Le nuove barriere sociali dei disabili al tempo del Coronavirus – #10 Focus emergenza

“Per noi il lockdown non è finito. Se prima ci voleva coraggio ad uscire di casa, adesso bisogna proprio mettersi d’impegno”. E’ questa la fase 2 che stanno vivendo le persone disabili da settimane. Una fase di riaperture, ma anche di mantenimento delle distanze e dei presidi di sicurezza, con mascherine e guanti. Distanziamento sociale che per chi non vede o non sente rappresenta un prolungarsi dell’isolamento, e spesso della solitudine.

Una condizione difficile che già durante la quarantena non ha fatto sconti a chi ha maggiori fragilità. I servizi di aiuto si sono interrotti e anche la spesa a domicilio, come sostegno durante la chiusura in casa, non prevedeva tempi di attesa più rapidi per chi ha una disabilità. Lo racconta Simona Zanella, spiegando la sua quarantena da persona cieca e quella di tanti altri disabili visivi. “Durante il lockdown tanti hanno dovuto lottare parecchio: non si riusciva più a trovare nessuno che venisse a dare una mano in casa per qualche ora e anche il servizio volontari del Servizio Civile è stato sospeso, a parte pochi ragazzi che hanno voluto comunque continuare. Era lasciato tutto alla volontà del singolo – spiega Simona – Ci sono persone cieche, e non sono poche, che vivono da sole e si sono trovate a trascorrere la quarantena in solitudine senza incontrare nessuno. Si è parlato tanto delle videochiamate, ma ho sempre detto scherzando ‘Ok le videochiamate, ma io non me ne faccio un granché!’”.

Per quanti hanno un cane guida, come Simona, la spinta a non chiudersi in casa era la breve passeggiata quotidiana da fare con il cane, spesso con la preoccupazione di tante persone cieche che “tenere fermo un cane guida per due mesi potesse fargli dimenticare quello che ha imparato” riferisce Simona che è anche Responsabile Cani Guida per l’associazione Blindsight.

Emoticon Apple sulla disabilità (Foto: web)

Emoticon Apple sulla disabilità (Foto: web)

Ma il vero isolamento chi è cieco rischia di subirlo proprio con il parziale ritorno alla vita quotidiana, quella che per tutti ha ripristinato l’apertura di uffici e negozi, la possibilità di fare passeggiate e prendere mezzi pubblici, ma che impone ancora le regole del distanziamento sociale. Un sacrificio per i cosiddetti normodotati, ma una gabbia comunicativa per i disabili sensoriali. Una nuova realtà, fatta di sguardi con cui compensare la bocca coperta, di segnali visivi per ricordare le distanze e tracciare nuovi percorsi in sicurezza, tutti strumenti di comunicazione che escludono chi non vede.

“Capita di uscire di casa, con tutto il coraggio che ci si deve mettere, e perché urti qualcuno ti senti dire ‘Ma voi ciechi dove andate in giro? Se non potete mantenere le distanze statevene a casa!’. Essere aiutati e compresi è lasciato alla buona volontà o meno di ognuno”

“Per noi capire la distanza di un metro da questo o da quello non è assolutamente facile. Quando ci sono le code da fare fuori, dove ti devi fermare? Dove inizia la fila? Oppure, dov’è il dispenser con l’igienizzante? Dove sono poggiati i guanti? Adesso ci sono due porte, una per l’entrata e una per l’uscita. Come le posso riconoscere? Sia avendo il cane che il bastone, la porta che troviamo entriamo – dice Simona, spiegando nel dettaglio quanto ogni passo da fare sia diventato incerto – Il fatto è che poi le persone rispondono male. Ma se io quel segno per mantenere le distanze non lo vedo, e continuo quindi ad andare avanti, dovrebbero essere gli altri che se ne accorgono a tenere la distanza. Invece capita di uscire di casa, con tutto il coraggio che ci si deve mettere, e perché urti qualcuno ti senti dire ‘Ma voi ciechi dove andate in giro? Se non potete mantenere le distanze statevene a casa!’. Essere aiutati e compresi è lasciato alla buona volontà o meno di ognuno”.

Difficoltà che chi è cieco incontra anche salendo sui mezzi pubblici, dove le nuove regole di distanziamento sociale hanno ridisegnato per tutti, indifferentemente, l’entrata e l’uscita dai mezzi, le distanze tra passeggeri e con l’autista. E anche in questo caso i percorsi che prima del virus permettevano a chi non vede di potersi muovere autonomamente, adesso sono stati cancellati. “Non si sa dove ci si può sedere, hanno messo tutti segnali visivi colorati e le catenelle, ma per noi non cambia niente. Solitamente i ciechi salgono davanti per avere l’autista a disposizione per chiedergli che linea è, e poi farsi indicare la fermata a cui scendere. Questo è necessario, anche perché gli autobus con le sintesi vocali sono molto rari – aggiunge poi Simona – Sta diventando un problema anche l’uso dei guanti, quando non è possibile usare solo il gel disinfettante. Con i guanti facciamo più fatica, per noi il tatto è importante, come anche l’olfatto. Per esempio con la mascherina, che giustamente va messa anche sul naso, anche l’olfatto ne risente. Se cammino per strada e magari sento l’odore del caffè so che c’è un bar nelle vicinanze. Una profumeria ha un profumo particolare, il negozio di scarpe ne ha un altro. Questo mi dà l’idea di dove può essere il negozio che mi interessa. Con le mascherine ci tolgono tutta una serie di comunicazioni che noi usiamo e a cui altre persone non fanno caso”.

“Tutto è un diritto, e per questo le persone con disabilità meritano di vivere una vita migliore! Viviamo tutti nella stessa barca e tutti devono pensare ai problemi degli altri. Come dico sempre, la diversità non è un mondo a parte ma è una parte del mondo!”

È quello che accade in queste settimane anche a chi è sordo e da inizio emergenza sanitaria, con la diffusione delle mascherine, chiede con insistenza e urgenza che vengano prodotte mascherine semi trasparenti che facciano leggere il labiale. Si sta battendo anche per questo Michele Buscio, un determinato ragazzo sordo di 24 anni che vive in Molise e che è promotore dell’iniziativa #BarriereTuttiGiùPerTerra con la quale si batte sui social per l’inclusione sociale e culturale delle persone sorde e con disabilità. “La mia iniziativa si occupa di abbattere qualsiasi tipo di barriere, incluse quelle comunicative – dice Michele, che periodicamente si racconta sulla sua pagina Facebook – Voglio che il sociale e la politica pensino di più alle persone con disabilità, garantendo l’accessibilità adeguata in qualsiasi posto, pubblico o privato, offerta di lavoro o altro. Ma tutto è un diritto, e per questo le persone con disabilità meritano di vivere una vita migliore! Viviamo tutti nella stessa barca e tutti devono pensare ai problemi degli altri. Come dico sempre, la diversità non è un mondo a parte ma è una parte del mondo!”.

Mascherine trasparenti per leggere il labiale (Foto: fuoridalcomune.it)

Mascherine trasparenti per leggere il labiale (Foto: fuoridalcomune.it)

Tarda intanto ad arrivare la disponibilità ad accorciare le distanze tra le persone cieche e gli accompagnatori nei decreti del governo in regime di Covid-19. E questa distanza oltre ad incidere su una minore autonomia negli spostamenti e libertà per questi disabili, complica anche le comunicazioni umane. “Per noi il non dare la mano ad una persona e mantenerla lontana, la rende meno concreta. Diventa una voce della quale non posso farmi un’idea, anche solo dandogli una mano o una pacca sulla spalla. Quindi per noi diventa tutto molto lontano, più distaccato – dice Simona, descrivendo con semplicità come il tatto abbia un ruolo fondamentale per chi è cieco – Per ora si dice ‘possiamo parlare con gli occhi’, ma non avendo questo contatto visivo vengo così a perdere un eventuale contatto fisico, e mi trovo in un mondo che perde parte del suo essere, quello percepibile da una persona cieca. E così ci si sente a disagio”.

Un disagio che in queste settimane di emergenza sanitaria ha reso tanti più diffidenti, e di fronte ad una richiesta di aiuto molti fuggono dal dare un’informazione. Capita anche questo a chi nella disabilità si rivolge ad un’altra persona, in questo momento di distanziamento sociale. Un gesto normale per chi è cieco, che richiede solo del senso civico in chi lo incontra. Perché al #restiamoacasa rimane sempre valido il #restiamoumani.

“Fanno tanti spot sul lavarsi spesso le mani, ma non c’è uno spot che dice ‘quando incontri una persona in difficoltà con disabilità cerca di comportarti così o così’. Basterebbero poche indicazioni per sapere cosa fare di fronte ad una persona con disabilità – dice Simona Zanella – Se le persone vedono un cieco che si avvicina, che gli parlino! Non scappino, magari solo perché non sanno cosa dirgli e come dirlo. Si può anche sbagliare nel dire le cose, ma si può continuare a parlare anche e nonostante la mascherina”.

14 Pensieri su &Idquo;Le nuove barriere sociali dei disabili al tempo del Coronavirus – #10 Focus emergenza

  1. Grazie per il tuo contributo, la grande informazione ha sempre dato la parola ai politici, tecnici, virologi ecc. ecc. ma nessuno si è occupato di queste persone, che grazie a te possono almeno comunicarci la loro personale sofferenza, Come sempre, purtroppo, i deboli sono quelli che soffrono maggiormente e che vengono sistematicamente emarginati. Pensiamo al risarcimento chiesto dalle “povere” società calcistiche allo Stato…….Gli anni scolastici possono essere chiusi promuovendo tutti ma i campionati di calcio bisogna giocarli fino al’ultima partita. A rileggerci!

    • Purtroppo è così, ci sono categorie che non hanno voce. O perché ne fanno parte bambini e anziani, o perché cone in questo caso sono coinvolti i disabili. Vorrei soprache passasse il messaggio della signora Simona, che gli ostacoli si superano più facilmente se ognuno dà il proprio contributo, anche con una parola o con un gesto gentile.
      Grazie delle riflessioni, Daniele. A rileggerci, certo!

      • Purtroppo, per lo più, sono peggiorati in molti. Ma tanti restano vigili, e presenti per fortuna.
        Quindi, sì, aggrappiamoci ad ogni traccia di umanità. Ognuno, per primo.
        Grazie della riflessione, Vicky.

  2. Pingback: Le nuove barriere sociali dei disabili al tempo del Coronavirus – #10 Focus emergenza — LA LENTE DI UNA CRONISTA – Evaporata

  3. Durante la quarantena, una mia amica in Italia ha condiviso su FB il suo primo contributo a Be My Eyes, un’app che permette di “vedere” per un ipovedente in difficoltà. https://www.repubblica.it/rubriche/startup-stories/2018/12/11/news/be_my_eyes_l_app_che_aiuta_i_non_vedenti_con_le_videochiamate-214005327/

    Anche qui hanno fatto la mascherina trasparente ed è stata chiamata “inclusiva”. Ma sta alla sensibilità del singolo decidere di acquistarla e indossarla. Immagino che avendo l’inserto di plastica renderà ancora più difficile la respirazione e non avrà molto successo, eccetto tra i familiari degli ipoacusici. Sarebbe bello se obbligassero almeno uno sportello/cassa ad essere accessibile si disabili. Non credo sarebbe un grande sforzo.

    • Grazie della segnalazione, intanto. Credo anch’io che le mascherine per leggere il labiale rischiano di non incontrare il favore di tutti. Sicuramente andrebbero rese obbligatorie, anche solo marginalmente come dicevi. Ma resta tutto appeso al senso civico di ognuno, almeno per il momento. L’inclusione è sempre successiva ad un cambio culturale, d’altronde.
      A rileggerci.

  4. potrebbe apparire strano che la fase 2 sia una liberazione rispetto a prima mentre in realtà è l’esatto opposto.
    Se prima per queste persone pur tra mille difficolta erano riuscite a sopravvivere. Adesso diventa una corsa agli ostacoli senza sapere quale ostacolo si deve superare.
    Quelli elencati sono problemi pratici che noi normodotati in qualche modo superiamo ma per chi non lo è, è come scalare una montagna a occhi chiusi.
    Il problema c’è ma non fa notizia e di loro se ne sono dimenticati.

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