Sulla Mafia – Libri per la Legalità

Il potere della parola contro l’omertà.
E’ questa una delle ragioni che hanno animato la scrittrice e sceneggiatrice Dacia Maraini nella costruzione del romanzo-inchiesta ‘Sulla Mafia’, pubblicato qualche anno fa. Uno spaccato della Sicilia dei clan, dei pentiti, dell’omertà che si insinua nella quotidianità che racconta storie umane negate, e oscurate dal negazionismo dell’omertà. A fare da scenografia una Sicilia che la scrittrice ha conosciuto, vivendo tra Bagheria e Palermo, e che racconta nelle sue ombre.
“La lotta alla mafia va fatta su due piani – disse la Maraini durante la presentazione del suo libro – Da un lato la magistratura dall’altro la cultura che deve sporcarsi le mani.”
Un libro sicuramente per la legalità, e anche un libro che suggerisco di (ri)leggere …

La Palermo di ieri e le connivenze di oggi. La dittatura delle mafie combattuta con il rispetto della legalità e i pentiti, croce e delizia della società italiana. Tra cronaca e letteratura, i libri sulla mafia sanno fare rumore. È il caso dell’ultimo romanzo-inchiesta di Dacia Maraini ‘Sulla mafia’, edito da Giulio Perrone Editore, che durante l’ultima Fiera della Piccola e Media Editoria di Roma appena conclusa ha lanciato un invito al dibattito, raccolto dal Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso.

Impossibile restare indifferenti di fronte alla realtà, distante solo qualche decennio, raccontata dalla scrittrice originaria di Bagheria nell’incipit del suo libro. “Quando vivevo a Palermo la mafia non si nominava nemmeno. (…) ma la mafia cos’è? La gente rispondeva: la mafia non esiste, è una invenzione della stampa”.
Un principio di omertà ancora troppo attuale e che si umanizza nella madre di un giovane pentito, ucciso dalla mafia, che lei maledice di giorno e a cui, solo nel buio della notte e lontana da orecchie indiscrete, riesce a dimostrare il suo affetto.
Lo conferma il Procuratore Grasso che spiega come la lotta dell’antimafia ruoti attorno a quelli che, precisa, si chiamano collaboratori di giustizia. “Le mafie hanno come caratteristica la segretezza, la legge del silenzio, e i cosiddetti pentiti ci hanno fatto scoprire i segreti di queste organizzazioni e le relazioni economiche, politiche e sociali. Ma – aggiunge – loro vanno bene solo quando parlano di taglia gole, quando toccano altre categorie ci si ricorda di sottolineare che sono delinquenti”.

Se è avvenuto un cambiamento corale è anche merito della comunicazione, della parola.
Quella riscontrata nella prassi dell’Antimafia, che ha ricostruito la struttura delle mafie che “come un sistema totalitario hanno paura della parola”. Un patto di silenzio che si spezza “quando le persone vedono un mafioso condannato all’ergastolo, a cui viene impedito di far godere alla sua famiglia i beni accumulati. O quando il mafioso stesso si vede allontanato dai suoi uomini”. Organizzazioni potenti e radicate, solo se non viene a mancare il consenso popolare al boss di turno. E finché non si intercetta la rete di connivenze con altri poteri.

Estraendo un piccolo foglio, Piero Grasso legge il contenuto di un pizzino del latitante Matteo Messina Denaro: “Abbiamo meno potere contrattuale”. Si conosce il peccato, ma non l’altro peccatore. Come spiega il procuratore, si tratta di un potere fatto di interessi economici e finanziari che tramite dei politici ha garantito a “personaggi come Riina e Provenzano contatti con un’azienda russa energetica (…) e alla ‘ndrangheta, specializzata negli stupefacenti, di investire in industrie per la raffinazione di droghe in Sud America, con un traffico che la rende una potenza economica”.
Dalla prospettiva dell’intellettuale, anche Dacia Maraini riflette sul passato e lo ripercorre fino al presente, passando dalla narrazione alla cronaca e allegando una raccolta di suoi articoli pubblicati negli ultimi 18 anni. Mettendo a fuoco, in controluce, la rete di eventi marcati Cosa Nostra. Dal sequestro del piccolo Farouk Kassam fino alla lotta quotidiana di una madre, Felicia Impastato, a cui è stato ucciso dalla mafia il figlio Peppino, passando dalle morti di Falcone e Borsellino definiti dalla scrittrice “più che eroi che si dimenticano, modelli da seguire e portare dentro”.
Voci non sempre ascoltate, e soffocate dal divieto cieco di associare la Sicilia alla mafia. Come la storia del sindaco palermitano Notarbartolo che cercò di rimettere in sesto il Banco di Sicilia e l’ospedale cittadino distrutti dalla bancarotta e lo fece puntando ad una politica rigorosa e quindi “del tutto rivoluzionaria”, che lo condannerà a morte su un treno nel silenzio dei testimoni. Un fatto divenuto testo teatrale, commissionato alla Maraini e da anni accantonato. Un altro personaggio in cerca di giustizia.

Da “Parolibero.it” – del 9 dicembre 2009

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4 Pensieri su &Idquo;Sulla Mafia – Libri per la Legalità

  1. La cultura sconfiggerà la mafia.
    Un popolo colto non accetta la sopraffazione e i soprusi. Un popolo colto è capace di ribellarsi a chi cerca di togliergli le sue libertà.
    Un bel libro che ho letto e che ricordo con piacere

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