Ruolo degli assistenti educativi a scuola (Foto: web)

Scuola, disabilità e invisibile precariato – Il caso degli AEC, assistenti educativi culturali

Una volta si chiamavano assistenti educativi comunali. Poi diventarono AEC, Assistenti Educativi Culturali, e infine sono stati rinominati OEPA, Operatori Educativi per l’Autonomia. Vent’anni di cambiamenti, soprattutto contrattuali, che hanno impoverito questa categoria di lavoratori il cui ruolo nella scuola è rimasto fondamentale: l’assistenza ai bambini e ragazzi con disabilità, dalla materna alla scuola media.
Una precarietà dovuta soprattutto alla scelta degli enti locali, titolari del servizio in base alla legge 104/92, di esternalizzare questo servizio affidandolo a società cooperative, precarietà che nei mesi della quarantena è esplosa coinvolgendo anche il diritto allo studio dei bambini disabili. Continua a leggere

Gli Stati Popolari dei precari nel post emergenza – La Lente in pillole [VIDEO]

Tornano i lavoratori in Piazza San Giovanni, a Roma.
A dargli voce nel dopo emergenza sanitaria è la manifestazione Stati Popolari, che lo scorso 5 luglio ha radunato lavoratrici e lavoratori precari e invisibili, categorie rimaste escluse dagli Stati Generali che hanno preceduto l’evento.
In migliaia hanno ascoltato gli interventi dei braccianti del foggiano, in attesa di essere regolarizzati. Sul palco anche le lavoratrici di call center, i precari della Whirlpool di Napoli e delle aziende di Taranto, i riders e i lavoratori della scuola.
Per tutti la richiesta di un piano nazionale di emergenza lavoro nel post Covid-19, come ribadito dall’attivista sindacale Aboubakar Soumahoro. Continua a leggere

Senza lavoro e senza stipendio al tempo del Coronavirus – #4 Focus emergenza

“Se potessi parlare al governo e dimostrargli davvero la mia disperazione, se potessi guardare in faccia i sindacati e spiegargli perché li riempiamo di domande, se potessi far vedere il mio portafogli al capo dell’azienda che mi ha sospesa e non mi ha nemmeno anticipato la cassa integrazione. Se potessi dire alle banche e all’Inps di darci delle risposte, perché brancoliamo nel buio. Se potessi uscire, se potessi manifestare la mia rabbia di essere senza lavoro e senza reddito. Se potessi essere positiva riguardo al futuro, se potessi non sentirmi bloccata, inerme in un’Italia a volte ingiusta e piena di burocrazia. Se potessi far sentire il dolore allo stomaco quando ci danno notizie che ci fanno stare male, se potessi far vedere al mondo come piange un’esclusa dell’internalizzazione e se potessero tutti mettersi al posto di 4000 lavoratori disperati come me, allora potrei dire che finalmente qualcuno ha capito come ci sentiamo.”

A parlare è la signora Liana Feliciotti, una dei 4mila dipendenti di società cooperative che appaltano le pulizie nelle scuole pubbliche, rimasti dallo scorso 1° marzo senza lavoro e senza stipendio. Continua a leggere

Precari Istat sciopero

Precariato Istat a scadenza

Hanno ancora il fiato sul collo. Come tutti i precari, d’altronde. Ed essere precari della pubblica amministrazione non li ha tutelati più di altri. Così a distanza di più di un anno da quando avevo parlato con alcuni di loro, i precari dell’Istat continuano a non sapere cosa ne sarà del loro contratto perennemente in scadenza. Gli incontri, le tavole rotonde sono proseguite: l’ultimo incontro significativo dello scorso 31 ottobre ha di fatto imposto nuovi confronti tra l’amministrazione e i sindacati (qui il resoconto dalla giornata). 373 contratti agonizzanti per i quali nessuno è riuscito, e ha voluto, concretamente trovare una cura. Anche economica. Perché il timore, che segue alle tante promesse, è anche quello che non ci siano soldi sufficienti a prorogare i contratti fino al 31 dicembre 2020. Vite sospese, che nel frattempo mandano ugualmente avanti con professionalità interi settori dell’ Istituto di Statistica italiano. Una vicenda ancora attuale, da (ri)leggere… Continua a leggere

O fai un figlio o lavori: i rischi della precarietà

Essere lavoratori precari, precarizza anche il resto della vita. Le scelte, le ambizioni, i progetti di vita. Per questi silenziosi eroi quotidiani (che oscillano continuamente tra il desiderio di avere un lavoro che gli garantisca una vita serena e la necessità di fare anche altri lavori per riuscire a sopravvivere) decidere di sposarsi è già una scelta coraggiosa, ma avere dei figli è addirittura un azzardo. In questo articolo che vi ripropongo sono contenuti i dati raccolti un anno fa da Cgil su un aspetto della precarietà poco conosciuto, dati preoccupanti che a distanza di un anno non sono migliorati. La causa è la mentalità che circola in tante aziende, italiane in primis, spesso più preoccupate dello status coniugale e familiare del/della candidato/a che delle sue capacità professionali. Una scelta di vita, personale, che per il datore di lavoro rappresenta spesso un pericolo da cui difendersi con contratti ansiogeni (per il lavoratore) della durata anche di un mese o con azioni di mobbing, punitive.

Ma il coraggio di non piegarsi a questi ricatti illeciti viene anche premiato, come raccontano alcuni genitori di cui ho ascoltato le diverse storie. Una realtà da conoscere e da (ri)leggere…

 

Desiderare un figlio, nell’era del precariato, è un lusso. E soprattutto un azzardo.

È così per i tanti datori di lavoro che negano l’assunzione o non rinnovano il contratto alle lavoratrici incinta. A dirlo sono i dati raccolti dal LAB della Cgil che puntano i riflettori sull’esercito invisibile dei precari, divisi tra lavoro e diritto alla genitorialità. Continua a leggere

La seconda estate calda degli esodati

Sono spariti dai canali dell’informazione, dai programmi di governo e, quasi del tutto, dai dibattiti da marciapiede. Eppure negli ultimi tre anni la lista degli esodati non ha smesso di allungarsi. Per versare a questi pensionati precari la meritata retribuzione, nelle ultime settimane si è consumata l’ultima guerra tra poveri, a distanza. Quella tra esodati e pensionati, costretti a confrontarsi con l’eterna coperta corta del governo. Una coperta logora, finita in brandelli dopo l’ultima esternazione del ministro del lavoro Poletti che si era dichiarato favorevole all’introduzione di un prelievo dalle pensioni a favore dei futuri esodati. Ma dopo il polverone, è riapparso il deserto. Nessun intervento decisivo, nessuna sicurezza per chi approderà in questa categoria invisibile. La precarietà, in Italia, non ha età. Me ne ha parlato mesi fa un esodato, uno dei tanti over-precari che non molla. Un’altra storia da (ri)leggere…

 

Inizialmente dovevano essere 65mila, ma recenti stime parlano di 350mila persone. Un censimento impreciso sulla popolazione degli esodati italiani, che si è tradotto in una disorganica attenzione al problema. Continua a leggere