Il sindaco gentile – Libri per la Legalità

Il tempo a volte fa giustizia, e restituisce verità, a tante vicende umane. Storie di periferia, locali, storie di valore nazionale che si sono perse nel tempo.
E’ stato scritto con questo intento il libro dello storico e docente universitario Marcello Ravveduto “Il sindaco gentile. Gli appalti, la camorra e un uomo onesto. La storia di Marcello Torre”, edito da Melampo Editore. Un’analisi storica che partendo dalla vita di un uomo, Marcello Torre, padre avvocato e poi sindaco di Pagani (SA), si fa storia d’Italia, quella complessa degli anni della Democrazia Cristiana e quella dell’ascesa di Raffaele Cutolo nella camorra, che ordinerà l’omicidio del sindaco Torre dell’11 dicembre 1980. “E’ una storia tipicamente italiana. Nel locale infatti spesso emergono e si nascondono storie di valore nazionale – ha spiegato l’autore, Marcello Ravveduto, presentando il libro nella sala stampa di Montecitorio – La storia delle mafie in questo senso è una storia paradigmatica del rapporto locale/nazionale: eventi e vittime delle mafie molto spesso ci raccontano storie di città, paesi di cui spesso ci dimentichiamo”.

Quella di Marcello Torre è la storia di un uomo con tante sfaccettature che la memoria collettiva ha avuto difficoltà a tramandare nella sua interezza. Quella di un uomo che pur restando coerente con le sue scelte, professionali e politiche, aveva chiaro il senso dell’integrità e onestà che devono caratterizzare un amministratore pubblico. “Il libro ha avuto una lunga gestazione, un decennio, perché la documentazione è tanta – dice l’autore – La vita di Marcello è una vita binaria. E’ un cattolico fervente, ma un intellettuale laico. E’ un avvocato penalista, con tutti i suoi risvolti, ma è anche un sindaco onesto e gentile. Ha un atteggiamento moderno come sindaco. Si assume, nel 1980, direttamente la responsabilità di fronte alla comunità che governa e ha un rapporto con i propri cittadini da familiare. Questo si vedrà nel momento più terribile, drammatico, che vive Pagani cioè il terremoto in Irpinia la notte del 23 novembre 1980”.
Lui, divenuto sindaco nell’agosto 1980 e che per aver difeso da avvocato anche camorristi venne definito ‘sindaco gradito alla camorra’, comprese gli interessi proprio della camorra sull’affare terremoto e non esitò a fermare la mano dei boss sugli appalti per la ricostruzione. Intanto, all’indomani del terremoto, scese anche in strada per rimuovere lamiere e detriti dei palazzi crollati e si recò nell’ospedale dichiarato pericolante per portare via i malati rimasti nella struttura.

Tra storia, ricostruita scrupolosamente dall’autore, e memoria dell’epoca quello che emerge dal libro è anche la solitudine di questo sindaco gentile, lasciato solo pur nell’imminente pericolo di vita nel contrastare l’ombra della camorra. Un ombra che dopo poco si farà armata, per ucciderlo. “Dalla vita, dalla storia di Torre emerge questo elemento: la lotta alle mafie richiede una formazione che affonda le sue radici nella persona, nella sua cultura politica, nella sua capacità di relazioni. Non si improvvisa, ha bisogno di radici profonde – ha commentato Rosy Bindi, da presidente della Commissione parlamentare Antimafia – Non ci meravigliamo se le mafie non risparmiano nessuno. Per potervi resistere, per potere capire, per poterle annusare, non ci si improvvisa amministratori politici. E Torre aveva radici profonde”.
Pochi mesi prima del suo omicidio Marcello Torre lasciò in una busta chiusa, consegnata al giudice Domenico Santacroce, un messaggio in cui augurava sia alla sua famiglia che ai suoi cittadini di “vivere in una Pagani libera e civile”. Un’eredità raccolta dalla figlia, Annamaria Torre.

“Stiamo ricordando un avvocato, un politico, un sindaco, ma soprattutto il mio papà. E avrei voluto per tanto tempo ancora chiamare ‘papà’ – ha detto con commozione la figlia del sindaco Torre – La memoria dei nostri cari, di noi familiari rappresenta una bussola ed è la bussola del nostro impegno”. L’impegno di fare memoria dei familiari delle vittime delle mafie è il terreno su cui costruire legalità, facendo rivivere uomini e donne che hanno ancora tanto da dire.
“Consentitemi di ricordare mio padre con una frase con cui Marcello (Ravveduto, ndr) chiude il libro: ‘Il mondo, infondo, non è tutto da buttare via e si può avere una fede. E trovare uno scopo nella vita.’ – prosegue poi Annamaria Torre – Il suo scopo, lo scopo di Marcello Torre, di mio padre, era quello di restituire alla sua terra la libertà e la civiltà”.

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7 Pensieri su &Idquo;Il sindaco gentile – Libri per la Legalità

  1. Ottima la recensione del libro sull’ avvocato sindaco . Ciò rende
    una immagine della vita in un centro della Campania preda della camorra . Per questa ” infezione ” a nulla è valso l’ impegno di un
    sindaco ” onesto ” e coerente con se stesso ; ma allora cosa fare???!???… Si può solo insistere con pari tenacia e coerenza :
    mi sembra di capire che è quello che ha fatto la figlia , a cui noi
    auguriamo maggiore fortuna del padre , magari , prendendo qualche precauzione in più per la propria vita , e sperando che tanto basti .

    • Grazie dell’apprezzamento Cesare. Non bisogna abbandonarsi in realtà alla rassegnazione. L’impegno della figlia, della famiglia del sindaco Torre è fondamentale per non cancellare la memoria di quell’integrita’. Il compito di chi rimane è difficile, ma indispensabile. Per questo condivido l’augurio di un futuro forte e tenace per la famiglia.

  2. Personalmente, come amante della lettura, gradisco in modo particolare queste recensioni e inviti ai buoni libri. Sicuramente da cogliere l’opportunità di approfondire l’argomento e cercare di capire come migliorare.

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