Migranti e l’accoglienza resistente dei volontari – La storia di Ali, dal Burkina Faso all’Italia [VIDEO]

Accoglienza e marginalità. Persone migranti che diventano fantasmi.

A Roma, città crocevia quotidiano dei viaggi di migranti e rifugiati, l’accoglienza – quella fattiva – la praticano ogni giorno volontari e attivisti dell’associazione Baobab Experience. Un’esperienza di accoglienza che dal 2015 è un punto di riferimento per le persone migranti, in transito nella Capitale. Un progetto che non si è mai fermato, arreso. Neanche di fronte ai tanti sgomberi dei presidi umanitari in vari punti della città.

L’ultimo lo scorso 14 luglio, il 41esimo sgombero. Quello, forse, definitivo. Che ha disperso migranti e rifugiati, in transito a Roma, rendendoli di fatto invisibili.

In attesa che il Comune si faccia carico della vita di donne uomini e minori non accompagnati, sottraendoli allo sfruttamento e alla tratta, prosegue l’impegno degli attivisti. Come Alice Basiglini, che dedica il proprio tempo libero, insieme agli altri volontari, a dare sostegno a donne uomini e minori migranti che approdano nella Capitale, offrendogli un futuro anche attraverso progetti virtuosi. BaoHouse è uno di questi: un tetto, un pasto caldo, e il tempo di ricostruirsi una vita al sicuro. Un appartamento che l’associazione mette a disposizione di gruppi di migranti e rifugiati.

Un progetto sostenuto dal 2021 dalla Fondazione svizzera Haiku Lugano, che finanzia iniziative di volontariato promosse dal terzo settore.

E’ grato, Ali. E, con la tenacia che lo ha portato ad avere un contratto di lavoro e una casa in affitto, ripete a sé stesso e agli altri migranti “Credi in te stesso, e prima di tutto ama quello che fai”.

Qui insieme a d altri migranti abita Husman, un giovane pakistano rifugiato politico arrivato in Italia dalla rotta balcanica. In BaoHouse aspetta, ormai dal 2 luglio, di avere i documenti per ricostruirsi un futuro libero. E qui ha vissuto anche Ali Bassole, migrante dal Burkina Faso che racconta il suo arrivo in Italia e la gioia, dopo sei anni tra attese per un documento e lo sfruttamento lavorativo, di sentirsi accolto. E anche italiano. Eppure è grato, Ali. E, con la tenacia che lo ha portato ad avere un contratto di lavoro e una casa in affitto, ripete a sé stesso e agli altri migranti “Credi in te stesso, e prima di tutto ama quello che fai”.

Le loro storie, e l’intervista ad Ali, sono raccontate nel reportage pubblicato sul canale YouTube del blog.

Buona visione!

11 Pensieri su &Idquo;Migranti e l’accoglienza resistente dei volontari – La storia di Ali, dal Burkina Faso all’Italia [VIDEO]

  1. Un abbraccio a Anna leggo che cerco di Trovare un senso alle molte tragedie che continuano nei secoli e che pensavamo noi Civilizzati di gestire se non con empatia almeno nel rispetto della Giustizia. Non è così dubito che lo sarà mai…
    Ti abbraccio con affetto

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