Pietro Grasso & Don Ciotti

Un’antimafia ‘Libera’

L’antimafia contro l’antimafia. Quella delle associazioni e quella istituzionale.

In un panorama spesso competitivo come quello dell’antimafia, dove alcune realtà si individualizzano e lavorano separatamente su obiettivi che dovrebbero essere comuni, le lacerazioni e le accuse si rinnovano. L’ultimo caso è quello, di qualche giorno fa, che ha visto il pm Catello Maresca della direzione distrettuale antimafia di Napoli accusare, in un’intervista rilasciata al giornale Panorama, l’associazione Libera di avere al proprio interno “persone senza scrupoli” e di gestire i beni confiscati “attraverso cooperative non sempre affidabili”. E ha chiosato: “Io ritengo che questa antimafia sia incompatibile con lo spirito dell’antimafia iniziale”. La risposta del presidente di Libera, don Luigi Ciotti, è arrivata subito dopo: “Ci possono essere degli errori, si può criticare, ma non può essere calpestata la verità. (…) Abbiamo allontanato dal consorzio Libero Mediterraneo delle realtà che non avevano più i requisiti e queste realtà gettano il fango, sono le prime a farlo”. Ha infine aggiunto: “Le trappole dell’antimafia sono davanti agli occhi, mai come oggi. Si deve togliere anche questa parola antimafia, rischiamo di essere travolti”. Continua a leggere

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Antimafia e lagalità

L’anti-Antimafia

C’è quella politica e quella sociale. C’è quella che dà un (buon) esempio e quella che produce potere. C’è quella umile, che si mette in discussione e sa anteporre la sana legalità alle proprie convinzioni. Ma c’è anche quella che mette le coscienze a posto, e spesso si riduce ad una vetrina pubblica da cui presentarsi al mondo.

Ultimamente, si sono spese tante parole sull’antimafia più di quanto solitamente non si faccia. “Troppe parole sono sbiadite” ha detto don Luigi Ciotti, presidente dell’associazione Libera e del Gruppo Abele, durante gli ultimi Stati Generali dell’Antimafia a Roma. E sicuramente il termine antimafia è una di queste. E non è colpa dei recenti dibattiti che hanno gettato ombre e dubbi su alcune associazioni che portano il bollino della legalità in giro per il mondo, e soprattutto nelle terre martoriate dalle mafie. La responsabilità non è solo di chi dovrebbe impegnarsi politicamente per rendere più efficace la normativa antimafia e anticorruzione, evitando così che la legge diventi “illegale”. E, a scolorire questa parola, non può (non deve) certo essere la mancanza di alcuni vecchi eroi dell’antimafia, di cui spesso restano solo frammenti di denunce coraggiose da prendere in prestito ad ogni anniversario. Continua a leggere