allo stadio San Paolo di Napoli. Continua a leggere

Don Panizza vive sotto scorta

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I veri eroi sono le persone semplici, che con responsabilità fanno ogni giorno il proprio dovere. Per se stessi e per gli altri. Ho avuto a volte la possibilità di parlare con alcuni di questi uomini e donne ‘normali’. Uno di loro è Don Panizza, un coraggioso sacerdote che vive con i suoi ragazzi ‘speciali’ in un bene confiscato alla ‘ndrangheta. Una storia di legalità, che merita di essere conosciuta e (ri)letta…

 

Non chiamateli preti antimafia. Sono sacerdoti, uomini testimoni di una Chiesa capace di dire no alla prepotenza delle mafie.

Una criminalità combattuta con il Vangelo, e a volte anche stando immobili su una carrozzina. Con questi insoliti strumenti don Giacomo Panizza e la sua comunità per disabili affrontano da anni la ‘ndrangheta e le sue pressioni. Lui è un bresciano, da quasi 40 anni a fianco dei disabili ed emarginati dalla società, a cui è stato assegnato un bene confiscato alla ‘ndrangheta dei Torcasio per gestire la comunità ‘Progetto Sud’ a Lamezia Terme. Un impegno sociale, poco gradito al clan, che ha messo nel mirino l’attività del sacerdote. Continua a leggere