Napoli, murales imbrattato Falcone e Borsellino

La bruttezza delle mafie non fa paura

“Era dovere”. Così Gennaro Ciliberto, testimone di giustizia campano, spiega cosa lo ha spinto a contrastare il gesto di vandalismo e vile di chi ieri ha imbrattato il murales in via Miano a Napoli raffigurante una nota immagine dei magistrati Falcone e Borsellino. Una foto, scattata dal reporter Tony Gentile, divenuta negli anni simbolo di legalità e lotta alle mafie. Uno stencil, realizzato da un anonimo street artist a pochi passi dal centro della città partenopea, che ieri è stato cancellato con della vernice rossa alla vista dei passanti e nella mente di chi conosceva il valore di quell’immagine.

Un graffio alla bellezza della legalità a cui Gennaro Ciliberto non si è voluto arrendere lanciando un suo contro-messaggio, da testimone di giustizia che ogni giorno da anni sceglie di stare dalla parte della legalità. Un foglio, con l’immagine dei due giudici cancellata da anonimi vandali, su cui rilancia un motti caro a chi lotta da tempo per la legalità: “Il popolo onesto non ha paura. La camorra è una montagna di merda”.

“Non potendo ripristinare il murales, poiché danneggiato da vernice rossa, ho provveduto a far stampare la foto di Falcone e Borsellino su manifesti e affiggere personalmente sui muri la foto simbolo della legalità” ha poi precisato Gennaro Ciliberto, “Ho voluto lanciare un messaggio alla camorra: il popolo onesto non ha paura. Oggi che i simboli del crimine vengono emulati da questi baby boss anche grazie alle fiction, in una città dove si spara e si uccide, l’unica risposta è una rivoluzione culturale per la divulgazione della cultura. Spero che ogni cittadino napoletano possa essere sentinella del bene per un futuro libero dalla camorra”.

All’indomani di inchieste che gettano ombre sull’antimafia, ogni gesto individuale di contrasto alle mafie è un passo avanti per la vera antimafia. Ne sono un esempio i testimoni di giustizia, che hanno allacciato le loro vite alla lotta contro la criminalità organizzata. E che ci allenano a riconoscere le brutture delle mafie, e di chi si adegua e convive con questa bruttezza.

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10 Pensieri su &Idquo;La bruttezza delle mafie non fa paura

    • Oltre che incestuoso è proprio ormai un unico organismo malato. Dai tempi di Falcone e Borsellino l’ostilità verso chi fa veramente antimafia ha assunto forme diverse e spesso ben mistificate. Questo incoraggia atti vili come quello di Napoli, dove già non tira aria buona. Manca ancora, già dai tempi della prima Antimafia, l’educazione alla legalità. In certi ambienti viene travisata ancora come una forma di debolezza, perché nessuno è stato capace di spiegare i vantaggi per tutti di certi valori.

  1. E’ come il rigetto che si ha dopo un intervento chirurgico di trapianto. Quindi dobbiamo procedere analogamente per evitare che ciò si verifichi . E’ indubbio che le intenzioni sono buone , ma
    l’ ignoranza è dura a morire . Ignoranza che si accompagna con la prepotenza e l’ arroganza . Il corpo è fondamentalmente sano , ma va curato con adeguate misure . Innanzitutto , una forte dose di educazione civica che risvegli in noi tutti il senso di appartenenza alla cosa comune che ci appartiene.
    Questa cura va fatta per un lungo tempo ,scrupolosamente .
    Solo quando si vedranno gli effetti positivi, penseremo alla fase successiva. Non perdendo mai la fiducia in se stessi e credendo in
    quello che si fà . Una volta eliminati gli anticorpi responsabili ignorantemente , procederemo alla fase di rieducazione dell’ intero
    organismo sociale.

    • E’ quello che sostengo anch’io: le mafie sono una malattia che debilita la società e la cura (contro l’indifferenza, aggiungo) è la cultura della legalità e magari tornare ad insegnare nelle scuole l’educazione civica. Magari aggiornata e dando la precedenza a laboratori di civiltà, dove ci si allena insieme all’educazione e alla legalità.

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