Roghi, l’Italia in riserva di ossigeno e bellezza

Un’enorme nuvola giallo-grigiognola ha cambiato per qualche ora, l’altro ieri, il colore azzurro naturale di una fine giornata di roghi sulla Capitale. I roghi spenti, e non più fumanti, continuano ancora a intossicare la natura da Roma alla Campania, dalla Sicilia alla Calabria passando per la Puglia.
Quasi un mese di incendi, che hanno prodotto ettari di campi e aree boscive distrutte, riserve naturali andate in fumo e un danno incalcolabile al patrimonio ambientale di almeno metà dell’Italia. Una catastrofe annunciata ma inascoltata. Continua a leggere

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Lavoro, genere (anche) femminile

“L’eventuale disparità di stipendio tra uomo e donna non dipende dalle norme, ma dagli straordinari. Gli uomini li fanno, mentre le donne preferiscono stare a casa con i propri figli. Diciamo le cose come stanno.” Con queste parole, pronunciate ieri durante le indicazioni di voto su alcune proposte di legge per introdurre modifiche alle leggi regionali n.25/2009 e n.32/2008 sulle quote rosa, il capogruppo della Lega Nord in Regione Lombardia, Massimiliano Romeo, ha liquidato la condizione delle donne nella società e nel lavoro. Ma il suo “intervento politicamente scorretto”, come lo stesso Romeo lo ha poi definito, è di fatto anche culturalmente scorretto. E non fa i conti con la realtà delle donne in Italia. Continua a leggere

Pontificando sullo Stretto – La Lente in pillole

Decenni di pontificazioni. Di lusinghiere promesse e progetti all’avanguardia, capaci di tenere in piedi i sacchi vuoti dei governi da sinistra a destra che hanno attraversato l’ultimo secolo. Investimenti con cifre da capogiro che si sono rivelate puntualmente un raggiro.
Siciliani e calabresi, soprattutto chi vive nelle due città separate dallo Stretto – Messina e Reggio Calabria -, hanno da sempre memoria di qualcuno che si è detto ‘interessato a costruire il Ponte sullo Stretto’. Un Ponte che per anni è stato per molti l’altra Fata Morgana dello Stretto di Messina, al punto da animare un legittimo e necessario dibattito tra i cittadini favorevoli e quelli contrari a questa opera. Continua a leggere

La bibbia laica di Ciampi

Carlo Azeglio Ciampi è stato definito da molti il ‘Presidente di tutti’. E’ stato sicuramente l’uomo di Stato capace di rispolverare alcuni valori, primo tra tutti il patriottismo. Un amore per la Patria che lui visse in prima persona, durante la seconda guerra mondiale, come strada che conduce alla liberazione dalle dittature. Un sentimento che lui ha trasmesso agli italiani durante il suo mandato di Presidente della Repubblica (1999 – 2006) con la convinzione di chi ha visto nascere la Repubblica italiana e con l’entusiamo, toscano, di chi conosce la fatica di lottare per le libertà e se ne fa portatore.
Dieci anni fa scrissi un articolo su quella che Ciampi definì, ormai al termine del suo mandato presidenziale, una “bibbia laica”: la Costituzione. All’epoca feci un rapido ‘vox populi’ ipotizzando un referendum costituzionale.
Un momento storico da (ri)leggere, magari alla luce dell’imminente, reale stavolta, referendum costituzionale del prossimo ottobre. Continua a leggere

Gli sciacalli del terrorismo – La Lente in pillole

Tornano le ore del dolore inspiegabile, di una guerra che si avverte sta accadendo solo dopo ogni bollettino di morte, di una guerra che colpisce volutamente gli innocenti, inermi. La follia meditata che abbatte a colpi di pistola o kalashnikov la normalità, che sembra essere il vero obiettivo da eliminare e straziare ad ogni atto terroristico. Una guerra distante dai nostri canoni, con due blocchi che si contrappongono – Isis contro il mondo. A tratti una guerra civile, che cova le sue cellule malate in città lontane dai nascondigli nei deserti del Medio Oriente e che si insinua tra le pieghe fragili e spesso solitarie della società plagiando, reclutando e inneggiando alla morte come valore. Cellule “impazzite” che ancora non si è grado di scandagliare e prevenirne le mosse. Continua a leggere

Il Capodanno del ‘Primo Marzo 2010’

Sono passati sei anni da quando è stata inaugurata la prima giornata dedicata agli immigrati. Il Primo Marzo del 2010 rappresentò un manifesto dello sciopero meticcio che voleva sconfiggere il razzismo ai danni degli immigrati, uomini e donne inseriti spesso nel tessuto sociale italiano come lavoratori nei campi da Nord a Sud o come badanti, capaci di sanare i buchi del Welfare italiano. Ma anche bambini e ragazzi, figli di immigrati, seconde generazioni di nuovi italiani a caccia di integrazione. Italia, Francia, Spagna e Grecia furono i Paesi coinvolti nell’iniziativa. Gli stessi che oggi sono alle prese con la principale emergenza europea: l’approdo sempre più consistente di immigrati in fuga da terre lacerate dalla guerra.

In questi anni molto è cambiato sia nel modo di guardare alla ‘questione migranti’, italiana ed europea, sia per la nuova dimensione che ha assunto questa realtà. Si è rivestita di dolore, per i morti e per la sorte di migliaia di persone lontane solo geograficamente da noi. Stiamo, che ci piaccia o meno, imparando a capire che l’immigrazione è una condizione storica che non possiamo gestire sempre e solo come un’emergenza.
Con enorme fatica si sta iniziando a guardare ai migranti non come invasori ma come vittime di un sistema che li vede ancora schiavi. Schiavi della guerra e della povertà, schiavi del bisogno di fuggire anche a costo della vita, schiavi della censura nel loro Paese e spesso anche nelle terre di approdo, nella ‘libera’ Europa. In questi anni gli immigrati, anche quelli inghiottiti dalla criminalità e dal mar Mediterraneo, sono diventati un pezzo della nostra storia, e noi della loro.
Vi propongo allora un articolo di qualche anno fa sulle manifestazioni organizzate per il Primo Marzo.
Una realtà da comprendere, tutt’ora, e da (ri)leggere … Continua a leggere

Patriottismo e bandiere a scadenza

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Qualche settimana, e sono sparite. Sono le bandiere tricolore dell’Italia, impegnata fino a ieri nei Mondiali di calcio in Brasile, rapidamente ritirate dalle finestre di tanti grigi e monotoni palazzi di periferia. Quasi con vergogna, per il risultato calcistico mancato, e con disinteresse per questo oggetto. Lo stesso disinteresse che fino ad un mese fa caratterizzava le giornate di tanti tifosi della Nazionale e che oggi, con assoluta e (in)giustificata naturalezza, prende il posto del tifo calcistico. E con le bandiere spariti, ahiloro!, anche i venditori ambulanti agli angoli delle strade, che per l’occasione avevano messo da parte le cassette di ciliegie, già ritornate sui furgoncini a prezzi competitivi. Continua a leggere