Da bene confiscato ad alloggio per padri separati in difficoltà – Viaggio tra i beni confiscati #5

Da appartamento frutto di proventi della criminalità organizzata a casa alloggio per papà separati. A Fonte Nuova, comune dell’hinterland est di Roma, il progetto ConTesto Papà prevede di offrire una soluzione abitativa a quei padri, residenti a Roma o nell’Area della Città Metropolitana, che dopo la separazione vivono situazioni di disagio economico e che, in mancanza di una sistemazione adeguata, vedono compromesso il loro rapporto con i figli. Un progetto, ideato dalla cooperativa sociale onlus La Lanterna di Diogene, che ha vinto il bando lanciato dalla Regione Lazio nell’ottobre 2017 “per l’assegnazione in concessione d’uso, a titolo gratuito, di beni immobili confiscati alla criminalità organizzata”. Un appartamento di circa 100 metri quadrati dove alloggeranno due nuclei monogenitoriali, due papà, che potranno anche ospitare i propri figli per dodici mesi prorogabili per altri sei mesi. Continua a leggere

No mafia

Beni confiscati alla legalità

Circa 30 miliardi di euro, spesso inutilizzati. Sono il valore stimato dei beni confiscati alla criminalità organizzata in Italia, un tesoretto che equivale ad una Finanziaria, come ha ricordato la presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi durante l’ultima edizione di LegalMente, Festival della Legalità a Firenze.

Un capitale sparso per l’Italia che ha anche un valore simbolico, perché toglie alle mafie un patrimonio, tra contanti e aziende, che gli garantisce potere e un forte radicamento sul territorio (con una rete di aziende, che fanno lavorare spesso centinaia di dipendenti). Beni, terreni e liquidità che con il riutilizzo possono essere ridestinati a scopi sociali alla collettività. Beni per i quali, al momento, è più frequente il sequestro che non un efficace utilizzo. E questo rischia di rendere improduttivo un progetto che dal 1995 ha rivoluzionato l’utilizzo della confisca. Alcuni mesi fa un altro bene confiscato a Suvignano ha rischiato di restare intrappolato nelle maglie della burocrazia e dei problemi strutturali dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati. L’attenzione dei media alla vicenda e alle richieste di Libera e dei cittadini ha permesso di salvare questa azienda. Ma per una che se ne salva, migliaia restano sospese tra le pratiche dell’Agenzia. Una realtà di cui ho parlato con il responsabile per i beni confiscati di Libera, Davide Pati. Una storia, a buon fine, su cui riflettere per comprendere queste realtà e da (ri)leggere…

Prima confiscato, poi venduto al miglior offerente. Mafie comprese.

Nel recente caso dell’azienda agricola Suvignano, posta nel cuore delle Crete senesi, potrebbero bastare 22milioni di euro per rimettere le mani sul più imponente dei beni confiscati a Cosa Nostra nel Centro-Nord. Continua a leggere