Donne e sfide. La lotta per l’empowerment

99 anni e mezzo per colmare il divario mondiale tra uomini e donne. Ben 257 anni per cancellare il gap di genere che riguarda la “partecipazione economica” delle donne alle attività quotidiane. Il dato è stato calcolato dal World Economic Forum, che ha evidenziato anche come il divario nel mercato del lavoro e in termini di opportunità economiche sia per le donne del 42%.
Quando si parla di donne, e dei loro diritti, si ragiona prevalentemente con i numeri nel tentativo di dare forma, concretezza ad un gap prima di tutto culturale.

Il livello del dibattito, e della prassi quotidiana, su temi come l’accesso all’aborto, il ruolo delle donne nell’assistenza familiare, la criminalizzazione della libertà delle donne sul loro corpo – solo per citarne alcuni – sono all’origine del divario economico e lavorativo delle donne tanto in Italia quanto nel resto del mondo.

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Gli Stati Popolari dei precari nel post emergenza – La Lente in pillole [VIDEO]

Tornano i lavoratori in Piazza San Giovanni, a Roma.
A dargli voce nel dopo emergenza sanitaria è la manifestazione Stati Popolari, che lo scorso 5 luglio ha radunato lavoratrici e lavoratori precari e invisibili, categorie rimaste escluse dagli Stati Generali che hanno preceduto l’evento.
In migliaia hanno ascoltato gli interventi dei braccianti del foggiano, in attesa di essere regolarizzati. Sul palco anche le lavoratrici di call center, i precari della Whirlpool di Napoli e delle aziende di Taranto, i riders e i lavoratori della scuola.
Per tutti la richiesta di un piano nazionale di emergenza lavoro nel post Covid-19, come ribadito dall’attivista sindacale Aboubakar Soumahoro. Continua a leggere

Lavoro, genere (anche) femminile

“L’eventuale disparità di stipendio tra uomo e donna non dipende dalle norme, ma dagli straordinari. Gli uomini li fanno, mentre le donne preferiscono stare a casa con i propri figli. Diciamo le cose come stanno.” Con queste parole, pronunciate ieri durante le indicazioni di voto su alcune proposte di legge per introdurre modifiche alle leggi regionali n.25/2009 e n.32/2008 sulle quote rosa, il capogruppo della Lega Nord in Regione Lombardia, Massimiliano Romeo, ha liquidato la condizione delle donne nella società e nel lavoro. Ma il suo “intervento politicamente scorretto”, come lo stesso Romeo lo ha poi definito, è di fatto anche culturalmente scorretto. E non fa i conti con la realtà delle donne in Italia. Continua a leggere