Beni confiscati, un tesoro inestimabile di legalità da conquistare e difendere

In Calabria, a Lamezia Terme, c’è un palazzo confiscato al clan dei Torcasio dove adesso si fa attività di inclusione per persone emarginate. A Cassino, nei locali confiscati al centro della città alla criminalità organizzata, c’è da alcuni anni un ristorante che mette in tavola piatti realizzati con prodotti legali, raccolti nelle terre confiscate al boss Raffaele Cutolo. A Coazze, in provincia di Torino, lo scorso luglio è stato assegnato al Comune un appartamento confiscato alla camorra, e lì saranno ospitate persone in difficoltà e donne vittime di violenza.

Da Nord a Sud sono migliaia i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Una mappa italiana del patrimonio delle mafie che, grazie all’intervento della legge Rognoni-La Torre nel 1982, può essere sottratto dallo Stato ai clan e restituito alla comunità attraverso il “riutilizzo sociale del bene”. Una bonifica che avviene con l’assegnazione del bene confiscato, a cui deve seguire una corretta gestione che dia una seconda vita a quell’immobile fornendo servizi alla collettività, e in alcuni casi riuscendo anche a dare lavoro a soggetti svantaggiati. Come avviene nell’esperienza delle cooperative impegnate nella gestione dei beni confiscati. “La nostra esperienza di gestione è positiva nelle finalità – spiega Marta Battioni, referente Legacoop Sociale per i beni confiscati – Questo sia per il raggiungimento dello scopo di riutilizzo, ma anche perché la cooperativa crea lavoro facendo inserimento sociale di soggetti svantaggiati. Certo poi ci sono anche ostacoli economici nella riqualificazione del bene. In questo caso esistono degli incentivi per ristrutturare, e il resto ricade comunque sul gestore del bene”.

Sono tanti infatti i beni immobili sequestrati che arrivano al giorno della confisca definitiva danneggiati, a volte da anni di abbandono esposti alle intemperie del tempo e della natura in altri casi perché oggetto di atti vandalici, spesso ad opera degli stessi ex proprietari. “Ci sono beni, come le Terre di Don Peppe Diana, che hanno subito durante la gestione atti vandalici come il taglio dell’impianto di irrigazione, la manomissione della recinzione. Tutta una serie di atti che hanno messo in difficoltà gravissima la cooperativa, che ha dovuto più volte ripristinare tutto”, racconta Marta Battioni. Ci sono anche confische andate a buon fine nonostante i danneggiamenti precedenti all’avvio della gestione del bene confiscato. E’ un esempio Casa Chiaravalle, il bene confiscato più grande della Lombardia, sequestrata nel 2009 e confiscata nel 2012. “La villa dopo essere stata assegnata è rimasta inattiva per diversi anni. Oltre il degrado che interviene nel perdurare della non occupazione, lì c’erano stati dopo la confisca anche gravi atti vandalici messi in atto dai vecchi proprietari – dice Marta Battioni – Adesso però ha trovato una nuova vita, e ha una finalità più specifica rispetto a quella di prima”.

Beni, simbolo del potere del clan, che gli ex titolari cercano sempre di distruggere per impedirne quantomeno il riutilizzo. Beni immobili di enorme valore che, anche per questi vincoli culturali mafiosi, spesso non riescono ad essere assegnati. Un patrimonio che la legge, fin’ora, prevede vada assegnato agli enti locali, ad associazioni o a cooperative, come nel caso accennato in precedenza di Legacoop. Recentemente il decreto legge n.113 dello scorso 4 ottobre, noto come Decreto Sicurezza, ha introdotto alcune modifiche al Codice Antimafia prevedendo che il bene immobile confiscato e non ancora assegnato venga venduto anche a privati, al migliore offerente. “La vendita era presente anche nel testo precedente, ma come extrema ratio e a condizioni molto più stringenti, escludendo inoltre i privati “, spiega Stefania Pellegrini, Professore Associato presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Bologna e alla guida del Master in ‘Gestione e riutilizzo di beni e aziende confiscati alle mafie. Pio La Torre’.

[ Vi invito a continuare la lettura della recensione sul quotidiano online NeiFatti.it al seguente link. Grazie e buona lettura. Vi aspetto per i commenti. ]

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15 Pensieri su &Idquo;Beni confiscati, un tesoro inestimabile di legalità da conquistare e difendere

  1. E’ molto positivo che venga portato avanti questo aspetto della lotta alla criminalità organizzata, pur con delle difficoltà comprensibili che dobbiamo comunque considerare inevitabili da affrontare. E’ fondamentale comunque anche l’informazione sui risultati positivi che si ottengono che dimostrano l’effettiva volontà statale di contrasto all’illegalità e all’efficacia della sua azione repressiva, necessario deterrente per sconfiggere il fenomeno. Grazie del contributo.

    • Grazie anche a te delle riflessioni, Daniele. È sicuramente importante parlarne. E la cronaca romana degli ultimi giorni sulle ville confiscate e abbattute sta facendo discutere sull’argomento come da tempo non si faceva. Serve però continuità.
      A rileggerci.

  2. Privare i criminali dei loro beni è il miglior sistema per colpirli dando dimostrazione della presenza costante della Legge sul territorio. Purtroppo, come ben si evince nel contesto dell’articolo, l’iter burocratico è troppo lungo, questo causa la mancata corretta custodia del bene confiscato che rimane esposto ad atti vandalici portati a termine dagli stessi ex proprietari che non digeriscono l’eventuale utilizzo del bene per pubblica utilità (vedi villa abusiva Casamonica a Roma)
    Mi complimento per l’articolo molto approfondito

    • Esattamente, Angelo. I tempi troppo lunghi condizionano la buona riuscita della confisca. E il rischio è che si perda la finalità di riutilizzo sociale di quel bene.
      Grazie delle considerazioni, a rileggerci.

    • La vendita di beni confiscati purtroppo è più un rischio che un vantaggio, il rischio cioè che quel bene torni in possesso di clan. Servirebbero intanto tempi più brevi di assegnazione, evitando così la rovina di quel patrimonio e restituendo spazi alla collettività. Le possibilità di riuso sociale sono tante, e tanti i possibili gestori a cui affidare questi beni.
      Grazie delle riflessioni.

      • Però anche se dovessero ritornare nelle loro mani, almeno sborserebbero tanti bei soldi, che a loro volta verrebbero utilizzati per la collettività, 😁😁😁

      • Apparentemente. Ma c’è anche una questione di simboli del potere che così verrebbe annullata. Diciamo che basterebbe applicare bene la legge già esistente 👍🏼

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