I volontari indispensabili e invisibili al tempo del Coronavirus – #7 Focus emergenza

“A inizio quarantena mi sono sentita completamente inutile. Sono abituata a stare tutto il giorno in giro, a parlare con esseri umani e, facendo politica, provare a risolvere casi. Poi ho cominciato a fare volontariato, e quella è stata la strada più veloce per combattere questo senso di inutilità”. Nella Converti, una 29enne romana con tanta grinta e da sempre impegnata per i cittadini tra le vie e le case popolari della sua Tor Bella Monaca, fa parte dell’esercito di volontari che durante la quarantena e il lockdown hanno dato sostegno e presenza alle categorie più fragili. Comunità che in certi casi erano invisibili già prima dell’emergenza sanitaria e che la quarantena ha messo ancora di più ai margini. Come gli abitanti delle baraccopoli di Roma, tra i quali ci sono tanti bambini, che vivono da anni senza acqua e dove il distanziamento sociale imposto dall’emergenza diventa difficile da praticare.

Nella, con gli altri volontari e operatori dell’Associazione onlus 21 luglio, prepara e consegna nei campi dove vivono queste famiglie i pacchi per i più piccoli. “La cosa importante che sta facendo la 21 luglio sono i pacchi bebè, pacchi alimentari per i bambini da 0 a 3 anni. Dentro ogni pacco ci sono un minimo di 10 omogeneizzati, pannolini, salviettine, pastina e in alcuni le farine per le pappe. Variano in base all’età, anche perché prima di fare questi pacchi sono state sentite una nutrizionista e una pediatra. I pacchi vengono consegnati a chi è stato pre-registrato, sia mamme che vivono nei campi sia mamme di Tor Bella Monaca – spiega Nella – In più la mattina, dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 12, curo un servizio per i bambini. Possono chiamarmi e ascoltare delle fiabe al telefono. Sono 10 fiabe sia in lingua italiana che romanes scritte per questo servizio, e a fine ascolto si chiede al bambino di fare un disegno e farcelo avere per poi fare una mostra, forse, a fine emergenza”.

Raccolta alimentare Associazione 21 luglio

Raccolta alimentare e pacchi bebè (Foto: Associazione 21 luglio)

Un impegno che richiede tempo ed energie, che il distanziamento sociale non ostacola. Anche quando chi riceve aiuto non è messo nella condizione di poter rispettare le attuali norme igieniche e sociali. “Quando andiamo a fare i pacchi siamo tutti con le mascherine e i guanti, e tutti distanziati. Ma quando vai nel campo diventa più complicato”, dice Nella che due, tre volte a settimana si occupa di imbustare i pacchi e una volta a settimana li consegna con altri volontari. Poi racconta ciò che ha visto facendo volontariato nelle baraccopoli: “Si chiede alle persone di mantenere un distanziamento sociale, e questa gente vive in baracche. Gli si chiede di lavarsi le mani, e loro sono senza acqua perché gli è stata staccata da tre anni. Tutte le mattine gli vengono consegnati dal Comune dei barilotti con l’acqua, ma parlando una signora mi ha detto ‘Con questa acqua o mi lavo le mani, o lavo i vestiti’, infatti la richiesta è anche di vestiti dato che quelli che hanno li possono solo buttare. Sono i più fragili in questo momento, perché non hanno nessuna possibilità di rispettare le norme perché non vengono messi nella condizione di farlo. Questa cosa è orribile e disumana, ed è uno dei motivi per cui ho deciso di fare volontariato e farlo con la 21 luglio. Una bella esperienza che mi sta servendo anche come essere umano”.

“Le situazioni di povertà non fanno che aumentare, soprattutto nel nostro municipio. In questo momento la criminalità organizzata sta lavorando alla grande, perché la droga non si ferma. E in questo momento è felicissima, perché si trova tante persone che andranno, e molte sono già andate, a bussare alla loro porta”

Al tempo di quarantena, lockdown ed emergenza sanitaria la fragilità sociale non esclude nessuno, e non fa i conti solo con l’etnia o i ghetti preesistenti al virus. Investe anche chi era lavoratore in nero, chi aveva uno stipendio sotto la soglia della sopravvivenza e che, in queste settimane di isolamento in casa, non riesce a sfamare tutta la famiglia. Così i volontari dell’Associazione 21 luglio in questo periodo si sono attivati anche con pacchi spesa solidali, destinati a tante famiglie di Tor Bella Monaca e di altri quartieri che hanno chiesto un aiuto. “Adesso noi pensiamo al virus, ma questo porta una serie incredibile di conseguenze sociali – aggiunge Nella, che segue da tempo le vicissitudini di tante famiglie che abitano a Tor Bella Monaca – Le situazioni di povertà non fanno che aumentare, soprattutto nel nostro municipio. C’è gente che non ha da mangiare e che, passato già un mese intero, non ha ricevuto neanche il buono spesa che gli spettava. Ci sono famiglie che hanno un mensile di 256 euro e non hanno i soldi per comprare un pezzo di pane, che hanno fatto domanda per avere il buono e che oggi si trovano in un limbo. Ci sono persone nel mio quartiere che sono messe in due modi: o vanno a chiedere l’elemosina, rischiando di beccarsi una multa e quindi non lo fanno perché non possono pagarla, oppure si lasciano andare a fatti illeciti”. E in quei territori dove lo spaccio avviene in pieno giorno, e la criminalità organizzata assolda anche giovanissimi come vedette, per monitorare il territorio e garantire gli affari alla mafia capitolina del nord est romano, il rischio che questa povertà da lockdown faccia gola ai boss del quartiere è altissimo e sempre più concreto. Lo ribadisce la stessa Nella che, prima di intraprendere l’attività di volontariato, si è sempre battuta per rendere il suo quartiere più libero dalle disuguaglianze sociali: “In questo momento la criminalità organizzata sta lavorando alla grande, perché la droga non si ferma. E in questo momento è felicissima, perché si trova tante persone che andranno, e molte sono già andate, a bussare alla loro porta. A loro conviene, perché al posto di dare soldi per fare le vedette gli danno un pacco di cose da mangiare. E intanto li fidelizzano per il tempo futuro, così finita l’apocalisse avranno comunque nuova gente che lavora per loro”.

Il disagio causato dall’emergenza tocca soprattutto i quartiere popolari delle città, dove la povertà era latente anche prima delle restrizioni degli ultimi due mesi. Proprio lì, in giro per le strade deserte, hanno messo piede in queste settimane solo i volontari che hanno rappresentato, e continuano a rappresentare, la parte migliore dell’Italia che nella solidarietà trova un nuovo slancio.

Un aiuto agli altri che può diventare auto sostegno, come dimostra il numero crescente di persone che continua ad avvicinarsi al volontariato, “cittadini che magari hanno anche i loro problemi e che hanno deciso di fare i volontari” precisa Nella, parlando di altre persone che si sono unite negli ultimi giorni al loro gruppo. “È il voler rendersi e sentirsi utili. Sapere che quelle due ore pomeridiane a impacchettare buste non ti fanno perdere nulla, ma guadagnare in felicità. Perché poi , alla fine, sei contento perché sai che il lavoro che hai fatto è servito a qualcosa – prosegue Nella con determinazione – Dopo aver consegnato i pacchi ho perso quella irrequietezza che avevo. E credo tra l’altro che continuerò a farlo anche a fine apocalisse, magari non con lo stesso ritmo perché non sarà possibile. È una cosa che ti aiuta a essere più sereno e ti arricchisce, anche conoscendo realtà diverse dalla tua”.

Un impegno che chiede tempo ai volontari e sostegno a tutti gli altri, i donatori.

Chi volesse sostenere a distanza le attività dell’associazione trova a questo link i dati per donare. Oppure può farlo consegnando direttamente generi alimentari al Polo ex Fienile di Roma dove opera l’associazione.

 

Di seguito trovate altre realtà e associazioni impegnate in alcune città italiane per portare aiuti e solidarietà nei quartieri popolari e a famiglie in difficoltà. Ai link troverete maggiori informazioni sulle attività svolte e i contatti.

 

Roma

Il servizio SpesaSOSpesa promosso dal gruppo romano Aurelio in Comune, che attraverso donazioni di generi alimentari in negozi di prossimità sostiene le famiglie in difficoltà del 13esimo municipio di Roma. Qui il link.

Milano

Il gruppo Milano in Movimento, che insieme ad altre realtà milanesi, sta svolgendo attività in favore di tante categorie deboli. Dalla spesa a domicilio ai pasti per i senza tetto, dalla spesa solidale alla mappatura delle zone cittadine a cui arrivare e portare aiuti. Qui il link.

Napoli

(R )esistenza Anticamorra, insieme al Comitato Territoriale Scampia, ha attivato dall’inizio del lockdown la spesa solidale per le famiglie in difficoltà di Scampia. Qui il link.

Palermo

L’Associazione Centro di Accoglienza Padre Nostro, dove tra l’altro si fa memoria della figura di Don Pino Puglisi il parroco di Brancaccio ucciso dalla mafia, con i suoi volontari consegna pacchi alimentari solidali alle famiglie in difficoltà del quartiere. Qui il link.

4 Pensieri su &Idquo;I volontari indispensabili e invisibili al tempo del Coronavirus – #7 Focus emergenza

  1. sono da ammirare queste persone che si battano per i più poveri e i più fragili. Meritano encomi ma soprattutto aiuto concreto.
    Il virus non risparmia nessuno ma rende la vita di queste persone ancora più tragica.
    O.T. non sapevo che esistesse una onlus con la mia data di nascita 😀

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