Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia

Se la disoccupazione è malata di corruzione – La Lente in pillole

Può un testimone di giustizia essere considerato pericoloso dall’ Anas e dal Ministero delle Infrastrutture? Sì, se ha denunciato atti di corruzione e infiltrazioni camorristiche in appalti che portano il loro marchio. Perché la corruzione, come le mafie, non solo crea sprechi economici e insicurezza per la salute e incolumità delle persone, ma aumenta anche la disoccupazione. Continua a leggere

Testimoni di giustizia, diritti e tutele

L’anno che verrà per i testimoni di giustizia – La Lente in pillole

“I testimoni di giustizia sono pronti a manifestare i loro diritti”. A distanza di più di dieci giorni dal sit-in a cui hanno preso parte alcuni testimoni di giustizia provenienti da varie zone d’Italia, in tanti chiedono al nuovo governo le risposte che finora non sono arrivate. A dare voce a questa richiesta è uno degli 80 testimoni di giustizia, Gennaro Ciliberto che anni fa ha denunciato la presenza della camorra in appalti nel nord Italia. Tra i testimoni di giustizia tanti sono gli imprenditori e commercianti vittime di racket, e pesa anche la mancata nomina del presidente della Commissione antiracket. Una nomina attesa dallo scorso luglio. Continua a leggere

Lavoro, genere (anche) femminile

“L’eventuale disparità di stipendio tra uomo e donna non dipende dalle norme, ma dagli straordinari. Gli uomini li fanno, mentre le donne preferiscono stare a casa con i propri figli. Diciamo le cose come stanno.” Con queste parole, pronunciate ieri durante le indicazioni di voto su alcune proposte di legge per introdurre modifiche alle leggi regionali n.25/2009 e n.32/2008 sulle quote rosa, il capogruppo della Lega Nord in Regione Lombardia, Massimiliano Romeo, ha liquidato la condizione delle donne nella società e nel lavoro. Ma il suo “intervento politicamente scorretto”, come lo stesso Romeo lo ha poi definito, è di fatto anche culturalmente scorretto. E non fa i conti con la realtà delle donne in Italia. Continua a leggere

L’altra faccia del sistema di protezione

Trasferimento in “località protetta”, “mimetizzazione anagrafica” e la promessa di un’assistenza economica che “assicuri un tenore di vita uguale al precedente”. “Perché? Che ho fatto di male?”, chiese candidamente uno degli 83 testimoni di giustizia quando, in seguito alle sue testimonianze, gli fu proposto di entrare nel programma speciale di protezione. Una misura di tutela scritta inizialmente per i collaboratori di giustizia, i cosiddetti ‘pentiti’, e che il decreto 161/2004 ha cercato di estendere ai testimoni di giustizia. Nonostante questo decreto, “il sistema di protezione, giusto o sbagliato che fosse, è comunque inesorabilmente invecchiato” ha ammesso poi la Commissione Parlamentare Antimafia nella Relazione sul Sistema di Protezione dei Testimoni di giustizia del 21 ottobre 2014. Un sistema non solo invecchiato, ma spesso male applicato. Continua a leggere

Caporalato, tutto il nero della holding criminale

“Lo sfruttamento non c’è. Se c’è riguarda poche decine di lavoratori stranieri su un totale di 1.000/1.200 ed anche 1.500 occupati a stagione. Un numero irrisorio. E non ci sono neanche i caporali, e tantomeno i caporali collusi con la delinquenza locale”. Questo sostiene un imprenditore di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza, che gestisce un’impresa locale di dimensioni medio piccole in cui la produzione di pomodoro rientra tra le ‘mission’ aziendali. Dichiarazioni contraddette dalla confessione di un ex caporale, Francis, le cui parole sono raccolte nell’ultimo Rapporto sul caporalato di Flai Cgil. Continua a leggere

Marica Roberto_teatro

Dalle morti bianche, “Rinascerò”

Le chiamavano ‘morti bianche’, ma oggi non ci si ricorda più neanche il significato di questa macabra definizione. L’opinione pubblica ha fatto scendere un pesante sipario su queste realtà. Il teatro, invece, ha scelto di alzarlo. E parlarne.

“Uno cade, puf, muore, uno cade, puf, rimane infortunato, l’altro cade, puf e basta”, recita la nota di regia dell’attrice Marica Roberto. E’ quanto accade ogni giorno, in campi di pomodori, in cantieri, ma anche sulle strade o sui palcoscenici. Ovunque. In qualsiasi posto si lavora può capitare di cadere, di infortunarsi e in certi casi persino morire. Un diritto, il lavoro, che priva tanti del diritto alla vita e alla salute.
Una lista, quella dei lavoratori senza tutele, che periodicamente si allunga e di cui nessuno si (pre)occupa.
Alcune di queste storie silenziose, confinate a fatti personali, sono arrivate sul palco di un teatro la scorsa settimana, il Teatro dell’Angelo a Roma, raccontandosi con la forza musicale e coreografica del tango, con i suoni metallici dei ponteggi e con la forza interpretativa di Marica Roberto. Continua a leggere

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Buon lavoro, a tutti

Buona festa dei lavoratori a chi non lavora, è disoccupato. A chi è precario, e oggi deve lavorare. A chi si sente vecchio, perché il mercato del lavoro lo ha pensionato senza riconoscergli una pensione.

Buon 1° maggio a chi oggi celebra un giorno di festa, e anche a chi non si è mai chiesto perché lo si festeggia.

Buon Primo Maggio a quella fetta d’Italia che oggi sceglie di parlare dell’inaugurazione dell’Expo 2015. Continua a leggere

Disoccupazione

Disoccupato, ma esisto

Di loro si parla poco, forse anche per esorcizzare le paure che la crisi attuale fa attecchire. Io dei disoccupati, e della disoccupazione, invece ne voglio parlare. Perché in questo dramma vivono 3,2 milioni di persone (Fonte Istat) che appartengono a tutte le generazioni, in età lavorativa. Uomini e donne, giovanissimi e over anta, con un diploma o un master in tasca, con o senza esperienza. Cittadini con la colpa di non avere un lavoro, quasi sempre non per colpa loro. Energie, professionalità o anche solo braccia costrette al riposo forzato. Cittadini dimenticati, dallo Stato e dell’opinione pubblica, di cui si sa poco. Tra loro ci sono padri e madri, giovani e non, che si vedono esclusi dal mercato del lavoro per età, per poca esperienza o perché l’azienda di turno non assume.

Per incoraggiare una riflessione, anche di pochi minuti, su chi è un disoccupato vi invito a leggere queste brevi “beatitudini”. Scusandomi con chi ho dimenticato nell’elenco. Continua a leggere

O fai un figlio o lavori: i rischi della precarietà

Essere lavoratori precari, precarizza anche il resto della vita. Le scelte, le ambizioni, i progetti di vita. Per questi silenziosi eroi quotidiani (che oscillano continuamente tra il desiderio di avere un lavoro che gli garantisca una vita serena e la necessità di fare anche altri lavori per riuscire a sopravvivere) decidere di sposarsi è già una scelta coraggiosa, ma avere dei figli è addirittura un azzardo. In questo articolo che vi ripropongo sono contenuti i dati raccolti un anno fa da Cgil su un aspetto della precarietà poco conosciuto, dati preoccupanti che a distanza di un anno non sono migliorati. La causa è la mentalità che circola in tante aziende, italiane in primis, spesso più preoccupate dello status coniugale e familiare del/della candidato/a che delle sue capacità professionali. Una scelta di vita, personale, che per il datore di lavoro rappresenta spesso un pericolo da cui difendersi con contratti ansiogeni (per il lavoratore) della durata anche di un mese o con azioni di mobbing, punitive.

Ma il coraggio di non piegarsi a questi ricatti illeciti viene anche premiato, come raccontano alcuni genitori di cui ho ascoltato le diverse storie. Una realtà da conoscere e da (ri)leggere…

 

Desiderare un figlio, nell’era del precariato, è un lusso. E soprattutto un azzardo.

È così per i tanti datori di lavoro che negano l’assunzione o non rinnovano il contratto alle lavoratrici incinta. A dirlo sono i dati raccolti dal LAB della Cgil che puntano i riflettori sull’esercito invisibile dei precari, divisi tra lavoro e diritto alla genitorialità. Continua a leggere

La seconda estate calda degli esodati

Sono spariti dai canali dell’informazione, dai programmi di governo e, quasi del tutto, dai dibattiti da marciapiede. Eppure negli ultimi tre anni la lista degli esodati non ha smesso di allungarsi. Per versare a questi pensionati precari la meritata retribuzione, nelle ultime settimane si è consumata l’ultima guerra tra poveri, a distanza. Quella tra esodati e pensionati, costretti a confrontarsi con l’eterna coperta corta del governo. Una coperta logora, finita in brandelli dopo l’ultima esternazione del ministro del lavoro Poletti che si era dichiarato favorevole all’introduzione di un prelievo dalle pensioni a favore dei futuri esodati. Ma dopo il polverone, è riapparso il deserto. Nessun intervento decisivo, nessuna sicurezza per chi approderà in questa categoria invisibile. La precarietà, in Italia, non ha età. Me ne ha parlato mesi fa un esodato, uno dei tanti over-precari che non molla. Un’altra storia da (ri)leggere…

 

Inizialmente dovevano essere 65mila, ma recenti stime parlano di 350mila persone. Un censimento impreciso sulla popolazione degli esodati italiani, che si è tradotto in una disorganica attenzione al problema. Continua a leggere