La (in)giustizia che condanna gli onesti

“Avevo chiesto di andare a vedere una partita di calcio, ma anche questa volta è stato un No …senza un perché.” La ‘giustizia’ anche stavolta si è pronunciata, togliendo il diritto a una vita normale a un testimone di giustizia. E’ una ‘giustizia’che punisce chi ha difeso la giustizia, che tratta i cittadini più coraggiosi come bambini capricciosi negandogli anche il diritto ad una spiegazione. Stavolta il no ha riguardato la richiesta di assistere alla partita Napoli – Real Madrid, in programma il prossimo 7 marzo allo stadio San Paolo di Napoli. Un no dato ad un testimone di giustizia che vive sotto scorta, ma che inspiegabilmente non viene negato ad autorità politiche e istituzionali ugualmente scortate. Perché i testimoni di giustizia, come raccontato in precedenza, devono testimoniare e poi “sparire”.

“Sono un uomo di 44 anni cittadino Italiano di origini Napoletane, vissuto sino all’età di 37 anni da uomo libero, sino a quando nel 2010 ho denunciato la camorra e la corruzione nelle grandi opere – dice Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia – Dal 2011 vivo l’inferno di una vita non vissuta fatta di attentati da parte della camorra e di persecuzioni da parte dei colletti bianchi. Mi ritengo un esiliato di Stato, un fantasma, un uomo che sopravvive giorno dopo giorno in un girone infernale fatto di negazioni e limitazioni, e di umiliazioni. Quanti di Voi dopo aver fatto un’azione volontaria al servizio della giustizia resisterebbero a questa tortura senza impazzire?”
Per Ciliberto, come per gli altri testimoni di giustizia, l’ultimo atto di libera scelta risale alla denuncia di atti di corruzione, o di racket, o in generale di atti di violenza delle mafie. Atti di cui sono venuti a conoscenza, pur essendo estranei alla vicenda, o a cui hanno assistito loro malgrado. Una scelta libera e coraggiosa, premiata dalla morale collettiva, che si traduce puntualmente in una condanna quotidiana.
“Vi spiego cos‘è la vita di un testimone di giustizia, di quelli veri, uomini o donne incensurati , parte lesa nei processi, lontani da qualsiasi forma criminale e totalmente estranei ai fatti denunciati. – prosegue Ciliberto – Andare al cinema, ora E’ pericoloso! Andare ad un centro commerciale E’ pericoloso! Andare ad assistere ad un evento sportivo E’ pericoloso! Poter partecipare ad un matrimonio di un familiare o ad un funerale E’ pericoloso! Poter andare al mare E’ pericoloso! Fare delle foto in gruppo E’ vietato! Se poi ci aggiungi che bisogna sempre chiedere il “permesso” allora tutto questo E’ la ‘morte dei vivi’.”
Una tutela dello Stato che di fatto diventa una tortura di Stato, una continua negazione della vita che subiscono questi uomini e donne, inclusi i loro figli. Bambini e bambine, ragazzi e ragazze, che imparano presto, a volte dalla nascita, il senso della giustizia e a cui solo i genitori con il loro coraggio potranno trasmettere il significato di onestà. “A volte la sera, di quelle sere che al massimo dormi 2 ore, la mente percorre il percorso di una esistenza fatta di dolore e privazioni che di riflesso lascio ai miei figli. – aggiunge Gennaro Ciliberto – Figli di un testimone di giustizia che ereditano una condanna a vita, vittime innocenti delle scelte di un padre che tanto ha dato allo Stato che si dimostra arrogante e indifferente.”

E se dall’opinione pubblica più distratta e abituata a delegare ad altri il compito di essere onesti arriva un “Ma chi te lo fa fare”, da altri i segnali non sono certo più incoraggianti. “Sono un Testimone di Giustizia riconosciuto dalla legge indispensabile per le indagini, necessario nei processi, ma per alcuni sono un rompiscatole. Sono un Testimone di Giustizia ma per qualche operatore del servizio di protezione sono un parassita. Per la Camorra sono un infame. Per certa politica sono da evitare perché vedo, sento e parlo. Sono un Testimone di Giustizia in un Paese dove si piange il giorno dopo ma si insulta il giorno prima, e si scredita con la macchina del fango.” Ciliberto conclude poi con duro sfogo: “Anche se respiro io sono ‘morto’, sono un fantasma senza futuro.”
E’ così che la giustizia ha sentenziato?

Annunci

14 Pensieri su &Idquo;La (in)giustizia che condanna gli onesti

  1. “Sono un uomo …..vissuto…..da uomo libero…..sino a quando ho denunciato la camorra….” Certamente estrapolare singole parti del discorso è scorretto e c’è a possibilità di distorcere il pensiero di chi le ha pronunciate, ma danno perfettamente il senso di chi si sente ingiustamente defraudato della propria libertà. E’ difficile non pensare male, porsi come abbiamo fatto sino ad ora la domanda: ma lo Stato da che parte sta? Con gli onesti o quelli che …. lo sono meno?

    • Lo Stato sembra finora scegliere la strada più comoda, che non solo lo mette al sicuro ma che è anche la più proficua. Anche Borsellino, uomo di Stato vero, avvisava che “mi uccideranno ma non sarà una vendetta della mafia”. Nel senso che certe vendette non le firmano necessariamente le mafie. Grazie delle tue riflessioni, Daniele.

  2. Ho letto il tuo articolo ed anche i commenti e le tue risposte che ha
    suscitato il riferire di certi avvenimenti. Mi sono chiesto il senso di
    questi accadimenti ; sinceramente , ad un primo esame ,è stato difficile rispondere . Poi mi sono detto che è una scelta che ognuno fa sulla base del suo LIBERO ARBITRIO tenuto conto di
    tutte le conseguenze che ne deriveranno per sè e per i propri cari.
    Questo è il fondamento che distingue la decisione di un folle o incosciente , da quello di un saggio ed onesto uomo più o meno
    eroico . Certamente , questa è una decisione difficile da prendere ;
    ma è importante che , una volta presa , si sia coerenti con la stessa SENZA RIMPIANTI o PENTIMENTI ! …..!!!
    In poche parole , “essere veri Uomini ” !!!.
    In effetti in questa società fatta d’ ipocrisia e falsità e di che cosa
    mi conviene di più di uomini veri ne esistono pochini .
    Se poi aggiungiamo il “falso Perbenismo ” e una comoda morale della ” Burocrazia ” Il cerchio si chiude !!! …
    Se questa mia interpretazione è esatta , forse si spiega perchè
    non ci sono più magistrati come Borsellino che ,in una intervista
    fatta un mese prima di essere ucciso , dichiarava serenamente e
    consapevolmente di essere un ” morto vivente ” . Infatti….!!!! .

    • Quella di denunciare diventando testimoni di giustizia è sicuramente una libera scelta, come detto nell’articolo. Quello che a nessuno dei testimoni viene detto al momento della denuncia è il trattamento a cui verranno sottoposti successivamente. Anche perché la legge sui testimoni di giustizia non prevede una condizione di totale abbandono, anche psicologico, come è quello in cui versano queste persone.
      Grazie del tuo contributo, Cesare.

  3. Diciamo che è stato trasformato in un fantasma. Trasparente agli di tutti e presente solo per la burocrazia italiana.
    Ennesima ingiustizia che di fatto fa pendere sempre più la bilancia a fregarsene di diventare un testimone di giustizia – scomodo –

  4. È avvilente tutto ciò. E purtroppo, questa che citi, non è che solo una delle tante vite-non-vite. Io credo che al di là di ogni tentativo di risanare questo Paese (e per fortuna con coraggio ancora ce ne sono), la parte peggiore è ormai diffusa in maniera capillare e costituisce ostacolo a tutto, non agevolato affatto dalla burocrazia kafkiana che ci avviluppa tutti sin dai gesti quotidiani più semplici. Di fronte a queste testimonianza di civiltà purtroppo c’è da chiedersi veramente se tutto questo ha senso. Se -premesso l’obbligo morale e il valore sociale- la denuncia resta ancora un atto valido per l’incolumità personale. Io lo avverto tutti i giorni, qui a Napoli. Non è facile e non è semplice districarsi nel quotidiano ed un passo falso ti precipita in incubi senza uscita. È di oggi la notizia di un ennesimo attentato al rione Sanità… e mi viene lo scoramento. Da cittadino onesto, attento alla società, amante della mia città e del bene comune sono avvilito… veramente avvilito!

    • Lo capisco il tuo scoramento. E da siciliana credo che la spinta debba partire proprio da chi convive ed è nato a fianco a realtà sempre più ai limiti della legalità. Quel confronto quasi quotidiano con l’orrore e la puzza della criminalità deve riuscire a scuotere, per forza di cose, prima ancora degli altri chi vive in territori martoriati. Non è eroismo a quel punto denunciare, è solo prendere le distanze da ciò che è illegale. Dietro una denuncia c’è il disgusto di assistere a certe realtà, a determinati fatti, la volontà di prendere le distanze appunto da tutto ciò che è male e brutture. Perché secondo me la legalità è un modo di essere, a cui non si rinuncia mai. E se lo Stato non è tutore di questi valori, vuol dire che anche in certe stanze c’è puzza …di marcio. Grazie del tuo contributo. A rileggerci.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...