Cose di Cosa Nostra – Libri per la Legalità

“In Sicilia la mafia colpisce i servitori dello Stato che lo Stato non è riuscito a proteggere”. Si chiude con questa famosa citazione, diventata uno dei motti più conosciuti della lotta contro la mafia dopo gli anni delle stragi, il libro del giudice Giovanni Falcone e della giornalista Marcelle Padovani ‘Cose di Cosa Nostra’, edito da Rizzoli. Un testo che oggi all’indomani della morte di uno dei capi di Cosa Nostra, Salvatore Riina, merita di essere letto (o riletto) e approfondito.

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“Ho denunciato e ho vinto la mafia”

20 anni di scelte coraggiose, dalla denuncia contro i boss di Brancaccio a Palermo che lo avevano schiavizzato con le continue richieste di pizzo e quella forse più decisiva, vivere da uomo libero la sua condizione di testimone di giustizia.
Innocenzo Lo Sicco, imprenditore edile palermitano, rivendica le sue scelte e il diritto non solo di camminare a testa alta e a viso scoperto, ma anche di far sapere che chi denuncia le mafie “Ha vinto”. Continua a leggere

Sulla Mafia – Libri per la Legalità

Il potere della parola contro l’omertà.
E’ questa una delle ragioni che hanno animato la scrittrice e sceneggiatrice Dacia Maraini nella costruzione del romanzo-inchiesta ‘Sulla Mafia’, pubblicato qualche anno fa. Uno spaccato della Sicilia dei clan, dei pentiti, dell’omertà che si insinua nella quotidianità che racconta storie umane negate, e oscurate dal negazionismo dell’omertà. A fare da scenografia una Sicilia che la scrittrice ha conosciuto, vivendo tra Bagheria e Palermo, e che racconta nelle sue ombre.
“La lotta alla mafia va fatta su due piani – disse la Maraini durante la presentazione del suo libro – Da un lato la magistratura dall’altro la cultura che deve sporcarsi le mani.”
Un libro sicuramente per la legalità, e anche un libro che suggerisco di (ri)leggere … Continua a leggere

Antimafia e lagalità

L’anti-Antimafia

C’è quella politica e quella sociale. C’è quella che dà un (buon) esempio e quella che produce potere. C’è quella umile, che si mette in discussione e sa anteporre la sana legalità alle proprie convinzioni. Ma c’è anche quella che mette le coscienze a posto, e spesso si riduce ad una vetrina pubblica da cui presentarsi al mondo.

Ultimamente, si sono spese tante parole sull’antimafia più di quanto solitamente non si faccia. “Troppe parole sono sbiadite” ha detto don Luigi Ciotti, presidente dell’associazione Libera e del Gruppo Abele, durante gli ultimi Stati Generali dell’Antimafia a Roma. E sicuramente il termine antimafia è una di queste. E non è colpa dei recenti dibattiti che hanno gettato ombre e dubbi su alcune associazioni che portano il bollino della legalità in giro per il mondo, e soprattutto nelle terre martoriate dalle mafie. La responsabilità non è solo di chi dovrebbe impegnarsi politicamente per rendere più efficace la normativa antimafia e anticorruzione, evitando così che la legge diventi “illegale”. E, a scolorire questa parola, non può (non deve) certo essere la mancanza di alcuni vecchi eroi dell’antimafia, di cui spesso restano solo frammenti di denunce coraggiose da prendere in prestito ad ogni anniversario. Continua a leggere

Antonino Scopelliti, l’eredità del #giudicesolo

9 agosto 2014. E’ mezzogiorno, e il caldo è mitigato solo da brevi folate di vento. La stretta strada, che dal mare si inerpica verso la parte alta della piccola frazione di Piale (vicino Reggio Calabria), è chiusa al traffico.

Lì, tra i tornanti assolati, 23 anni fa il magistrato Antonino Scopelliti veniva ucciso dalle mafie mentre rientrava a casa. Lì ora sorge un ulivo in memoria di un giudice onesto, ma solo. Lì, ogni anno dal 2007, approdano in questa punta dimenticata e consumata dello Stivale le istituzioni. E la Calabria e i suoi cittadini onesti si sentono un po’ meno soli.

Come invece si sentiva quel giudice che, nel 1991, aveva iniziato da poco a lavorare alle carte del maxi processo a Cosa Nostra giunte in Cassazione. Ma su cui non ha avuto il tempo di pronunciarsi. Perché il magistrato Scopelliti onesto, che non si piega alla corruzione (con alle spalle processi tanto contro boss di mafia che su casi processuali storici e intricati, come il sequestro dell’Achille Lauro o il primo Processo Moro) è sì solo, ma fa paura. Fa paura alla mafia, che decide addirittura di creare un sodalizio con la ‘ndrangheta per toglierlo di mezzo. Continua a leggere