I buoni, i brutti e i cattivi dell’antimafia

“Piaccia o non piaccia a noi servono i collaboratori di giustizia. Ai testimoni di giustizia noi dobbiamo molto per l’impegno civile, per il coraggio, per il rischio. Ma i testimoni di giustizia sono per legge dei soggetti che rendono una dichiarazione, dopo lo Stato gli può dare tutto ma loro devono sparire.” A dirlo nel corso del convegno ‘Il processo di mafia 30 anni dopo’ dello scorso 14 ottobre è Maurizio De Lucia, sostituto Procuratore nazionale Antimafia che ha mosso i primi passi nella Procura di Palermo poco prima delle stragi di Capaci e Via D’Amelio. Continua a leggere

Testimoni ed esuli di (in)giustizia

Sono 83 in Italia gli uomini e le donne che hanno scelto di denunciare i soprusi e la violenza delle mafie. Una piccola comunità di cittadini italiani che dopo avere testimoniato, aprendo così le porte del carcere a tanti esponenti della criminalità, da anni lotta per riavere una vita dignitosa. Vite di cui poco si parla, al punto che i testimoni di giustizia (ex imprenditori, commercianti, o semplici onesti cittadini) vengono spesso confusi con i collaboratori di giustizia (meglio noti come “pentiti”) che provengono dalla malavita e hanno deciso di collaborare con la giustizia.

Cittadini resi invisibili, non tanto e non solo dalla scelta coraggiosa di aver detto No alle mafie ma dalle istituzioni incapaci di attuare la legge 45 del ’91, che prevede tutele per il testimone di giustizia e la sua famiglia e anche il diritto ad un lavoro nella pubblica amministrazione. Continua a leggere