Donne e parità di genere ai tempi dell’Agenda 2030

Lavoro, reddito, competenze, tempo e potere. Ruota attorno a queste cinque priorità la parità di genere, e l’empowerment femminile. Una condizione su cui si procede normalmente a passi lenti, e che le crisi internazionali stanno facendo retrocedere.

In Italia tra il 2019 e il 2020 il tasso di occupazione femminile è sceso dal 53,8% al 52,7%, migliaia di posti di lavoro in meno occupati dalle donne. Una perdita pari all’ 1,1% rispetto al tasso di occupazione maschile dello stesso periodo, che ha visto la perdita dello 0,8% di posti di lavoro. Un livello di disoccupazione femminile superiore anche alla media dell’Unione Europea. Una soglia che, nel caso di donne con figli in età prescolare, aumenta ulteriormente.

Associare donne e lavoro, donne e reddito, donne e competenze, donne e tempo, donne e potere suona ancora come tema ambizioso, quasi futuristico, perché a mancare – ancora!- è una base culturale rinnovata, ripulita da ogni ombra del passato, che può fare a meno dell’autoritarismo del maschile sul femminile, del paternalismo che muove le vite delle donne, e degli stereotipi e dei pochi ruoli ammessi, pesanti come palle di piombo ai piedi, in assenza di tutele alla libertà delle donne. Una condizione molto più diffusa di quanto si pensi e che si insinua in modo silenzioso in tante famiglie, in tanti luoghi di lavoro, e nel modo di pensare di tanti uomini e tante donne.

L’obiettivo 5 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, sul Raggiungimento dell’uguaglianza di genere ed emancipazione di tutte le donne e le ragazze, rischia di restare in agenda senza che ci sia un cambio di mentalità, che la smetta di strumentalizzare il femminile e che inizi a dare voce alle donne dando loro il coraggio, innanzitutto, di alzarsi e prendere la parola su ciò che subiscono. È anche questo l’empowerment, l’autodeterminazione, che serve alle donne di oggi e domani. E anche agli uomini, di oggi e di sempre.

Riporto di seguito il testo dell’Obiettivo 5 sulla parità di genere dell’Agenda 2030, che è anche una fotografia sulla condizione mondiale delle donne e bambine in tutto il mondo.

Garantire alle donne e alle ragazze parità di accesso all’istruzione, alle cure mediche, a un lavoro dignitoso, così come la rappresentanza nei processi decisionali, politici ed economici, promuoverà economie sostenibili, di cui potranno beneficiare le società e l’umanità intera.

Obiettivo 5 – Parità di genere (Fonte: Centro Regionale di Informazione delle Nazioni Unite – UNRIC)

Mentre il mondo ha fatto progressi nella parità di genere e nell’emancipazione delle donne attraverso gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (tra cui la parità di accesso all’istruzione primaria per ragazzi e ragazze), donne e ragazze continuano a subire discriminazioni e violenze in ogni parte del mondo.
La parità di genere non è solo un diritto umano fondamentale, ma la condizione necessaria per un mondo prospero, sostenibile e in pace.
Garantire alle donne e alle ragazze parità di accesso all’istruzione, alle cure mediche, a un lavoro dignitoso, così come la rappresentanza nei processi decisionali, politici ed economici, promuoverà economie sostenibili, di cui potranno beneficiare le società e l’umanità intera.

Fatti e cifre

• Circa i due terzi dei Paesi in regioni in via di sviluppo hanno raggiunto la parità di genere nell’istruzione primaria

• Nel 1990, in Asia meridionale, solo 74 bambine erano iscritte alla scuola primaria per 100 bambini. Nel 2012, i tassi d’iscrizione erano gli stessi per le ragazze e per i ragazzi

• Nell’Africa subsahariana, in Oceania e in Asia occidentale, le ragazze ancora incontrano ostacoli nell’accesso alla scuola primaria e secondaria

• In Nordafrica, le donne  detengono meno di un quinto dei posti di lavoro retribuiti in settori non agricoli. La proporzione di donne che occupano posti di lavoro retribuiti al di fuori del settore primario è aumentato dal 35 % del 1990 al 41% del 2015

• In 46 paesi, le donne detengono oltre il 30% di seggi nei parlamenti nazionali in almeno una Camera.

Traguardi

5.1     Porre fine, ovunque, a ogni forma di discriminazione nei confronti di donne e ragazze

5.2     Eliminare ogni forma di violenza nei confronti di donne e bambine, sia nella sfera privata che in quella pubblica, compreso il traffico di donne e lo sfruttamento sessuale e di ogni altro tipo

5.3     Eliminare ogni pratica abusiva come il matrimonio combinato, il fenomeno delle spose bambine e le mutilazioni genitali femminili

5.4     Riconoscere e valorizzare la cura e il lavoro domestico non retribuito, fornendo un servizio pubblico, infrastrutture e politiche di protezione sociale e la promozione di responsabilità condivise all’interno delle famiglie, conformemente agli standard nazionali

5.5     Garantire piena ed effettiva partecipazione femminile e pari opportunità di leadership ad ogni livello decisionale in ambito politico, economico e della vita pubblica

5.6     Garantire accesso universale alla salute sessuale e riproduttiva e ai diritti in ambito riproduttivo, come concordato nel Programma d’Azione della Conferenza internazionale su popolazione e sviluppo e dalla Piattaforma d’Azione di Pechino e dai documenti prodotti nelle successive conferenze

5.a     Avviare riforme per dare alle donne uguali diritti di accesso alle risorse economiche così come alla titolarità e al controllo della terra e altre forme di proprietà, ai servizi finanziari, eredità e risorse naturali, in conformità con le leggi nazionali

5.b     Rafforzare l’utilizzo di tecnologie abilitanti, in particolare le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, per promuovere l’emancipazione della donna

5.c     Adottare e intensificare una politica sana ed una legislazione applicabile per la promozione della parità di genere e l’emancipazione di tutte le donne e bambine, a tutti i livelli.

11 Pensieri su &Idquo;Donne e parità di genere ai tempi dell’Agenda 2030

  1. la strada è ancora lunga e impervia. Certe incrostazioni sono tenaci da eliminare. Il 2030 non è poi tanto lontano ma gli ostacoli sono tanti.
    La condizione femminile non è mai presa in considerazione sul serio. Si finge – nel migliore dei casi -, si combatte assai spesso.
    Nascere donna non è un privilegio ma un ostacolo alla propria crescita.
    Un sorriso Anna

  2. Per il quieto vivere…della famiglia, lasciamo sempre che l’uomo, gestisca a modo suo,la nostra vita.
    Questo succede, principalmente in Italia…ancora troppo maschilista.
    La donna deve dare conto di tutto, l’uomo…di niente.
    Il grande problema della donna, è che vuole fare tutto…troppo, i compiti non sono ben definiti.
    Siamo…vogliamo, sempre essere le crocerossine di tutta la famiglia, compresi…parenti di ogni grado.
    Quando impareremo a concentrarci…esclusivamente su di noi, come fa l’uomo, senza la fissa…che senza figli, non si completa.
    Dobbiamo essere più unite fra noi donne, essere una forza…come fanno gli uomini.
    Siamo sempre sole a combattere le nostre battaglie, ” sono del 47 “… so bene cosa significa.
    Abbiamo lasciato che l’uomo gestisca il nostro destino, per troppo tempo.

    • Molto dipende da noi donne. E quando dico così intendo dire che servirebbe più solidarietà femminile, a prescindere dal vincolo che ti lega a quella donna. Solidali con le altre donne, sempre e comunque. Un po’ quello che spesso fanno tanti uomini.
      Il cambio di mentalità deve essere collettivo e individuale, senza uno dei due non si progredisce. E ci vuole coraggio, soprattutto, di prendere in mano la propria vita. La storia passata grava sulle spalle di tutte le donne, alcune la subiscono di più altre meno. Raccontare quanto è difficile essere come ci vogliono è già una presa di coraggio, e un passo in avanti. Un po’ come il tuo racconto. Non smettiamo di raccontarci, di esporci, di essere presenti nelle nostre vite.
      Grazie intanto delle tue riflessioni, Caterina. E a rileggerci!

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