Le altre vittime dei femminicidi, gli orfani speciali

Oltre cento donne uccise nei primi undici mesi del 2018, una ogni 72 ore. Numeri che raccontano soprattutto storie di donne uccise per mano del partner, spesso tra le pareti di casa. Donne che nell’63,7%  dei casi (Fonte: Istat) sono madri, il più delle volte di bambini e bambine molto piccoli o comunque minorenni.

Bambini e ragazzi testimoni dei maltrattamenti subiti dalla madre ad opera del padre, e vittime di violenza assistita. Una condizione drammatica che in molti casi sfocia nel trauma della perdita della madre, uccisa dal padre, e del padre stesso o perché suicida o perché arrestato dopo l’omicidio. Sono loro le vittime sconosciute dei femminicidi, orfani sopravvissuti ad una doppia perdita che in Italia si stima siano almeno 1600. Continua a leggere

Uomini che picchiano le donne, i centri che provano ad aiutarli

“Era come se avessi bisogno di possederla. Era mia e tutto mi sembrava a posto finché lei mi stava intorno e faceva le cose come volevo” (Riccardo, 24 anni)

“Forse non la stavo picchiando, ma so che stavo cercando di controllarla e volevo smettere” (Paolo, 40 anni)

Sono queste alcune delle storie che passano nei CAM Centri di Ascolto per Uomini Maltrattanti, presenti in varie città italiane. È qui che arrivano gli uomini che hanno capito di vivere un problema e che, con l’aiuto degli psicologi del centro, cercano di affrontarlo e a volte risolverlo. Sono il lato maschile del contrasto alla violenza sulle donne, che è portata avanti in spazi femminili e femministi come quello che vi abbiamo raccontato recentemente su neifatti. Continua a leggere

#NonUnaDiMeno, Libere di dire No

Cartelli, striscioni ben arrotolati e qualche scatto, per fissare in un’immagine l’entusiasmo di essere insieme. E’ iniziato così per decine di donne, lo scorso 26 novembre al capolinea Rebibbia della Metro B di Roma, il pomeriggio di mobilitazione contro la violenza di genere e il femminicidio ‘Non Una Di Meno’, giunto in Italia come onda lunga del motto ‘Ni Una Menos’ dello scorso giugno proveniente dall’Argentina. Traducendo la protesta con i colori e le parole delle italiane. Continua a leggere

Marica Roberto

Fata Morgana e le mafie (S)disonorate

Le femmine hanno risorse, e le mie figlie che restano e parlano, le mie sorelle, diventano cataratte di parole, fermano i morti, acchiappano la vita, parlano, riparlano. Fiumi in piena sono”. Così Marica Roberto, attrice e autrice siciliana del potente testo teatrale “La Fata Morgana, fantasia su un mito”, fa memoria delle donne “sdisonorate” (citando il titolo del dossier dell’associazione DaSud, da cui trae spunto la piece). Donne libere, e per questo uccise dalle mafie, a cui il teatro ha ridato la parola. E un volto, quello del mito femminile di Fata Morgana che, dalle acque dello stretto di Messina alle tavole di legno del palco del Teatro Lo Spazio a Roma, ha fatto rivivere le sue “sorelle” morte ammazzate. Continua a leggere