Donne e sfide. La lotta per l’empowerment

99 anni e mezzo per colmare il divario mondiale tra uomini e donne. Ben 257 anni per cancellare il gap di genere che riguarda la “partecipazione economica” delle donne alle attività quotidiane. Il dato è stato calcolato dal World Economic Forum, che ha evidenziato anche come il divario nel mercato del lavoro e in termini di opportunità economiche sia per le donne del 42%.
Quando si parla di donne, e dei loro diritti, si ragiona prevalentemente con i numeri nel tentativo di dare forma, concretezza ad un gap prima di tutto culturale.

Il livello del dibattito, e della prassi quotidiana, su temi come l’accesso all’aborto, il ruolo delle donne nell’assistenza familiare, la criminalizzazione della libertà delle donne sul loro corpo – solo per citarne alcuni – sono all’origine del divario economico e lavorativo delle donne tanto in Italia quanto nel resto del mondo.

Sempre ragionando con numeri e percentuali, il report del WEF World Economic Forum riporta un dato sull’occupazione femminile: solo il 55% delle donne è occupata a fronte del 78% degli uomini. Un dato a cui si aggiungono le differenze di reddito, il 40% nei salari e oltre il 50% nei redditi.

Nascere donna, ancora oggi e per il prossimo secolo stando alle ricerche, è causa di povertà. A prescindere, quasi sempre, dal Paese di nascita. L’Italia, nell’ultimo rapporto del WEF, ha perso sei posizioni scivolando al 76° posto. La causa sono i tassi di occupazione, la qualità del lavoro e la partecipazione al lavoro di cura familiare, tra congedi di paternità troppo brevi e congedi parentali per le donne mal retribuiti.

A conferma del dato mondiale, il Rapporto Eurostat che monitora gli indicatori, i dati, dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile ha rilevato che nel periodo 2015-2020 si è assistito ad un rallentamento dei progressi verso la parità tra uomini e donne. La posizione dell’ “Obiettivo 5 – Parità di genere” è stata valutata “moderatamente negativa”. Ad incidere sull’andamento sono alcuni fattori che condizionano l’emancipazione femminile: istruzione, lavoro e posizioni di vertice, fino alla violenza di genere.

Non sono mai passate di moda nei colloqui di lavoro domande su scelte personali, come “Ha intenzione di avere figli?”, se non addirittura e preventivamente “Ha intenzione di sposarsi?”. Per le donne lavoratrici che hanno già figli, e quindi anche un carico familiare in più nelle attività di accudimento, spesso l’unica alternativa possibile è ripiegare sul part-time.

Emancipazione o, ancora meglio, empowerment delle donne. Ruota attorno a questa parola la sfida presente e futura delle ragazze e delle donne, per il raggiungimento dei principali obiettivi di tutela e progresso. L’organizzazione internazionale ActionAid, che ha realizzato un documento di indirizzo su questo tema, definisce l’empowerment “un processo multidimensionale progressivo in cui la donna o un gruppo di donne acquisisce potere ed è in grado di compiere scelte significative per sé e per altri/e in ambito personale, sociale, politico ed economico”. E prosegue: “A livello trasformativo, questo si traduce in un cambiamento delle relazioni di potere tra i generi sia nelle relazioni interpersonali che a livello di collettività”.
Parlare di donne e lavoro significa creare le condizioni sociali, oltre che culturali, che permettano un accesso qualificato e libero al mercato del lavoro. Non sono mai passate di moda nei colloqui di lavoro domande su scelte personali, come “Ha intenzione di avere figli?”, se non addirittura e preventivamente “Ha intenzione di sposarsi?”. Per le donne lavoratrici che hanno già figli, e quindi anche un carico familiare in più nelle attività di accudimento, spesso l’unica alternativa possibile è ripiegare sul part-time.

Le donne europee sono tra le lavoratrici che fanno più ricorso al lavoro part-time rispetto agli uomini. In media rappresentano un terzo, il 30%, dell’occupazione totale contro l’8% degli uomini, un divario totale del 22% secondo i dati del 2018. Percentuali che la pandemia da Covid-19 ha peggiorato, rallentando la riduzione del gender gap anche nei tassi di occupazione. La pandemia, anche in questo caso, ha solo accentuato una condizione già esistente sull’accesso al mercato del lavoro per le donne. Resta il fatto che l’inattività di tante donne (32,2%) sia direttamente collegata alla mancanza di servizi di cura, accessibili e di qualità, per l’infanzia e anche per gli anziani.
A questo si aggiunge la differenza di reddito, a parità di ruolo ed esperienza, tra uomini e donne. Ma anche la più bassa presenza di donne in posizioni di leadership, in aziende e in politica. Condizioni culturali di svantaggio, in termini di prospettive, che riducono anche il numero di donne che avviano attività imprenditoriali rispetto ai colleghi uomini. Uno spreco di risorse intellettuali, e anche economiche, che se valorizzate e utilizzate porterebbe a un incremento del PIL, della crescita economica mondiale fino al 2%.

“È urgente mettere a disposizione delle donne che vogliono fare impresa risorse adeguate, facilmente accessibili e a loro dedicate (immaginiamo un “Fondo donne” costituito anche con risorse provenienti dal Fundraising e garanzie dello Stato) con figure di supporto e percorsi formativi specifici per lo sviluppo delle competenze matematiche e finanziarie”, ha affermato in un articolo sulla rivista MicroFinanza Tiziana Lang, ricercatrice ANPAL ed esperta di politiche del mercato del lavoro.

È urgente guardare con occhi nuovi il femminile. Lottare con le donne è la più importante sfida. Per tutti. E le donne devono affrontarla fianco a fianco.

Gendergap (Fonte: web)

Gendergap (Fonte: web)

8 Pensieri su &Idquo;Donne e sfide. La lotta per l’empowerment

  1. Sono d’accordo e, sinceramente, non vedo miglioramenti. Ho una nipote e non ho idea tra 20 anni che mondo troverà. Mi rendo conto che nessuno ha la sfera di cristallo, ma sono inorridito dalla visione giorno per giorno delle classi dirigenti e dallo scarso peso che si da all’istruzione. Mi auguro di sbagliarmi, mi congratulo per la qualità dell’informazione che ci dai.

    • Tra vent’anni spero ci sia più consapevolezza, da parte delle giovani donne e dei giovani uomini sull’importanza di lavorare insieme. Questo auguro alle future generazioni.
      L’istruzione cammina lentamente, ma il livello di istruzione delle donne almeno in Italia è alto. Serve un cambio culturale generale, però. Che superi i confini geografici e mentali, soprattutto.
      Grazie delle tue parole, Daniele. E a rileggerci!

  2. Totalmente d’accordo. La parità di genere intesa socialmente ed economicamente è pura utopia. Qllache passo in avanti c’è stato ma troppo poco si è fatto.
    Mia figlia è stata fortunata nel trovare un posto di lavoro dove la figura femminile è valorizzata anche se resistono sacche che tendono a sminuire il loro apporto.
    Però troppe aziende vedono la donna come un peso per il motivo di essere tale e no0n una risorsa su cui contare.

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