Roma, ingresso villa confiscata via Kenia 72

La villa confiscata e contesa -Viaggio tra i beni confiscati #4

Ci sono due ville a Roma, confiscate dal 2014 alla mafia e frutto di proventi illeciti da milioni di euro, che continuano a sollevare un vespaio di polemiche. Due ville che secondo i male informati erano tre. Due ville di cui almeno una si diceva avesse all’esterno anche una piscina, che in realtà nessuna delle due abitazioni possiede. Due ville, una abitazione e l’altra accatastata come ufficio, della cui confisca e destinazione sociale gli abitanti della zona hanno saputo per caso, a distanza di tempo. Continua a leggere

Bene confiscato allo Stato – Viaggio tra i beni confiscati #3

Infissi distrutti, muri corrosi e pericolanti, rifiuti e detriti che aumentano a vista d’occhio. Si presenta così, a distanza di un anno da quando ne avevo raccontato, la villa confiscata situata a Rometta Marea sulla riviera nord di Messina.

L’augurio di vedere questa abitazione, tanto contesa e già tanto devastata, consegnata come previsto sulla carta all’Arma dei Carabinieri resta un miraggio. Per quanto ancora non è dato saperlo e, forse, neanche gli stessi Carabinieri ne sono a conoscenza. Continua a leggere

Pietro Grasso & Don Ciotti

Un’antimafia ‘Libera’

L’antimafia contro l’antimafia. Quella delle associazioni e quella istituzionale.

In un panorama spesso competitivo come quello dell’antimafia, dove alcune realtà si individualizzano e lavorano separatamente su obiettivi che dovrebbero essere comuni, le lacerazioni e le accuse si rinnovano. L’ultimo caso è quello, di qualche giorno fa, che ha visto il pm Catello Maresca della direzione distrettuale antimafia di Napoli accusare, in un’intervista rilasciata al giornale Panorama, l’associazione Libera di avere al proprio interno “persone senza scrupoli” e di gestire i beni confiscati “attraverso cooperative non sempre affidabili”. E ha chiosato: “Io ritengo che questa antimafia sia incompatibile con lo spirito dell’antimafia iniziale”. La risposta del presidente di Libera, don Luigi Ciotti, è arrivata subito dopo: “Ci possono essere degli errori, si può criticare, ma non può essere calpestata la verità. (…) Abbiamo allontanato dal consorzio Libero Mediterraneo delle realtà che non avevano più i requisiti e queste realtà gettano il fango, sono le prime a farlo”. Ha infine aggiunto: “Le trappole dell’antimafia sono davanti agli occhi, mai come oggi. Si deve togliere anche questa parola antimafia, rischiamo di essere travolti”. Continua a leggere

beni confiscati

La “roba” delle mafie e il riscatto della confisca

Portare assistenza alle categorie deboli, dove prima vigeva la legge del più forte. Portare lavoro e dignità, dove era l’illegalità a selezionare chi far lavorare e chi no. Esercitare il valore della memoria degli onesti, nei luoghi in cui si facevano affari sporchi con il sangue anche di quegli onesti. Si respira questa aria pulita, bonificata, quando si entra in un bene confiscato alle mafie e restituito alla collettività.

E nonostante siano ancora troppi i beni confiscati e lasciati spesso marcire perché inutilizzati (55mila beni confiscati in Italia, per un valore di 7 miliardi di euro, come precisa Don Luigi Ciotti di Libera), ci sono tanti appartamenti, terreni, aziende che sono stati dati in gestione ad associazioni e consorzi. Come l’appartamento in via Santa Marcellina, nella periferia di Milano, confiscato alle mafie e che dal 2003 accoglie l’associazione Vittime del Dovere. Continua a leggere

No mafia

Beni confiscati alla legalità

Circa 30 miliardi di euro, spesso inutilizzati. Sono il valore stimato dei beni confiscati alla criminalità organizzata in Italia, un tesoretto che equivale ad una Finanziaria, come ha ricordato la presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi durante l’ultima edizione di LegalMente, Festival della Legalità a Firenze.

Un capitale sparso per l’Italia che ha anche un valore simbolico, perché toglie alle mafie un patrimonio, tra contanti e aziende, che gli garantisce potere e un forte radicamento sul territorio (con una rete di aziende, che fanno lavorare spesso centinaia di dipendenti). Beni, terreni e liquidità che con il riutilizzo possono essere ridestinati a scopi sociali alla collettività. Beni per i quali, al momento, è più frequente il sequestro che non un efficace utilizzo. E questo rischia di rendere improduttivo un progetto che dal 1995 ha rivoluzionato l’utilizzo della confisca. Alcuni mesi fa un altro bene confiscato a Suvignano ha rischiato di restare intrappolato nelle maglie della burocrazia e dei problemi strutturali dell’Agenzia nazionale per i beni confiscati. L’attenzione dei media alla vicenda e alle richieste di Libera e dei cittadini ha permesso di salvare questa azienda. Ma per una che se ne salva, migliaia restano sospese tra le pratiche dell’Agenzia. Una realtà di cui ho parlato con il responsabile per i beni confiscati di Libera, Davide Pati. Una storia, a buon fine, su cui riflettere per comprendere queste realtà e da (ri)leggere…

Prima confiscato, poi venduto al miglior offerente. Mafie comprese.

Nel recente caso dell’azienda agricola Suvignano, posta nel cuore delle Crete senesi, potrebbero bastare 22milioni di euro per rimettere le mani sul più imponente dei beni confiscati a Cosa Nostra nel Centro-Nord. Continua a leggere

Don Panizza vive sotto scorta

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I veri eroi sono le persone semplici, che con responsabilità fanno ogni giorno il proprio dovere. Per se stessi e per gli altri. Ho avuto a volte la possibilità di parlare con alcuni di questi uomini e donne ‘normali’. Uno di loro è Don Panizza, un coraggioso sacerdote che vive con i suoi ragazzi ‘speciali’ in un bene confiscato alla ‘ndrangheta. Una storia di legalità, che merita di essere conosciuta e (ri)letta…

 

Non chiamateli preti antimafia. Sono sacerdoti, uomini testimoni di una Chiesa capace di dire no alla prepotenza delle mafie.

Una criminalità combattuta con il Vangelo, e a volte anche stando immobili su una carrozzina. Con questi insoliti strumenti don Giacomo Panizza e la sua comunità per disabili affrontano da anni la ‘ndrangheta e le sue pressioni. Lui è un bresciano, da quasi 40 anni a fianco dei disabili ed emarginati dalla società, a cui è stato assegnato un bene confiscato alla ‘ndrangheta dei Torcasio per gestire la comunità ‘Progetto Sud’ a Lamezia Terme. Un impegno sociale, poco gradito al clan, che ha messo nel mirino l’attività del sacerdote. Continua a leggere