Lettera dall’inferno della (in)giustizia

Ci sono vite invisibili di cui, bene che vada, ne parlano di tanto in tanto i mezzi d’informazione o le istituzioni. Parlo in questo caso dei testimoni di giustizia, di cui questo blog ha scelto da tempo di voler raccontare la realtà complicata. Ho ricevuto una lettera da uno degli 83 testimoni di giustizia italiani, che chiede di restare nell’anonimato, che vuole raccontare in prima persona la vita e le difficoltà di chi entra nel sistema di protezione. E dei ricatti che si subiscono. Vi invito a leggerla, per capire cosa si cela dietro questa figura dimenticata e trascurata dallo Stato e dall’opinione pubblica.

“Molte sono le cose dette su come vive un testimone di giustizia, ma in pochi sanno l’aspetto psicologico e morale al quale questa figura è sottoposta.
Troppo spesso il soggetto denunciante prima di essere ufficialmente riconosciuto testimone di giustizia in base alla legge 45/2001 trascorre la sua vita in balia della criminalità, sentendosi spesso abbandonato e bersaglio.
Inizia il tour della disperazione, delle promesse e dei tanti improvvisati dell’antimafia sociale che a turno si passano il testimone come se fosse un trofeo da portare in mostra, poi c’è chi addirittura si elegge a paladino della legalità osannando una salvezza del testimone.
Poi arriva la risposta che sei diventato un testimone di giustizia e che lo Stato ti prende in carico ed allora credi che quel buio che sino ad ora ti aveva avvolto sparisca in un baleno.
Con una telefonata ti avvisano che devi partire ed il dove non è permesso saperlo, la frase che verrà sempre citata è la seguente ‘RAGIONI DI SICUREZZA’ un frase che elimina qualsivoglia altra domanda, che ti zittisce e che ti porta ad annullare la tua libertà di decidere.
Lasci dietro di te la tua vita i tuoi affetti nella tua terra ed i tuoi progetti, perché da quel preciso istante non sei più ciò che eri ma diventi una matricola del Ministero dell’interno.
Verrai portato in giro per la nazione come un pacco postale, sarai controllato in ogni tuo movimento in ogni tuo pensiero limitandoti la libertà che mai nessuno potrà più restituirti. Ti verrà dato dopo mesi di agonia un alloggio che ha il gusto dell’anonimo, senza un’identità, ti sarà riconosciuto un contributo economico che presto si trasformerà nel ricatto, perché chi ti tutela ti ricorderà che sei un mantenuto e che solo grazie a quel contributo potrai vivere.
Servi per i processi, serve che alle udienze lo Stato faccia vedere che stai bene che sei protetto, un messaggio emulativo che serve per dire che il testimone è un bene prezioso.
Imparerai a comunicare tramite istanze che hanno tutte lo stesso inizio, le risposte tarderanno ad arrivare e troppo spesso non arriveranno mai. Ti diranno che la decisione è della commissione ma tu non sai cosa è la commissione sino a quando non la incontrerai. In una stanza del Ministero attorno ad un tavolo ovale sarai ascoltato o meglio parlerai e in pochi ti ascolteranno, poiché di cosa dici o di ciò che vorresti far pervenire a costoro non importa a nessuno. Nell’uscire da quella stanza avrai compreso che oltre ad essere un numero i tuoi diritti saranno calpestati e ti ritroverai a combattere un battaglia impari ed estenuante, fatta di ricorsi.
Negli anni passati un membro della commissione disse che i testimoni erano tutti pazzi, qualcuno altro disse che erano dei approfittatori e che battevano sempre cassa chiedendo il denaro, quel denaro che come segno di potere viene gestito da pochi uomini e che sono soldi dello Stato. Una misura, per farvi capire l’entità delle somme dell’apparato tutorio, che si aggira a ottanta milioni di euro.
Vi chiederete: come, con ottanta milioni di euro i testimoni di giustizia si lamentano?
Ma è bene chiarire che la macchina organizzativa assorbe tanto e troppo spesso male.
Una gestione di cui non è dato sapere nulla e che nessuno chiede quasi per paura o per esplicita convinzione che tutto sia in regola.
Negli anni, ormai venti, con un valzer di governi si è cercato di restituire il giusto ai testimoni ma purtroppo ad oggi 2016 nulla è cambiato, se non che i testimoni di giustizia hanno voce e l’unica loro ‘arma’ resta la medianicità. Un’ arma a doppio taglio che da una parte porta all’attenzione i soprusi e le mancanze nei loro confronti ma che, oltre a metterli in pericolo, li espone a vere e proprie vendette da parte di chi dovrebbe tutelarli.
Sì perché più si viene a conoscenza delle falle del sistema più i poteri si arrabbiano, e l’unica cosa è zittire i testimoni di giustizia. Come? Facendoli passare oltre che per gente ambigua anche per dei criminali, infatti molti testimoni di giustizia negli anni sono stati denunciati e si ritroveranno ad affrontare dei processi, ma questa volta da imputati.
L’aspetto psicologico parte determinate del programma di protezione è inesistente lasciato a degli improvvisati operatori. Una casta fatta di potenti di uomini al servizio dei potenti un esercito che come regola ha il mentire, la menzogna, il creare la trappola giusta nel momento giusto, il tutto finalizzato all’espulsione del testimone per gravi inadempienze.
Con una vita distrutta e senza speranze ti convincerai che restare in questo sistema è l’unica tua possibilità di vita, non vita, ma che prima o poi grazie alla legge potrai ritornare a vivere.
Tutto ciò è solo una illusione perché arriverà il momento che non servirai più e lo Stato ti scaricherà in un attimo.
La tua matricola citata su di una delibera farà di te un ex testimone di giustizia e con la frase CESSATO PERICOLO sarai salvo. Miracolo: la mafia dopo pochi anni e le condanne inflitte grazie alla tua denuncia ha dimenticato, ti invieranno cannoli e scuse e quanto prima ti offriranno la cena. Perché i criminali certamente sanno che il tempo è galantuomo e che i ‘debiti’ non hanno scadenza.
A questo punto dopo il cessato pericolo sei pronto a ritornare a vivere come un normale cittadino, nonostante per anni sei vissuto in completo isolamento e fuori dal mondo del lavoro. Ed allora cosa volere di più dalla vita, dopo aver denunciato le mafie aver perso salute e una vita precedente eccoti qui la capitalizzazione minima per legge. Un bell’assegno di 50mila euro ed è tutto finito, a tal punto ci vorrebbe la moltiplicazione dei pani e dei pesci per poter vivere senza un lavoro e comprare una casa modesta. Ed allora la speranza è nel riconoscimento del danno biologico per il patito ma vi è un lasso di tempo che varia dai due anni ai quattro anni per essere liquidati.
Un consiglio: non entrate mai in quel girone infermale chiamato Programma di Protezione perché se la mafia non Vi uccide, morirete vivendo.”

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20 Pensieri su &Idquo;Lettera dall’inferno della (in)giustizia

  1. Rabbrividisco e solo dopo avere letto l’articolo fino in fondo mi rendo conto di una realtà sino ad oggi sconosciuta. Ammiro quanti, testimoni di giustizia, hanno avuto ed hanno il coraggio di mettersi apertamente contro la mafia cancellando la propria esistenza, la propria vita, i propri affetti. Certo che le istituzioni hanno il dovere di controllare l’attendibilità del testimone ma hanno anche il dovere di proteggere quanti con la propria collaborazione consentono allo Stato di assicurare alla giustizia mafiosi che, altrimwnti, riuscirebbero ad elevate la giusta punizione. Complimenti, ancora una volta ci inviti a riflettere ed a vedere la realtà dalla giusta angolazione

    • Grazie delle riflessioni. La voce, o le parole, dei testimoni di giustizia sono spesso poco note. Leggerle o ascoltarle equivale a dare dignità a cittadini italiani dimenticati volutamente da tutti.

  2. Ennesima conferma: ma lo Stato da che parte sta? Le cosiddette inadempienze sono troppo numerose e in troppi aspetti per non avere come certezza che l’infima posizione nella classifica internazionale della giustizia è più che meritata e non si vede nessun miglioramento. Grazie per l’informazione, da quella “ufficiale” non sarebbe mai arrivata

  3. E’ una vergogna che in Italia si cancella per sempre la vita esemplare dei testimoni di giustizia. Uno Stato infame che uccide i suoi figli migliori , una commissione centrale presieduta da vice ministri e magistrati capaci di annientare l esistenza a chi ha deciso di opporsi alla mafia!

  4. è dura leggere ciò che una persona, che si sacrifica per il bene comune, è costretta a subire da chi dovrebbe fornire garanzie e protezione. Giustamente, la domanda sorge spontanea: ma chi te lo fa fare?
    Grazie, come sempre, per gli spunti di riflessione.

  5. il primo pensiero è inquietante questa voce. Il secondo pure. Tralascio gli altri.
    Descrive una condizione che di normale non c’è nulla. Un modo di non vivere assunto come regola, quasi considerato un reietto, solamente perché fai il tuo dovere di cittadino. Dovresti fare l’eroe di farti ammazzare ma forse non basta nemmeno quello.

  6. Ma chi sono i TESTIMONI DI GIUSTIZIA ???
    Leggere attentamente l’ articolo puntuale e coraggioso che hai
    scritto , me lo ha reso possibile .
    Forse , sono degli Eroi di Giustizia , oppure degli Incoscienti di Giustizia ???!!???….
    La differenza sta nell’ essere conspevoli di quello che si fa , nel
    momento che questo atto si compie. Insomma essere coscienti !.
    Come ogni essere Umano dovrebbe essere per sè e per gli altri .
    La COSCIENZA è il giudice che sta nell’ intimo di ogni persona Civile , a cui non si può mentire o ignorare . Quindi è l’ elemento
    che distingue l’ uomo dalla bestia ; ciò a prescindere dal ruolo che
    ogni essere ha nella società Civile.!!!

    • Sicuramente sono uomini e donne che possono vantare una coscienza, come hai detto anche tu Cesare. Quel che resta è la loro lotta per una vita libera, come dovrebbe essere quella di qualunque cittadino onesto. Niente eroi, quindi, ma cittadini caparbi e che hanno scelto di non girarsi da un’altra parte. Grazie del contributo, Cesare.

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