Gli sciacalli del terrorismo – La Lente in pillole

Tornano le ore del dolore inspiegabile, di una guerra che si avverte sta accadendo solo dopo ogni bollettino di morte, di una guerra che colpisce volutamente gli innocenti, inermi. La follia meditata che abbatte a colpi di pistola o kalashnikov la normalità, che sembra essere il vero obiettivo da eliminare e straziare ad ogni atto terroristico. Una guerra distante dai nostri canoni, con due blocchi che si contrappongono – Isis contro il mondo. A tratti una guerra civile, che cova le sue cellule malate in città lontane dai nascondigli nei deserti del Medio Oriente e che si insinua tra le pieghe fragili e spesso solitarie della società plagiando, reclutando e inneggiando alla morte come valore. Cellule “impazzite” che ancora non si è grado di scandagliare e prevenirne le mosse. Continua a leggere

Terrorismo mafioso

Nell’epoca del terrorismo e del costante tentativo di esorcizzare le paure, delle nuove guerre che giocano su strategie che i libri di scuola non ci hanno mai raccontato, l’esigenza diffusa (per certi versi legittima) è quella di placare gli allarmismi. Specie se il rischio è sapersi cittadini di uno Stato che potrebbe entrare in guerra. E in questi giorni lo si fa a suon di dichiarazioni riscontrabili, ma anche di affermazioni pericolose e affrettate. Continua a leggere

I bambini e ragazzi morti di guerra

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Di fronte a dei bambini e innocenti strappati alla vita non esistono bandiere. Né guerre che giustifichino la loro morte. Anche quando a contendersi da secoli dei diritti, e una terra su cui piantare quelle bandiere, sono Israele e Palestina.

La morte di tre ragazzi israeliani di 19 e 16 anni, la cui notizia è stata diffusa meno di 24 ore fa, ha colpito fortemente (come è normale che sia) lo Stato israeliano, che oltre a dichiarare lutto nazionale ha sancito che “Hamas è responsabile e la pagherà”. Ma lasciando sullo sfondo per stavolta la questione politica e storica che attanaglia da troppo tempo due popoli e due religioni, resta la tragedia di altri giovani o bambini strappati alla vita.

Nel caso dei tre ragazzi israeliani, la loro morte si è ridotta a strumento per l’ennesimo e preoccupante ultimatum. Contemporaneamente, in Palestina, continuano a morire di guerra migliaia di bambini anche di pochi anni massacrati senza una ragione. Continua a leggere