Roma, manifestazione La Scossa dei terremotati

Voci dalle città di macerie, ‘La Scossa dei terremotati’

Striscioni, cartelli, cuori rossi con i nomi dei borghi distrutti dal terremoto. Gli abitanti del centro Italia ferito hanno portato così la loro scossa al cuore fino a Roma, fino a sotto il Parlamento. Senza neanche disturbare il già caotico centro storico romano, in migliaia si sono riuniti ieri mattina a piazza SS. Apostoli mettendosi in marcia tra i vicoli verso piazza Montecitorio.
Chi con felpe con stampati i nomi di alcuni dei 131 comuni e frazioni colpiti dal terremoto, chi con la fascia tricolore sul petto, in tanti hanno fatto sentire la loro voce. “Siamo tutti primi cittadini oggi” dice una delle partecipanti alla manifestazione ‘La Scossa dei terremotati’ organizzata da un Comitato Spontaneo di cittadini.

“‘Non vi dimenticheremo’. Ma ci hanno dimenticato”.
“Non ci hanno sbracato le case, ci hanno sbracato la vita”.
“I container hanno fuori i bagni e le docce. In inverno è terribile vivere così. In questi giorni le temperature più calde non superavano i -5 gradi”.
“Non posso entrare in casa da mesi perché non hanno tolto ancora le macerie, e ora ci sono stati tre metri di neve. Che aspettano?”.
“Ci hanno spostato al mare. Io voglio tornare alla montagna perché sono una donna di montagna. Però non ci lamentiamo, ci trattano bene. Ma da marzo cosa faremo?”.

Di volto, in volto. Di borgo, in borgo. Megafono alla mano, sono tante le domande e richieste a cui dare forma che da cinque mesi sono rimaste inascoltate. La voce e le mani tremano, a volte per rabbia altre volte per commozione. E per il timore di perdere quel poco che rimane. “Abbiamo i più bei borghi del mondo. Castelluccio di Norcia, Amatrice … Sono sommersi dalla neve e dalle macerie, e sono stati dimenticati. Posti che non potremo rivedere mai più.”
Tra gli abitanti delle località terremotate presenti alla manifestazione mancavano tanti commercianti e gli allevatori, che in questi cinque mesi di abbandono hanno dovuto difendere non solo le loro case ma anche la loro attività lavorativa. “Dobbiamo ripartire dal commercio e dalla natura. Non ho sentito dire a un politico riorganizziamo, gestiamo il turismo, facciamo qualcosa.”

E dalla politica ieri sono arrivati in piazza due esponenti, Matteo Salvini (Lega Nord) e Alessandro Di Battista (M5S). Qualche stretta di mano e sorrisi da parte di Salvini, che dopo poco si è allontanato dalla piazza. Tante le domande e le sollecitazioni di interventi rivolte a Di Battista dai cittadini presenti, che il deputato a cinque stelle ha ascoltato. “Ridate alla gente la dignità!” dice esasperata una delle terremotate. “La vostra faccia a noi oggi non basta più, diteci cosa state facendo.” E un’abitante di Amatrice, con la fascia tricolore sul cappotto, congeda poi Di Battista dicendo: “Venga ad Amatrice, ma non per qualche ora. Deve rimanere con noi dieci giorni, per vivere la città con noi.”
Poco dopo, dentro il palazzo di Montecitorio, in un tavolo di confronto tra alcuni esponenti del Comitato e dei rappresentanti politici del Parlamento si è condivisa “la necessità che il Governo inserisca nel Decreto Terremoto di prossima emanazione, i punti esposti dal Comitato Spontaneo relativi alle questioni emergenziali ancora irrisolte”, come riporta un comunicato del Comitato stesso. Il Comitato intanto si è detto pronto a vigilare perché le richieste vengano inserite nel decreto, “in caso contrario chiederemo una ricostruzione del Tavolo interistituzionale già il prossimo lunedì” fa sapere Francesca Mileto, coordinatrice del Comitato.

Ma cinque mesi di inattività si fanno sentire, e le istituzioni da cui avere risposte sono tante. “C’è bisogno che Anas e le altre competenze facciano un tavolo di lavoro per la viabilità – ha precisato al megafono un’abitante delle città terremotate – La Regione Marche ha fatto un bando per le macerie di Arquata, consistente in 22mila tonnellate, a mala pena per scalfire la città. Perché da tre mesi non si fanno altri bandi?”.

E nello scarica barile che ha visto tra i colpevoli imputati del dramma che vive da mesi il centro Italia oltre il terremoto e la neve, considerata in pieno inverno un’emergenza, c’è anche la burocrazia. Colpevole di essere la ruggine che rallenta e inceppa fascicoli, azioni e programmi pubblici. Ma i cittadini terremotati non ci stanno. “Noi la burocrazia la dobbiamo sollecitare – chiosa una delle manifestanti al megafono – Non è la burocrazia che uccide, sono le incompetenze, le omissioni che uccidono. In questo momento Arquata e le sue frazioni sono totalmente isolate. Non un sasso è stato portato via, e finché ci saranno le macerie qualsiasi progettazione è impossibile.”
La scossa intanto è arrivata fino al Governo, verificheremo se ha fatto crollare il muro di indifferenza della politica.

 

Qui il reportage completo della manifestazione.

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19 Pensieri su &Idquo;Voci dalle città di macerie, ‘La Scossa dei terremotati’

  1. Purtroppo è l’ennesima dimostrazione della scarsa coesione e mancanza di senso civico degli italiani. la burocrzia è un alibi dietro alla quale si nascondono imboscati e incompetenti, interessi particolari e sciacallaggio “amministrativo”. E’ impressionante l’indifferenza di molti rispetto alla solidarietà dimostrata in passato, che indica il peggiormento della situazione sociale.

    • La manifestazione di ieri è segno evidente che questi territori e i loro abitanti sono stati dimenticati. L’impegno preso dall’attuale governo a dicembre di mettere in cima ai programmi i terremotati a quanto pare era uno spot più che un impegno immediato. Purtroppo. Grazie delle tue riflessioni, Daniele.

  2. Ormai è la rassegnazione che ha preso il posto della speranza e
    della fiducia nelle iastituzioni inconpetenti che sfruttano la burocrazia per nascondere la loro infingardagine e ignoranza ,
    Siamo arrivati al capolinea !. Anzi , lo abbiamo superato da un pezzo !!!. Siamo come un gregge sbandato che ha dei pastori,che hanno perso la dignità ( ammesso che ne abbiano avuta una !). Sono delle persone INDEGNE di rappresentare il
    generoso popolo Italiano !. Quando anche l’ ultima goccia di
    generosità sarà finita , allora sarà la fine per TUTTI . Potrei continuare a scrivere molte altre cose di questi giorni, ma non ne ho voglia . Che DIO ci salvi ! . Ci vorrebbe un uomo forte, ma la storia ci ha insegnato che presto o tardi si trasforma in DITTATORE . L ‘ unico rivoluzionario onesto nella storia dei tempi
    passati è stato Gesù Cristo , ma se mi guardo attorno non mi
    sembra di vedere qualcuno che gli possa assomiglire sia pure, lontanamente.

    .:

    • Non è la rassegnazione, seppur comprensibile, che apre gli occhi e spinge ad una soluzione. La determinazione mista a tanti altri sentimenti che immobilizzano, come il dolore, hanno spinto questi italiani terremotati ad organizzarsi e arrivare a Roma per chiedere con insistenza quanto dovuto e promesso. È con questo spirito che si può ripartire, non facendosi sopraffare dalle negligenze pubbliche. Grazie Cesare del tuo contributo.

    • Cesare , io se mi guardo attorno vedo una speranza, è il movimento cinquestelle , loro si stanno prodigando per voi , per quanto possono, di più non possono fare, perchè non hanno i numeri per decidere, i numeri ce li ha la maggioranza, il partito democratico con gli alleati. Il M5S ha proposto ai parlamentari di tagliarsi lo stipendio, nessuno ha accettato, il PD e tutti gli altri partiti hanno bisogno di molti soldi, mentre il M5S non prende un euro per le elezioni, si tagliano lo stipendio, non usano le auto blu, e hanno fatto proposte per aiutare voi terremotati, ma se gli Italiani, benchè sfiduciati e delusi non danno il voto ai Cinquestelle , dimmi tu come possono andare al governo e mandare via questa classe di politicanti, che hanno ridotto l’ Italia allo sfascio?

      • Anna, mi auguro per tutti (terremotati inclusi naturalmente) che i risultati si vedano. Il voto ha dato risposte chiare in tante città, alcune anche rilevanti nelle politiche nazionali. Adesso c’è solo da mettersi al lavoro, con umiltà. Il M5S è sceso in piazza al termine della manifestazione, ora bisogna raccogliere forze e idee e agire.

  3. il problema non è la burocrazia, che di certo è snervante ma l’incapacità dei controlli, che è la madre di abusi e intrallazzi, di corruzione e dei furbetti.
    Questo è il guaio dell’Italia. Se i controlli funzionassero e gli abusi sanzionati, allora molto burocrazia diventerebbe poca cosa. Ma i controllori intrallazzano coi controllati e tutto salta.
    Nel centro Italia ci sono circostanze aggravanti come i fondi non spesi – è da sempre una zona di terremoti – o stanziati sulla carta.

    • Proprio così. Nel grande calderone della famigerata “burocrazia” c’è di tutto, compresa l’assenza di controlli spesso dovuta come dici anche tu a corruzione. Ecco perché è il caso di smetterla di imputare tutto ad una non ben definita burocrazia. Quella poi dei fondi raccolti con la generosità degli italiani è la parte più vergognosa di tutta la vicenda del centro Italia terremotato, perché quei fondi continuano ad essere raccolti da 5 mesi ininterrottamente. Fondi destinati ad opere pubbliche, come specificato sul sito del ministero. Il problema è che dopo settimane sommersi dalla neve nei container, non si è trovato il tempo di mandare né una ruspa per le macerie né una turbina per la neve.
      Grazie del contributo.

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