Il silenzioso cancro dell’anima

Un italiano su tre teme di incapparci. E a soffrirne, spesso in silenzio, sono 4,5 milioni di italiani, soprattutto donne. La paura di non essere capiti e una scarsa informazione hanno trasformato così la depressione in un tabù. Un circolo vizioso che ha contribuito alla diffusione e alla demonizzazione di una malattia, che secondo le stime dell’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, “entro il 2030 costituirà la malattia cronica più diffusa”.
Un’indagine realizzata da Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna, contenuta nel primo Libro bianco sulla depressione pubblicato lo scorso 22 giugno, ha tracciato una mappa di questa malattia poco conosciuta e riconosciuta. Su un campione di 1004 persone tra uomini e donne, la depressione è considerata la seconda malattia più temuta subito dopo i tumori, e precede la paura delle malattie neurodegenerative, del diabete e delle malattie cardiologiche.

La depressione è un cancro dell’anima, che non si vede. Le cui cicatrici restano spesso una sfida personale e intima di chi le porta dentro. Un ‘dolore dell’anima’ che non può essere più solo una creativa fonte d’ispirazione per artisti e poeti, né può essere ridotto a quel ‘male oscuro’ che una trentina di anni fa ha reso innominabile questa malattia. È un dolore che va oltre la semplice tristezza, perché coinvolge tutto l’organismo (“E’ una malattia sistemica, riguarda il cervello, il cuore, riguarda l’aggregazione delle piastrine, riguarda il sistema endocrino, riguarda la tiroide, il sistema immunitario” spiega Claudio Mencacci, presidente della società italiana di Psichiatria), e che non è una forma di demoralizzazione, perché non passa da sola ma richiede un sostegno, medico o psicologico in base alla gravità del disturbo. “1 persona su 4 la ritiene una condizione mentale che non si può capire fino in fondo e con cui si può solo convivere” come emerge dai dati del Libro Bianco. E questo spiega la difficoltà di chi vive questa condizione ad accettare anche solo il sostegno psicoterapico.

Immagine

I dati dell’indagine Onda sulla depressione

 

Aspettare, rinviare, sono spesso gli atteggiamenti di una persona che vive uno stato di depressione e che finisce per trattare allo stesso modo una possibile cura del suo disturbo. Dopo che la comunità medica ha dichiarato e preso atto, da tempo, che la depressione è una malattia, spetta all’opinione pubblica imparare a considerarla tale. Parte da qui la cura di questa malattia, che a volte è solo passeggera, transitoria (uno ‘stato depressivo’, come viene chiamata in Psicologia) e che se trascurata si cronicizza, e diventa parte corrosiva della vita. Una vita incancrenita da un dolore che isola e fa ripiegare su sé stessi (magari a causa di una fragilità caratteriale – 63%, per un trauma – 58%, per un periodo di stress – 54%) rendendo difficili i rapporti umani spesso anche famigliari. In alcuni casi fa smarrire il senso di normalità, con la perdita della voglia di fare e la capacità di ricominciare, magari dopo un cambiamento dello stile di vita (19%) dovuto in alcuni casi alla perdita del lavoro e per le donne può verificarsi dopo il parto (21%). Questi i sintomi da ascoltare e non sottovalutare.
Non li sta sottovalutando di recente la Commissione Sanità che con la sua presidente, Emilia De Biasi, ha preso l’impegno di “avanzare in questo campo con la ricerca (…) e aprire un focus, un’indagine conoscitiva sulla depressione”. Un impegno necessario, anche perché la depressione ha un costo. Un costo per chi la vive che se decide di curarsi, anche in casi di depressione grave, non è sostenuto dal Servizio sanitario nazionale e deve sobbarcarsi le costose spese mediche e psicoterapeutiche. Un costo anche per chi vive la depressione e non si fa curare, magari proprio per ragioni economiche. “Negli Stati Uniti (…) il peso complessivo di depressione maggiore, disordine bipolare e disistima ammontava nel 2000 a 83,1 miliardi di dollari, di cui 26,1 miliardi di costi diretti sanitari, 5,4 miliardi attribuibili alla mortalità per suicidi e ben 51,5 miliardi di perdite produttive legate all’assenza da lavoro o alla ridotta produttività lavorativa” spiega Americo Cicchetti, Direttore dell’Alta scuola di Economia e Management dei Sistemi sanitari ATELMS dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Roma. E aggiunge: “Modelli di presa in carico globale del paziente e percorsi ad hoc potrebbero sensibilmente migliorare la gestione della patologia”.

La depressione esiste, chi ne soffre esiste e anche il suo invisibile dolore. Impariamo allora a riconoscere il valore anche del dolore, di ciò che non vediamo. La paura, anche solo di poter essere malati di depressione, si sconfigge guardandoci allo specchio anche attraverso le ferite dell’anima di chi ci sta accanto. E’ nella solitudine, e nell’isolamento, che attecchisce meglio la depressione. E la “presa in carico” di chi non ce la fa è un dovere delle istituzioni, ma un po’ anche di ogni individuo.

Annunci

11 Pensieri su &Idquo;Il silenzioso cancro dell’anima

  1. La seguo da molto tempo ,l’ apprezzo molto per l’ impegno e la serietà che mette in ogni Suo articolo . Ma questa volta ha superato se stessa, passando dal cancro della società ( leggasi Mafia ) , al male oscuro della depressione che è , se possibile, ancora più infido. Ciò accade per l’ invisibilità della seconda rispetto alla prima . Le cifre da Lei riportate che riguardano gli USA, nostro modello futuro di società civile, mi fanno tremare le vene . Mi auguro sinceramente che il Suo articolo venga letto anche dai ns. politici ; nella speranza che facciano di più di quanto hanno fatto fino ad oggi .!!!…A noi comuni mortali , rimane la speranza di incontrare ” il buon samaritano ” che ci possa aiutare e comprendere .

  2. Complimenti Anna, bell’articolo. Mi piacerebbe sapere, numeri alla mano, quanto la depressione è aumentata nel corso delle varie generazioni, a causa del cambiamento dei nostri stili di vita. Non posso dirlo con certezza, ma la generazione dei nostri nonni e bisnonni soffriva molto meno di questo terribile male.

    • Non ho i dati ufficiali ma quel che viene fuori anche da questa prima indagine è una progressiva crescita del fenomeno e diffusione della malattia. Ai tempi dei nostri nonni e bisnonni sicuramente c’era anche una minore consapevolezza e conoscenza di cosa fosse la depressione, ma la crisi economica attuale unita, come dicevi anche tu, a stili di vita complicati hanno aggravato la situazione e i numeri.
      Grazie delle parole di apprezzamento, Stefano. Un saluto.

  3. Un periodo brutto l’ho passato anch io e ti posso assicurare che nessuno e niente ti può aiutare se tu per prima non sei cosciente di essere arrivata al capolinea.
    Come le disfunzioni ailimentari del resto che ne sono un’espressione.

    sheragraziedellavisita

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...