Isolato dall’autismo e dallo Stato – La Lente in pillole

Di testimoni di giustizia e della loro vita si parla ancora poco. Di questa comunità di meno di ottanta persone si conoscono solo limitate vicende, e ad alcune questo blog ha cercato di dare voce. Eppure ci sono realtà che restano relegate a questioni private dei testimoni. Come nel caso dei familiari più vicini del testimone di giustizia, mogli o mariti e figli, che dal primo momento condividono cambiamenti, limitazioni e, in alcuni casi, continui trasferimenti da una località all’altra per ragioni di sicurezza. Questo fa sì che anche loro rientrino nello status di testimoni, anche se a volte con tutele ridotte.
E’ il caso di un testimone di giustizia, che vive in località protetta da alcuni anni e che racconta in una lettera la condizione del figlio, un bambino di quattro anni, a cui da un anno è stata diagnosticata una forma di autismo.

“Sono un testimone di giustizia campano ammesso allo speciale programma di protezione nell’anno 2014. Mio figlio nel 2014 aveva solo tre mesi e quando partimmo per la prima località con noi avevamo solo due valige – si legge nella lettera – In questi anni per ragioni di sicurezza abbiamo cambiato nove località in ben quattro regioni, sballottati da nord a sud.
Una vita dura e difficile fatta di privazioni dove mio figlio é cresciuto isolato e lontano dagli affetti familiari, le feste di Natale lontano dai nonni e dai cugini, i suoi compleanni da solo.
All’età di tre anni a mio figlio viene diagnosticata la sindrome dello spettro autistico. Da subito abbiamo seguito le direttive degli specialisti e fornito tutta la documentazione al servizio centrale di protezione.”

Dopo la diagnosi, il testimone con la sua famiglia chiedono il riconoscimento del danno biologico per il bambino, alla luce delle particolari condizioni in cui ha sempre vissuto.
“Nel marzo del 2017 l’intero nucleo familiare composto da tre unità è stato sottoposto alla visita Inps presso la commissione Inps di Roma, per il riconoscimento del danno biologico. Solo nel mese di novembre venivo a conoscenza in via informale che un operatore del servizio centrale di protezione affermava che mio figlio era nato malato e quindi non gli spettava nulla – scrive nella lettera il testimone di giustizia – Ho richiesto più volte il verbale Inps ma da parte del servizio centrale di protezione c’è stato ostruzionismo.
Solo nel mese di dicembre ricevevo il verbale dell’Inps con la delibera della commissione centrale ex art 10. La fuga di notizie dell’operatore del servizio centrale di protezione veniva confermata: zero riconoscimento del danno biologico del figlio.”
La relazione rilasciata conclude dicendo che “tenuto conto di quanto emerso nel corso del presente accertamento medico legale e sulla base della documentazione sanitaria esaminata (…) la causa non è collegata alle speciali misure di protezione.”
Resta la solitudine di un padre che, conoscendo i disagi legati a quella seconda vita, si aspettava una tutela della quotidianità e della normalità, almeno per suo figlio.
“Ora vorrei chiedere a tutti voi se un bimbo di quattro anni autistico non abbia sentimenti? Se questo piccolo bambino non capisca ciò che gli accade intorno?
Se dopo aver cambiato nove località e altrettante abitazioni questo bimbo non abbia subìto alcun danno? – continua la lettera – Mio figlio seppur autistico è nato ‘malato’, come lo definisce il servizio centrale di protezione. E’ un bimbo ed aveva diritto a vivere i suoi anni con una vita normale ma quando si è inseriti in uno speciale programma di protezione la vita non è normale.”
Uno speciale programma di protezione che andrebbe coordinato, come prevede la legge esistente 45/2001, da un sostegno psicologico adeguato. Un servizio carente per i testimoni di giustizia, ancor di più per le loro famiglie. Un isolamento che nella sindrome da autismo non aiuta, di cui lo Stato può, deve, farsi carico.

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9 Pensieri su &Idquo;Isolato dall’autismo e dallo Stato – La Lente in pillole

  1. Mi associo ai commenti precedenti, ma mi sforzo di trovarne qualcuna a costo di ripetere delle banalità. Ritengo che i lettori siano tutti d’accordo che sia vergognoso che non ci siano mai i soldi per aiutare chi ha oggettivamente bisogno e lo merita. Dobbiamo comunque cercare di reagire e di condividere almeno un’opinione per non far cadere nell’indifferenza queste cose e vanificare l’opera di chi dedica il suo tempo a informare. Pur sentendomi impotente, cercare di portare quotidianamente un piccolo contributo a questa comunità martoriata e malata. Spero non sia demagogia.

    • Grazie del tuo contributo e delle utili riflessioni, Daniele. Non c’è mai demagogia nell’impegno sincero di sconfiggere l’indifferenza. Purtroppo tanti testimoni di giustizia affermano che spesso hanno più paura dello Stato che delle mafie. Questo si vede anche nel mancato sostegno, anche medico/psicologico ai testimoni e alle loro famiglie. Dici bene che la spiegazione data di solito è quella di assenza di fondi, ma spesso ciò che manca è la volontà di dare un concreto aiuto. Far sentire che lo Stato c’è, è presente.

  2. al di là della grigia burocrazia che potrebbe essere gestita meglio da un programma di Intelligenza artificiale, di certo a quel bambino essere considerato un pacco da trasmettere da un posto all’altro non ha giovato, anche se era nato ammalato.

    • Il problema vero è che su questi cittadini invisibili, e sulle loro famiglie (bimbi inclusi), le regole vengono dettate da organi istituzionali ad hoc che hanno il potere di decidere come, dove e quando stravolgere le vite di queste persone. E se questo causa dei danni, poco importa. Ripeto, la legge prevede – giustamente – un supporto psicologico di cui nessuno dei testimoni con cui ho parlato ha realmente potuto usufruire.
      Grazie delle riflessioni.

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