Migranti, Storie di straordinaria accoglienza

La condivisione come strumento di integrazione. Lo sa bene Maria Anna Patti, biologa siciliana con la passione per la divulgazione della letteratura (ideatrice del profilo Twitter @CasaLettori che dal 2014 propone hashtag culturali capaci di coinvolgere migliaia di follower) e per il tema delle migrazioni che “come siciliana è quello che mi è più vicino”, come lei stessa mi ha spiegato. Una vicinanza che negli anni è diventata impegno, prima con la creazione del Forum Antirazzista Siciliano e poi con la decisione di aprire le porte di casa e le braccia di tutta la famiglia a tanti migranti, diventando per loro una “mamma” che li accoglie e che adotta il loro desiderio di integrazione. Continua a leggere

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Le politiche che appaltano fabbriche di clandestinità

9.359, è il numero dei migranti e richiedenti asilo che sono approdati in Italia dall’inizio dell’anno fino allo scorso 5 febbraio (dati Oim, Organizzazione mondiale per le migrazioni). Una cifra che supera i dati dello stesso periodo nel 2016 (6.030) e che naturalmente esclude le migliaia di uomini donne e bambini senza nome morti nel canale di Sicilia, e di cui le famiglie non sapranno più nulla. Continua a leggere

‘Missing’, i migranti senza traccia

Numeri al posto dei nomi. Questa è la sorte degli immigrati morti e non ancora riconosciuti a cui è stata data sepoltura in varie località italiane. Uomini, donne, bambini inghiottiti dall’invisibilità e da politiche europee ferme all’idea che i flussi migratori siano un’emergenza. Mentre i numeri fanno i conti con l’attualità e la storia di tutti i giorni.
Più di 6600 persone morte, tra il 2015 e la prima metà del 2016, nel tentativo di attraversare il Mediterraneo, senza contare i decessi non registrati. “La maggior parte di questi cadaveri sono sepolti senza identificazione, (…) e migliaia di famiglie dei Paesi d’origine dei migranti sono ignare della sorte dei loro cari”. Continua a leggere

“L’immigrazione? Una realtà, non un’emergenza”

ImmagineAlcuni lo chiamano “l’arcivescovo di Lampedusa”. E in effetti monsignor Francesco Montenegro si fa spesso ambasciatore in Europa, come presidente della Fondazione Migrantes e della commissione episcopale per le migrazioni, della condizione che vive quest’isola che ha imparato a proprie spese a confrontarsi e convivere con migliaia di stranieri in cerca di una nuova cittadinanza.

Un impegno quotidiano, quello dell’accoglienza, che l’arcivescovo di Agrigento Montenegro ha trasformato, come tanti suoi concittadini, in una missione. Continua a leggere