Salvarsi dall’azzardo al tempo del Coronavirus – #12 Focus emergenza

“Abbiamo provato in questi mesi cosa vuol dire avere meno possibilità di azzardo nel Paese: la gente si ammala meno, ci si è rovinata meno. Sarebbe sbagliato tornare alla normalità, perché la normalità era il problema”. Tre mesi e mezzo dall’inizio del lockdown all’attuale fase 3 di riapertura totale, un periodo che per i giocatori compulsivi e le associazioni impegnate a contrastare il gioco d’azzardo è stato un’occasione di recupero dalla dipendenza e un banco di prova per una legge che regolamenti l’accesso al gioco e la salute dei giocatori.

Don Armando Zappolini, portavoce della Campagna nazionale contro i rischi del gioco d’azzardo Mettiamoci in gioco, non ha dubbi su questa esperienza e ribadisce: “Il blocco forzato durante la pandemia ha limitato molto l’accesso al gioco, e questo ha fatto in modo che le persone avessero meno possibilità di aggravare la propria condizione di salute, penso a persone che hanno un rapporto compulsivo con il gioco, o peggio di dipendenza. Davanti ad un evidente rallentamento di queste forme patologiche di gioco, è il momento di fare il punto e dire se sia il caso di rimettere in circuito tutto questo”.

Luoghi chiusi, spesso senza finestre, dove si perde facilmente il senso del tempo, e così dei soldi giocati. Ambienti che in regime di post-emergenza sanitaria dovranno adeguarsi alle norme sul distanziamento sociale e igieniche.

Una dipendenza alimentata dalla facilità di occasioni di gioco, come per i Gratta e Vinci e le cosiddette macchinette, e dall’ambiente in cui si gioca, come per le sale gioco vlt e slot e le sale bingo. Luoghi chiusi, spesso senza finestre, dove si perde facilmente il senso del tempo, e così dei soldi giocati. Ambienti che in regime di post-emergenza sanitaria dovranno adeguarsi alle norme sul distanziamento sociale e igieniche. “Le apparecchiature che non possono essere pulite e disinfettate non devono essere usate. Non possono inoltre essere usati i giochi a uso collettivo in cui non sia possibile il distanziamento interpersonale di almeno 1 metro. E si richiede di favorire il ricambio d’aria negli ambienti interni. Dovrà quindi essere verificata l’efficacia degli impianti, in modo da garantire l’adeguatezza delle portate di aria esterna secondo le normative vigenti”, come si legge nel documento firmato dalla Conferenza delle Regioni. E si precisa che “per gli apparecchi installati nei bar valgono le regole già fissate per questo tipo di esercizi e le consumazioni. I giocatori non possono giocare vicini, e non possono stare vicini agli avventori del locale”.

Giocatori (Foto: web)

Giocatori (Foto: web)

In epoca di emergenza Covid-19 le riaperture dipendono, quindi, anche dalla predisposizione di questi sistemi di sicurezza. Riaperture ad oggi rimandate solo nel Lazio, dove le sale riapriranno l’1 luglio, e nelle Marche e nelle province autonome di Trento e Bolzano dove non c’è ancora una data stabilita. Una ripartenza cauta e controllata, un approccio che le associazioni puntano a tradurre in legge.
“Quello che ha fatto la pandemia va fatto per legge – spiega Don Armando – Quindi, ridurre la possibilità di trovare queste macchinette infernali dovunque. Ridurre e regolamentare con la tessera sanitaria anche l’acquisto del Gratta e Vinci, e tutto quello che è azzardo. Così c’è la tracciabilità, del consumo e anche delle problematicità, con dati che vanno tenuti in grande riservatezza ma che le autorità sanitarie possono avere per valutare l’incidenza sanitaria del fenomeno. E a quel punto saranno le autorità sanitarie stesse a dire in quali zone va fatta la chiusura maggiore. Serve anche regolamentare le macchinette, perché ci sia un limite di tempo di gioco, un limite di soldi da giocare: se ad esempio hai finito il tuo plafond, smetti, stacca dal giocare”.

Nelle ultime settimane a Palermo, dove la Direzione distrettuale antimafia con la Guardia di Finanza hanno scoperto come i boss, grazie a concessioni governative, avevano ottenuto la gestione di nove agenzie di scommesse tra Palermo, Napoli e Salerno per un giro di affari e di gioco stimato in 100 milioni di euro.

Soldi. Quelli destinati dal governo, 10 miliardi messi in bilancio preventivo per il settore gioco (dati: Agenzia Dogane e Monopoli). Quelli giocati da 1 milione e mezzo di giocatori patologici in Italia, di cui 700mila sono minorenni. E anche i soldi delle mafie, della criminalità organizzata che investe in questo settore sempre più spesso. Come avvenuto nelle ultime settimane a Palermo, dove la Direzione distrettuale antimafia con la Guardia di Finanza hanno scoperto come i boss, grazie a concessioni governative, avevano ottenuto la gestione di nove agenzie di scommesse tra Palermo, Napoli e Salerno per un giro di affari e di gioco stimato in 100 milioni di euro. Ed è anche su questo che la campagna Mettiamoci in gioco sta chiedendo interventi chiari e decisivi, prevendendo anche in questo senso controlli tramite la tessera sanitaria.

Libro Blu 2018 - Agenzia Dogane e Monopoli

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“La mafia vuole entrare nel gioco legale perché è un sistema di riciclaggio di denaro, un sistema di controllo dei territori. Quindi la tracciabilità del denaro è la chiave più efficace per incrociare i traffici illeciti di denaro. Per cui avere la tessera sanitaria, che dà accesso a qualunque tipo di azzardo, a qualunque movimento di soldi permette una tracciabilità del denaro. Cosa che sarebbe molto efficace nella lotta alla mafia. In Commissione antimafia però non tutto è stato ancora recepito, perché ad un certo punto stranamente ci si ferma e su certi argomenti ci si arriva difficilmente – dice Don Armando Zappolini, non nascondendo dispiacere – Però abbiamo visto la strada, e ora bisogna fare dei passi in avanti. È chiaro che bisogna cambiare visione su questo tema, anche da parte dello Stato. Serve che lo Stato parta dal dire ‘io metto su questa voce 5 miliardi’, così da ridurre le occasioni di gioco. Ma la tendenza in questi ultimi anni è stata sempre di crescere: le ultime stime davano 110 miliardi di raccolta, per avere 10 miliardi netti”.

“Noi come Mettiamoci in gioco non siamo proibizionisti, non pensiamo che un fenomeno che coinvolge 20 milioni di italiani possa essere semplicemente bloccato con i divieti. È un tema che va affrontato con attenzione, ma che deve partire dalla tutela della salute”

Cifre che sono frutto di una dipendenza patologica che negli ultimi anni è andata aggravandosi. Una malattia, quella del GAP Gioco d’Azzardo Patologico, riconosciuta dal Sistema Sanitario Nazionale, che senza le risorse economiche necessarie non è in grado di attuare in pieno la presa in carico dei giocatori patologici. Lo sa chi, come Don Armando, vive da vicino le storie dei giocatori d’azzardo. “Quei 110 miliardi di raccolta e quei 25 miliardi persi nel gioco sono sangue della gente. Sono soldi che la gente si leva dalla bocca, dai servizi, dal curare i figli, dal curare le malattie. Dal viaggiare, dal comprare. Non sono soldi anonimi, questa è roba che arriva dal cuore e dal sangue delle persone. E noi che nelle comunità e nei servizi pubblici incontriamo la sofferenza di questa gente, certe lentezze e certe titubanze le sopportiamo sempre meno. Noi ce le abbiamo davanti queste storie, non sono numeri o tabelle. Non abbiamo tanta capacità di mediazione – chiosa senza esitare Don Armando – Noi come Mettiamoci in gioco non siamo proibizionisti, non pensiamo che un fenomeno che coinvolge 20 milioni di italiani possa essere semplicemente bloccato con i divieti. Anche perché, essendo un settore dove lavora molta gente, non lo si può bloccare senza percorsi di riconversione. È un tema che va affrontato con attenzione, ma che deve partire dalla tutela della salute”.

Le fragilità, e spesso le nuove povertà, che il post Covid ha lasciato, dipendono in questo ritorno alle attività anche dai controlli che verranno fatti. Per tutelare le persone dal Coronavirus, e da possibili focolai, e dal virus del gioco. Controlli che finora in questo settore “non sono stati mai attenti”, precisa il portavoce della Campagna Mettiamoci in gioco. E in attesa che la bozza con i punti cardine della legge venga discussa in Parlamento, Don Armando riflette sull’importanza di un cambiamento culturale che salvi dal gioco patologico.
“Io, da educatore più che prete, vorrei pensare ad un Paese dove la gente non fa più niente di tutto questo; che i soldi non se li cerca con la fortuna, ma se li costruisce con il lavoro, con la dignità, con la sua imprenditorialità. Però questa è una sfida educativa, e ha tempi più lunghi”.

[Per approfondire la realtà del gioco patologico, si consiglia la lettura del reportage su Roma e il progetto Sos Azzardo]

Gioco d'azzardo. Totem (Foto: web)

Gioco d’azzardo. Totem (Foto: web)

5 Pensieri su &Idquo;Salvarsi dall’azzardo al tempo del Coronavirus – #12 Focus emergenza

  1. Bellissimo articolo ma sono molto pessimista sulla volontà di risolvere il problema. Gli Stati sono le prime organizzazioni che lucrano sul gioco e le dipendenze (droga, alcool, gioco) sono malattie attualmente quasi incurabili. Aggravante le persone dipendenti sono facilmente manipolabili, per cui a molti (non solo mafie) fa comodo questa situazione. Purtroppo l’uomo è molto più brutale di quello riteniamo, e senza inclinazioni naturali verso la moralità. Tali scopi possono essere perseguiti razionalmente soltanto con una forte motivazione collettiva, non bastano gli sforzi individuali. Congratulazioni comunque per la profondità della trattazione di questo argomento e per l’intento di perseguire una società migliore, che condivido pienamente.

    • Come dici anche tu, il problema è la mancata volontà di risolvere il problema delle dipendenze. Il finanziamento del settore ufficialmente motivato dal tentativo giusto di ostacolare il gioco illecito, di fatto finanzia il gioco d’azzardo patologico. E le mafie sono solo uno sciacallo che arriva sulla preda.
      Grazie delle riflessioni e delle parole di sostegno, Daniele. A rileggerci, come sempre!

  2. Pingback: Salvarsi dall’azzardo al tempo del Coronavirus – #12 Focus emergenza — LA LENTE DI UNA CRONISTA – Evaporata

  3. articolo esaustivo sul gioco, dove lo stato fa il mazziere. Dubito che lo stato voglia rinunciare a una bella fetta di introiti legati al gioco. In dettaglio il grata e vinci, che essendo stato disponibile nelle tabaccherie ha continuato a macinare soldi.
    Per le slot il discorso è più legato alle mafie e qui si annida una bella evasione. Però intervenire è assai complicato perché le manipolazioni sono difficili da smascherare.
    Sarebbe auspicabile la limitazione di queste macchinette ma forse non è possibile.

    • È un mondo che è andato estendendosi negli ultimi anni, e questo ha reso tutto il fenomeno ancora più articolato. La legge sarebbe lo strumento più indicato a mettere paletti sia a tutela dei giocatori sia sul piano della legalità. E la legge è fattibile, se si vuole.
      Grazie come sempre del tuo contributo. A rileggerci!

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