Visibili con la radio. La sfida di Radio Piazzetta per i senza dimora

C’è Elisabetta, che spesso si dedica alla conduzione dei programmi radiofonici. C’è Cosimo, che propone un’analisi dei brani che ha selezionato. C’è Susy, arrivata da alcune puntate, che racconta le curiosità meno note su cantanti e canzoni. E poi ci sono Gianni, Matteo che partecipano alle interviste e ai dibattiti con le loro domande e riflessioni.
Sono alcuni degli speaker che, da un anno e mezzo, fanno sentire la loro voce dalla web radio Radio Piazzetta, un progetto dell’omonimo Centro Diurno ‘La Piazzetta’ per persone senza fissa dimora, che si trova nella periferia sud di Milano. Uno spazio in cui gli ospiti del centro possono raccontarsi, con il calore della loro voce e attraverso la scelta di una canzone o un argomento da trattare.
Un laboratorio di normalità che nei mesi del lockdown in primavera, quando la necessità di “restare a casa” ha creato disagi e disorientamento proprio a chi una casa non ce l’ha, si è trasformato in radio di servizio informando la comunità milanese sui dormitori aperti, piuttosto che sui servizi e gli orari di accesso a centri e mense.

 

“La scelta della radio non è casuale – spiega Ines Lettera, che coordina il centro La Piazzetta, gestito in collaborazione con la Cooperativa Farsi Prossimo della Caritas Ambrosiana – È un modo per raccontarsi che tutela le persone, perché non si vedono. Se io sono dietro ad un microfono posso raccontare quello che mi succede, la mia vita, e posso provare a dire anche delle cose propositive.” E aggiunge: “È anche un modo per sentirsi più vicini agli altri, che magari stanno attraversando un periodo simile. Durante i tre mesi in cui il centro ha chiuso, la radio ha continuato a funzionare attraverso registrazioni sui cellulari. Gli ospiti che contattavamo al cellulare ci aiutavano a raccontare ad altri, che sentivano la radio, quali erano le poche mense aperte, dove potevano recuperare i sacchetti di cibo, i dormitori che facevano entrare e quelli bloccati. La radio è stata funzionale a tutti coloro che stavano vivendo in strada.”
Anche così la comunità dei senza dimora ha affrontato, e sta affrontando, dalla strada l’emergenza sanitaria.

“Normalmente si dice ‘persone senza dimora’, ma in realtà si identificano come persone senza identità affettiva nel senso che la perdita più grave che hanno queste persone non è tanto la casa, ma la casa nel senso di affetti”

Sono loro l’altra voce di Milano che, da una prospettiva diversa e inedita, ha raccontato la città nei mesi in cui la pandemia aveva bloccato ogni attività. Una redazione a tutti gli effetti composta da 7-8 persone, tra cui anche un educatore, che scelgono gli argomenti da affrontare in puntata, le musiche da lanciare ed eventuali interviste da fare. Mezz’ora di trasmissione, tra temi di attualità e le storie che accompagnano la buona musica in scaletta.
Restituire la parola, e il diritto ad esprimerla, a chi negli ultimi anni ha vissuto nell’invisibilità, e spesso nella dimenticanza, è il primo fondamentale passo verso la ricostruzione di queste persone e del loro futuro. Una scommessa e una sfida, sia per gli ospiti del centro che per gli educatori. “Normalmente si dice ‘persone senza dimora’, ma in realtà si identificano come persone senza identità affettiva nel senso che la perdita più grave che hanno queste persone non è tanto la casa, ma la casa nel senso di affetti – chiarisce la coordinatrice del centro – La perdita più dolorosa che portano le persone che vivono sulla strada è la perdita di un nucleo di appartenenza. Per qualcuno rappresenta la casa, per qualcun altro rappresenta la perdita famigliare di una moglie, dei figli. Delle relazioni interrotte, delle separazioni. È il contesto sociale che si sbriciola, che può essere quello affettivo o amicale, o quello delle conoscenze. Ma la perdita importante è questa, non tanto il lavoro. Anche se è più immediato, e meno doloroso, raccontare di aver perso il lavoro.”

Centro La Piazzetta (Foto: Caritas Ambrosiana)

Centro La Piazzetta (Foto: Caritas Ambrosiana)

Dopo l’inizio di una seconda, complessa, vita sulla strada, alcuni con coraggio cercano di darsi un’altra possibilità. E spesso la relazione di fiducia, che si crea tra gli operatori dei centri e le persone senza dimora, offre la chiave di lettura del loro futuro. “Accogliere queste persone vuol dire invitarle ad una relazione – dice con convinzione Ines – Per entrare nel centro non è richiesta né una tessera né l’iscrizione. Chi arriva  può prendere un caffè, un tè. Possono chiedere informazioni: facciamo anche un lavoro di orientamento sul territorio. Oppure possono avere semplicemente un’occasione per stare con gli altri. Forniamo anche servizi, come la lavanderia e la doccia. Ma quello che offriamo a lungo termine è la fiducia attraverso una relazione, perché solo attraverso la fiducia una persona ha il coraggio di svelarsi, di raccontarsi. E nel raccontarsi noi restituiamo quello che di positivo hanno raccolto nella vita, per aiutarle a ricostruirsi.”

La radio, in questo intento, è molto importante per chi vive nel disagio. “Una persona che magari ha avuto una serie di fallimenti è chiaro che ha paura a dire ‘chi sono, da dove vengo, cosa mi piace’, perché il timore di rischiare un nuovo fallimento è talmente alto che molte volte inibisce. La radio è terapeutica: loro si registrano, si riascoltano, e alla fine si legittimano, si autorizzano a dire ‘provo a scommettere su di me’, nonostante tutte le paure che possono avere e il giudizio di chi li ascolterà”, prosegue Ines.

La guida de I Gatti Spiazzati di Milano (copertina)

La guida de I Gatti Spiazzati di Milano (copertina)

In alcuni casi, la sfida del riscatto sociale si vince. E capita che la strada un po’ abbia tolto alle loro vite, e un po’ abbia anche restituito.
Come nell’esperienza di un progetto, ‘I Gatti di Milano non toccano terra’, nato nel 2016 grazie all’intuito degli educatori del centro e ai racconti degli ospiti scambiati nelle sale del centro di via Famagosta a Milano. La descrizione di angoli nascosti della città, piuttosto che aneddoti che narrano storie metropolitane poco conosciute, in pochi mesi sono diventati un libro, una guida originale e unica, che osserva la città con lo sguardo dei senza dimora. Ma il libro è stato solo il primo passo verso un impegno fattivo dei 16 autori della guida. “La cosa più importante non è stato il libro. Questo gruppo di autori ha cominciato veramente a portare in giro le persone, prendendo spunto dal libro stesso – racconta con entusiasmo Ines – Gli autori dei racconti  attualmente si sono costituiti in Aps, un’associazione per la promozione socio-culturale. Questo gruppo ha funzionato perché è partito da conoscenze che avevano acquisito nella loro vita di strada. Perché è necessario investire su competenze che si ignora di avere, interessi che in una vita di difficoltà solitamente uno congela e pensa di non avere. Adesso alcuni di loro hanno preso la casa popolare, e stanno proseguendo magari con difficoltà il loro percorso.”

“In qualche modo la strada ti resta addosso, come se avessi sempre il rischio di ricadute. Per loro gli educatori ci sono sempre, i momenti di confronto ci sono sempre. Perché avere qualcuno che gli dica ‘sei sulla giusta strada, continua così!’, è importante”, continua Ines.

Come si decide di diventare educatori, chiedo, in un centro come La Piazzetta?
“È complicato dire perché. Credo si diventa educatori un po’ per scommessa. Ma la scelta a volte è casuale. Solitamente non è mai una scelta facile, perché non lavori con bambini, adolescenti, lavori con adulti magari anche adulti provati. E ci devi credere in quello che fai – spiega Ines Lettera – Quello che si mette in gioco in prima persona è l’educatore: è l’educatore che rischia, perché è un rischio sulla tua pelle la credibilità. Penso comunque che nella vita ho una fortuna grandissima: mi piace il mio lavoro, quello che faccio. L’esperienza de ‘I Gatti di Milano’ ha dato forse più a noi che ai nostri ospiti: aver avuto la fortuna di monitorare e seguire un’esperienza professionale così alta credo abbia fatto crescere più noi educatori che il gruppo.”

“I progetti proseguono, sempre nella direzione di offrire a chi è senza dimora una “sicurezza civica” che è la premessa per uscire dall’invisibilità nel ruolo di cittadini attivi”

Il nuovo lockdown, anche se “soft” rispetto alla primavera, ha limitato le attività di centri come La Piazzetta. E il rischio più temuto era di perdere il contatto con gli ospiti. Invece gli operatori hanno visto in queste settimane che la relazione non si è interrotta, “loro entrano, anche solo per salutarci, per dire che stanno bene” aggiunge con voce sorridente Ines.

E anche i progetti proseguono, sempre nella direzione di offrire a chi è senza dimora una “sicurezza civica” che è la premessa per uscire dall’invisibilità nel ruolo di cittadini attivi.
“Stiamo lavorando sugli aspetti legati al recupero, al riuso, su come evitare gli sprechi – dice Ines – La bellezza è quella che può aiutare le persone, che ci può aiutare. E si può fare andando nella direzione di aver cura del giardino che ci sta attorno, o del marciapiede. Finché non ci danno l’autorizzazione gli altri laboratori non riusciremo ad aprirli. Ma rispetto alla chiusura totale, va bene così!”
Chissà che in qualche puntata futura gli speaker di Radio Piazzetta non raccontino come sta andando questo nuovo progetto, sempre con musica e parole.

Esperienze che dimostrano che il motto degli operatori del centro, “C’è sempre una seconda chance per tutti”, è un suggerimento valido per tutti. Anche per chi sulla strada ha solo l’opportunità, e la fortuna, di offrire uno sguardo e attenzione a chi è più ai margini.

[I programmi di Radio Piazzetta, anche gli arretrati, si possono ascoltare su ShareRadio.it]

Radio, Centro La Piazzetta

Radio, Centro La Piazzetta

5 Pensieri su &Idquo;Visibili con la radio. La sfida di Radio Piazzetta per i senza dimora

  1. Bellissima iniziativa per affrontare un problema che in Lombardia ha riguardato molte persone, che francamente non capisco dato che parliamo di un’area con il più alto reddito nazionale e uno dei maggiori d’Europa. E’ una situazione che ho vissuto personalmente comprendo il disagio ma auspico si indaghi anche sulle cause che portano a togliere necessità primarie come abitazioni e lavoro a determinate persone. Se si è arrivati a leggi contro l’abbandono degli animali domestici, perchè ignorare quello degli esseri umani? Oltre alle leggi mancano anche i controlli adeguati. Congratulazioni per l’attenzione riguardo ad aspetti ignorati da altri media.

    • Un progetto che dà tanta speranza, ed è il frutto di un impegno delle associazioni del terzo settore. Manca, come dici, anche la volontà di dare attenzione a chi vive ai margini. Atteggiamento che confina e ghettizza sempre di più. Eppure la loro esperienza può insegnare tanto, a tanti.
      Mi fa piacere rileggere le tue considerazioni, Daniele. Grazie, a presto.

  2. Ci sono così tante belle persone e noi ci perdiamo nel clamore di gentaglia. Una grande importante iniziativa che va dritta al cuore dei problemi reali del paese Italia.
    Ti abbraccio Anna e che l’anno nuovo porti serenità per tutti.
    Shera 🌲🌲🌲🌷

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