Un Papa tedesco si interroga(va) sull’Olocausto

La parola del giorno è Memoria.

Una memoria che spesso sembra corta, limitata, e che procede a singhiozzo. Che a volte viene negata, uccidendo per la seconda volta il valore della vita. Lo sterminio di milioni di uomini, donne e bambini morti nei campi di concentramento oggi viene ricordato soprattutto con il genocidio degli ebrei che si consumò nel secolo scorso. In pochi ricordano che l’orrore delle torture, degli esperimenti umani, delle camere a gas, fu perpetrato anche su rom e sinti, su omosessuali e trans, su disabili fisici e psichici, o ‘semplicemente’ su dissidenti. Forse perché nessuno di loro può più fare memoria della loro storia (l’ultimo superstite gay Rudolf Brazda, rinchiuso in un campo dove indossava il tristemente noto ‘triangolo rosa’ destinato agli omosessuali, è morto cinque anni fa). O forse perché la memoria viene graffiata dallo scandalo che alcune diversità ci suscitano.
E parlando di scandalo, in questa giornata della Memoria, voglio proporvi la lettura di un mio articolo di quasi dieci anni fa. Quando da poco più di un anno si era insediato in Vaticano un Papa tedesco, Joseph Ratzinger, che tra i suoi non frequenti viaggi apostolici decise di programmare una visita al campo di Auschwitz. Fu il secondo e, finora, ultimo Papa a visitare il campo polacco, e fu lui a farsi domande che scossero il mondo cattolico e non solo.

Un pezzo di storia, su cui riflettere, da (ri)leggere… E di cui fare anche memoria. Continua a leggere

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