Le sfida alla povertà dei bambini di Catania. Con musica e legalità

Ragazzini che portano di nascosto il coltello in tasca e bambini che già a otto anni vengono assoldati per fare le sentinelle a 10 euro l’ora. Tra Adrano, in provincia di Catania, e i quartieri catanesi di Librino e San Cristoforo le famiglie convivono con la povertà che troppo spesso alimenta la criminalità organizzata. Un binomio che vede protagonisti innocenti i bambini e ragazzi di queste periferie, che rischiano di essere destinati alla povertà per tutta la vita.

“Manca la promozione umana per questi ragazzi e le loro famiglie. Ci sono questioni di pari opportunità e di meritocrazia che vengono totalmente abbandonate da questo sistema che dovrebbe tutelarli”, a dirlo è Alfia Milazzo, formatrice diprofessione e presidente della Fondazione La città invisibile, ente no profitche dal 2009 si impegna per il recupero dei bambini e minori a rischio nelle zone ad alto tasso di povertà e criminalità nel catanese.

I dati in tutta Italia parlano di un fenomeno sommerso che coinvolge oltre 1milione di bambini. Il 12,1% dei minori, un ragazzino su otto, è a rischio povertà assoluta (Dati Istat 2017). Bambini, e famiglie, a cui mancano gli strumenti economici e sociali per uscire dalla condizione di povertà e di rassegnazione.  “Il primo riscontro su questi ragazzi è l’abbandono della scuola, e l’analfabetizzazione – spiega Alfia Milazzo –Sedicenni, che siedono in classe accanto a undicenni, finiscono per sentirsi umiliati e demotivati. In alcuni casi rischiano poi di fare uso di sostanze stupefacenti ed essere coinvolti nel micro spaccio, o preda della rabbia sociale. E nei casi più gravi purtroppo c’è anche chi arriva al suicidio”.

L’esperienza positiva della Fondazione passa attraverso il messaggio della legalità, come alternativa possibile alle promesse della mafia territoriale, come spiega la tenace Alfia. “Il nostro metodo, ispirato alle parole di Giovanni Falcone,consiste nel sostituire lo Stato di diritto alla mafia, quella che dà una soluzione illegale ai problemi di queste famiglie. Tutte le nostre battaglie sono improntate all’estrema legalità. Noi, ad esempio, siamo arrivati ad avere una sede nel Comune con battaglie legali scegliendo di non occupare i locali, perché come educatori non ci possiamo permettere di sbagliare con l’esempio. Dobbiamo creare in loro la fiducia, la speranza che i loro diritti possano essere salvaguardati attraverso lo Stato. E le famiglie sono dalla nostra parte in questo impegno, anche quelle più a rischio di coinvolgimenti con la delinquenza”. L’impegno dei volontari della Fondazione rappresenta infatti un punto di riferimento per tanti ragazzi, anche di altri quartieri della città, e per le loro famiglie. Un impegno che si traduce in sostegno alla scuola nella gestione di casi più problematici, nella scoperta e denuncia di piazze di spaccio nei quartieri e nella vicinanza anche umana ai bambini e ragazzi in difficoltà. Un impegno che spesso si traduce in battaglie solitarie, se non addirittura osteggiate.

[ Vi invito a continuare la lettura della recensione sul quotidiano online NeiFatti.it al seguente link. Grazie e buona lettura. Vi aspetto per i commenti. ]

 

 

 

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8 Pensieri su &Idquo;Le sfida alla povertà dei bambini di Catania. Con musica e legalità

  1. E’ un magnifico esempio di civiltà che giustamente deve essere evidenziato per alimentare la speranza. Quello che mi amareggia e mi lascia nello sconforto e il pessimismo è il contesto generale di assoluta mancanza di valori e rancore sociale recentemente denunciato dall’ultimo rapporto del Censis. I bambini sono il futuro, io sono cresciuto negli ideali che l’istruzione pubblica e la risoluzione dell’eccessiva crescita demografica avrebbero portato pace sociale e benessere diffuso. Vivo in un mondo dove non ci si sposa più, ci sono pochi bambini, molti giovani non studiano e non lavorano, anche quelli con titolo di studio dimostrano ignoranza. E’ logico che parole come libertà e giustizia abbiano poco senso, che la violenza e la malavita prosperino e sono sempre più perplesso sul futuro della nostra nazione. Il volontariato non può risolvere tutti i problemi, la mancanza di denaro e l’austerity sono scuse puerili, è un problema culturale e non si intravedono soluzioni.

    • Capisco le ragioni del tuo sconforto, Daniele. Ma trovo che il volontariato sia invece un ottimo strumento di welfare e per questo vada sostenuto anche con messaggi di incoraggiamento e con sostegno politico. Certamente non può sostituirsi alla presenza delle Stato e ai suoi (nostri) servizi alla collettività. Questa realtà che riporto è comunque la dimostrazione che la buona volontà di tanti serve da esempio, sostegno. E aiuta anche chi lo fa.
      Grazie delle riflessioni intanto. Un saluto e a rileggerci.

  2. il sociale comincia proprio in questo modo. Niente fanfare o proclami vuoti ma la concretezza delle azioni. Lo stato è assente, colpevole o no, e lascia indietro le fasce più deboli che per sopravvivere si arrangiano come si può
    Iniziative che dovrebbero avere maggior risalto.

  3. Ho già vissuto una esperienza simile in qualità di Preside di una scuola situata in un quartiere periferico della città di Messina con alto indice di delinquenza minorile. Grazie alla disponibilità di alcuni insegnanti siamo riusciti a dare un valido supporto a numerosi alunni in situazione di disagio offrendo loro delle attività alternative: laboratorio di ceramica e laboratorio di giardinaggio oltre ad attività sportive e musicali.
    Il progetto attuato dalla “Città invisibile” è senz’altro un valido strumento di supporto verso ragazzi con grosse problematiche di inserimento sociale che vivono, purtroppo, ai margine della società fornendo la “manovalanza minorile” alle cosche mafiose.
    Un esempio, quello della “Città invisibile” da seguire.
    Ottimo articolo, complimenti

    • Sicuramente un ottimo esempio per tanti. Ma anche le scuole, come nel suo caso, dovrebbero offrire alternative. La scuola specie in alcuni quartieri/paesi è un presidio di legalità fondamentale.
      Grazie delle parole e delle riflessioni, Angelo. A rileggerci.

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