L’onestà di fatto ma non di diritto

Denunciare le mafie a volte non basta. Essere in pericolo di vita per averlo fatto, in certi casi non è sufficiente. Avere tutti i requisiti per essere un testimone di giustizia, ma aver fatto questa scelta di onestà e coraggio prima di una legge che prevede tutele (seppure contraddittorie) per questi uomini e donne, di fatto, ti riconsegna nelle mani della criminalità. E’ quello che è accaduto ad Augusto Di Meo che, dopo essere stato testimone oculare dell’omicidio di Don Peppe Diana, denunciò nel 1994 gli assassini del sacerdote di Casal di Principe. Continua a leggere

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Violenza Donne

La strage delle innocenti

173 donne uccise nel 2013. Un numero che cresce in silenzio.
Oggi, e non solo, il mio pensiero va in particolare ad una giovanissima donna: Chiara Insidioso Monda in coma dallo scorso febbraio. Picchiata a 19 anni dal suo compagno di 35, e massacrata senza una ragione fino a restare appesa alla vita per un filo. A farlo non un folle. Ma un uomo violento e criminale, su cui adesso pende la possibilità di un rito abbreviato perché “incapace di intendere e di volere”. Alle donne non manca il coraggio di allontanarsi da chi le umilia e le picchia ferocemente. Manca la certezza della pena, la sicurezza di essere tutelate come persone.
Non è un caso che Chiara, come tante altre donne, vengano non solo picchiate ma uccise o ridotte in fin di vita nel momento in cui prendono coraggio, in solitudine, e decidono di chiudere quel capitolo della loro vita. A farle sentire sole è quel pensare che la violenza domestica sia una faccenda privata. E che uno schiaffo “non ha mai ucciso nessuno”. Continua a leggere

Antonino Scopelliti, l’eredità del #giudicesolo

9 agosto 2014. E’ mezzogiorno, e il caldo è mitigato solo da brevi folate di vento. La stretta strada, che dal mare si inerpica verso la parte alta della piccola frazione di Piale (vicino Reggio Calabria), è chiusa al traffico.

Lì, tra i tornanti assolati, 23 anni fa il magistrato Antonino Scopelliti veniva ucciso dalle mafie mentre rientrava a casa. Lì ora sorge un ulivo in memoria di un giudice onesto, ma solo. Lì, ogni anno dal 2007, approdano in questa punta dimenticata e consumata dello Stivale le istituzioni. E la Calabria e i suoi cittadini onesti si sentono un po’ meno soli.

Come invece si sentiva quel giudice che, nel 1991, aveva iniziato da poco a lavorare alle carte del maxi processo a Cosa Nostra giunte in Cassazione. Ma su cui non ha avuto il tempo di pronunciarsi. Perché il magistrato Scopelliti onesto, che non si piega alla corruzione (con alle spalle processi tanto contro boss di mafia che su casi processuali storici e intricati, come il sequestro dell’Achille Lauro o il primo Processo Moro) è sì solo, ma fa paura. Fa paura alla mafia, che decide addirittura di creare un sodalizio con la ‘ndrangheta per toglierlo di mezzo. Continua a leggere

FIOCCO-VIOLENZA-DONNE

L’orrore e la paura del mostro

“Il fratello consegnerà a morte il fratello, il padre il figlio, e i figli si leveranno contro i genitori e li uccideranno”. Mi sono ricordata di queste drammatiche parole del Vangelo di Marco leggendo la notizia dell’omicidio di una giovane donna di 38 anni e dei suoi due figli di 5 anni e 20 mesi a Motta Visconti per mano del marito/padre. L’orrore come meno te lo aspetti. Quello di un uomo che uccide la moglie, sgozzandola con un coltello, perché invaghito di una collega. Un ennesimo “ominicchio”, come lo chiamerebbe forse Sciascia, che diventa assassino perché questo gli restituisce il controllo della situazione e della sua vita. Continua a leggere