Sit-in diffidato – La Lente in pillole

Niente striscioni, nessun esibizionismo. Questo il tono del sit-in di Gennaro Ciliberto che si è svolto ieri nella Galleria Alberto Sordi, a pochi passi da Palazzo Chigi. Anche i testimoni di giustizia, arrivati ieri mattina per appoggiare la protesta, si mimetizzavano senza problemi nell’andirivieni dei turisti e dei romani. Gli unici a sapere chi fossero erano i giornalisti delle testate televisive che nel corso della mattina li hanno intervistati e, a distanza, governo e commissione centrale.
E’ andato avanti così il sit-in e lo sciopero della fame di protesta di sabato 3 dicembre, con la discrezione di chi è abituato a vivere nell’ombra nonostante abbia fatto e faccia scelte all’insegna dell’onestà.

Un popolo di 80 uomini e donne, di cui ieri nella Galleria Alberto Sordi vi era una ridotta rappresentanza. In tanti assenti perché si trovano “in difficoltà economica”, come uno dei testimoni ha spiegato. Come Pietro Di Costa, recentemente escluso dal programma speciale di protezione dalla Commissione e che oggi sopravvive senza un reddito e con una casa data dallo Stato ma dalla quale è stato sfrattato. Ieri lui c’era a Roma per sostenere le ragioni del sit-in e per fare conoscere la sua storia, che è anche quella di un uomo diventato testimone di giustizia per le sue denunce e per questo adottato dallo Stato e poi abbandonato perché non rispettava le regole del sistema di protezione (uno dei motivi della revoca: allontanarsi dalla località protetta recandosi nella località di origine).

Pietro Di Costa, testimone di giustizia

Pietro Di Costa, testimone di giustizia

Di diffida, quella che è arrivata alla vigilia del sit-in dalla Commissione centrale, ne ha parlato Gennaro Ciliberto, con volto e voce camuffati per ragioni di sicurezza, in questa intervista rilasciata a La Lente di una Cronista. La sanzione della diffida a carico di un testimone di giustizia, tutt’ora impegnato a fornire dichiarazioni nei processi contro la camorra.

Una realtà in cui prendono sempre più forma le parole del procuratore De Lucia, fatte nel corso del covegno dello scorso 14 ottobre di cui vi ho parlato in un precedente articolo: “I testimoni di giustizia sono per legge dei soggetti che rendono una dichiarazione, dopo lo Stato gli può dare tutto ma loro devono sparire.”

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10 Pensieri su &Idquo;Sit-in diffidato – La Lente in pillole

  1. È inconcepibile il fatto che lo Stato abbandoni quanti hanno il coraggio di rinunciare alla propria vita per consentire alla giustizia di fare il proprio corso. Ammiro quanti come Gennaro Ciliberto hanno fatto una scelta coraggiosa ed i giornalisti che li appoggiano facendo conoscere le pecche del sistema di protezione

  2. Questa è l’ immagine dell’ Italia di oggi . Che non ha riferimenti sicuri , e che procede ( ? ) quasi alla cieca , senza una garanzia
    certa per chiunque .
    A queste condizioni , diviene difficile comportarsi secondo giustizia
    e con coraggio . Si rischia di divenire eroi o incoscienti sconsiderati che mettono a repentaglio la vita propria e dei loro cari . Anche solo parlare di questi fatti , richiede un notevole coraggio ! . Pertanto complimenti vivissimi a chi scrive su questi
    fatti e speriamo possa servire a svegliare l’ attenzione di chi
    è tenuto per legge ad intervenire .

    • Purtroppo le vendette arrivano anche da chi dovrebbe tutelare dei cittadini onesti. E la punizione arrivata prima di sapere che comportamento sarebbe stato tenuto (come detto di assoluta discrezione), la dice lunga sui metodi e le regole che gestiscono la vita dei testimoni di giustizia. Grazie delle riflessioni, Cesare.

  3. le parole di De Lucia sono la cartina di tornasole come queste persone siano scomode per lo stato. Eppure un servizio lo rendono ma vengono trattai con sufficienza e un certo fastidio. Che dire? Nulla. Il tuo post è eloquente.

  4. Purtroppo nulla di nuovo nell’atteggiamento sbagliato dello Stato, nessun miglioramento in vista, anche se credo ci rendiamo tutti conto che così non si può andare avanti. Mi congratulo per la continuità delle denunce, continuiamo a sperare in passi nella giusta direzione che purtroppo non si vedono.

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