Donne in fuga dalla violenza al tempo del Coronavirus – #5 Focus emergenza

“Non mi fa andare neanche a fare la spesa.” La violenza sulle donne, in queste settimane di chiusura in casa per l’emergenza Covid-19, in molti casi ha assunto la forma di vere e proprie privazioni della libertà personale. Lo smartworking obbligatorio o peggio la perdita del lavoro, le scuole chiuse e la chiusura totale di numerose attività e luoghi di ritrovo si sono trasformate per molte donne in una gabbia silenziosa da cui a volte è difficile fuggire anche solo con una telefonata.

Si spiega anche così il calo delle chiamate ai centri antiviolenza e al numero antiviolenza e anti stalking 1522 nelle prime due settimane di marzo, un dato a cui è seguita un’impennata delle telefonate sia da parte di donne già seguite dai centri antiviolenza sia da nuove utenti. “Dal 2 marzo al 5 aprile 2020 i centri antiviolenza D.I.Re sono stati contattati complessivamente da 2867 donne, di cui 806 (28%) non si erano mai rivolte prima ai centri antiviolenza”, si legge nel comunicato della rete di centri antiviolenza italiani D.I.Re che ha monitorato il flusso di chiamate ricevute nel primo mese di lockdown.

“Probabilmente ci sono stati anche più casi di violenza, ma non c’è stato modo di farli emergere” spiega Michela Cicculli, attivista non volontaria dell’associazione Lucha y Siesta di Roma che fa parte della rete di case per donne che escono da situazioni di violenza. “Non c’è più la possibilità di uscire e di chiedere ad un’amica, o di chiedere aiuto all’insegnante, perché spesso sono anche le maestre che giocano un ruolo in questo – prosegue Michela – Ci sono donne, che già seguivamo, che hanno chiesto un po’ più di orientamento, di supporto. Anche perché si sono fermati i tribunali, molte hanno perso il lavoro, e quello che avevamo messo in campo sulla consapevolezza e autodeterminazione diventa, da sole, più difficile da realizzare. Anche perché il tempo libero è molto poco, e stando chiuse in casa i lavori di cura vanno aumentando sempre di più.”

“Ci aspettiamo una situazione molto pesante durante l’estate: appena ci sarà la possibilità di uscire, di tornare ad una normalità, queste donne speriamo tutte chiederanno aiuto”

In questi giorni, molte donne si sono confrontate per la prima volta con la violenza, trovandosi a vivere in maniera inaspettata una situazione di convivenza forzata che le ha trovate impreparate alla vicinanza con un uomo maltrattante. “Le chiamate che vengono fatte sono il campanello d’allarme sul fatto che il mese di marzo è stato per molte donne la dimostrazione che quell’uomo è una persona violenta. E ci sono conseguenze che ci ricadranno addosso tra un paio di mesi – aggiunge Michela – Ci aspettiamo una situazione molto pesante durante l’estate: appena ci sarà la possibilità di uscire, di tornare ad una normalità, queste donne speriamo tutte chiederanno aiuto. La domanda quindi che ci siamo fatte con altre associazioni e che abbiamo rivolto alle istituzioni è se saremo pronte in estate a dare una risposta a queste donne. Questo periodo di emergenza sta servendo per dire: Dobbiamo sbrigarci, dobbiamo muoverci!”

I centri antiviolenza, le case rifugio e i posti dove dare ospitalità e accoglienza alle donne sono pochissimi. A Roma sono solo una trentina i posti istituzionalizzati disponibili per le donne che escono da violenza, una quantità che rappresenta una goccia nell’oceano rispetto al numero di donne e necessità che la Capitale registra.  Mancano spazi dove le donne possano rifugiarsi prima, e ricostruirsi dopo. Dove possano andare, magari con i propri figli vittime di violenza assistita, dopo essersi allontanate da casa e dal maltrattante.

“Finché non si dà alle donne la possibilità di uscire di casa subito, gli interventi restano piuttosto deboli”

Dopo anni di lotte e presidi della rete dei centri antiviolenza, e richieste di sostegno, lo scorso 2 aprile sono stati sbloccati i fondi del 2019 dal Dipartimento Pari Opportunità per i quali adesso inizierà l’iter per tradurli in interventi concreti. “Si tratta di fondi che avevamo richiesto in precedenza e che se non arrivano, con le 2800 chiamate ricevute ai nostri numeri, le donne tra giugno e luglio vanno in strada – commenta Michela, che nella casa Lucha y Siesta è un’operatrice antiviolenza – C’è stato intanto un dialogo tra la ministra Bonetti e la ministra Lamorgese per sensibilizzare le forze dell’ordine rispetto all’accoglienza da fare alle donne in questo periodo. E un segnale importante è anche il dialogo con i Prefetti nelle città, per trovare degli immobili dove aprire nuovi servizi. Perché servono case, servono luoghi dove queste donne  possano andare a vivere, facendo tutto il percorso di autonomia che serve. Finché non si dà alle donne la possibilità di uscire di casa subito, gli interventi restano piuttosto deboli.”

L’emergenza sanitaria e il lockdown di queste settimane ha permesso di creare spazi temporanei dove dare accoglienza alle donne che escono dalla violenza. Come nel caso del progetto avviato dalla cooperativa Befree, che gestisce a Roma alcuni centri antiviolenza, che “grazie ad un piccolo finanziamento della fondazione Haiku Lugano, prova a dare il proprio contributo concreto offrendo ospitalità presso strutture alberghiere di Roma a nuclei mamma-bambino”, si legge sul sito della cooperativa. Un’accoglienza, destinata a durare solo alcune settimane, anche in vista della chiusura momentanea delle strutture ricettive, che lascia aperto il problema degli spazi adatti alle donne che escono dalla violenza. “Noi, come Lucha y Siesta, riteniamo che ci vuole una strategia politica anche sul dove aprire. Noi ad esempio siamo sulla Tuscolana, a un minuto dalla metropolitana – aggiunge Michela – Se il servizio di accoglienza lo collochi in un contesto di emarginazione territoriale è quasi inutile, perché la donna verrà messa in quel servizio isolata, senza collegamenti, senza possibilità di inserirsi nel mondo del lavoro. L’hai indebolita, anziché rinforzata. Quindi su questo non ci accontentiamo di niente. Le donne che escono da violenza vanno a lavorare, vanno a portare i bambini a scuola come tanti altri, ma vanno aiutate più di altre.”

Il percorso iniziale di tante donne in fuga dalle violenze, in assenza di un posto ad hoc che le accolga, può attingere anche al sistema di accoglienza generale come le case famiglia o le strutture di accoglienza per senza fissa dimora. Luoghi in cui la donna spesso non si trova a suo agio, perché manca un percorso specifico con il supporto di psicologhe, avvocate ed educatrici, e “il rischio è che da lì poi scelgono di tornare a casa, ed è pericoloso!” chiosa Michela.

Da come verrà gestita nelle prossime settimane questa emergenza, in questo regime di straordinaria ulteriore emergenza sanitaria, dipenderà la risposta futura a tante donne di fronte alla violenza subita. Come per la decisione di mettere all’asta la casa Lucha y Siesta, asta in programma lo scorso 7 aprile e posticipata a fine maggio, uno spazio che anche in questi giorni ha ricevuto da altre associazioni numerose richieste di accoglienza di donne e, con preoccupazione prosegue Michela, “non sfruttare quell’opportunità significa molto probabilmente condannarle a morte.”

Quello che insegna il lavoro delle tante operatrici nei centri antiviolenza è l’importanza di fare rete, oltre la violenza

Da casa resta aperta la possibilità di chiamare i numeri dei centri per richieste di aiuto, contatti che potete trovare in fondo all’articolo divisi per le principali città, a cui si aggiungono i numeri di emergenza delle forze dell’ordine per segnalare casi sospetti di violenza in casa. Perché quello che insegna il lavoro delle tante operatrici nei centri antiviolenza è l’importanza di fare rete, oltre la violenza. Perché di quell’urlo non rimanga solo lo stupore per il livido addosso alla vicina o conoscente, o peggio per la sua morte violenta. Oltre l’idea della donna vittima, e in questi giorni di chiusura in casa il considerarlo un “problema di coppia”, c’è l’importanza di ricostruire una vita. E a volte più di una.

“La donna che subisce violenza viene rappresentata con il livido in faccia. Noi proviamo a ribaltare sia il linguaggio che l’immagine di donne che escono da situazioni di violenza – dice con convinzione Michela – Siamo una comunità di donne che lottano, che si sostengono l’un l’altra. L’obiettivo è sentirsi alla pari, fare una battaglia comune in modo che non ti ci ritrovi più. E, magari, mia figlia non ci si ritroverà.”

Roma 8 marzo 2017, Manifestazione delle donne

Roma 8 marzo 2017, Manifestazione delle donne

 

Di seguito i numeri dei centri antiviolenza della rete D.I.Re con sede in alcune città italiane:

ROMA

Casa delle donne Lucha y Siesta
Cell 3291221342
Email: nonseisola.lucha@gmail.com

MILANO

Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate Onlus
Tel 0255015519
Email: info@cadmi.org

TORINO

Centri Antiviolenza E.M.M.A. onlus
Tel 800093900
Email: info@emmacentriantiviolenza.com

GENOVA

Il cerchio delle relazioni
Tel 010587072
Email: cerchiorelazioni@libero.it

BOLOGNA

Associazione Trama di Terre
Tel 0542067566
Cell 3935596688
Email: antiviolenza@tramaditerre.org

NAPOLI

Associazione Arcidonna Napoli ONLUS
Tel 3343570152
Email: arcidonnanapoli01@gmail.com

COSENZA

Centro contro la violenza alle donne Roberta Lanzino
Tel/fax 098436311
Email: contro33@centrolanzino.191.it

POTENZA

Casa delle donne Ester Scardaccione
Associazione Telefono donna Potenza
Tel 097155551
Email: info@telefonodonnapotenza.it

L’AQUILA

Associazione Donatella Tellini ONLUS
Tel 3400905655
Email: centroantiviolenza.laquila@gmail.com

TRIESTE

Associazione G.O.A.P. Onlus – Gruppo Operatrici Antiviolenza e Progetti
Tel 0403478778
Email: info@goap.it

ANCONA

Donne e giustizia ONLUS
Tel/fax 071205376
Email: donne.giustizia@libero.it

BARI

Associazione Safiya Onlus
Tel 3332640790
Email: safiya.onlus@libero.it

NUORO

Onda Rosa ONLUS
Tel 078438883- 078437199
Email: ondarosa.nuoro@tiscali.it

PALERMO

Associazione Le Onde ONLUS
Tel/fax 091327973
Email: leonde@tin.it

MESSINA

CEDAV Centro donne antiviolenza ONLUS
Tel/fax 090345143
Cell 3452630913
Email: cedav@virgilio.it

FIRENZE

Associazione Artemisia ONLUS
tel 055601375
Email: amministrazioneartemisia@gmail.com, segreteriaartemisiafirenze@gmail.com

PISA

Associazione Frida
cell h/24:  3467578833
Email: onlusfrida@gmail.com

TRENTO

Centro Antiviolenza Trento
Associazione Coordinamento Donne ONLUS
Tel 0461220048
Email: centroantiviolenzatn@gmail.com

BOLZANO

Associazione GEA – per la solidarietà femminile contro la violenza
N. Verde 800276433
Tel 0471513399
Email: info@casadelledonnebz.it

VENEZIA

Cooperativa Sociale ISIDE ONLUS
Tel 0418503793
Cell 3351742149
Email: info@isidecoop.com

PERUGIA

Associazione Libera Mente… Donna ETS
Tel/fax 075 5941326
Cell 3423029409
Email: centroantiviolenzaperugia@gmail.com

10 Pensieri su &Idquo;Donne in fuga dalla violenza al tempo del Coronavirus – #5 Focus emergenza

  1. Pingback: Donne in fuga dalla violenza al tempo del Coronavirus – #5 Focus emergenza — LA LENTE DI UNA CRONISTA – Evaporata

  2. Sono molto preoccupato perché l’emergenza sanitaria fa passare in secondo piano un po’ tutto.Sono convinto che con queste misure la situazione di molte donne si sia trasformata in un inferno. Anche gli effetti della crisi economica che si verificheranno nel prossimo futuro non fanno prevedere nulla di buono. Grazie per l’informazione e per tenere desta l’attenzione su aspetti che rischiano di essere accantonati.

    • Purtroppo della condizione che vivono tante donne in questi giorni se ne parla poco e male. E come dici anche tu, i prossimi mesi saranno una sfida da affrontare.
      Grazie delle riflessioni, Daniele. E a rileggerci!

  3. che il COVID abbia precedena su tutto è un dato di fatto ma non per questo bisogna abbassare la guardia come si evince dal tuo scritto.
    La convivenza forzata nel senso di rimanere chiusi per giorni fa esplodere violenza e insofferenza e questo non è bello.

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