Le politiche che appaltano fabbriche di clandestinità

9.359, è il numero dei migranti e richiedenti asilo che sono approdati in Italia dall’inizio dell’anno fino allo scorso 5 febbraio (dati Oim, Organizzazione mondiale per le migrazioni). Una cifra che supera i dati dello stesso periodo nel 2016 (6.030) e che naturalmente esclude le migliaia di uomini donne e bambini senza nome morti nel canale di Sicilia, e di cui le famiglie non sapranno più nulla.
Fino a qualche anno fa i mesi invernali erano caratterizzati da pochi sbarchi sulle coste italiane rispetto al resto dell’anno, per le condizioni proibitive del mare. Negli ultimi tempi qualcosa è cambiato, e le partenze non si fermano. “Dopo gli accordi (tra Italia e Libia, ndr) i trafficanti mettono in mare barche sempre più fatiscenti, stracariche di persone , e le fanno partire nonostante il mare non lo consenta – riferisce in una nota Alberto Biondo, di Borderline Sicilia – Se 1600 persone in questi giorni sono state salvate e portate in Italia, altrettante forse sono morte. Tanti gommoni non riescono ad essere avvicinati, per questioni di tempo, e la gente muore”.

Un’emergenza umanitaria che sembra non essere più un’urgenza. Nonostante i morti vengano asetticamente catalogati e raggruppati in numeri calcolati con approssimazione, e nonostante i sopravvissuti vivano in condizioni umane degradate. “A Lampedusa sono arrivate in tre giorni circa 1000 persone fra bambini, donne e uomini che vivono in promiscuità, non hanno vestiti e vivono in un centro sovraffollato e non funzionante al cento per cento – racconta Alberto Biondo di Borderline Sicilia – In questo momento a Lampedusa, dentro l’hotspot di contrada Imbriacola, queste persone dormono per terra senza materassi, e ci sono difficoltà a reperire generi di prima necessità”.

Quella dell’hotspot di Lampedusa, come accade anche nella struttura di Pozzallo, è una storia di sovraffollamento congenito e di condizioni disumane che continuano a perpetrarsi. Prima centro di prima accoglienza, poi Cie, e infine hotspot. Cambiando il nome non cambiano le condizioni. E neanche gli incendi che sistematicamente lo distruggono ne hanno mai modificato la fisionomia e l’organizzazione interna. Come raccontava già un anno fa l’avvocato Alessandra Ballerini esperta di diritti umani, durante la presentazione dell’ultimo dossier di ‘LasciateCientrare’: “Questo posto viene distrutto e ricostruito, ma c’è una cosa che sempre rimane immutata nel centro, questa cosa è il buco nella rete. Tutte le volte che il centro viene ricostruito il buco nella rete viene lasciato”. “Questo centro è presidiato da tutte le forze dell’ordine che potete immaginare – prosegue Alessandra Ballerini, raccontando la sua visita all’hotspot – Non si può uscire, è chiuso. Ma, c’è il buco nella rete. Se questo luogo fosse veramente chiuso non reggerebbe a questa spinta dall’interno, con migliaia di persone in promiscuità”. Da quella via di fuga i migranti arrivano sulla via centrale dell’isola, e lì di giorno trovano da sempre chi ha lasciato un caffè o un panino pagati. La sera invece c’è “lo scambio clandestino di oggetti di conforto che dovrebbero distribuire dentro il centro”: vestiti, scarpe, coperte e giocattoli.

Un centro che sulla carta può accogliere 381 persone e che nella realtà stipa oltre mille persone al suo interno, anche per lunghi periodi. E nonostante l’hotspot abbia sistemi tecnologicamente avanzati, a disposizione anche della polizia scientifica, non viene data la possibilità alle persone che vivono nel centro di formalizzare la loro domanda d’asilo. “Queste persone manifestano oralmente la volontà di chiedere asilo, nell’ipotesi in cui qualcuno li abbia informati di questa possibilità. – spiega l’avvocato Ballerini – Questa manifestazione di volontà però non viene registrata in moduli C3. In un centro con sistemi sofisticati non ci sono dei moduli che chiunque potrebbe scaricare da internet. Così, non essendo stata registrata la loro domanda di asilo, quando escono da là vengono considerati irregolari e come tali colpiti dal decreto di respingimento”.
Una politica delle migrazioni non solo disumana ma che viola anche l’articolo 13 della nostra Costituzione dove si prevede che “La libertà personale è inviolabile. Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge”. “Non c’è una legge che preveda che queste persone possano essere richiuse – puntualizza l’avvocato – E se ci fosse, senza l’autorizzazione di un magistrato e l’intervento di un avvocato, questa legge sarebbe incostituzionale”.

Alla resa dei conti è difficile stabilire chi sia illegale o clandestino, se i migranti in attesa di asilo o le politiche sull’immigrazione.

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17 Pensieri su &Idquo;Le politiche che appaltano fabbriche di clandestinità

  1. Il problema è molto scottante di difficile soluzione. In ogni caso è un obbligo morale di ogni cittadino del mondo porgere la mano ai numerosi fratelli che chiedono aiuto. E’ opportuno che le istituzioni si impegnino a trovare una soluzione adeguata.
    Grazie per i tuoi sempre interessanti interventi giornalistici. Complimenti

  2. Denominando il fenomeno come fabbrica di clandestinità centri il problema, si inizia così ad alimentare il traffico di esseri umani criminale in Italia, che molti si ostinano a ignorare, che inquina sia il mondo del lavoro che quello delle abitazioni. Purtroppo la connivenza politca-Stato-organizzazioni criminali non fa sperare che la situazione migliori.

    • La realtà parla più chiaramente di qualunque cronaca. Alle cronache semmai spetta fare luce sugli aspetti che vengono mistificati. E attorno ai centri di accoglienza le fonti istituzionali impediscono una informazione trasparente, purtroppo.
      Grazie del contributo, Daniele.

    • Non so cosa sia più grave per una società evoluta se la mancanza di etica e umanità sociale o la costante mancata attuazione delle leggi. Grazie del contributo e delle tue parole, Pina. A rileggerci.

      • Entrambe le cose disconfermano la società contemporanea e ne confermano il declino. Le fabbriche di clandestinità, l’aderenza a nuove e più subdole forme di schiavitù, di cui donne e bambini sono le prime vittime, lo conferma. E c’è molto altro…

      • Purtroppo è così, lo sfruttamento è questo e tanto altro. E lasciare che individui, persone, restino invisibili rende complice lo Stato che non fa nulla per impedirlo.

  3. Sinceramente non si capisce il motivo per cui questo problema non si vuole risolvere.
    Basterebbe affrontarlo nel modo più semplice e naturale possibile,
    ovvero impiegando queste persone in lavori volontari e socialmente
    utili,; In Italia, specie negli ultimi tempi , ci sarebbe solo l’ imbarazzo
    della scelta!!! Oltretutto , sarebbe una prova della serietà ed onestà
    di chi chiede aiuto a noi . Ed inoltre , unsistema d’ integrazione a costo
    zero , dato che le nostre finanze non pssono subire un ulteriore danno o spesa. Toglieremmo dall’ imbarazzo l’ Europa intera , che
    fa finta d’ intervenire ,ma poi è assente ingiustificata nel risolvere
    tale problema!!!
    Forse tale soluzione ha un solo problema che è troppo semplice , prevede una sola risposta , SI oppure NO da parte degi interessati
    alla soluzione del PROBLEMA !!!!!…..

    • Sicuramente le alternative alle attuali politiche di respingimento ci sono, e per lo più sono molto più efficaci di quelle messe in atto. Resta anche fermo il fatto che non tutti i migranti che approdano sulle coste italiane intendono fermarsi in Italia. Molti vogliono andare oltralpe, magari per raggiungere parenti. Per impiegarli poi in lavori socialmente utili, a prescindere dalla scelta del tipo di lavoro, serve prima una gestione rispettosa dei diritti delle persone che garantisca ai migranti di formalizzare, come scritto, la richiesta d’asilo. Senza questo documento tutto il resto è purtroppo secondario.
      Grazie del contributo, Cesare.

  4. sono troppi e i tempi sono pessimi. Il buco nella rete serve. Serve per consentire la fuga. Tanto come c’è in Africa la tratta dei migranti, così da questa parte del canale c’è chi usa quella manovalanza per altri scopi.

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